18 gennaio 2011

Teramo: città a libertà "vigilata"

COLPEVOLI DI DIFENDERE UN IDEALE

L’Antifascismo a Teramo
La città di Teramo vanta una lunga tradizione antifascista. Durante la seconda guerra mondiale, moltissimi giovani Teramani decisero di sacrificare la propria vita per liberare l’Italia dal regime fascista e dagli invasori nazisti. Grazie alle loro gesta nella battaglia di Bosco Martese, alla città di Teramo nel 2005 è stata assegnata la medaglia d’oro alla Resistenza. Nel corso degli anni le istituzioni non hanno fatto altro che onorare, con delle celebrazioni non all’altezza della situazione, la memoria di questi giovani, molti dei quali nostri nonni.

CRONOLOGIA DEI FATTI.
I primi rigurgiti di fascismo a Teramo si hanno negli anni 80 con la creazione del movimento di Fiamma Tricolore. Lo stesso non ha visibilità grazie anche alla presenza a Teramo di un forte movimento legato al partito Comunista. La città di Teramo, a dire la verità, ha vissuto sempre una situazione tranquilla e di convivenza tra movimenti contrapposti tenuto conto anche delle poche iniziative che si registravano.
Durante i primi anni del 2000 accade che alcuni disadattati, fuoriusciti da Rifondazione Comunista, inizino a predicare idee nazifasciste. Non vengono visti con preoccupazione, suscitano anzi una certa “tenerezza”. Gli stessi iniziano a frequentare ambienti dell’estrema destra non territoriale. Minacciano ragazzi più’ piccoli con coltelli e armi non convenzionali, le armi degli infami, le armi di chi è insicuro.
Vengono così ricondotti sulla retta via da alcuni ragazzi non schierati politicamente con delle “buone maniere”. Grazie a questo intervento gli stessi vivono nell’ombra fino a quando iniziano a rivedersi in giro nei meandri di Teramo.
La prima data da ricordare è quella del 25 aprile 2008 quando uno di questi soggetti, indossando una fascia nera al braccio in segno di lutto, pone, nel corso delle celebrazioni di rito, una bandiera della repubblica di Salò su una corona commemorativa. Di seguito iniziano a farsi vedere con dei banchetti sotto i portici e iniziano ad espandersi nelle scuole, aderendo al movimento denominato Casapound. Crescono nei numeri grazie all’avvicinamento di molti ragazzini a cui fanno il lavaggio del cervello raccontando favole sulla loro forza e garantendo loro protezione e, il 4 ottobre, organizzano, con il benestare della questura di Teramo, un incontro, “aperitivo giallo-nero”, al bar Civico 21 al quale partecipano per lo più individui venuti da fuori. Nel corso della serata ricevono la visita di un gruppo di non più’ di 10 ragazzi teramani desiderosi di fare sapere che la loro presenza in città non è gradita e l’obiettivo viene raggiunto. Loro rispondono assaltando, in 30 circa, ed armati, un centralissimo bar di Teramo, abituale ritrovo di molti giovani che con la politica nulla hanno a che fare, distruggendo una vetrina e prendendosela con persone che con i fatti precedentemente accaduti non c’entravano niente. La pagliacciata, comunque, la pagano cara: infatti in 14 si fanno fermare e vengono arrestati per danneggiamento. Dei 14 solo 4 sono della provincia di Teramo. Purtroppo viene arrestato per resistenza a p.u. anche un ragazzo di Teramo. Il lunedì successivo si svolge l’udienza di convalida e, mentre le carogne fasciste vengono liberate, il ragazzo rimane agli arresti dove resterà, nonostante diverse testimonianze lo scagionino, per 6 mesi, tra galera e domiciliari.
Nasce da lì un grande attrito tra le opposte fazioni. Si vive in città un clima di astio, anche se c’è da dire che lo scontro non ha ancora dei connotati propriamente politici o per lo meno in quella fase si sceglie, per svariati motivi, di non dargliene.
La svolta avviene nel momento in cui si viene a sapere che il 30 maggio 2009 è in programma il concerto degli Zetazeroalfa. A quel punto, un gruppo molto ristretto di ragazzi, convinti Antifascisti, decide che è arrivato il momento di dare un’ organizzazione ad un movimento altrimenti spontaneo e di creare i presupposti per togliere definitivamente qualsiasi agibilità a tali individui. Il primo obiettivo che viene posto è ottenere l’annullamento del concerto degli Zetazeroalfa. Per raggiungere tale obiettivo lo sforzo fatto da coloro che si mettono in prima linea è immenso: nel giro di un paio di settimana vengono organizzati svariati incontri ai quali vengono invitati anche soggetti appartenenti a realtà diverse e distanti dalla nostra, si stampano e si attacchinano volantini praticamente ogni giorno: l’obiettivo è far capire a tutti che gli Zetazeroalfa a Teramo non suoneranno, in un modo o nell’altro. Il 23 maggio viene organizzata una manifestazione per le via del centro per ribadire il concetto. Alla testa del corteo c’è lo striscione “ Teramo Antifascista”. L’iniziativa è abbastanza partecipata e numerosi sono i giovani che si avvicinano alla causa dell’antifascismo. La settimana successiva, a pochi giorni dalla data fissata per il concerto, e con il movimento in fermento che aveva ormai la certezza di dover sopperire alla mancanza delle Istituzioni nella difesa di un ideale sancito nella nostra Costituzione, arriva la notizia che gli Zetazeroalfa non verranno a Teramo: l’obiettivo è raggiunto!
Tutta la vicenda del concerto rafforza e fa crescere molto il movimento: in pratica si passa da una situazione in cui si è rischiato seriamente di assistere ad una sorta di raduno interregionale di Casapound ad una nella quale ai fasci non viene più concesso alcuno spazio.
Nei mesi successivi si susseguono gli “incontri ravvicinati” e ogni volta capiti l’occasione i fasci vengono trattati come è giusto fare. In pratica escono solo in gruppo e frequentano zone e bar fuori dal centro, sono isolati e ghettizzati.
Si arriva così al 23 dicembre 2009, la data che nessuno di noi scorderà e che, se da un lato evoca tanti brutti ricordi, dall’altro rappresenta un punto di svolta per il movimento antifascista teramano.
Quella sera tre nostri amici, di cui due vicini al movimento, non tanto negli ideali quanto nella “sostanza”, vengono aggrediti e accoltellati da un gruppo di una decina di fascisti mentre, con le rispettive fidanzate, stanno entrando in un noto locale della periferia teramana.
Il vile e infame gesto suscita indignazione e rabbia quasi unanime in tutta la città. Quasi unanime perché se da un lato la cittadinanza reagisce e lo fa attivamente, ognuno per la sua parte, le Istituzioni, le fdo e la magistratura restano impassibili. Non una dichiarazione da parte del governo della città su un fatto così grave e che mai prima di allora era accaduto, non una presa di posizione netta di condanna verso individui che inneggiano al nazifascismo e che vanno in giro con una lama in tasca.
Ma il vero scandalo è che i tutori dell’ordine pubblico non intervengano: la polizia giudiziaria non ritiene necessario l’arresto in flagranza di reato e il p.m. Davide Rosati, amico di famiglia di alcuni fascisti nonché padre di un ragazzino che non perde occasione per pubblicare sul suo profilo di face book foto che lo ritraino con pistole e croci uncinate, non firma nessun provvedimento restrittivo nonostante un ragazzo abbia rischiato di perdere un polmone, e sia stato costretto a trascorrere il Natale in ospedale, ed un altro si ritrovi il volto marchiato a vita! E siccome oltre a danno c’è sempre anche la beffa, a distanza di qualche tempo lo stesso p.m. Davide Rosati decide di denunciare tutti, aggrediti ed aggressori, contestandogli il reato di rissa. In pratica il tentativo di omicidio ( perche di ciò si tratta se mi accoltelli ad un polmone) viene derubricato a semplice rissa e di quest’ultimo reato viene accusato anche chi ha subito questa aggressione così infame e vigliacca.
Di fronte a questo atto infame commesso tanto dai fascisti e tanto da chi li protegge e spalleggia viene organizzata a Teramo una manifestazione Antifascista per dare un segnale forte. La manifestazione del 9 gennaio 2010 è un successo data la numerosa partecipazione di ragazzi di Teramo e non solo. Si gettano le basi per la costruzione di un gruppo maggiormente strutturato ed organizzato, che prende il nome di “Azione Antifascista Teramo”, e tutti i partecipanti si ripromettano di vigilare sulle vie della nostra città per evitare il ripetere di tali episodi e togliere qualsiasi spazio ai fascisti.
Da quel giorno in città esiste un vero e proprio movimento Antifascista coordinato e supportato da decine di ragazzi. Gli stessi si incontrano a cadenza settimanale per organizzare di volta in volta incontri, dibattiti, feste e manifestazioni. Riescono di fatto a presidiare continuamente le vie di Teramo. Nel frattempo gli infami fascisti sono rilegati in un Bar, il Borromei, dal quale, di fatto, non possono uscire e allontanarsi.
La rabbia dei ragazzi di Teramo è sempre maggiore e, di fatto, accade che spesso e volentieri alcuni si affaccino dalle parti del loro Bar per ricordargli che ciò che è accaduto non verrà dimenticato.
Nei mesi successivi i neofascisti di forza nuova, che intanto avevano espresso solidarietà agli accoltellatori del 23 dicembre 2009, cercano di ritagliarsi uno spazio nella nostra città dialogando con “Teramo non allineata”, lo pseudo-gruppo creato dai fasci teramani. Il primo tentativo di affacciarsi dalle nostre parti, visto che i forzanuovisti sono tutti di fuori, viene evitato e il volantinaggio in programma, che tra l’altro non era stato neanche pubblicizzato per la loro codardia, viene annullato grazie alla mobilitazione del movimento antifascista e di tanti semplici cittadini che fanno intendere chiaramente di non volere certi soggetti nella loro città.
È a questo punto che in soccorso dei fasci arrivano i loro degni compari della questura di Teramo che autorizzano un volantinaggio da svolgere in una triste domenica teramana. Ancora una volta decisivo risulta essere l’intervento degli antifascisti teramani che, occupando la piazza in un primo momento concessa ai fascisti, relegano questi ultimi fuori le mura del centro di Teramo in una zona che la domenica pomeriggio è, desolatamente, deserta. Il 7 febbraio 2010 Teramo è blindata e gli antifascisti che vogliono cacciare i fasci, che nel frattempo si danno volantini tra di loro, vengono respinti dalla celere “sapientemente” guidata dal capo di gabinetto della questura, Mimmo De Carolis.
L’autorizzazione rilasciata per quel volantinaggio viene ritenuta una vera e propria provocazione e lo sdegno dei Teramani è palpabile.
Successivamente accade che, durante una festa privata, organizzata da alcuni giovani, un simpatizzante del movimento Antifascista venga minacciato da uno degli stessi infami del 23 dicembre con un coltello. Saputa la notizia la rabbia cresce ancora di più perché si constata come chi la sera del 23 dicembre non ha esitato a sferrare dei fendenti a dei nostri compagni giri ancora indisturbato con una lama in tasca.
Alcuni di noi, resisi conto dell’assoluta impunità concessa dalle autorità agli infami fascisti, perdono la testa e la sera di venerdì 28 maggio 2010 cercano la vendetta nel loro bar. I fascisti si rinchiudono all’interno dello stesso e, di fatto, non accade quasi nulla, se non un reciproco lancio di oggetti. I danni si limitano ad una vetrina del bar ammaccata e alla contusione ad un dito della mano per la madre del proprietario del bar, giudicata guaribile in 7 giorni. La polizia, in questa circostanza, adotta una metro di giudizio completamente diverso rispetto a quello riservato alle carogne ed arresta due ragazzi fermati a centinaia di metri dal luogo ove si erano svolti i fatti. I due vengono portati in questura ed a loro il pm Rosati contesta i reati di devastazione, minacce ed, in un solo caso, quello di lesioni. Nel corso dell’udienza di convalida, il lunedì successivo, per i due il giudice stabilisce la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Morale della favola? Se accoltelli una persona ad un organo vitale puoi continuare ad andare in giro tranquillamente senza dover cambiare il tuo “stile” di vita, se invece ammacchi la vetrina di un bar, cosa tra l’altro tutta da dimostrare, ti viene contestato il reato di devastazione, roba da g8 di Genova, e ti fai più di 3 mesi tra arresti ed obbligo di dimora. Come dire che una vetrina vale più di un polmone, o della vita stessa, di un ragazzo.
Tutto questo accade perché gli antifascisti si rendono conto che si devono fare giustizia da loro.
Dove non arriva la giustizia arriva il popolo… questo pensiero è più forte che mai!
Mente i ragazzi scontano gli arresti domiciliari grande è la solidarietà dimostrata da tutti. Vengono fatte collette, raccolte di libri e film per rendere meno dura la permanenza ai domiciliari. E proprio a seguito di alcuni incontri organizzati per raccogliere soldi e materiale da far arrivare ai ragazzi agli arresti, personale della questura di Teramo si reca nei bar dove tali incontri si erano svolti intimando ai proprietari di impedirne il ripetersi e minacciando conseguenze per le loro attività nel caso in cui non si fossero adeguati alle loro direttive.
Nel frattempo Forza Nuova, che non perde occasione per cercare, con ogni pretesto, di tornare nella nostra città, ottiene nuovamente, ed ancora una volta inspiegabilmente, l’autorizzazione ad organizzare un presidio in Piazza Dante, nelle vicinanze del già citato bar Borromei, ritrovo, e ghetto, delle carogne. Il movimento antifascista si mette immediatamente in moto e per esprimere tutto il dissenso e il disprezzo per tale decisione si decide di effettuare una sorta di comizio nella centralissima Piazza Martiri. E così, il 18 giugno 2010, i sinceri antifascisti, scesi in piazza per difendere un ideale sancito dalla nostra Carta Costituzionale e per protestare contro lo spazio concesso, in una città Medaglia d’Oro alla Resistenza, a personaggi quali lo stragista e leader di fn Roberto Fiore, vengono manganellati sotto gli occhi di tanti cittadini che avevano precedentemente applaudito i discorsi pronunciati al megafono. In seguito a tali fatti diversi appartenenti e simpatizzanti del movimento vengono denunciati per aver sopperito alla mancanza delle istituzioni.
Arriva l’estate e le carogne fasciste si spostano lungo la costa e anche lì si rendono protagonisti di episodi di minacce a ragazzi ritenuti vicini a chi ha tolto loro ogni visibilità nell’entroterra.
Una sera accade l’inevitabile: i fasci vengono attaccati da alcuni ragazzi dalle “buona maniere”. Ma la cosa non ha riscontri nell’immediato.
I ragazzi arrestati per la presunta devastazione al bar borromei, intanto, non ricevono il permesso per recarsi a lavoro e ad ogni istanza presentata dai loro legali il pm Rosati dà parere contrario. Solo dopo 50 giorni di arresti, ai giovani, peraltro entrambi incensurati, viene concessa la possibilità di andare a lavorare ma le restrizioni, pretese da Rosati ed inflitte dal giudice, sono pesantissime: obbligo di dimora nel comune ove lavorano(Tortoreto ed Alba Adriatica) e possibilità di uscire solo dalle 7 alle 20.
In questo lasso di tempo che và dalle manganellate agli antifascisti alla concessione degli arresti domiciliari, 10 ragazzi del nostro movimento vengono raggiunti da avviso orale. Addirittura anche chi era incensurato.
A distanza di 3 mesi dalla fantomatica devastazione del 28 maggio un terzo ragazzo viene arrestato e messo ai domiciliari mentre un quarto viene denunciato a piede libero. L’ arresto non ha basi su cui poggiarsi ed infatti il ragazzo solo dopo 5 giorni torna in libertà con l’obbligo di rientrare a casa entro le 21. Purtroppo però il suo calvario non finisce qui: infatti, a seguito di un incontro ravvicinato con uno degli infami del 23 dicembre, viene nuovamente messo ai domiciliari e nel momento in cui scriviamo si trova ancora a dover far ritorno a casa entro le 21.
Intanto l’estate finisce e la pressione della polizia sugli antifascisti è sempre più forte ed infatti per alcune scritte comparse in giro per Teramo vengono denunciati 2 ragazzi che quella sera erano a casa come da testimonianza.
Dopo tre mesi dalla già citata scazzottata al mare, al seguito della quale non c’erano stati refertati e fermi, un ragazzo del nostro movimento viene arrestato per rissa e due denunciati a piede libero. Dopo 3 mesi dal fatto arrestati per una semplice scazzottata e senza che gli organi inquirenti avessero in mano alcuna prova schiacciante se non una testimonianza piuttosto confusa e frammentaria!

E veniamo ai fatti più recenti.
Una notte di inizio settembre si incrociano per Teramo alcuni ragazzi vicini al nostro movimento e le carogne fasciste. I nostri verranno aggrediti con bottigliate e altro. Dopo un mese il pubblico ministero Rosati dispone l’arresto di 4 nostri compagni che resteranno ai domiciliari per ben 3 mesi e ai quali lo stesso pm negherà, in più di un occasione, la possibilità di andare a lavorare e frequentare l’università.
Il 27 novembre, in barba a quanto accaduto e vissuto precedentemente, il prefetto Soldà e il questore Di Ruocco, già tristemente famosa per le cariche agli operai di Melfi, concedono alle merde di Forza Nuova l’ennesimo permesso a volantinare nelle vie di Teramo. E’ l’ennesimo affronto da parte delle autorità cittadine. Nel corso della giornata una decina di sfigati di FN, come sempre arrivati da fuori provincia, vengono protetti in tutti i modi da un dispiegamento di forze dell’ordine a dir poco imponente, circa 80 unità, nonostante nel frattempo una cinquantina di antifascisti cerchi in tutti i modi di cacciarli. Si registrano anche alcune cariche di alleggerimento della polizia. Nei giorni seguenti si viene a sapere dagli organi di stampa che 20 ragazzi verranno denunciati per manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale e, udite udite,tentata rissa e grida sediziose: siamo davvero alle comiche e se non si parlasse di cose e fatti realmente accaduti ci sarebbero gli elementi per ridere per un’intera settimana.
Si avvicina così l’anniversario del 23 dicembre e si decide di organizzare per il 18 un concentramento in piazza Orsini per ricordare quella data e discutere di antifascismo e lotta alla repressione in generale. Il prefetto Soldà, insieme al questore, ci vieta la piazza e la comunicazione ci viene notificata a soli 4 giorni dall’iniziativa . Ci viene comunque assicurata la concessione per sabato 8 gennaio, ma è storia di questi giorni l’emissione di un’ordinanza che istituisce in città una vera e propria zona rossa che non sarà più concessa per manifestazioni di “dissenso e protesta”, è il funerale della democrazia!
Allo stato attuale abbiamo 8 ragazzi che tutte le mattine si recano in questura a firmare, 2 che hanno l’obbligo di rientrare a casa entro le 21, tra l’altro ad uno di essi è stata notificata la richiesta di sorveglianza speciale per 5 anni che si discuterà a marzo 2011, e una quindicina di ragazzi, tra cui molti incensurati, a cui è stato notificato l’avviso orale. Una ragazza, è giusto ricordarlo, è stata prelevata da casa sua e messa sotto continuo ricatto dalla Digos per dire ciò che le loro orecchie volessero sentire.
Tutto questo viene fatto pagare a chi si oppone alla presenza di nazifascisti in città e a chi, di fatto, nel corso dell’ultimo anno e mezzo in particolare, ha sopperito all’assenza e all’immobilismo delle istituzioni nella difesa di un ideale così nobile , quale è l’antifascismo, sancito nella Costituzione. Con i loro comportamenti il P.M. Davide Rosati, il questore Di Ruocco e le forze dell’ordine in generale hanno dimostrato chiaramente da che parte stanno. Il loro obiettivo è reprimere il movimento antifascista teramano e, in tal modo, continuare a dare agibilità a chi dovrebbe essere di per sé fuorilegge per le idee che professa e per gli ideali che rivendica. Evidentemente però ad un sistema malato come il nostro è più utile chi fomenta odio, disprezza il diverso e va in giro con una lama in tasca ma, in fin dei conti, a questo sistema si adegua e di esso è il cane da guardia, piuttosto che chi tale sistema rifiuta e combatte.
Aggiornamenti ultimi a martedì 4 gennaio sono i seguenti: la piazza per organizzare il concentramento previsto non ci è concessa, abbiamo provocatoriamente chiesto piazza dante, luogo di ritrovo delle carogne fasciste. La notte tra il 26 e 27 dicembre codardi hanno cercato di dare fuoco, in maniera goffa, alla sede di Rifondazione Comunista.

Non ci piegheremo e non ci faremo intimidire da nessuno!

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