18 ottobre 2012

Caso Mastrogiovanni: medici e infermieri o vili aguzzini, nei confronti di un uomo inerme e legato?

Udienza fiume al processo per il caso Mastrogiovanni, il maestro anarchico morto nel 2009 per una contenzione durata novanta ore, che vede imputati 6 medici e 12 infermieri di psichiatria del locale ospedale.

Alle 10 del mattino ha la parola l’avv. Bartolo De Vita che, facendo scorrere le terribili immagini del video, parla per l’ASL Salerno, costituitasi parte civile, contro i medici e gli infermieri ricostruendo in maniera puntuale ed implacabile il comportamento dei sanitari nell’applicazione delle fascette per la contenzione.

Denunzia che la contenzione non veniva annotata nella cartella clinica, né veniva autorizzata da un medico con atto scritti indicante tempi e modalità, che non gli venivano medicate le ferite riportate a causa della contenzione, negandogli perfino il cibo e l’acqua e che pertanto il personale sanitario ha consumato con Mastrogiovanni e con Mancoletti (l’altro paziente in TSV, ugualmente contenuto) il delitto di sequestro di persona. Mastrogiovanni è stato contenuto mentre dormiva (più calmo di così), dopo che era stato già sedato e contenuto farmacologicamente, senza che avesse mai rifiutato nessuna terapia, senza aver messo in atto nessun comportamento aggressivo. Un uomo legato ai polsi e alle caviglie senza interruzione per 88 ore e 55 minuti, impedendogli di soddisfare i più elementari bisogni, come nutrirsi, bere, recarsi in bagno, necessari a conservarne la dignità umana, sequestrandolo in una cella-lager e impedendogli di vedere i parenti e senza assistenza sanitaria. I medici tutt’al più danno un’occhiata ed escono. Nessun si è mai avvicinato, la contenzione non è un atto terapeutico e non si può fare del malato ciò che si vuole e il malato non si richiude perché è pericoloso o crea imbarazzo, ma va curato nel rispetto della dignità e per il suo benessere. «La contenzione - ha esclamato - è atto del medico, non atto terapeutico». Ha contato i passaggi dei medici nei loro turni, per 41 ore nessuno si è recato dal paziente e lo stesso hanno fatto gli infermieri o sono stati minimi. Ricorda che prima di spirare Mastrogiovanni si è lamentato a lungo, senza ricevere nessuna visita dai medici.

Conclude affermando che quello che hanno fatto i diciotto sanitari rappresenta un grande danno per l’immagine e la credibilità dell’azienda.

Per l’ avv. Valentina Restaino dell’Unasam la dignità umana dei pazienti è stata calpestata e distrutta con esseri umani gettati pubblicamente come animali, e l’art. 544 prevede pene severe per chi maltratta gli animali, sanzionando la condotta di chiunque per crudeltà o senza necessità, cagioni lesioni agli animali o li sottopone a sevizie e a crudeltà. Ricorda che un uomo è stato condannato dalla Cassazione perché aveva legato al collo un cane con una catena, provocandogli abrasioni E per chi maltratta gli uomini?

L’avv. Maria Ferrara parla per conto di Giuseppe Mancoletti, paziente docile, in TSV legato, sostenendo il sequestro di persona e ne ripercosse la vicenda sanitaria.

L’avv. Michele Capano, del foro di Salerno, per il Movimento Robin Hood-Avvocati senza frontiere di Milano, per tre ore ha pronunciato un’arringa lunga, minuziosa, ampia, dettagliata, circostanziata sorretta da continui e precisi riferimenti alla dottrina, alla letteratura e alle sentenze della Suprema Corte di Cassazione. Esamina i comportamenti barbari e disumani di ognuno dei sanitari e denunzia che al processo manca un imputato, il direttore sanitario Pantaleo Palladino. Sottolinea di parlare per il «professore» Mastrogiovanni, calunniato come un pazzo-drogato-volgare, dimostrando che è stato contenuto senza nessuna motivazione, parla di contenzione di polizia e rivendica il diritto di un imputato a non sottoporsi ai prelievi perché è un atto particolarmente invasivo, ma Mastrogiovanni era solo un paziente, che non rappresentava nessun pericolo, stigmatizza la strategia del PM volta alla denigrazione di una persona che non ha torto un capello a nessuno né sulla spiaggia né in ospedale né nei suoi 58 anni di vita, pacifica e tranquilla. Dimostra che è stato contenuto per comodità, ma questo tipo di contenzione non è prevista e nei suoi confronti si è consumato il sequestro di persona, che è un reato, cita l’art. 13 della Costituzione che è l’unico articolo della Costituzione che ricorre al verbo punire, prevedendo la punibilità di chi restringe la libertà personale. Per Mastrogiovanni non esisteva neanche lo stato di necessità e la sua contenzione è stata abusiva ed illegale. Per il dott. Barone Mastrogiovanni «Era bello forte» e l’hanno ridotto ad un cadavere. Durante la degenza l’hanno tenuto completamente nudo, hanno respinto la nipote che era andato a trovarlo anche per portargli i vestiti, e quando poi con sei ore di ritardo lo scoprono morto sollecitano parenti a portare i vestiti. Non è stato trattato da uomo, ma neanche da animale: come una cosa. Ricorda che al primario Dott. Di Genio Mastrogiovanni stringe la mano e se è in grado di stringere la mano perché non gli si parla. Afferma di essersi formato come radicale alla scuola nonviolenta di Marco Pannella, ma afferma che se fosse stato trattato come Mastrogiovanni davvero non sa come avrebbe reagito. Con un paragone molto bello e calzante ricorda nella storia di Mastrogiovanni quella dei medici è la strategia del lupo con l’agnello di frediana memoria. Lì, nella vecchia favola, il lupo ha sempre ragione e alla fine comunque divora l’innocente agnello: anche i medici hanno sempre e alla fine comunque legano il professore Mastrogiovanni. Non chiede al tribunale di consumare vendette, ma sono Giustizia e - sulla scorta di Primo Levi - si chiede se questo è un uomo e se in quei giorni i medici e gli infermieri sono stati medici e infermieri o… vili aguzzini, nei confronti di un uomo inerme e legato.

Il processo continua alle ore 12 di lunedì 22 ottobre con le arringhe dei difensori degli imputati, proseguiranno il 23 e 24 ottobre. Il 29 ottobre ci saranno le repliche e per il 30 ottobre il Presidente Dr.ssa Elisabetta Garzo pronuncerà la sentenza.
Era presente solo il dott. Della Pepa e quattro infermieri. La prima parte dell’udienza è stata seguita da una classe dell’Istituto Cenni di Vallo della Lucania; presenti anche persone venute dalla Calabria.


Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni



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