29 luglio 2012

Le carceri scoppiano... Presidio davanti al Ministero di Giustizia

Sono oltre 67.000 le persone rinchiuse nelle carceri del nostro Paese in strutture che ne potrebbero contenere al massimo 42.000. Il maggior sovraffollamento degli ultimi 60 anni. Un record.
Le condizioni di detenzione sono inaccettabili: mancanza di acqua e di igiene, di spazi per attività sportive o semplicemente per muoversi, docce insufficienti, vitto immangiabile, assistenza sanitaria nulla ecc. Amnesty International le definisce“trattamenti inumani e degradanti” e “tortura”. Per questi “trattamenti” lo Stato italiano è stato condannato più volte dalla Corte europea di Strasburgo.

Nel 2008 il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu ha sottoposto il nostro Paese alla Universal Periodical Review, una procedura di revisione periodica riguardante i diritti umani. Sull'Italia sono state emanate ben 92 raccomandazioni. Eppure si continua a torturare: alla Diaz, come a Bolzaneto e in piazza a Genova nel luglio 2001. Non si tratta di episodi isolati e straordinari: ma di pratiche ordinarie dello Stato, delle classi dirigenti e delle istituzioni.

Qual è il motivo di questa “grande carcerazione” cosi come definita dagli esperti?

In questi ultimi decenni i reati gravi contro le persone sono in diminuzione, e allora? La risposta è che in un momento in cui l'Europa sta vivendo una delle più grosse crisi economiche, il sistema capitalistico risponde con la repressione e la carcerazione coatta per soffocare la nascita del conflitto sociale dove ogni violazione dell’ordine pubblico deve essere sanzionata. In sostanza il peso di questa crisi è scaricato sulle spalle, già massacrate, dei più poveri, di chi lavora in modo precario, di chi non trova lavoro, di chi con il magro salario non arriva alla terza settimana del mese.

Le carceri italiane non sono piene di potenti corrotti o inquisiti eccellenti, ma di autori di piccole trasgressioni: oltre 25.000 sono condannati a pene inferiori ai 3 anni (e per le leggi italiane dovrebbero trascorrere la sanzione in “misura alternativa” non in carcere). Negli ultimi decenni sono state create leggi liberticide come la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi, la ex Cirielli sulla recidiva, che sostenute dalle campagne forcaiole della stampa nostrana hanno alimentato un clima che rende sempre più difficile l’accesso alle misure alternative.

E’ con questa stessa repressione che per una manifestazione si rischiano fino a 15 anni di carcere; ogni mobilitazione, ogni lotta subisce l’aggressione delle forze dell’ordine e la condanna della magistratura giunge puntuale con pene altissime. In questo paese la cosiddetta “legalità” considera più grave una manifestazione collettiva per un bisogno negato (lavoro, casa, sanità, ecc.), piuttosto che l’azione criminale di chi devasta l’ambiente, saccheggia le nostre vite e riduce alla fame e/o uccide.

Le detenute e i detenuti si ribellano, a questo massacro non ci stanno!

Sono decine e decine le carceri in lotta.

Dal sud al nord Italia la protesta si espande: scioperi della fame o del vitto, battiture delle sbarre e sciopero delle lavorazioni. I detenuti e le detenute chiedono Amnistia, Indulto, accesso rapido alle misure alternative, di uscire dal carcere, di mettere fine a quel sovraffollamento spaventoso che rende, la già dura condizione di chi è privato della libertà, del tutto inaccettabile e invivibile.

Siamo al fianco di chi lotta in carcere e vogliamo fare nostri gli obiettivi di lotta della popolazione detenuta

Sosteniamo e diffondiamo in tutta la città la loro lotta!

Per questo invitiamo tutte e tutti a

partecipare a un presidio giovedì 2 agosto davanti al Ministero di Giustizia in via Arenula a partire dalle ore 17.00.

LIBERE TUTTE LIBERI TUTTI

compagne e compagni contro il carcere




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