13 luglio 2011

Poste Italiane vende case ma vieta l'acquisto agli immigrati

Poste Italiane mette all’asta alcuni immobili ma vieta agli immigrati di acquistarli. Sul sito internet dell’azienda, posteitaliane.it, è stato pubblicato un avviso per la vendita di 17 alloggi, di proprietà della società guidata da Massimo Sarmi, in una decina di città italiane tra cui Brescia, Ferrara, Novara, Taranto, Vercelli e Verona. Fin qui, nulla di strano. Se non fosse che la cessione delle case non è permessa a tutti, ma solo ai cittadini del Belpaese.
Al punto 3 del disciplinare di gara si legge che i «soggetti che hanno diritto all’acquisto», devono essere «persone fisiche in possesso», tra i vari requisiti, della «cittadinanza italiana». In altri termini, gli stranieri, comunitari o extracomunitari che siano, non possono partecipare all’asta. Questa esclusione nega di fatto alle centinaia di migliaia di immigrati che vivono in Italia regolarmente, in possesso del permesso di soggiorno ma non della cittadinanza, di comprare le case messe in vendita dalle Poste. Dopo aver letto il regolamento del bando, l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e la Cgil di Brescia (tramite la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo) hanno fatto un esposto all’ufficio nazionale anti-discriminazioni del dipartimento per le Pari opportunità presso la Presidenza del consiglio dei ministri e hanno inviato una lettera a Poste Italiane chiedendo di cancellare immediatamente la clausola e di darne notizia quanto prima.
Secondo le associazioni, quello di Poste Italiane è un «atto discriminatorio», specie in riferimento all’articolo 43 del Testo unico sull’immigrazione, che stabilisce che «compie un atto di discriminazione (...) chiunque si rifiuti di fornire l’accesso (...) all’alloggio» a uno straniero «regolarmente soggiornante in Italia soltanto in ragione della sua condizione di straniero».
«Si tratta di una norma palesemente illegittima - afferma l’avvocato Alberto Guariso, socio Asgi - che non ha nessuna giustificazione giuridica. Se Poste Italiane non provvederà in breve a modificare questa clausola, agiremo in giudizio per farla cancellare». Per il legale dell’Asgi, inoltre, si tratterebbe del primo caso in Italia in cui un a società di rilevanza nazionale prevede una restrizione del genere riguardo a immobili di edilizia residenziale. Oltre alla possibile discriminazione nell’accesso all’acquisto degli alloggi, per gli immigrati si profila un’ulteriore beffa. Gli stessi stranieri che non possono acquistare gli appartamenti di Poste italiane sono in realtà una rilevante fonte di guadagno per l’azienda di Stato.
Quando gli immigrati chiedono il rinnovo del permesso di soggiorno pagano infatti proprio alle Poste (che ha firmato la convenzione con il governo per la gestione delle domande) 30 euro per spedire ogni richiesta. In base ai dati del Ministero dell‘Interno, le domande di permesso pervenute dal 2006 (anno in cui è stata stipulata la convenzione tra Poste e governo) fino alla fine del 2010 sono state 1 milione e 673mila. Facendo un breve calcolo, in quattro anni Poste Italiane ha incassato oltre 50 milioni di euro dai cittadini stranieri che hanno inviato le pratiche per il rinnovo del permesso.

fonte: Il Secolo XIX

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