25 settembre 2012

Stupro nella caserma di Roma, reintegrato uno dei carabinieri

Grazie a un cavillo il Tar annulla il provvedimento della «perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari». Il caso delle violenze su una ragazza nella caserma del Quadraro.

Reintegrato uno dei carabinieri che avrebbe partecipato allo stupro commesso nel 2011 all'interno della caserma del Quadraro, a Roma. Una sentenza, quella del Tar di Venezia, che si basa solo su motivi «formali»: gli avvocati della difesa hanno dimostrato che al militare era stata negata la possibilità di difendersi dalle nuove ricostruzioni dei fatti. Un «cavillo» che ha spinto i giudici veneziani ( il carabiniere era stato trasferito in Veneto) ad annullare il provvedimento della «perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari» che gli aveva fatto perdere il lavoro.

La ricostruzione dell'accusa: il 23 febbraio del 2011 una trentenne viene arrestata per furto, a Roma, e portata in caserma in attesa del processo per direttissima. Nella notte, però, viene fatta uscire dalla cella di sicurezza e accompagnata nella sala mensa. «Mi fecero accomodare sopra a delle panche, e mi offrirono un panino», ha raccontato la donna. E a quel punto che i carabinieri la invitano a bere con loro, con l'intento -secondo l'accusa - di farla ubriacare. Poi arriva la violenza. Quella notte erano presenti Alessio Lobartolo, Leonardo Pizzarelli e Vincenzo Cosimo Stano, oltre ad un vigile urbano, Francesco Carrara, in caserma perché amico di uno dei carabinieri.

Non fu uno stupro di gruppo,le analisi delle tracce biologiche rivelarono la presenza di un unico Dna. Resta l'accusa di aver soggiogato «un soggetto sottoposto a limitazioni della libertà personale con l'aggravante dell'abuso dei poteri e doveri inerenti a una funzione pubblica e dell'uso di sostanze alcoliche». Alcuni degli indagati si sarebbero difesi sostenendo - come prevedibile - che la donna era consenziente, che addirittura li avrebbe provocati. Tutti vennero sospesi dal servizio, compreso Stano, che nel frattempo era stato trasferito in Veneto. Qui il ricorso al Tar che per un errore nella procedura rende carta straccia la sanzione. Ora - suggerisce il Tar - se il ministero, perché sia valido, potrà ripetere il procedimento disciplinare senza i vizi di forma che hanno dato ragione al carabiniere rimosso.

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