1 febbraio 2012

Testimonianze: Lamezia Terme…Terra di ingiustizie

Laura ci racconta un episodio accaduto a Lamezia che ha avuto come protagonisti due rom e due poliziotti.

Nel tardo pomeriggio due poliziotti fermano padre e figlio mentre aspettano davanti ad un cancello, i loro vestiti sono sporcati da una giornata di duro lavoro. Stanno parlando tranquilli, senza dare fastidio a nessuno. Eppure questa pattuglia si accosta e li ferma.
 Gli chiede cosa fanno lì, cosa vogliono, se stanno dando fastidio a qualcuno. Cercano un pretesto per infastidirli. Ma non lo trovano. Padre e figlio sono due persone oneste ed educate. Non rispondo alle provocazioni. Il padre consegna i documenti all’agente che continua a fargli domande. Non trovando nulla da contestargli se ne vanno, ma gli dicono che ripasseranno a controllare. Senza un motivo reale. O forse un motivo c’è. Perché padre e figlio sono Rom. E rom a Lamezia come in Italia per la gente vuol dire delinquenza e sporcizia. Non hai nome, non hai identità, non hai sogni e soprattutto non hai futuro. Se sei un Rom e abiti a Lamezia devi accettare lo sguardo sprezzante della gente “perbene” che tale sguardo però non osa rivolgerlo agli uomini d’onore, gli ‘ndranghetisti.
La scena è di una tristezza che rende impotenti tutti coloro che l’hanno osservata. Non resisto all’impulso di avvicinarmi a quei due uomini e a chiedergli cosa è successo. Mi ripetono le stesse parole che avevo modo di sentire direttamente. Quell’uomo parla piano, in perfetto italiano. Mentre parla osservo le sue mani così invecchiate, mi ricordano quelle di mio nonno. Ma l’uomo non è poi così grande, avrà all’incirca 50 anni. Guardo le sue mani, e vedo tutti i segni del lavoro, il lavoro che svolge ogni giorno per mantenere la sua famiglia. E’ un lavoratore in nero. Nessun Italiano perbene lo assumerebbe. Però tutti quanti lo chiamano, perché come lavora lui, dicono, non lavora nessuno. Non si stanca mai, è diligente, è forte, è educato, è servile. Mentre guardo le sue mani, penso che ho molto da imparare dall’umiltà di quest’uomo che ogni giorno lavora con la terra. Quella terra che ci sfama tutti. Ci rivolge un sorriso, un sorriso amaro di chi viene umiliato e non può ribellarsi. Di un uomo che deve lavorare il doppio degli altri per essere pagato uguale. Di un uomo che deve pagare il prezzo di appartenere ad un etnia indesiderata.
Non è solo razzismo. Non è solo pregiudizio. Non è solo ignoranza. Tre parole che nel 2012, nell’anniversario del giorno della memoria, dovrebbero essere scomparse, ma che invece si manifestano ogni giorno senza alcuna pietà. Ma è anche cattiveria,prepotenza,arroganza. E’ la mentalità mafiosa del più forte che se la prende sempre con il più debole. Con l’indifeso. Con colui che per sua natura non sarebbe capace di fare mai del male. E tutto questo succede mentre i veri delinquenti girano a piede libero. Mentre c’è chi spara e chiede il pizzo. Mentre c’è chi si arricchisce con il sangue ed il sudore della gente onesta.
In questa terra, dove molti tutori dell’ordine lasciano liberi i delinquenti e sfogano la loro frustrazione sugli indifesi, in questa terra di mafia e soprusi, in questa terra dove la libertà e la giustizia sembrano realtà irraggiungibili, che futuro ci resta?

grazie della segnalazione ai compagne/i di AltraLamezia

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