30 dicembre 2011

Giovane aggredita chiama i carabinieri, ma maltrattano e arrestano lei

Fabiola M. ha 22 anni, è una ragazza minuta e ha occhi grandi da cucciolona. Vive nel nord-est, in provincia di Pordenone; come molti suoi coetanei di questa generazione, quando era più giovane ha avuto un problema con la giustizia per il possesso di una quantità di hashish superiore alla dose minima stabilita dalla repressiva e fallimentare legge Fini-Giovanardi. Un piccolo precedente che in base a ciò che le accaduto pochi giorni fa e che stiamo per raccontare a quanto pare non le consentirebbe di vedere rispettati i suoi diritti né di essere tutelata.
La sera di Sabato 17 Dicembre Fabiola si trovava in una discoteca che frequenta abitualmente con le sue amiche. Una sua amica aveva dimenticato la tessera per entrare, quindi Fabiola è intervenuta per convincere il buttafuori a farla entrare lo stesso, ma il tentativo è sfociato in una discussione e Fabiola è stata aggredita fisicamente con un spintone e le hanno gettato via brutalmente il drink che aveva in mano. Scioccata dall’accaduto, Fabiola ha chiamato i carabinieri, ma questi al loro arrivo anziché ascoltarla le hanno detto che doveva seguirli in caserma perché non aveva con sé i documenti.
Lei si è rifiutata di seguirli in caserma, tentando di spiegare che doveva andare a casa presto perché la mattina seguente doveva andare a lavorare e assicurando che sarebbe andata l'indomani in caserma con i documenti, ma i carabinieri l'hanno presa di peso e caricata in auto. A quel punto, vedendosi calpestare i suoi diritti e negare la tutela per essere stata aggredita dal personale della discoteca, nell’auto Fabiola ha insultato i carabinieri e il carabiniere alla guida ha teso il braccio e l'ha colpita con il dorso della mano in viso. Dicendo che si era fatto male alla mano, una volta portata Fabiola in caserma è andato in pronto soccorso raccontando che mentre portava Fabiola in auto lei avrebbe resistito e che per questo lui si sarebbe fatto male alla mano, e gli hanno dato 5 giorni di prognosi.
Nel frattempo due amiche di Fabiola si sono recate davanti la caserma ad aspettarla, ma i carabinieri hanno intimato loro di andarsene, dicendo che se non andavano via le avrebbero prese a sberle.
Fabiola è stata trattenuta fino alla domenica pomeriggio, quando l’hanno trasferita in carcere a Trieste. La mamma di Fabiola, che è un medico di base, è stata avvertita soltanto in quel momento dell’arresto e del trasferimento in carcere della figlia, e che ci sarebbe stato il processo per direttissima il lunedì mattina, negandole ulteriori spiegazioni. Neanche quando si è recata in caserma le hanno voluto spiegare cosa fosse successo.
Il lunedì mattina il processo è stato rinviato all'indomani. Quindi martedì mattina finalmente la mamma ha potuto vedere Fabiola all’udienza e soltanto allora Fabiola ha potuto parlare con l'avvocato, che le ha consigliato di patteggiare perché in questo modo, visto il suo precedente per cui aveva già avuto una sospensione della pena, avrebbe avuto la pena ridotta per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, suggerendole inoltre di non parlare del fatto che era stata colpita dal carabiniere perché probabilmente il giudice avrebbe dato più credito alla parola del carabiniere.
Fabiola, che era molto provata dall’arresto e dalla permanenza in carcere, ha accettato subito il consiglio dell'avvocato e grazie al giudice, che vedendola deve aver capito immediatamente la situazione, ha avuto la sospensione della pena di 3 mesi.
Dunque Fabiola non solo non ha potuto ricevere alcuna tutela per essere stata aggredita fuori dalla discoteca, ma ha dovuto anche subire un abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, subire il carcere e un processo, a 22 anni vedersi la fedina penale ulteriormente macchiata e rischiare 3 mesi di carcere, mentre il carabiniere “ferito” si godeva le vacanze di Natale anticipate.
Come se non bastasse, un’ulteriore insulto Fabiola l’ha ricevuto il giorno seguente, leggendo sul Gazzettino di Pordenone (21 dicembre, pag.17) la notizia che la riguardava intitolata “Violenta con i carabinieri”, secondo cui lei dopo aver chiamato i carabinieri avrebbe fatto baruffa con loro ed alzato le mani contro di loro.
A questo punto, augurandoci che non ci sia alcuna necessità futura, ci chiediamo se in caso di bisogno Fabiola avrà ancora il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine.

ZabrinskyPoint.org

5 commenti:

Anonimo ha detto...

questi atteggiamenti nei confronti della ragazza credo siano casi clinici mentali da studiare con attenzione.

la ragazza e' stata vittima di una mentalita' distorta dal proibizionismo, sicuramente se non risultava il precedente veniva gentilmente accreditata di rispetto e dignita'.

non vi e' dubbio che se reato c'e' stato e' stato perpetrato con l'aggressione del(dei) uomo addetto al servizio (buttafuori, termine mafioso)
e che i rappresentanti della legge
dovevano per questo e solo per questo far rispettare la legge!

5 generazioni di mentalita' proibizionistica, il proibizionismo e' una piaga da risolvere per una societa' civile che si rispetti.

spillo ha detto...

Ma chi conosce questa Fabiola? La si può contattare?

spillo

Anonimo ha detto...

Quello che penso e` tutto qui: http://www.greenrealities.pcriot.com/il_fluido_000017.htm ; non per presunzione, ma penso che sia molto reale.

Zabrinskypoint ha detto...

Ciao Spillo, noi di ZabrinskyPoint.org siamo in contatto con Fabiola, per ulteriori info puoi scriverci a zabrinskypoint@zabrinskypoint.org

Fantagrafica ha detto...

La repressione è il vero volto di quella che chiamiamo democrazia.

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