7 dicembre 2010

Razzisti di stato. Non cambia niente

Chi si ricorda dei migranti saliti sulla gru a Brescia e poi rinchiusi nei Cie ed espulsi? Certo, i movimenti che li hanno appoggiati e si sono presi un po’ di manganellate se ne sono ricordati. E anche tutti coloro che continuano cocciutamente a opporsi al razzismo. Ma, per il resto, questa protesta estrema e rischiosa è caduta nel rapido oblio che, così sembra, spetta a qualsiasi conflitto sociale reale nel nostro paese. E questo dovrebbe portarci a qualche riflessione in contro-tendenza rispetto alla grancassa mediale che accompagna le convulsioni del governo Berlusconi, il conflitto con Fini e così di seguito.
Il primo punto è che nell’Europa incattivita dalla crisi, e soprattutto in Italia, la questione dei migranti è oggi definita in termini di esclusione radicale, ufficiale, unanimista, bipartisan. Quando Maroni varò il decreto sulla sicurezza, quello dei sindaci sceriffi - che era evidentemente mirato alla repressione degli stranieri nei luoghi pubblici - il mitico Chiamparino “protestò” perché mancavano i soldi per attuarlo…
Nessuna riflessione degna di nota, e tanto meno strategica, sulla questione delle migrazioni è mai venuta da ambienti della cosiddetta opposizione di centro-sinistra. A parte il dissenso puramente verbale e mitissimo davanti alle iniziative xenofobe di Maroni e dei sindaci leghisti, il centrosinistra da sempre condivide la divisione degli stranieri in “buoni” (quelli che «non fanno problemi») e “cattivi” (i clandestini), senza mai sospettare o dire che oggi la clandestinità è il destino di qualsiasi straniero che perde il lavoro o la casa, che commette infrazioni minime, che resta impigliato nei controlli urbani. Ma non è una novità. Vi ricordate i governatori del centro-sinistra (compreso Vendola) che, prima delle elezioni politiche del 2006, avevano firmato per la chiusura dei Cpt (oggi Cie)? Dopo l’effimera vittoria di Prodi, l’iniziativa è caduta nel nulla…
Con la crisi galoppante e l’aumento del precariato, la tenaglia dell’esclusione si è richiusa definitivamente sugli stranieri. Se agli operai non si riconoscono più diritti, con l’assenso attivo di parte del movimento sindacale, se un po’ di uova lanciate dagli studenti fanno gridare al terrorismo, che dire di queste ombre, di questi non-cittadini che ci scivolano accanto nel disinteresse, se non nel fastidio generale? E i Rom schedati? E i vigili anticlandestini di Milano? E gli stucchevoli dibattiti sulle moschee, come se il problema fosse il conflitto tra religioni - e non invece una questione elementare di diritti al movimento, alla cittadinanza e al riconoscimento? Né ci consola che altrove la xenofobia, come nelle espulsioni di Rom volute da Sarkozy, il fratellino parigino di Berlusconi, assuma una dimensione persino più grottesca e fanatica che da noi. Si tratta della variante di un processo di subordinazione, esclusione e oppressione che riguarda tutta l’Europa, questo continente velleitario, disunito e gonfio di neo-nazionalismi, incapace di fare alcunché contro la speculazione che affossa gli stati membri più deboli, ma unanime solo nel disprezzo degli stranieri.
Ma c’è una seconda riflessione che occorre fare a partire dalla memoria dei fatti di Brescia. I conflitti, persino i più disperati, estremi, sintomi di una sofferenza sociale insostenibile, svaniscono davanti allo strapotere dei media, alla riduzione dei conflitti politici a personalismi, alle misere storielle di escort, veline e balletti, all’incapacità del paese di liberarsi non solo di Berlusconi, ma dello stile politico-mediale che ha imposto al paese. Ed ecco che nessuno attacca la Lega per la xenofobia, ma perché sarebbe collusa con le mafie in qualche amministrazione locale - ciò che ha permesso a Maroni di farsi bello con l’elenchino dei suoi “successi” antimafia nella trasmissione di Fazio, così di sinistra, così politicamente corretta, così capace di prefigurare un bel governo dell’austerity - da Tremonti o Letta a Fini e Casini, magari con il sostegno benevolo di Bersani…
Che volete che importi al baraccone politico-mediale, al di là delle solite dichiarazioni di rito delle anime belle, di quattro stranieri arrampicati su una gru e prontamente espulsi dal solerte Maroni? E tutti gli altri? Quelli che l’Italia ha affidato alle cure amorevoli di Gheddafi? I morti per mare e nei deserti? Le vittime delle politiche migratorie delle legge Turco-Napolitano, Bossi-Fini, dei decreti Maroni (guarda un po’, quasi tutti nomi protagonisti dei balletti politico-istituzionali d’oggi)?
C’è un silenzio assordante e mortifero sui problemi sociali che grondano sangue, fatica e sofferenza. E c’è un frastuono insopportabile che avvolge il declino della vecchia destra e il faticoso parto di quella nuova. Bisognerà ricordarsene quando saremo chiamati a esprimerci sulla maggioranza politica che dovrà governare il paese in clima di crisi e recessione, cioè sul berlusconismo senza Berlusconi.


Alessandro Dal Lago da Liberazione

1 commento:

Voluntariado Claver ha detto...

Esta realidad represiva y xenófoba se empieza a sentir en España, especialmente en Barcelona. Aprovechando el contexto electoral próximo, se empieza a coger a los inmigrantes como chivos expiatorios de una crisis que ellos no crearon, y más, fueron lo que detuvieron en parte su caída.

Notizie Correlate