2 settembre 2011

No Tav: Storie di ordinaria repressione contro il movimento

Francesco, 17 anni, e la nonna terrorizzata:

Sabato 27 agosto 2011, verso le ore 17, ho visto dalla finestra della cucina della mia abitazione sita nella frazione San Giuliano di Susa, una vettura della polizia fermare un’auto nera, su cui erano presenti due ragazzi. Dalla volante sono scesi due poliziotti e, dopo aver chiesto loro i documenti, hanno incominciato a perquisire corporalmente prima i ragazzi e poi l’auto, buttando tutto per terra. Finita la perquisizione dell’auto e rimessi gli oggetti al suo interno, hanno incominciato di nuovo a controllare la vettura e a ributtare tutto in aria.
In seguito, dopo circa un’ora e mezza, è arrivata un’altra auto della polizia e un’auto civile con tre persone a bordo, probabilmente agenti di polizia in borghese. Questi ultimi hanno fotografato il materiale sequestrato (un casco giallo, una corda da arrampicata e qualcosa che era dentro al casco) e i ragazzi. Incuriosito dalla operazioni di polizia, ho scattato alcune fotografie dalla finestra della cucina a ciò che stava accadendo in strada. A un certo punto, verso le 18.40 circa, l’agente in borghese con la maglia a strisce ha indicato che li stavo fotografando dalla finestra e, finita la perquisizione, ha suonato a casa mia (secondo piano) intimandomi di scendere.
Nel frattempo mia nonna che abita al primo piano, ignara del fatto che mi avessero suonato e preoccupata nel vedere delle persone in abiti civili sostare davanti al cancello e scrivere su di un taccuino appunti controllando la buca delle lettere, è scesa in giardino e ha chiesto loro cosa volessero. L’agente in borghese con la maglia a righe le ha detto che erano della polizia e che doveva esibire un documento. Mia nonna ha risposto che non aveva il documento in tasca. A quel punto le è stato intimato di mostrare il documento altrimenti avrebbero perquisito la casa. Mia nonna, tremante e terrorizzata dall’eventualità di una perquisizione, è salita in casa per cercare il documento che conserva in un cassetto e, avendo presumibilmente impiegato più tempo di quanto loro avessero previsto, hanno suonato insistentemente il campanello.
Quando è ritornata al cancello per presentare la carta d’identità, lo stesso signore con la maglia a righe le ha detto di farmi scendere e, quando lei ha affermato che ero minorenne e che a breve sarebbe arrivata mia madre, ha detto “appunto perché è minorenne deve scendere”. In quel momento mi sono accorto che mia nonna era terrorizzata e, avendo paura che potesse essere assalita da un malore, sono sceso in giardino a sono andato al cancello, dove il signore con la maglia a righe stava prendendo i dati dal documento di mia nonna.
Mi hanno chiesto nome, cognome, luogo e data di nascita, poi mi hanno fotografato. Ribadisco che ero nel giardino di casa mia. Intanto l’agente in borghese con i capelli ricci mi ha chiesto perché fotografavo. Io ho risposto che era solo per documentare dei fatti e allora lui mi ha detto chedovevo smettere di fare le foto alla Polizia e che se avevo la memoria corta, per cui mi servivano le immagini, avrei dovuto studiare o fare qualcosa di utile. Ha aggiunto, che se volevo fare delle foto dovevo uscire per la strada e non scattare dalla finestra. Non paghi, prima di allontanarsi, hanno fotografato anche la mia abitazione. Durante la notte tra sabato e domenica la mia nonna, scossa per l’accaduto, non è riuscita a dormire.

Francesco Perino, nato a Susa il 22 marzo 1994, e Marina Gioberto, nata a Susa il 13 giugno 1934


Dal racconto di Michele Cosentini:

“Favorite i documenti, per favore”.
Nella tratta Milano-Torino, sto scrivendo un messaggio col cellulare, quando sento distrattamente queste parole e istintivamente allungo il biglietto del treno. Silvia, che è davanti a me, mi riporta alla realtà: “Non è il controllore, è un carabiniere”. Non la polizia ferroviaria, proprio un carabiniere. “Ah...ok...” rispondo, passando la carta d’identità all’uomo, che ringrazia, si eclissa per una ventina di minuti per verificare se siamo delle teste calde, e poi torna, riconsegnandoci i documenti e augurandoci buon viaggio. Come un controllore.
A nessun altro sono stati chiesti i documenti: solo a me e a Silvia, che avevamo il fazzoletto No-Tav al collo, e a un terzo tizio seduto un po’ più in là, tanto per far vedere che non eravamo gli unici fortunati. Per un attimo penso di essere paranoico, magari è una coincidenza. Ma poi mi ricordo che sto viaggiando con una maschera antigas e un casco protettivo dentro la borsa: una cosa che ho sempre fatto, andando in Valsusa, ma che ultimamente è diventata pericolosa: hanno cominciato a dare fogli di via a chi viene trovato in possesso di questi oggetti, come se non fossero strumenti di difesa, comprati in un negozio di anti-infortunistica, ma kalashnikov o stupefacenti.

Le parole di Silvia Rovelli, in una lettera aperta al ministro Maroni:

Pensavamo che in una DEMOCRAZIA, la battitura del guard-rail non comportasse metodi fascisti da parte delle SUE amate SQUADRIGLIE FASCISTE!
Abbiamo sbagliato! Per una volta abbiamo sbagliato anche noi…..
Il tempo di arrivare alla rete (che protegge cosa non si sa, visto che il fantomatico cantiere, oltre a NON esistere, non si trova nemmeno li!) e iniziare a battere le pietre scadendo il classico motto della Val Susa e l’idrante era già aperto!!! Si, si se lo annoti….ERA APERTO, seppure a bassa intensità.
Vedendo che la battitura continuava, anzi a ritmo sempre più serrato, hanno lanciato A MANO (per non farci neppure sentire il rumore) il primo lacrimogeno, ovviamente al CS(sa vero che è vietato dalla Convenzione di Ginevra?!!?!?)…. Ad altezza UOMO ovviamente, non le sto neppure a dire a quale distanza, lo sa vero che i SUOI sono su una collinetta appena sopra le reti……
Mi sono girata di spalle rispetto alla collinetta perché non vedevo Cristina, altra compagna resistente…. A quel punto, aumentando l’intensità del getto, ci hanno colpiti alle SPALLE, con l’idrante….. Lei ha idea della forza di quei getti? Ha idea che una persona può essere scaraventata a terra e rimanere ferita? Certo che si, ma non gliene importa! L’importante è annientarci TUTTI!


STORIE CENSURATE DA TUTTI I MEDIA. Come sempre. Non credete a noi, non credete a loro. Venite a vedere con i vostri occhi, vivete questa lotta, comprendetene le ragioni e poi, prendete una posizione.

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