9 marzo 2012

L'8 marzo al carcere femminile di Rebibbia

Ma questa volta non la solita mimosa, non le solite conferenze commemorative o dibattiti retorici sulla condizione delle donne di ieri e di oggi. Non i semplici auguri da parte di una società ipocrita che finge di riconoscere la dignità dell’essere donna e il suo valore nella società.
Oggi la mia festa delle donne si è consumata in mezzo ad altre donne che vivono la loro vita private della libertà, ristrette dentro a delle mura di un carcere, quello di Rebibbia.
Insieme alla federazione della sinistra di Roma con Fabio Nobili e alle associazioni presenti, con Manuela Grano dellaStreghe per sempre – assemblea permanente delle donne, intervenuta a ribadire il significato storico e il valore attuale di questa giornata oltre che la vicinanza e la solidarietà delle donne per le donne , l’associazione A Roma insieme, la Fuori dall’ombra, Il ponte magico, è stata regalata alle detenute di Rebibbia una mezza giornata di teatro, musica e solidarietà.

L’attesa è stata lunga, ma non troppo. I tempi burocratici sono sempre lunghi, specie in queste circostanze. Una volta dentro, sistemata l’amplificazione minimale, fatte entrare le donne detenute, Mario Pontillo (osservatorio sulla repressione) apre l’evento salutando, ringraziando e moderando di volta in volta gli interventi. Interventi brevi, finalizzati a far sentire la presenza e la vicinanza dei presenti alla realtà carceraria. Molto sentite sono state le messe in scena adattate delle due attrici Elisabetta Cianchini e Francesca Tomassoni, che rispettivamente hanno interpretato “La dolce attesa” e “Quante donne redux”, ironici adattamenti di due condizioni femminili: la dolce attesa, il parto, la crescita del bambino da una parte, la vecchiaia dall’altra. A scandire i vari momenti, l’associazione Il ponte magico intratteneva le presenti con dei brani musicali tratti dal loro CD in distribuzione presso differenti frequenze nazionali e i cui testi sono stati composti da detenuti.

La giornata si è conclusa rapidamente. Ad allietare gli ultimi momenti insieme, Enrico Capuano e la sua musica “improvvisata”.

Una dolce giornata dal retrogusto amaro, in cui i volti e gli occhi esprimevano rammarico. Tuttavia una giornata dal dolce sapore della solidarietà femminile, tra le donne per le donne. Perché nessun diritto venga calpestato, ovunque, comunque. Perché le donne recluse non vivano la loro condizione in un maggior disagio causato dall’essere, semplicemente, donne; perché loro abbiano riconosciuti tutti i diritti sanciti non solo dalla Costituzione, ma anche dalla natura che le vuole madri, perché non siano costrette a far nascere e crescere i propri figli in condizioni deplorevoli sia per una madre, sia per un bimbo.

E perché la donna, inutile dirlo, non sia donna un solo giorno all’anno, nonostante fondamentalmente… così è!

Buon essere donne a tutte le donne!


Pamela Iamundo

Nessun commento:

Notizie Correlate