22 ottobre 2011

Haidi Giuliani: Sallusti è un provocatore

Quale è la tua reazione di fronte alle parole violente e sconsiderate di Sallusti?
Con Giuliano abbiamo già informato il nostro avvocato. Gli abbiamo chiesto la possibilità di una querela. Voglio dire, le opinioni possono essere molte e varie ma affermare che una persona ha fatto bene ad ammazzarne un'altra mi sembra davvero poco educativo.

E soprattutto contrario ai risultati dei processi.
Su Carlo non c'è nessuna sentenza perché ci hanno impedito un dibattimento pubblico. Dopo dieci anni ci siamo rassegnati, e stiamo pensando a una causa civile.

Sì, ma la ricostruzione dei fatti di Genova...
Un processo nei confronti dei manifestanti ha detto che il corteo ha reagito a cariche del tutto ingiustificate. La vicenda di Carlo accade dopo tre ore ed è tutta da discutere ancora. Noi abbiamo delle convinzioni, però, e vorremmo confrontarci in un dibattimento pubblico.

Parlavi di opinioni, ma Sallusti, a quanto pare, è un giornalista.
Sì Sallusti è un giornalista. E questo credo che aggravi la situazione perché prima di parlare dovrebbe verificare come si sono svolti i fatti. Secondo, perché sa benissimo che il suo intervento è un intervento provocatorio e sa di suscitare delle reazioni indignate come è stata la reazione di Paolo Ferrero. Di solito evito certi programmi. La scena l'ho vista per fortuna registrata.

Insomma, viene alimentata una cultura della vendetta.
C'è l'incapacità di dire le cose come sono state accertate da un tribunale. Questo è gravissimo. Nel senso che sono stati condannati in secondo grado gli agenti di polizia che nel frattempo hanno fatto ulteriore carriera. I carabinieri non vengono mai indagati. Nessuno ricorda che ci sono stati tanti dirigenti tra le forze dell'ordine condannati per le bugie e le violenze. Si continua sempre a passare lo stesso discorso sulla violenza dei manifestanti. Da dieci anni la stessa storia. La responsabilità della gestione dell'ordine non va affidata ai manifestanti ma alle forze dell'ordine che così si chiamano perché dovrebbero garantire l'ordine. Sia a Genova 2001 che Roma 2011 vediamo all'opera invece le forze del disordine.

Non credi ci sia una precisa responsabilità, anzi un disegno...
Bene la responsabilità è del Governo. Quanto ai manifestanti è un discorso lungo che bisognerebbe fare. E' vero, sono state indicate infiltrazioni. Le ho lette sui giornali. Diciamo che quella realtà presente in piazza è una realtà molto varia. A me hanno parlato di ragazzi che in buona fede erano lì a spaccare vetrine e ad incendiare. Buona fede nel senso che credevano in quello che facevano. Ma ci sono stati anche attivisti di di casa Pound, e membri delle tifoserie. Insomma, una situazione molto ampia, forse molto più ampia di quella di Genova. Forse c'è anche molta rabbia e molta esasperazione da chi non vede più una via d'uscita nella propria condizione materiale.

Tra Genova e Roma ci sono delle simmetrie impressionanti.
Sì, certo, le simmetrie con Genova sono impressionanti. Da Genova 2001, prima si prepara l'opinione pubblica e poi bastano un po' di immagini pilotate per far dire sì ecco i violenti, noi non li vogliamo. Questo è funzionale ad un inasprimento degli strumenti di oppressione. Ho tremato a sentir parlare di legge Reale, che fece già tanti morti negli anni scorsi.

Questo paese ha ancora aperti nodi cruciali nella sua storia...
Credo che sia difficile superare tensioni e contrapposizioni fino a che non c'è un chiarimento. Faccio un esempio sciocco se vuoi. Tante volte mi interrogo sul senso del perdono. Come è possibile perdonare finché non si sono chiariti tutti gli elementi sul tappeto. Non solo, vorrei anche dire che negli anni settanta c'è chi ha pagato ben oltre le proprie responsabilità. E c'è chi non ha pagato per niente. Due piccolissimi esempi, la strage di Bologna e quella di piazza della Loggia. Dall'altra parte, alcuni presunti terroristi rossi che sono ancora in carcere oggi. C'è gente che è in carcere da trent'anni senza aver mai partecipato mai ad una azione armata.

intervista a cura di Fabrizio Salvatori da Liberazione

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