13 gennaio 2012

Processo Cucchi: "Lo Stato ci ha portato via nostro figlio ed ora ci impedisce di avere verita' e giustizia"

Pubblichiamo la lettera di Giovanni Cucchi, padre di Stefano.

Sono Giovanni Cucchi padre di Stefano, morto dopo un pestaggio subito al tribunale di Roma. Come e' noto il processo e' in corso dal 24 marzo 2011 e si sono tenute già 17udienze.
Oggi doveva essere il nostro giorno, o meglio il giorno dei nostri cosulenti.
I proff. Fineschi , Guglielmi, Pomara, Serviddio, Vendemiale sono venuti da lontano per esporre le loro tesi scientifiche.
Il dott Barba, pubblico ministero, non ha voluto che parlassero oggi.
L'altro ieri ha detto che non si sentiva pronto perché voleva presenti i suoi consulenti.
Oggi c'erano ma ci ha costretti ad un costoso rinvio.
I nostri sacrifici per organizzare questa udienza sono andati perduti.
Possibile che non ci sia un minimo di sensibilità dello Stato nei nostri confronti?
Dalla procura ci vengono negati documenti che avremmo il sacrosanto diritto di ottenere.
E questo non e' che l'ultimo di una lunga serie di dispetti e torti che subiamo dal pubblico ufficio della Procura di Roma.
Non ci risulta che analogo trattamento od atteggiamento sia riservato ad alcuno degli imputati.
Ma di cosa si preoccupa il dott. Barba? Di cosa avrebbe paura?
Non dovrebbe viceversa esser seriamente e positivamente interessato a conoscere una possibile diversa verità scientifica sul cosiddetto caso Cucchi?
Siamo profondamente amareggiati.
Lo Stato ci ha portato via nostro figlio ed ora continua a trattarci in questo modo.
Come cittadino onesto e che paga le tasse mi sento francamente di poter pretendere maggiore rispetto.
Quanto accaduto me lo sarei potuto aspettare dalle difese degli imputati ma MAI dal Pubblico ministero

 

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