22 novembre 2010

Lettera dal carcere: "In cella come bestie Manca pure l'acqua"

Carceri affollate, sale la protesta dei detenuti dell’istituto penitenziario di Massa, che mettono nero su bianco tutte le problematiche del carcere in una lettera firmata e sottoscritta da 142 carcerati. Una lettera che nell’obiettivo dei detenuti serve anche «a difendere i nostri diritti». Perché il sovraffollamento nel penitenziario ha raggiunto livelli critici. «In particolare nella sezione “C” — si legge nella missiva — dove la capienza massima è di 90 detenuti, contro un numero effettivo di 160. Questo significa che in una cella di 9 metri quadrati, oltre a letti, tavolo, armadietti e sgabelli, siamo in 4 persone, circa 1 metro quadrato a persona. Se poi le brande sono messe una sopra l’altra arrivano a tre metri di altezza, con il rischio di cadere e farsi male».
Oltre allo spazio insufficiente, a minacciare le condizioni di “sopravvivenza” dei detenuti ci sono altri fattori. «Manca l’acqua — è l’accusa che fanno i carcerati — perché l’impianto di di adduzione è dimensionato per 90 persone e possiamo fare una doccia a turno ogni 4 giorni circa, o addirittura con secchio e pentolino al piano superire perché manca la pressione». Mancanza di spazio che potrebbe essere ovviata «dalla nuova struttura realizzata da 2 anni di 150 posti di capienza — dicono i detenuti — chiusa a causa dei problemi avuti dal precedente direttore». Oltre a questi due fattori più gravi, i 142 firmatari della lettera denunciano anche un vitto scarso, la mancanza di una sala d’attesa per i familiari «costretti a stare 3 o 4 ore al freddo o sotto la pioggia, perché manca una sala d’attesa», e una sala colloqui da al massimo 50 familiari, «contro un’effetiva esigenza di una sala colloqui per 260 detenuti e relativi familiari». In più tanti altri piccoli problemi e carenze più o meno gravi, «la mancanza di lavoro, mentre il carcere dovrebbe essere una struttura rieducativa», «la mancanza completa di servizi igienici», «un quasi totale stato di abbandono dei rapporti con educatori, psicologi e assistenti sociali. Veniamo convocati in media 1 o 2 volte in sei mesi».
Infine la sporcizia attorno alla struttra carceraria: «Il carcere è circondato, specialmente nelle ore notturne da un esercito di topi che, viste le dimensioni, chiamiamo canguri, ben nutriti grazie alle montagne di spazzatura accumulate nel perimetro della struttura che emanano anche un odore nauseante». La richiesta dei carcerati è semplice: «Essere presi in considerazione. Ci sembra che tutto questo sia dovuto a una strategia politica di cui siamo noi a farne le spese, noi che stiamo perdendo ogni dignità umana e ogni diritto di cui dovrebbe godere ogni uomo».


fonte: La Nazione

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