10 aprile 2011

La famiglia di Carlo Saturno non crede al suicidio in cella. Dagli abusi al minorile alla morte al Policlinico

«Non smetto mai di guardare la foto dove stiamo tutti insieme e mi viene da piangere perché ho tanta paura, non so quando vi posso riabbracciare, non so quando uscirò, non so niente e questo mi fa stare molto triste, non provo più un pizzico di felicità». L'ultima lettera di Carlo Saturno a una delle sorelle restituisce un'immagine che non coincide con la scarna versione ufficiale a proposito di un detenuto così spavaldo da essere spedito in isolamento dopo una «colluttazione in carcere con alcuni agenti». Un sovrintendente avrebbe una frattura alla mano. In quella lettera, Carlo confessava di essersi tagliato le vene per la pressione prepotente delle "guardie". Era il 18 marzo. Dieci giorni dopo finirà in isolamento, arrestato in carcere per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Quando il gip gli convalida la misura, Saturno è già in coma con le linee della vita piatte sugli schermi dei macchinari che lo tenevano in vita al Policlinico di Bari. Il 30 marzo lo hanno trovato appeso a un letto a castello di due metri, lui che era alto 1 e 72, impiccato con le lenzuola. Morirà il 7 aprile. La procura indaga contro ignoti per istigazione al suicidio e ha identificato i carcerieri di turno. I familiari non credono al suicidio ma dietro le sbarre ogni suicidio è un omicidio di Stato. E qui i misteri ci sono e un medico legale sarà incaricato stamattina dell'autopsia. E' lo stesso che aveva detto che i segni sul collo di Saturno, 22 anni, erano compatibili sia con le lenzuola sia con un eventuale strangolamento. Carlo si sarebbe impiccato all'ora del passeggio ma l'addetto alla conta non si sarebbe accorto della sua assenza. C'è da capire anche la tempistica dei soccorsi.
Il portavoce della famiglia è un cugino che abita a Ceglie del Campo ed è lui che racconta di sette fratelli, tre dei quali ancora minorenni e sparsi in affidamento, di un padre morto di cancro a 39 anni nel 2002 e una madre a cui stata sottratta la potestà sui figli. .
La biografia del 22enne, per la prima volta in carcere a 14 anni, sembra un trattato su un «sistema che fallisce ogni giorno», come spiega a Liberazione, Mariapia Scarciglia di Antigone. Al minorile di Lecce, Carlo è incappato in una "banda" di nove guardie che, secondo l'accusa di un pm, terrorizzava i piccoli detenuti ma pure il personale che non fosse stato d'accordo con certi metodi. Tra le parti civili ci sono anche l'ex direttore, un medico, un'educatrice e una poliziotta. Al processo, Carlo era stato quello con più coraggio. «E aveva ricordato di quando uno schiaffo gli ruppe il timpano. Al mattino il cuscino era pieno di sangue ma non lo vollero mandare in infermeria. A volte era costretto a dormire nudo in isolamento, sena nemmeno un materasso», dice Nazareno Dinoi, direttore del quotidiano La voce di Manduria, la cittadina in cui è cresciuto Saturno. Processo rinviato a giugno 2012 ma solo per prendere atto della prescrizione avvenuta. Che Carlo «era sempre in guerra con le guardie», - lo ricorda anche suo cugino: «il giorno prima di essere trovato in fin di vita, aveva avuto una discussione con un poliziotto penitenziario perchè, ci dicono, rifiutava di essere trasferito in un altro padiglione del carcere di Bari». Ma sarebbe stato picchiato anche nel carcere di Taranto, davanti all'avvocato d'ufficio che lo difendeva, Antonio Liagi. Così rivelava ieri un giornale barese on line. Era stato arrestato nel corso di un blitz il 10 febbraio 2009 e il 3 marzo dell'anno appresso la sua legale di fiducia, Tania Rizzo, aveva richiesto la modalità protetta.
Da Lecce, però, era come se in ogni prigione ci fosse qualcuno ad aspettare Carlo, preceduto dalla sua fama di parte civile.
Il resto è puro copione: il Sappe, sindacato degli agenti di custodia si dice «frastornato dal clamore mediatico» che «con un abile regia» avrebbe ribaltato i ruoli tra vittime e carnefici. Il Governatore di tutte le Puglie (dove la sanità penitenziaria non è mai decollata), puntualissimo, ha incontrato i familiari di Saturno per le condoglianze, ha recitato dei versi ai giornalisti sull'«ordinario e diffuso Medioevo che forse per esorcizzare la pena del vivere non sfugge agli smottamenti verso la pena delle pene: la privazione della dignità e della speranza». E ha promesso che nelle prossime settimane nominerà il Garante che i detenuti aspettano dal 2006.

Checchino Antonini da Liberazione

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