11 febbraio 2012

Bergamo: Cariche della polizia al presidio antifascista

La mobilitazione antifascista a Bergamo finisce in scontri con la polizia. La giornata sulle foibe come prestesto dei fascisti per sfilare nelle piazze. A Milano incursione fascista contro una mostra sulle foibe dissonante dalla versione di regime.

Scontri a Bergamo tra polizia e giovani antifascisti dei centri sociali che contestavano una fiaccolata dei fascisti di Casapound. Gli antifascisti hanno forzato i cordoni della polizia lanciando pietre, bottiglie e fumogeni. Polizia e carabinieri hanno risposto con un paio di cariche . I centri sociali e gli antifascisti hanno manifestato contro la fiaccolata di Casapound organizzata per ricordare le foibe. Dopo gli scontri avvenuti poco prima delle 22 alla stazione delle autolinee, al termine dell'iniziativa di Casapound i giovani antifascisti hanno organizzato un corteo non autorizzato per le vie della città. Ci sono stati altri momenti di tensione in via Maj con il lancio di pietre e bottiglie. Il corteo è proseguito scortato da polizia e carabinieri fino al Sentierone, dove poi si è sciolto. Negli scontri una ragazza è rimasta ferita alla testa.

Nei giorni precedenti, gli antifassciti bergamaschi avevano lanciato un appello contro l'iniziativa dei fascisti di Casa Pound. Qui di seguito il testo:

Per venerdì 10 febbraio Casa Pound ha lanciato un presidio presso il piazzale degli Alpini di Bergamo. La portata regionale della chiamata lascia presupporre che l’organizzazione neofascista intenda operare una prova di forza nei confronti di una città che fino ad oggi ha sempre negato qualunque agibilità ad iniziative razziste, xenofobe e contrarie ai principi della convivenza civile.
Si tratta di un segnale preoccupante a cui la cittadinanza e le forze antifasciste devono opporsi con fermezza categorica.
Sono passati quasi due mesi dalla strage di Firenze. Quel giorno rimasero sull’asfalto tre persone, trafitte dai colpi mortali di una 357 Magnum. Si chiamavano Mor Diop, Samb Modou e Moustapha Dieng. Era venditori ambulanti e venivano dal Senegal. Erano stranieri. Erano diversi da noi per la lingua che parlavano, per la cultura che portavano con se, per il colore della loro pelle. La loro storia però non era così diversa da quella di milioni di uomini e donne di tutto il Pianeta, che in epoche diverse hanno abbandonato le proprie origini spinti dalla necessità e dalla speranza. Storie caparbie, come quelle di emigranti italiani e italiane nelle Americhe; storie fatte di lavoro duro, sacrifici, pregiudizi subiti, solitudine. Ma anche storie fatte di sogni, opportunità, successi. L’assassino di Mor, Samb e Mustapha si chiamava Gianluca Casseri. Egli parlava la nostra lingua, aveva lo stesso colore della nostra pelle, si appellava disperatamente a un’immagine stravolta della nostra cultura. Casseri aveva paura, per questo ha sparato. Casseri era un folle. Già, perché le idee a cui si aggrappava erano folli. Perché la fobia verso le diversità è folle. Perché l’odio razziale è una follia sconfitta dalla storia. La strage di Firenze è una tremenda follia, ma non è frutto di una follia individuale. Casseri interpretava paure e sentimenti che covano nel bassoventre della nostra società.
E’ la paura dell’immigrato che si fa rabbia, che incanala il malcontento, che costruisce consenso. Paura e rabbia sono il prodotto di una follia lucida, orchestrata. Casseri era un militante dell’organizzazione neofascista Casa Pound. Era un folle, ma il suo pensiero era accreditato dalla comunità virtuale del web. La sua follia era ascoltata, e condivisa. Casseri, nella sua città, aveva preso parte all’occupazione di uno stabile insieme ad altri militanti di
Casa Pound, tentativo di riproporre anche in Toscana il modello dei cosiddetti centri sociali di destra. A fare da capostipite la casa madre di via Napoleone III a Roma, quella che l’Amministrazione comunale di Alemanno ha acquistato a novembre per 12 milioni di euro. Una cifra considerevole, che allude a qualcosa di più di semplici simpatie politiche. Un riconoscimento di piena cittadinanza a quelle idee che con il concetto di cittadinanza, quella vera, fanno a pugni.
Dopo i fatti di Firenze, non poche voci si sono levate per sottolineare, aldilà dell’esplicito richiamo ideale all’esperienza del fascismo, il carattere innovativo del progetto di Casa Pound, elogiando il tentativo di “normalizzazione democratica” della destra radicale a cui esso tenderebbe. Eppure, in tema d’immigrazione, l’argomentare dei “fascisti del terzo millennio” non si discosta per nulla da quella retorica stantia del “aiutiamoli a casa loro” che ignora, o finge di ignorare, gli squilibri nella distribuzione delle risorse che il nostro modello economico ha prodotto e da cui le migrazioni dipendono. Il fascismo non è e non è mai stato un’ideologia, ma una pratica. Il fascismo è uno strumento; la violenza, in tutte le sue forme, è strumento imprescindibile del fascismo.
Gli episodi di violenza in cui sono rimasti coinvolti i militanti di Casa Pound, alle volte indicati come aggressori altre come aggrediti, sono innumerevoli. Tra questi, la recentissima brutale aggressione di un gruppo di giovani del Partito Democratico, che ha condotto all’arresto del dirigente romano Alberto Palladino. L’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre ha recentemente fatto luce sulla struttura organizzativa di Casa Pound, attraverso la pubblicazione di conversazioni riservate sfuggite all’esclusivo utilizzo dei suoi dirigenti. Da queste emergerebbe il profilo di una struttura compartimentata, con alti livelli di segretezza e un servizio d’ordine selezionatissimo. Le analogie con le formazioni neofasciste degli anni settanta sono lampanti. Sulla scia della terribile strage di Firenze, in tutto il paese, si è levata la voce dei movimenti per chiedere la chiusura di Casa Pound. Il terreno giudiziario che questa strada pare indicare non esaurisce però la complessità del problema. La battaglia che si profila all’orizzonte è innanzitutto culturale; il cuore della questione investe direttamente l’anomalia che il caso italiano rappresenta nel contesto europeo. Il punto fermo risiede nella necessità di respingere razzismo e xenofobia senza riserve, una volta per tutte, negando cittadinanza a quelle idee che minacciano la vita civile. Il fascismo è intollerabile, la storia l’ha già sconfitto. Agli uomini e alle donne del presente spetta il compito di custodire l’eredità della Resistenza. La democrazia è nelle nostre mani.

I primi Firmatari della lettera sono:

- Angelica “Coca” Casile, partigiana
- Bruno Codenotti, partigiano
- Fiorangela Agostinoni, Coordinamento Provinciale “Unione Sindacale di Base” di Bergamo
- Fausto Amorino, Consigliere comunale del Comune di Bergamo
- Riccardo Bellofiore, docente di Economia Politica, Università di Bergamo
- Angelo Bendotti, Presidente “Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea” di Bergamo
- Pietro Bailo, attore di Araucaìma Teater
- Walter ‘Bonnot’ Buonanno, compositore e arrangiatore
- Manlio Casali, artista, “Associazione Ambaradam”
- Ferdinando Piccinini, segretario generale CISL di Bergamo
- Luigi Bresciani, segretario generale CGIL di Bergamo
- Massimo Cortesi, Presidente A.R.C.I. di Bergamo
- Stefano ‘Kino’ Ferri, cantante e musicista, “ARCI Maite” di Bergamo
- Spartaco Grimaldi, Coordinamento Provinciale “Associazione Inquilini Assegnatari” di Bergamo
- Giacomo Invernizzi, Direttore del “Nuovo Albergo Popolare” di Bergamo
- Andrea Pendazzini, medico e vicepresidente dell’ “Ambulatorio OIKOS di medicina generale per migranti”
- Carlo Salvioni, Presidente “Comitato Bergamasco Antifascista”
- Angelo Signorelli, organizzatore culturale
- Roberto Trussardi, avvocato “Associazione Micromega Bergamo”
- Marco Cicerone, segretario generale UIL di Bergamo
- Pietro Vertova, ricercatore dell’Università degli Studi di Bergamo
- Barbara Pezzini, Filippo Pezzolati e Gian Gabriele Vertova, portavoci “Comitato Bergamasco per la Difesa della Costituzione”.

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A Milano invece una decina di fascisti di Forza Nuova hanno fatto irruzione nei locali del Seicentro, il centro culturale di Zona 6 in via Savona 99 a Milano, imbrattando manifesti e distribuendo volantini. Obiettivo: contestare la rassegna «Fascismo, Foibe, Esodo», organizzata in occasione del primo «Giorno del ricordo» dal Consiglio di Zona 6 in collaborazione con l'Istituto pedagogico della Resistenza. Non è la prima incursione fascista in occasione della giornata delle Foibe: due anni fa presero di mira la libreria Feltrinelli, poco prima dell' esibizione del pianista Stefano Bollani. La mostra «Fascismo, Foibe, Esodo», a cura della Fondazione Memoria della Deportazione, resterà aperta a Seicentro sino all'11 febbraio

fonte: Contropiano

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