8 aprile 2011

Carceri: Carlo Saturno muore dopo 7 giorni di coma; si indaga per istigazione al suicidio. Per la sorella Carlo è stato ucciso in carcere

Si indaga per istigazione al suicidio, per la morte avvenuta questa mattina di Carlo Saturno, il giovane detenuto del carcere di Bari trovato dalla polizia penitenziaria con un cappio al collo fatto con un lenzuolo.
Secondo le indagini del pm Isabella Ginefra e dell’aggiunto Pasquale Drago, il giovane potrebbe essere stato indotto al suicidio da persone che al momento risultano ignote. Il fascicolo della Procura, infatti, è passato da modello 45, indagine conoscitiva, a modello 44, ossia contro persone da identificare.
“I segni sul collo sono esclusivamente compatibili con il lenzuolo - tiene a precisare il medico legale Francesco Introna, smentendo categoricamente la notizia di stampa diffusa questa mattina da un quotidiano. Hanno scritto falsità, non ho mai sollevato dubbi su come sia avvenuto il soffocamento e comunque non ho avuto alcun mandato formale né ho depositato alcuna perizia”.
Dunque sarebbe confermato, per il momento, che Saturno si sia suicidato, ma su istigazione di qualcuno. Ma di chi? Senza muovere accuse, sembra che alcune ombre si siano estese su alcuni agenti della polizia penitenziaria di Bari. Secondo la Procura, prima del suicidio il giovane sarebbe stato picchiato da alcuni agenti. I motivi non sono ben chiari, anche se si ipotizza che possano essere sorti contrasti quando fu deciso il trasferimento di cella di Saturno. In quell’occasione, fu disposto il trasferimento nella cella di isolamento.
Agli atti, poi, risultano alcuni trascorsi sempre con la polizia penitenziaria. Quando Saturno era rinchiuso nel carcere minorile di Lecce, sarebbe stato picchiato da alcuni agenti della penitenziaria. Per quell’aggressione è ancora in corso un processo per lesioni, contro nove agenti del carcere di Lecce. Al momento, dunque, la Procura vuole accertare se dietro il suicidio del giovane, ci siano state pressioni da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria.
Perquisizioni sono in corso nel carcere di Bari da parte della polizia giudiziaria su disposizione della Procura,  La polizia giudiziaria sta acquisendo fascicoli e documentazione utili a ricostruire i giorni precedenti a quello che sembra essere un suicidio. Dopo la morte, avvenuta questa mattina nel reparto di rianimazione del Policlinico di Bari, la Procura ha modificato l'iscrizione del fascicolo d’inchiesta che fino a ieri era a "modello 45", cioè senza indagati nè ipotesi di reato. L'aggiunto Pasquale Drago e il sostituto Isabella Ginefra, ai quali è affidata l’inchiesta, indagano ora per istigazione al suicidio contro ignoti. E’ stata disposta l’autopsia e nelle prossime ore sarà affidato l’incarico ad un medico legale.
Le indagini finora compiute dalla procura di Bari non avrebbero accertato alcun segno recente di lesioni provocate da terzi sul corpo di Carlo Saturno. Lo si apprende da fonti giudiziarie. Sul corpo del giovane sarebbero state invece trovate vecchie ferite, probabilmente procurate da terzi negli anni scorsi. Per questo motivo, fino a stamani il fascicolo d’indagine, affidato ai pm Pasquale Drago e Isabella Ginefra, era iscritto a "modello 45", cioè senza ipotesi di reato e senza indagati. Con la morte del giovane, avvenuta poco fa, i magistrati inquirenti potrebbero rivedere, per motivi procedurali, la loro impostazione di lavoro in vista dell’autopsia che probabilmente decideranno di disporre e di affidare al medico legale dell’università di Bari, Francesco Introna. Questi nei giorni scorsi, su richiesta dei pm, ha visitato Saturno in rianimazione.
“L’autopsia faccia luce, senza lasciare dubbi, sulle reali cause della morte di Carlo Saturno e su ciò che è accaduto nei suoi ultimi giorni di vita”. Lo chiede Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri, dopo la morte del giovane detenuto del carcere di Bari.
“L’inchiesta interna disposta dal Dap faccia anche chiarezza sul perché - aggiunge - il ragazzo fosse stato posto in isolamento e se ciò fosse legittimò. ‘È inoltre da verificare se fossero state adottate misure di sostegno - prosegue Gonnella - per una persona che aveva manifestato paura e depressione”. Il presidente di Antigone annuncia, infine, che il caso di Carlo Saturno sarà segnalato alle autorità sovranazionali e che “sulla vicenda del processo alle guardie penitenziarie, in cui il giovane era parte lesa, rinviato a dopo la prescrizione dei reati, è pronto un esposto al Csm”.
I familiari si sono affidati a un legale. “Carlo stava pagando per i suoi errori, non meritava quella fine”. “Vogliamo la verità, vogliamo scoprire chi ce l’ha ammazzato, vogliamo soltanto la verità”. Grida e piange Anna Saturno, la sorella di Carlo, il detenuto 22enne che lo scorso 30 marzo, è stato trovato impiccato nella sua cella nel carcere di Bari.
È appena uscita al reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari dove il giovane è ricoverato da una settimana con l’elettroencefalogramma piatto.

Che cosa pensa sia accaduto a suo fratello?
“È quello che vogliamo sapere. Vogliamo sapere cosa è successo in quella cella, è meglio che chi sa parli altrimenti andrà a finire molto male”.

Lei non si è fatta un’idea? Suo fratello le aveva mai raccontato qualcosa di strano?
“Carlo mi diceva sempre di andarlo a trovare, mi diceva che mi voleva bene, lo avevo sentito pochi giorni prima, stavo rispondendo alla sua lettera quando ho avuto la notizia giovedì scorso. Mio fratello non era pazzo, era solo un ragazzo che aveva preso una strada sbagliata ma stava pagando per i suoi errori. Mio fratello non si è suicidato ma è stato ammazzato”.

È stato trovato impiccato nella cella. Perché dice che è stato ammazzato?
“Lo hanno fatto morire. Sono degli assassini, si devono vergognare, non devono più uscire di casa. Quelli trattano i detenuti solo come delinquenti quando potrebbero essere i propri figli”.

Chi sono quelli? Gli agenti di polizia penitenziaria?
“Sì”.

Crede che lo picchiassero in carcere?
“Sicuramente, anche se lui mi diceva di stare tranquilla. Come accadeva a Lecce. Ora voglio sapere la verità. Voglio sapere di chi è la colpa. Voglio sapere perché al posto di educare, dato che a questo dovrebbe servire il carcere, facevano altro. Bisogna invece perdonare e rieducare. Se solo fossero stati loro figli”.

Ora che pensate di fare?
“Vogliamo andare fino in fondo. Mio fratello non era un assassino, aveva solo sbagliato, ma stava scontando la sua pena e io adesso lo voglio vicino a me, voglio abbracciarlo, non lo voglio nella tomba, non voglio un fratello sotto terra. Ora sto pregando, ma i medici non ci hanno dato buone notizie. A questo punto non ci rimane altro che la verità. La verità e la giustizia”.

L’ultima lettera: ho tanta paura, statemi vicino
“Non smetto mai di guardare la foto dove stiamo tutti insieme e mi viene da piangere perché ho tanta paura, non so quando vi posso riabbracciare, non so quando uscirò, non so niente e questo mi fa stare molto triste, non provo più un pizzico di felicità”.
È datata 18 marzo l’ultima lettera che Carlo Saturno ha scritto dal carcere alla sorella Anna. Il giovane fa riferimento su quel pezzo di carta anche a un altro recente tentativo di suicidio. “Cara sorellina mi dispiace di averti fatto piangere, vedi che non mi sono tagliato tutto ma è stato un momento di crisi che sto passando tuttora”. Il 22enne aveva infatti provato a tagliarsi le vene ma non ci era riuscito.
“Ti aspetto tanto, quando vieni? Scrivimi presto per favore, statemi vicino. Vieni presto per favore perché voglio vederti”. Così si concludono le poche righe scritte dal giovane di Manduria alla sorella che adesso vive a Pulsano a pochi chilometri da Taranto. Dopo dodici giorni, il tentativo di suicidio.

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