18 maggio 2012

Viterbo: “In carcere mi picchiarono”, denuncia in tribunale di un ex detenuto

“Drogato di merda, non reggi nemmeno uno schiaffo”. Pugni e minacce dagli agenti di polizia penitenziaria a un detenuto: Alessandro Ricci - 51 anni e un passato con qualche problema di tossicodipendenza - ha deciso di denunciare “perché certi episodi non accadano più”.
Ieri sulla vicenda si è svolta la seconda udienza davanti al giudice Eugenio Turco e al pm Barbara Santi. Solo uno per ora è stato riconosciuto, Umberto Fortuna - assente in aula - difeso dall’avvocato Riccardo Gozzi, che rigetta le accuse: “È una storia priva di fondamento”. Fortuna è stato riconosciuto da alcune foto, “ma se avessi davanti gli altri - ha commentato Ricci - li indicherei subito”.

La vicenda. Tutto ebbe inizio il 19 luglio del 2008: dopo una perquisizione nella sua azienda agricola, i carabinieri trovarono alcune piante di marijuana. Ricci fu quindi arrestato e portato a Mammagialla. “Quel giorno - ha raccontato Ricci, difeso dall’avvocato Cristina Gotti Porcinari - alla visita di ingresso fui riconosciuto come persona tranquilla. Entrai con scarponi da lavoro con punta metallica e un paio di zoccoli, depositai 176 euro e i miei beni personali. Ma era sabato e non essendoci il personale addetto non fu registrato nulla”. Dopo due giorni in isolamento, il lunedì mattina all’ufficio matricole iniziarono i problemi. “Ho chiesto i miei zoccoli, l’agente disse no. Insistetti e fui insultato”. Nella denuncia, la frase attribuita da Ricci all’agente è “stai zitto e non rompere i coglioni”.

La violenza. Alla nuova richiesta l’agente avrebbe iniziato a prenderlo a schiaffi. “Non fu Fortuna - ha continuato Ricci - ma lui era lì che rideva. Poi arrivò un altro e mi dette dei pugni, quindi mi colpì prima con una penna, che si ruppe subito, e con altri oggetti. Mi coprii con le braccia per difendermi. Alla fine andai via scalzo e sanguinante. Durante il tragitto incrociammo un’altra persona che, vedendomi in quello stato, disse: sono sempre loro che fanno questo casino, riferendosi a chi mi avevano colpito”. Poi le medicazioni e di nuovo in cella.

Non finì lì. Dopo essersi presentato “scalzo davanti al giudice” e aver ottenuto gli arresti domiciliari, fu il momento di tornare a prendere le proprie cose prima di andarsene. Ad aspettarlo c’era Fortuna. “Mi disse: firma e ti ridò le tue cose. Ma io - ha proseguito Ricci - le volevo prima di firmare, così lui disse che se non lo avessi fatto non sarei più uscito. Dopo la firma però sottolineò che le aveva buttate.

Insistetti per riaverle e mi prese a pugni anche lui. Intervenne la persona che si occupava della contabilità: per proteggermi mi chiuse dentro una stanza”. Alla fine avrebbe riavuto solo 104 euro su 176. Tornato a casa si sentì male, chiamò l’ambulanza e fu portato a Belcolle, ma non fu ricoverato. Poche ore dopo “su consiglio del maresciallo Angelo Ciardiello - ha concluso Ricci - mi feci fotografare le ferite e consegnai il rullino ai carabinieri”.

La difesa. L’avvocato di Fortuna smentisce la ricostruzione. “È una storia priva di fondamento - ha commentato Gozzi al termine dell’udienza - e il mio assistito respinge ogni addebito. Anzi, mi sembra strano che la sua posizione non sia stata archiviata”. Come testimoni sono intervenuti due medici: Luca Moscetti ed Enrico Giuliani. Il primo visitò Ricci dopo il primo giro di pugni evidenziando ferite da taglio ed escoriazioni al volto e alle braccia. Il secondo lo fece prima che uscisse, aggiungendo al precedente diario medico ulteriori lesioni da grattamento. Prossima udienza il 26 settembre.

fonte: Il Messaggero

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