18 giugno 2012

Trieste: dieci anni di detenzioni illegali a danno dei migranti

A Trieste, il trattenimento illegale dei migranti rappresenterebbe una prassi consolidata da almeno dieci anni. Ad imporlo, una circolar dell'ex questore Argirò della seconda metà del 2002 e poi confermata dai successivi questori. A rivelarlo Daniele Dovenna, segretario provinciale della Uil-Polizia, che denuncia: "Le disposizioni sono state puntualmente eseguite da tutti gli uffici di polizia della provincia"
A Trieste, il trattenimento illegale dei migranti nei commissariati di polizia sarebbe da anni una prassi consolidata. E dietro questo costume non ci sarebbe la spregiudicatezza di singoli poliziotti bensì una circolare a uso interno, emanata dal questore Natale Argirò nel 2002 e riconfermata negli anni dai suoi successori.

A sostenerlo è Daniele Dovenna, segretario provinciale della Uil-Polizia, che ha deciso di rompere il silenzio in seguito all'indagine avviata dalla magistratura dopo la morte della 32enne Alina Diachuk, avvenuta nel commissariato di Opicina lo scorso 16 aprile.

La ragazza era stata scarcerata il 14 dopo aver scontato una condanna patteggiata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. All’uscita dalla prigione era stata prelevata da una volante della polizia inviata da Carlo Baffi, responsabile dell’Ufficio Immigrazione della questura, e condotta nel commissariato, in attesa dell’espulsione. Ma era un sabato, gli uffici del giudice di pace erano chiusi e il trattenimento non era stato avallato da alcun provvedimento giudiziario. La detenzione era quindi illegale. E la donna è stata ritrovata impiccata in cella il 16 aprile.

I media si sono concentrati soprattutto sulla storia personale di Alina e sul suo terrore di essere rimpatriata in Ucraina. Il pubblico ministero, Massimo De Bortoli, ha avviato un'indagine. L'attenzione è puntata su Carlo Baffi (attualmente in ferie obbligate) e altri due poliziotti: il primo è indagato per sequestro di persona e omicidio colposo, gli ultimi per mancata consegna (cioè per non aver vigilato correttamente su Alina). Nei loro uffici sono stati rinvenuti 49 fascicoli originali relativi a cittadini immigrati che sono stati illegalmente trattenuti in una cella, chiusi a chiave, anche per quattro giorni, in attesa che venisse convalidata un'udienza davanti al giudice di pace per definire l’allontanamento o l’espulsione.

Ma l’idea che tutte le colpe ricadessero su singoli agenti e dirigenti non è andata proprio giù alla Uil-Polizia, che ha deciso così di rivelare l’esistenza della disposizione dell’allora questore Argirò. Tutto è cominciato nella seconda metà del 2002, poco dopo l’approvazione della legge Bossi-Fini. «La circolare imponeva di trattenere gli stranieri in attesa di espulsione fino all’udienza di convalida», racconta Dovenna, «non specificava i tempi massimi entro cui trattenerli (per legge 48 ore, ndr). Ma ordinava di non liberarli fino a quel momento».

Le detenzioni illegali di immigrati nella provincia di Trieste sarebbero quindi la conseguenza di un ordine dall’alto. La morte di Alina ha avuto il “merito” di scoperchiare il vaso di pandora. «Dal 2002, la circolare è stata confermata e ribadita dai successivi questori e le disposizioni sono state puntualmente eseguite da parte di tutti gli uffici di polizia della provincia». Roberto Adamo, segretario provinciale della Siulp-Cgil, interpellato sull’argomento ha affermato di non essere a conoscenza della circolare. La questura non ha rilasciato dichiarazioni.

Al momento, dalle indagini, non è emerso alcun cenno alla circolare Argirò, ma è possibile che a questo punto le cose cambino. Alle responsabilità del singolo dirigente o agente si aggiungerebbero quindi quelle dei vertici, dei questori che si sono susseguiti fino all’attuale Giuseppe Padulano. Ma non solo. Secondo la Uil-Polizia, le disposizioni della circolare sarebbero state note anche all’autorità giudiziaria.

Luigi Riccio da Lettera43.it

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