6 dicembre 2010

Processo Sud Ribelle: Digos di Cosenza e Ros chiedono l’elemosina in Cassazione

“Signori della corte, vi chiediamo scusa, perché se oggi siamo qui a discutere ancora una volta di questa vicenda, al cospetto di un tribunale che forse in Calabria dovrebbe occuparsi di ben altro, la responsabilità è anche nostra. Se fossimo stati meno inadeguati, oggi questa corte avrebbe avuto la possibilità di impegnare in maniera più proficua e seria il proprio orario lavorativo”. Si era conclusa così, con un tono fortemente ironico, lo scorso 20 luglio, l’arringa di uno degli avvocati dei 13 attivisti imputati per i reati di cospirazione politica, associazione sovversiva e associazione a delinquere. Davanti alla corte di appello di Catanzaro andava in scena l’ennesima puntata – sembrava fosse quella decisiva – di un processo kafkiano ai danni di compagne e compagni che in una notte del novembre 2002 furono prelevati dalle loro case e portati nelle carceri speciali. Otto anni di scenette tragicomiche, paradossi, messe in scena della digos di Cosenza guidate dal signor Alfredo Cantafora e dei Ros comandati dal condannato a 14 anni di reclusione Giampaolo Ganzer, con gli unici obbiettivi di sperperare il denaro pubblico, riscrivere la stiria dei fatti di Genova 2001, sperimentare vecchi arnesi del controllo sociale e distrarre l’attenzione generale dai veri mali della Calabria e del sud intero.
Le hanno provate tutte. Sono andati a cercare cavilli e cavillini. Sono arrivati al punto di umiliarsi davanti la corte di assise di Catanzaro, ammettendo in un pubblico tribunale che alcune tra le accuse da loro stessi formulate, erano spropositate e prive di fondamento. E infatti in aula non sono mancati i momenti di ilarità generale. Nonostante la palesi figuracce rimediate nel corso di tutti questi anni, la Procura di Cosenza, e adesso la Procura Generale rappresentata dalla dottoressa Manzini, tentano il tutto per tutto presentando ricorso in cassazione. L’unico straccio di motivazione addotto consiste in un presunto vizio di forma nella composizione del collegio giudicante del primo grado.
In sostanza questi azzeccagarbugli del terzo millennio contestano il fatto che dopo la sostituzione del giudice a latere dottoressa Portale, non sarebbe dovuta cambiare la composizione dei giudici popolari.
Confidando in un cavillo dimenticato in chissà quale cassetto del sistema giudiziario italiano, la nuova inquisizione spera così di “fare melina”, seppellire nell’oblio le proprie vergogne e lanciare un messaggio intimidatorio ai movimenti che in questi giorni hanno ripreso felicemente il cammino del conflitto. Ma a giudicare dalle cronache delle ultime settimane – e da quel che si annuncia per il prossimo 14 dicembre – questo cammino non si fermerà!

fonte: radio Ciroma

Nessun commento:

Notizie Correlate