13 aprile 2011

Omicidio Verbano, spunta un nuovo dossier

L'apparizione improvvisa dalla polvere del passato di un nuovo schedario sui militanti dell'estrema destra romana. E' questo il nuovo colpo di scena nella vicenda della morte di Valerio Verbania, il giovane militante dell'Autonomia ucciso il 22 febbraio di 31 anni fa nella sua abitazione da un commando di suoi coetanei di fede fascista, che si firmò con la sigla dei Nuclei armati rivoluzionari. Non sono stati i carabinieri del Ros a trovarlo, nonostante lo stessero cercando da giorni. Una perquisizione era stata condotta di recente in un box legato alla famiglia di un vecchio amico di Valerio morto nel frattempo. Il dossier è stato consegnato alla madre di Valerio dopo che dal suo blog e su Fb, il 24 marzo aveva lanciato un appello ai vecchi compagni di suo figlio: «Se avete della documentazione, vi prego fatemela avere è molto importante per le indagini». Carla Verbano aggiungeva che avrebbe mantenuto il più stretto riserbo su chi gliel'avrebbe fatta pervenire. E così Il primo aprile scorso un giovane ha suonato al citofono di Carla Rina Verbano: «Signora le devo consegnare una cosa». Il ragazzo è salito fino alla porta di casa ed ha lasciato un grosso borsone: «E'per lei». Poi è subito sgusciato via. Sarà anche una versione di comodo, ma poco importa. Dentro c'erano due grossi raccoglitori e una rubrica marrone che all'interno, sulla prima pagina, riporta la scritta «onore al compagno Valerio Verbano caduto sulla strada che porta al comunismo». Il materiale risulta aggiornato fino al 1982. Si tratta di un lavoro molto pulito. Le singole schede, dei fogli A4, sono conservate in camice di plastica, le note sono dattilografate in modo ordinato, la data è impressa con un timbro. Gli aggiornamenti sono battuti con un'altra macchina, il che lascia pensare che vi abbiano lavorato più persone in tempi diversi. Nessun appunto è a mano. Un lavoro da professionisti. La sensazione è che si tratti di un archivio nel quale sono confluiti differenti dossier sui fascisti presenti sulla piazza romana, compreso quello meno ordinato che venne sequestrato a Verbano. Alcune schede contengono informazioni con la dicitura: «Tratto dal lavoro del compagno Valerio Verbano». Tono deferente che porta a ritenere questo lavoro successivo alla sua morte, messo in piedi per dare una risposta risolutiva all'attivismo aggressivo dei neofascisti romani. I due raccoglitori contengono dei sottofascicoli suddivisi per zone della Capitale: Roma Est, Sud, Nord, Colle oppio, Monteverde, Eur, Centro, Testaccio-Aventino, Paioli, piazza Muscolo, piazza Bologna, piazza Indipendenza. Nella rubrica un indice indica la presenza di Nomi (circa 900 con relative zone di provenienza), numeri di targa e proprietari corrispondenti, luoghi di ritrovo, storia e vita dei Nar, approfondimenti su piazza Tuscolo, aggiornamenti sul quartiere Trieste relativi al periodo tra il 1980-82. Per volere di Carla Verbano l'intero materiale è stato consegnato alla procura dal legale, Flavio Rossi Albertini, che nel frattempo si è visto rifiutare la richiesta di copia delle parti del dossier Verbano presenti nel fascicolo perché in questa fase sarebbero «ancora coperte da segreto istruttorio». Documenti che pure sono filtrati sul Corriere della sera e poi sulle nostre pagine. Questa mole di carte riemerse almeno su un punto cominciano a fare chiarezza: il dossier c'entra molto poco con la morte di Verbano. La dietrologia, le connessioni tra apparati e ambienti della criminalità non trovano conferme, se non su aspetti già ampiamente noti. I carabinieri poi seguono una ipotesi investigativa molto diversa dalla cortina fumogena di nomi e ambienti apparsi sui media nelle scorse settimane. La pista imboccata è quelle della vendetta legata alla morte di Cecchetti. Le loro indagini si concentrano attorno ad un gruppo di neofascisti che frequentavano un noto locale di Talenti. Ma c'è dell'altro l'inchiesta su Verbano rischia di essere è una sorta di matrioska, che al suo interno può riservare altri sviluppi d'indagine questa volta sul fronte opposto. Nell'area dell'antagonismo romano cominciano a farsi strada le prime perplessità. C'è chi comincia a prender coscienza che "l'antifascismo giustizialista" non porta da nessuna parte se non al rischio di nuovi arresti a distanza di oltre 30 anni sulla base di indizi labili di persone distanti anni luce da quelle vicende.

Paolo Persichetti

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