25 marzo 2011

Processo Cucchi: Prima udienza per la morte del trentunenne. 12 imputati tra sanitari e secondini

«Riguardandomi indietro è una grande cosa che il processo sia iniziato. Per noi è difficile essere qui a ricordare quanto è accaduto. Soprattutto perchè siamo convinti che la verità è ancora lontana». Parole da tenere sempre a mente quelle di Ilaria Cucchi dopo la prima udienza del processo, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, sulla morte del fratello, fermato per droga il 15 ottobre del 2009 e poi morto la settimana successiva in ospedale. Perché sarà un processo lungo, con le difese che giocheranno ogni tipo di carta per neutralizzare la potenza della presa di parola di una famiglia contro la combinazione letale di proibizionismo, carcere e malasanità che ha ucciso un trentunenne sano, arrestato per un pugno di grammi d'hashish e sottoposto a un supplizio iniziato in un paio di caserme dei carabinieri, proseguito nei sotterranei di un tribunale, dunque a Regina Coeli e fino a un repartino penitenziario di un grande ospedale romano. A un anno e mezzo dai fatti la famiglia Cucchi è riuscita ad arrivare a un processo ed è consapevole di un lutto «ancora da elaborare». Per i pm, però, Stefano sarebbe morto anche se fosse stato a casa. La famiglia stenta a credere alla tesi dell'abbandono dei medici. Bisognerà attendere la disanima delle 150 testimonianze richieste per capire se reggeranno le accuse a 12 persone, sei medici, tre infermieri e tre guardie carcerarie per i reati di lesioni e abuso di autorità, favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica. Nella vicenda Cucchi c'è già stata una condanna, quella a carico di Claudio Marchiandi, direttore dell'ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, al quale sono stati inflitti due anni di reclusione dopo il processo con il rito abbreviato.
Tra le richieste preliminari all' inizio del dibattimento nel processo per la morte di Stefano Cucchi c'è stata quella che ha sollecitato una delle difese relativa all'effettuazione di un sopralluogo nella cella del tribunale di Roma dove fu tenuto il giovane in attesa dell'incredibile convalida di un arresto sulla base di carte zeppe di errori (che Cucchi fosse un albanese privo di fissa dimora). La terza corte d'assise si è riservata di decidere alla prossima udienza. Tra i documenti che i pm hanno chiesto di produrre, ci sono gli atti dell'inchiesta compiuta dalla commissione parlamentare presieduta da Ignazio Marino e quelli dell'inchiesta dell'amministrazione penitenziaria. La prossima udienza, il 28 aprile, compariranno in aula i primi testimoni: gli otto carabinieri (scampati all'inchiesta, per ora) che lo arrestarono.

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