13 maggio 2012

Lettera ai ventenni: "C'era una volta il signor g"

Car* lettor*, abbiamo scoperto, tra mail, post, telefonate e alcune conversazioni in giro per la città, con grande felicità che il nostro piccolo «Comune» abbia tra i suoi lettori anche molti ventenni. E’ bello scoprire di guardare e di cercare nella stessa direzione con persone che hanno sulle spalle più o meno metà del peso dei nostri anni. Vogliamo, però, «appesantire» il vostro zaino di una piccola storia tutta minuscola. Una storia fatta di memoria e di rispetto, che per noi di «Comune» (ma anche per migliaia di altre persone) è molto importante.

C’era una volta un ragazzo come voi: si chiamava gianni, con la g minuscola. gianni era estroverso, e vivace. Gli piaceva comandare, obbedire, pestare e farla franca. Era per questo che lui si scriveva maiuscolo, ma tutti lo chiamavano gianni in sordina, con la g minuscola. Oggi gianni è un signore di una certa, si direbbe nella capitale. E ha fatto gran carriera. Nel 2007 è stato nominato capo di gabinetto del ministero dell’interno (governo Prodi, abbiamo un brutto vizio, la memoria). E la maiuscola gliela scrivevano su tante targhe e biglietti da visita. Ma c’erano tanti che si ricordavano chi era, e per loro era il minuscolo gianni di sempre. Dall’11 gennaio al 26 maggio 2008 diventa Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania (sempre governo Prodi), e grazie ai presidi sfondati, alle donne caricate e ai camion pieni di veleni spostati a colpi di lacrimogeni il 23 maggio 2008 (governo Berlusconi, ma su decreto ereditato dal governo precedente) viene nominato dal Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica, Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

Una brillante carriera, non c’è che dire, per il piccolo gianni, che oggi, proprio oggi, vorrebbe finalmente la sua maiuscola perché è stato addirittura nominato dal sapiente governo tecnico e super partes Monti sottosegretario di Stato, con delega ai servizi segreti. Ma per noi, ieri come oggi, per noi di «Comune» che a Genova nel 2001 ci eravamo arrivati per raccontare ai G8 quel mondo diverso possibile che ci avrebbe portato lontani dalla crisi che subiamo per colpa loro, gianni resta sempre quell’uomo piccolo piccolo che da Capo della Polizia fu accusato di aver istigato alla falsa testimonianza il questore di Genova nel processo che li vedeva accusati di aver massacrato donne e uomini inermi (tra cui minorenni, suore, anziani…, secondo Amnesty fu compiuta «la più grave sospensione della democrazia» degli ultimi decenni) che erano arrivati a Genova per il nostro stesso motivo e dormivano tranquilli alla scuola Diaz dopo una giornata di scontri e follia orchestrata con freddo cinismo dalle forze del disordine organizzato. Condannato in appello ma assolto in Cassazione lo scorso novembre, il piccolo gianni è sempre lo stesso minuscolo: dice le bugie, poi svicola, la scampa.

Vi raccontiamo la sua storia, e ve la carichiamo sulle spalle perché gianni e quelli come lui, quelli che massacrano gli innocenti perché eseguono gli ordini o se li inventano pur di oliare il meccanismo, di far piacere a chi comanda, chiunque esso sia, non la faranno franca solo se ci ricorderemo insieme di loro. Delle facce, di quei nomi minuscoli, e di quella Genova a testa alta, lei maiuscola, si, che ci sta dentro come un insegnamento esigente che ci obbliga a non mollare, a non dimenticare (a proposito, sarebbe bello ricordare nelle scuole, nelle università, nelle associazioni, nei centri sociali, nelle piazze… non solo cosa è accaduto davvero a Genova nel 2001 ma anche le ragioni e le proposte di quel movimento). Genova, unidici anni dopo, è ancora un invito a credere che cambiare sia necessario e sia possibile oggi, non domani. Per noi, ma soprattutto per voi, con gli zaini leggeri di tempo, ma non di problemi.


ps: Se conoscete altri ventenni copiate e incollate questa lettera su mail e post, commentatela; la storia di quelli di «sotto» ha bisogno di nuovi editori e di nuovi media.

Monica Di Sisto da Comune.info

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