3 marzo 2011

Omicidio Stefano Cucchi; interviene il Quirinale, in risposta alla lettera alla sorella

Ilaria Cucchi gli aveva scritto un mese fa, all'indomani del rinvio a giudizio di dodici imputati per la morte di suo fratello Stefano, il geometra romano arrestato per possesso di hashish una sera d'ottobre del 2009 e uscito cadavere dal reparto carcerario di un ospedale dopo una settimana di detenzione. Era amareggiata, la sorella di Stefano, perché dai reati contestati era scomparso l'omicidio, colposo o preterintenzionale che fosse, per lasciare spazio alle lesioni e all'abbandono di persona incapace a provvedere a se stessa. Così aveva deciso di rivolgersi al presidente della Repubblica in persona. "Non possiamo comprendere - sosteneva la donna a conclusione della lunga lettera inviata a Giorgio Napolitano - pubblici ministeri che ostinatamente fanno finta di non sapere che Stefano, se non fosse stato picchiato, ora sarebbe vivo come vivo era con noi la sera del suo arresto. Caro presidente, noi non comprendiamo ma siamo ben consapevoli di quanto poco ciò conta, così come quanto poco è contata per l'umana giustizia italiana la vita di Stefano Cucchi. E di quanto poco continui a contare. Ognuno di noi esseri umani coltiva un piccolo o grande sogno, il mio è quello di essere smentita". Ora, a un mese dall'inizio del processo fissato per il 24 marzo, dal Quirinale è arrivata la risposta. A firma di Loris D'Ambrosio, il consigliere del presidente della Repubblica per gli affari dell'amministra-zione della Giustizia, "Il capo dello Stato segue con attenzione i problemi connessi alla condizione carceraria e vive con preoccupazione e turbamento le vicende umane che da essa non di rado discendono - si legge nella lettera firmata da D'Ambrosio -. E ha assicurato più volte che è indispensabile assicurare alla persona detenuta il pieno rispetto dei suoi diritti fondamentali, e a tal fine è altrettanto indispensabile che gli organi preposti attivino le più rigorose forme di controllo per impedire il compimento di atti prevaricatori o, addirittura, costituenti delitto". Nella vicenda di Stefano Cucchi, evidentemente, tutto questo non è stato garantito. Ma al Quirinale fanno affidamento che il dibattimento che sta per cominciare possa chiarire i punti oscuri della morte di un detenuto rimasta ancora inspiegata. "Nella umana comprensione per la sofferenza sua e della sua famiglia - scrive ancora il consigliere di Napolitano a Ilaria Cucchi - la invito ad avere fiducia nella magistratura che, ne sono certo, saprà tempestivamente pervenire, anche grazie al contributo della difesa tecnica da voi attivata, al compiuto accertamento delle responsabilità, a tutela di tutte le parti del processo". La cosa più importante, per Ilaria Cucchi e gli avvocati che sostengono le ragioni della sua famiglia, sta nell'inciso contenuto nelle considerazioni finali della lettera giunta dal Quirinale. Quello in cui D'Ambrosio valorizza il "contributo della difesa tecnica da voi attivata". Perché la prima battaglia che i legali di parte civile affronteranno in Corte d'assise sarà quella persa davanti al giudice dell'udienza preliminare, e cioè la richiesta di una nuova perizia sulle cause del decesso di Cucchi. Per stabilire un collegamento - certo secondo i consulenti degli avvocati, viceversa escluso categoricamente da quelli dei pubblici ministeri - tra le percosse ricevute da Stefano e la morte arrivata sei giorni più tardi. È questo il punto di maggior rammarico manifestato dalla sorella di Stefano, sottolineato anche nella lettera a Napolitano. Lei e i suoi genitori continuano a ritenere che esista un rapporto di causa-effetto tra le botte prese dal detenuto nelle camere di sicurezza del Tribunale di Roma (peraltro negate dagli agenti penitenziari) e i motivi del ricovero. E di conseguenza della morte. "Se Stefano non fosse stato picchiato non sarebbe andato in ospedale, non sarebbe stato messo in un reparto chiuso e oggi sarebbe vivo", ha sempre detto Ilaria. Nelle sue conclusioni, di fronte alla richiesta di nuovi accertamenti, il giudice che ha rinviato a giudizio degli imputati ha osservato che le conclusioni dei periti delle parti civili "evidenziano problematiche e spunti di carattere scientifico degne di considerazione, ma necessitano di essere approfondite". Come dire che quel nesso tanto discusso ci potrebbe essere, ma ancora non è chiaro. Tuttavia gli ulteriori tentativi per arrivare a una risposta definitiva, ha aggiunto, potranno avvenire "solo nell'ambito delle sede dibattimentale". Cioè in quel processo che sta per cominciare, e al quale il Quirinale invita i familiari di Stefano Cucchi a guardare con speranza e fiducia.

fonte: Corriere della Sera

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