6 giugno 2012

Caso Gugliotta: anche il vice questore Improta tra i nuovi indagati

Si aggrava la posizione per 4 dei 9 incriminati per il pestaggio di Stefano Gugliotta: oltre all’accusa di lesioni gravi, si indaga per calunnia e falso ideologico. Tutti i reati sarebbero stati commessi sotto la “supervisione” del vice-questore Massimo Improta.

Sono passati poco più di due anni da quella sera in cui Stefano Gugliotta vide la propria esistenza stravolta da un pestaggio subito dalle forze dell’ordine. Uno di quei tanti episodi di ‘malapolizia’ che sarebbe passato sotto silenzio, se non fosse stato per il provvidenziale video girato da un testimone; quel video che da allora è diventato la prova madre per smontare tutte le fantasiose accuse a carico della vittima, e per determinare le colpe e le responsabilità di quegli agenti di polizia che abusarono del proprio potere.

Stefano Gugliotta dopo aver subito lesioni gravi subì l’onta della carcerazione preventiva e di un isolamento durato una settimana, con le inesistenti accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Le premesse insomma erano le solite: ribaltamento dei ruoli vittima-carnefice, impunità per i pubblici ufficiali e sterili tentativi di insabbiare la vicenda, derubricandola a semplice routine da ordine pubblico. Grazie al video amatoriale però, il caso esplose in tutta la sua evidenza e la gratuità di quel pestaggio finì sotto gli occhi di tutti. C’era poco a cui appellarsi per i vertici del Reparto Mobile, e gli eventi presero una piega diversa. Stefano Gugliotta fu liberato e la procura di Roma, dopo le scuse ufficiali del capo della polizia Antonio Manganelli, indagò a fondo.

Allo stato attuale la situazione è completamente inversa. Tutte le accuse a carico di Gugliotta sono decadute e a finire sul banco degli imputati, secondo quanto stabilito già il 3 marzo dal Gup Valerio Salvo, saranno nove poliziotti: Leonardo Mascia, Guido Faggiani, Andrea Serrao, Roberto Marinelli, Adriano Cramerotti, Fabrizio Cola, Leonardo Vianelli, Rossano Bagialemani e Michele Costanzo. Per tutti, l’accusa è di lesioni aggravate.

Dopo l’udienza del 5 giugno, gli ispettori Guido Faggiani, Adriano Cramerotti, Andrea Serrao e Roberto Marinelli, dovranno rispondere anche delle accuse di calunnia e falso ideologico, con le aggravanti dell’abuso dei poteri e della violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione.

Delle stesse accuse dovranno rispondere il vice-questore Massimo Improta e l’agente Gianluca Provenzani, quest’ultimo indagato per lesioni volontarie gravi e gravissime, per aver ricoperto un ruolo di primo piano nella dinamica del pestaggio. Anche la catena di comando, questa volta, finisce nel mirino dei giudici, caso più unico che raro.

Il reato di calunnia e falso ideologico riguarda il verbale d’arresto di Stefano, redatto alle 3.30 della notte del 6 maggio, in cui si montavano le false accuse nei suoi confronti.

Tale impianto accusatorio dimostra che il problema della devianza poliziesca non si limita all’atto violento, diventato ormai consuetudine, ma prosegue nei puntuali tentativi di alterare gli eventi, deformare le prove, con evidenti pratiche di manomissione degli elementi che potrebbero inchiodare gli agenti alle proprie responsabilità.

La prossima udienza è fissata per il 13 dicembre.

fonte: Contropiano

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