23 febbraio 2012

Da Torino a Roma, arresti, condanne e repressione

Alla vigilia della straordinaria manifestazione popolare , che sta mobilitando da tutta Italia migliaia di persone convergenti in Val Susa il 25/2 nella marcia NO TAV “ la Valle non si arresta, liberi tutti “ da Bussoleno a Susa , l’azione vendicativo-repressiva dello Stato si esprime furiosa.

A TORINO , il clamore suscitato dalle decine di arresti di compagni NO TAV - tutt’ora sequestrati in carcere e ai domiciliari – ha messo sotto accusa l’operato dei giudici, con in testa Caselli, e il solerte- fazioso abuso di carcerazioni , quando , alla “ricerca della verità su reati-prove” tutte da dimostrare, codice alla mano , questa poteva essere risolta con una istruttoria “ a piede libero”.
Con Caselli , l’invocata “ terzietà del giudice” è inesistente. Lui stesso si dichiara di parte e in questa come in altre vicende, interviene schierato in quanto Stato, e poiché lo Stato vuole la TAV ad ogni costo, non c’è santo che tenga, l’opposizione della Valle va schiacciata, Altro che legge!!
Ora Caselli fa il pianto greco. Si lamenta che non può presentare il suo libro perché inseguito dalla contestazione NO TAV , così come è successo a Milano e Genova e sui muri del Bel Paese.
Da uomo di apparato non conosce ripensamenti. Anzi scatena e pretende sostegni debordanti , come quelli che giungono da Fassino “ non sottovalutare le minacce a Caselli, anni fa cominciò così”, e dal Capo della Polizia Manganelli “ anarchici? finora non hanno ucciso solo per caso”, dichiarazione resa davanti a D’Alema(Copasir) preoccupato di “ nuove trame del terrorismo”.
Allarmismi falsi e abusati , per nascondere la responsabilità dello Stato e dei suoi apparati di fronte all’impopolarità della TAV , un’opera inutile, dannosa e costosa , voluta “ per forza”.

A ROMA , i giudici stanno sentenziando vendette esemplari ai danni di coloro che hanno preso parte il 15 ottobre 2011 all’enorme manifestazione anticrisi e che in piazza S. Giovanni hanno reagito alle furibondi cariche poliziesche.
Ieri il GUP ( con rito abbreviato che riduce di 1/3 la pena) ha inflitto capestri nei confronti di due giovani ventenni , condannati per “ resistenza aggravata” rispettivamente a 5 e 4 anni di reclusione senza condizionale (pur avendone diritto) , con pena da scontare agli arresti domiciliari.
Tempo prima , altre Corti giudicanti si erano accanite contro altri due giovanissimi (tra cui un romeno) bastonandoli con condanne rispettivamente a 2 e 3,4 anni di reclusione.
Entro l’estate si celebreranno altri processi , che si spera contrastino l’insegna di questa parvenza di giustizia, divenuta plotone di esecuzione sommario a cui non interessano prove testimoniali e/o documentali, ma solo l’efferatezza del risultato di condanna , a prescindere.

RIFLESSIONE AMARA. Non c’è paragone tra quanto avviene nel Paese – l’impunità di cui godono banchieri,finanzieri,padroni che hanno causato il disastro e la bancarotta dell’economia reale ; ovvero i manager sanitari, ferroviari, energetici e/o Sindaci, Presidenti di Province e Regioni, davanti al fallimento dei servizi alla collettività - e il costante operare dell’apparato poliziesco-giudiziario proteso nel colpire la povera gente e coloro che pretendono il rispetto della sovranità popolare,della dignità umana , dei diritti fondamentali.
Nell’attuale situazione , nel suo aggravarsi recessivo e stagnante , il resistere ai soprusi, ai licenziamenti, alla negazione dei bisogni, agli sfratti, alla svendita dei beni comuni e del patrimonio pubblico , è il diritto attraverso il quale operare nella consapevolezza e nella legittimità dell’agire per il benessere della collettività.

La repressione , seppur feroce ed escludente , in queste condizioni non fa che rafforzare il legame fraterno e il tessuto connettivo che lega i compagni alle lotte , e dispone il diffondersi della solidarietà e dell’impegno liberatorio.

LIBERI TUTTI.

Confederazione Cobas
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Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, ha dichiarato:

«Tira una brutta aria. Nonostante le sentenze non si commentino, non posso non manifestare l’incredulità di fronte all’enormità delle pene comminate ai due ragazzi in relazione alla manifestazione del 15 ottobre scorso. Si tratta di pene abnormi per ragazzi incensurati. Purtroppo questa sentenza si situa in un clima preciso: i movimenti dei disoccupati napoletani sono oramai ridotti ad un problema di ordine pubblico e viene loro regolarmente impedito di manifestare. Lo stesso movimento NO TAV subisce una crescente criminalizzazione a mezzo stampa. Man mano che scompare ogni opposizione parlamentare e il sistema politico viene sostanzialmente ridotto alle decisioni del governo “tecnico”, vedo riemergere la tentazione di criminalizzare il conflitto sociale. Faccio un appello alle forze democratiche e all’opinione pubblica affinché questa situazione non venga accettata supinamente».

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Il comunicato di Radio Onda Rossa sulle condanne per il 15 ottobre

Alla vigilia della manifestazione del 25 febbraio in Val di Susa a sostegno del movimento NO TAV, la magistratura ha inflitto condanne pesantissime a due imputati per i fatti accaduti durante la manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma: 5 anni di reclusione a Giuseppe Ciurleo e 4 anni a Lorenzo Giuliani che si vanno ad aggiungere a quelle di 3 anni e 4 mesi a Giovanni Caputi e 2 anni a Robert Scarlett, anch’essi inquisiti per i medesimi fatti.
A questo punto ogni componente del movimento non può evitare la domanda: perché la repressione opera oggi con tale ferocia?
Al di là della evidente sproporzione tra reati contestati e condanne, avvertiamo il peso tutto politico di questa sentenza. Emerge netta un’offensiva dello Stato che, nel quadro generale di costrizioni e minacce che stiamo vivendo, di attacco al salario, ai diritti e alle condizioni di vita, cerca di imporre al conflitto di classe rigide regole di comportamento. Gli arresti del 14 dicembre 2010, del 15 ottobre 2011, del movimento NoTav sono tutte dentro questo tentativo di imposizione di regole e modelli che vogliono segnare uno spartiacque tra un “dentro” e un “fuori” delle compatibilità del quadro capitalistico di gestione della crisi.
Regole che, all’interno del movimento, hanno lo scopo di recidere ogni legame solidaristico tra i movimenti e di avvallare la nauseante differenza tra “buoni” e “cattivi”. Regole che, per usare le affermazione del procuratore di Torino Giancarlo Caselli, sono gli articoli del Codice penale i regolatori del conflitto di classe.
Non cadiamo nel tranello, come sta avvenendo per le condanne di Genova 2001. Vediamo con preoccupazione il riproporsi di una sostanziale incomprensione di alcune componenti del movimento, pensiamo al contrario che queste sentenze, dal duro monito repressivo, non debbano passare sotto silenzio.
Radio Onda Rossa continua ad essere al fianco dei compagni e compagne arrestate per il 15 ottobre e di tutte e tutti coloro che pagano con le denunce e la galera la loro voglia di ribellione.

La redazione di ROR

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