24 giugno 2011

Roma: Tre arresti, feriti e un pestaggio in caserma per uno sfratto

Tre ragazzi arrestati che saranno processati per direttissima, ultrasettantenni feriti, una ragazza prelevata con la forza da due agenti in borghese e malmenata in una stanza del commissariato. Sembra assurdo ma è il bilancio pesantissimo e inquietante dell’esecuzione di uno sfratto martedì nel quartiere popolare della Garbatella a Roma del quale i giornali hanno riportato la cronaca in qualche trafiletto. Tentiamo allora di ricostruire i fatti culminati in quest’operazione repressiva. (foto)
La signora Flavia vive con la sua famiglia in un appartamento dell’Ater, l’ex Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Roma trasformato in due Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale Pubblica. La signora, certo ingenuamente e spinta dall'esigenza, ha pagato circa ottanta milioni di lire alla fine degli anni ’90 all’assegnatario della casa popolare. Il quale, naturalmente, non poteva vendere qualcosa di cui non è padrone. Si tratta di una pratica speculativa di chi evidentemente non ha bisogno di una casa e ha ricevuto non si sa bene come un alloggio popolare che poi “cede” in cambio di una “buonuscita”. In questo caso il signor S.C. decide però di tentare una doppia speculazione. Di riottenere cioé anche la casa. Il tribunale dà ragione a S.C. che chiede di sfrattare la signora Flavia, anche se la stessa Ater dichiara in conferenza stampa di dover approfondire la questione e la sentenza obbliga comunque S.C. a risarcirla. Di risarcimento non si vede però l’ombra, ma i tentativi di sfratto si ripetono più volte (con costi non indifferenti per una persona in emergenza abitativa, visto che per eseguiere uno sfratto si spendono circa un migliaio di euro tra fabbro, medico, ecc.).
Una storia che mobilita intorno a Flavia, oltre che associazioni e attivisti, molti cittadini del quartiere Garbatella che la conoscono da anni. In tanti organizzano un picchetto antisfratto per martedì, giorno per il quale S.C. ha ottenuto l’intervento della forza pubblica. Il picchetto antisfratto è una pratica piuttosto comune di solidarietà da parte della cittadinanza alla quale partecipano anche settori della società come l’Agenzia Diritti o i movimenti per il diritto all’abitare cercando di arginare il vuoto istituzionale intorno a un reale dramma come è quello della perdita della casa. Molte volte si sono evitate autentiche tragedie grazie all’intervento e alle soluzioni proposte da questi soggetti che spesso lavorano virtuosamente con gli stessi commissariati per trovare alternative il meno traumatiche possibile. Allo sfratto questa volta si presentano però, oltre che le forze dell’ordine in divisa, una quindicina di agenti in borghese che improvvisano un blitz che tutti i testimoni raccontano come estremamente violento e a tratti anche grottesco. Gli agenti sbagliano prima la porta e fanno irruzione nell’appartamento dell’anziana vicina della signora Flavia che si spaventa e li minaccia. «Guardate che chiamo la polizia», urla da dietro l’uscio. «La polizia siamo noi» rispondono dall’altra parte. La signora non scoppia a ridere, ma ha comprensibilmente un malore. A nulla servono le proteste di Simona Panzino dell’Agenzia Diritti dell’XI municipio che viene messa da parte, mentre gli agenti sfondano la porta “giusta” e trascinano via per il collo il fratello del compagno di Flavia. Interviene un ragazzo di Action per dire di mollarlo e viene caricato sulle spalle da un altro agente. Entrambi vengono portati al vicino commissariato di Garbatella. Il compagno di Flavia corre al commissariato per chiedere informazioni e viene arrestato. I tre saranno processati per direttissima domani con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Accusa pesante visto che alcuni agenti si fanno refertare al vicino Cto. Se non bastasse, la storia non finisce qui. Una quindicina di persone si reca al commissariato per seguire gli sviluppi della vicenda. Tra questi c’è Giovanna Cavallo, un’attivista di Action. Un agente, sempre in borghese, la avvicina e le chiede i documenti. Al rifiuto la preleva e torcendole un braccio la trascina in una stanza del commissariato mentre lei urla per il dolore. Gli altri agenti nel commissariato escono dalle stanze attirati dalle urla. Chiusa in una stanza, le viene chiesto il cellulare, ma Cavallo chiede prima di sapere sei si trova in stato di fermo o di arresto. Nel primo caso semplicemente spegnerà il cellulare nel secondo vuole chiamare un avvocato. La risposta è uno schiaffo che la colpisce al volto al quale segue un pugno che la farà piegare in due dal dolore. Quando rialza gli occhi trova un altro agente che è intervenuto a fermare il picchiatore che la fa accomodare dietro la scrivania, la identifica e la rilascia. Questa la cruda cronaca degli avvenimenti raccontata a Liberazione da diversi testimoni. Come sia stato possibile questo precipitare degli eventi solleva numerose riflessioni e alcuni dubbi riassunti dal presidente dell’XI municipio Andrea Catarci in una conferenza stampa organizzata per il giorno dopo. Della situazione della signora Flavia erano stati informati il comune, il sindaco, l’assessore alla casa Antoniozzi e la stessa Ater. Tutti questi soggetti non hanno dato alcuna risposta. L’Ater non si è neanche presentata allo sfratto e le chiavi così sarebbero state riconsegnate al sgnor S.C. che non è il proprietario dell’appartamento. Ancora. Un’operazione così violenta e insensata non è mai avvenuta a Garbatella. Si tratta della perdita di controllo di alcuni agenti o di un salto di qualità nella risposta che si vuole dare al crescente disagio sociale in cui versa la città di Roma, e non solo, considerata l’assenza di risposte politiche? Nel primo caso vanno individuati e sanzionati tutti gli abusi di potere commessi, nel secondo alla preoccupazione deve aggiungersi un livello di vigilanza democratica su quello che sta accadendo. Intanto movimenti, associazioni e cittadinanza hanno organizzato per oggi un corteo per le strade di Garbatella per denunciare l’episodio. L’appuntamento è alle 18,00 di fronte al teatro Palladium a piazza Bartolomeo Romano.

Sandro Podda

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