8 marzo 2012

15 ottobre: Il tribunale di Roma emette un'altra sentenza di condanna

Nuova condanna in tribunale per i fatti del 15 ottobre scorso a Roma.  Due anni e 4 mesi di reclusione è la pena (sospesa) che i giudici della decima sezione hanno inflitto a Ilaria Ciancamerla, 20enne accusata di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. La giovane, cui sono stati revocati gli arresti domiciliari, è stata condannata anche al pagamento di 500 euro ciascuna alle parti civili Comune di Roma, Atac e Ama.

Il suo difensore, l'avvocato Cesare Antetomaso, aveva chiesto l'assoluzione: ''La ragazza, alla sua prima manifestazione, non ha preso parte ad alcuna azione violenta, non ha lanciato bottiglie né brandito la spranga. Brandire è una cosa, prendere è un'altra. Tra l'altro, per i colpi ricevuti durante la manifestazione lei è stata anche refertata. E' chiaro che, ingenuamente, ha pensato di potersi difendere da altre aggressioni. E pure il lancio della pietra, sebbene sia da censurare, non ha fatto danni né colpito qualcuno''.

Quella della Ciancamerla è la quinta condanna in ordine di tempo per gli incidenti di metà ottobre: la stessa sezione del tribunale ha già condannato Giovanni Caputi (3 anni e 4 mesi) e il romeno Robert Scarlat (2 anni). Pene più pesanti, invece, sono state inflitte dal gup Anna Maria Fattori il 22 febbraio scorso: 5 anni a Giuseppe Ciurleo e 4 anni a Lorenzo Giuliani.

Stupiscono sia la rapidità sia la severità con le quali il tribunale di Roma, sta condannando i giovani fermati e denunciati per scontri durante la manifestazione del 15 ottobre che videro da parte delle forze dell'ordine un uso della forza, e modalità d'intervento, decisamente sproporzionati  (vedi le cariche con mezzi blindati in mezzo alal folla).

A Genova nel 2001 le forze dell'ordine hanno perso la loro credibilità, non solo per come si comportarono - violando lo spirito della Costituzione, oltre che numerose leggi ordinarie - ma anche perché negli anni seguenti non hanno fatto niente per rimediare, anzi: basti pensare agli ostacoli frapposti all'azione della magistratura, al rifiuto di chiedere scusa per le proprie menzogne e alla protezione garantita agli imputati.
A 11 anni da quei fatti, molti processi sono ancora in attesa dell'ultimo grado di giudizio - quello di Cassazione - e le condanne inflitte in appello, vedi i processi Diaz e Bolzaneto, sono inferiori a quelle toccate ai giovani arrestati a Roma appena 4 mesi fa e da allora ai domiciliari. Eppure i reati commessi da uomini in divisa - e reati gravi come il falso e la calunnia - sono ben più gravi della condotta dei giovani accusati degli scontri a Roma.

Come si fa a non pensare a questo stridente contrasto di tempi ed entità della pena? E' giustizia questa?

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