30 novembre 2010

Proteste studentesche: Violente cariche a Genova, Bologna e Roma

Una persona è rimasta ferita a Genova durante le cariche della polizia davanti alla Prefettura del capoluogo ligure. Un manifestante è rimasto lievemente ferito.
Studenti, caricati da polizia e carabinieri davanti alla stazione di Bologna (video), dove il corteo di manifestanti che aveva invaso l'A14 si era diretto dopo avere liberato l'autostrada, facendo un nuovo tentativo di ingresso nello scalo dopo quello, impedito con cariche delle forze dell'ordine, durante la manifestazione del 25 novembre.
A Roma lancio di lacrimogeni sugli studenti in via del Corso. Poliziotti e carabinieri hanno caricato gli studenti. La polizia ha bloccato il passaggio nell'area tra via della Vite e via del Gambero a Roma e ha fatto allontanare i passanti. Le forze dell'ordine hanno fermato alcuni studenti dopo le cariche in via del Corso, nei pressi di Montecitorio.

29 novembre 2010

Carceri: Detenuto suicida al carcere di Cerignola

Un detenuto, ex collaboratore di giustizia, Rocco D'Angelo 53enne originario di Frattamaggiore, si e' tolto la vita impiccandosi presso la Casa di reclusione di Carinola con la fettuccia della tuta da jogging che indossava. Le modalita' del suicidio di Carinola fanno pensare che fosse un gesto premeditato  tant'e' che lo stesso ha lasciato due lettere indirizzate alla moglie ed a proprio difensore. Il detenuto si trovava a Carinola per ragioni di giustizia ma era effettivo al carcere di Mammagialla a Viterbo. Nel 2010 sono 61 i suicidi in cella. Senza dimenticare i circa 970 tentati suicidi, e i circa 5500 atti di autolesionismo

27 novembre 2010

Milano: La Giunta comunale "regala" un immobile pubblico a Forza Nuova

L'annuncio è stato dato sul web, ma nel giro di poche ore si è diffuso in tutta la città: a Milano Forza nuova raddoppia grazie alla Giunta Moratti. Il 18 dicembre prossimo, al numero 19/20 di Corso Buenos Aires, il movimento neofascista inaugurerà la sua seconda sede meneghina in un immobile assegnato dal Comune. Mentre in tutta la città continuano gli sgomberi di alloggi popolari per far spazio alle speculazioni targate Expo, ai "fascisti del terzo millennio" è bastato definirsi "associazione culturale e sociale senza scopo di lucro" per partecipare e vincere l'asta promossa dalla Giunta. Per soli 19.250 euro, il movimento xenofobo e omofobo di estrema destra, nato nel '97 tra gli scissionisti della Fiamma Tricolore, si è aggiudicato una vetrina in pieno centro città. «Quella del Comune è stata una scelta consapevole», ha fatto notare Vladimiro Merlin, capogruppo per Rifondazione Comunista a Palazzo Marino, sottolineando «non è che si siano presentati sotto false denominazioni, il nome del partito è sempre stato in chiaro su tutti i documenti presentati per partecipare all'asta».
A dare l'annuncio sono gli stessi "camerati"- come senza pudore alcuno si definiscono sul loro sito - che il 24 novembre hanno pubblicato tutta la documentazione sul forum di area, Vivamafarka. In home page, a far bella mostra di sé c'è la scansione del documento del settore "Demanio e patrimonio del Comune", protocollato e con tanto di marca da bollo, con cui la Giunta Moratti ufficializza la «concessione di favore di Forza nuova dell'unità immobiliare di proprietà del Comune sita in Corso Buenos Aires 19/20 da destinare a ufficio (anche aperto al pubblico)». Un evento da festeggiare per i neofascisti milanesi, che dal web hanno già fatto partire una campagna a sostegno della nuova sede, che culminerà nell'inaugurazione, prevista per il 18 dicembre prossimo «dalle 15 fino a notte fonda». Si indigna l'Anpi locale, che con il proprio presidente Antonio Pizzinato ha sottolineato «se il Comune affitta a un partito che si richiama esplicitamente al fascismo, viola la Costituzione». Incredula Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento di Auschwitz, che in una telefonata a Radio Popolare ha dichiarato che «i neonazisti avrebbero dovuto sparire dalla storia e invece si riciclano, tornando fuori puliti e lavati come quando la mafia lava i soldi e apre un'attività commerciale». Amaro anche il commento di Alessio Marconi, attivista del Dimitrov, uno degli storici circoli di Rifondazione nel capoluogo lombardo, da oltre un anno in lotta contro lo sfratto. «Siamo di fronte all'ennesima vergogna della Giunta Moratti. E' uno scandalo che il Comune continui a finanziare iniziative di estrema destra, fornendo loro anche le sedi, mentre abbandona l'edilizia pubblica e attacca gli spazi sociali come in via Solari 40», ha commentato. Situato nel primo quartiere operaio milanese, "l'Umanitaria", un grande caseggiato popolare abitato dagli operai che di giorno lavoravano nella vicina acciaieria, oggi dismessa per far sorgere il grande colosso dell'Art Design "Associazione Rosso Pomodoro", il Dimitrov era il punto di riferimento per oltre 500 lavoratori. La chiusura della fabbrica ha svuotato il circolo e il quartiere, che oggi è al centro degli appetiti degli speculatori. «Siamo nel cuore di Zona 6, a due passi dal quartiere Tortona. Qui gli appartamenti vengono venduti a 6mila euro al metro quadro, il Comune sta facendo di tutto per mandar via gli inquilini. Nel quartiere Umanitaria, da decenni non vengono più assegnati appartamenti, quelli rimasti vuoti vengono murati e ci si rifiuta di portare avanti i lavori basilari di riqualificazione. Abbiamo cercato di aprire la trattativa con il Comune, ma a quanto pare non godiamo dello stesso grado di attenzione che la Giunta concede ai neofascisti di Forza Nuova».

A Milano Pdl e Lega finanziano gruppi di estrema destra

Nel maggio scorso, a seguito delle continue manifestazioni promosse dell'estrema destra a Milano, il quotidiano israeliano Haaretz pubblicò un lungo e preoccupato dossier sottolineando come nel Nord d'Italia «il fascismo» tornasse «di moda». Nell'indagine di Haaretz il fenomeno venne messo in relazione alla forte crescita della Lega nord. «Nel clima politico attuale - scrissero le due giornaliste autrici dell'inchiesta - i sostenitori della destra non si vergognano più di esprimere posizioni razziste», rilevando come il successo della Lega consentiva anche al neofascismo di tornare alla ribalta. In quegli stessi giorni anche il Corriere della Sera titolò Milano "capitale" dei naziskin.
In effetti, Milano, tra aprile e maggio, era stata teatro di diversi avvenimenti. Si era iniziato con una fiaccolata, il 29 aprile, per le vie di Città studi «in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, caduti per mano dell'odio comunista». Più che un corteo, da Forza nuova a Azione giovani, sfilò una vera e propria parata stile Germania anni Trenta: file da cinque, tamburi a scandire il passo, decine di fiaccole e molte bandiere con la croce celtica. Circa ottocento i presenti. Il tutto tra saluti romani ritmati e camicie nere. Mai prima a Milano si era visto qualcosa di simile. La domenica successiva, il 2 maggio, si tennero, invece, prima un concerto nazirock in zona Porta Venezia con l'esibizione di Skoll, nome di battesimo Federico Goglio, un cantautore il cui nome d'arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l'universo di spruzzi di sangue» (il tutto con il patrocinio e il sostegno economico del consiglio di zona 3), quindi un torneo di calcetto al Lido, in memoria di Sergio Ramelli, con la partecipazione di squadre tipo Forza nuova, Azione giovani, Hammerskins, patrocinato dal Comune e sponsorizzato dalla Provincia.
Ma non era finita. Sabato 22 un corteo nazionale di Forza nuova «contro banche e finanza», con la presenza di una delegazione del partito di estrema destra ungherese Jobbik (estimatore delle Croci frecciate, collaborazioniste dei nazisti durante l'occupazione tedesca), fu vietato e trasformato in un comizio in piazza Aspromonte, mentre il 29 maggio successivo, circa 400 teste rasate, provenienti da Spagna, Francia, Germania, Svezia e Svizzera, si erano ritrovate a Cinisello Balsamo, sotto un tendone, per celebrare il ventesimo anniversario del circuito europeo degli Hammer. Da allora la situazione è andata ulteriormente peggiorando. In settembre ha aperto in viale Brianza, a poche centinaia di metri dalla stazione Centrale, una nuova sede degli Hammer, una sorta di "avamposto", così è stato definito, per «contrastare l'invasione di immigrati e zingari». Nei locali messi a disposizione dall'Aler, con tanto di vetrina sulla strada, la prima iniziativa, tenutasi il 3 novembre, ha riguardato una conferenza in onore di Lèon Degrelle, un tempo generale delle Waffen-SS, poi condannato come criminale di guerra. Tra i partecipanti anche Roberta Capotosti, consigliera provinciale del Pdl. Il 25 ottobre è invece emerso che per la mostra fotografica in ricordo della battaglia di El Alamein, allestita allo Spazio Oberdan, promossa dall'assessorato alla Cultura della Provincia in collaborazione con le associazioni d'Arma e con il patrocinio del Ministro della Difesa e dell'Esercito, gli spazi espositivi erano stati appaltati alla Ritter, una delle principali case editrici di riferimento della destra neonazista.
Per il 3 dicembre, sempre l'assessorato alla Cultura della provincia, guidato da Umberto Maerna (sorpreso da alcuni giornalisti nel 2007 mentre salutava romanamente davanti alle tombe dei repubblichini al Campo X del cimitero Maggiore), ha pensato bene di sostenere, con il proprio patrocinio, un convegno in ricordo dei 174 bambini del quartiere Gorla, periti il 20 ottobre 1944 in un bombardamento, sotto le macerie di una scuola. Nel convegno: nessuna menzione delle responsabilità del fascismo per l'entrata in guerra dell'Italia, un esplicito omaggio alla "grande tradizione" dell'Asso di bastoni e dei suoi "intrepidi aviatori", un reparto dell'aeronautica della Rsi (loro sì che potevano mitragliare e bombardare i bambini degli altri paesi), nel logo, infine, la riproduzione del manifesto della Rsi stampato dopo la tragedia, disegnato da Gino Boccasile, tenente delle SS italiane.
Ciò che sta accadendo è il prodotto di più fatti. Da un lato, dopo le elezioni politiche del 2008, con la sconfitta del cartello de La Destra con la Fiamma tricolore, si è assistito al rifluire nel partito di Berlusconi di molte realtà del neofascismo milanese: Area identitaria, proveniente da Cuore nero, Comunità in movimento di Lino Guaglianone, Destra per Milano di Jonghi Lavarini. Dall'altro, al radicalizzarsi stesso di Pdl e Lega.
A Milano il Popolo della libertà è in mano alla famiglia La Russa: Romano ne è il coordinatore provinciale, mentre il cognato, Marco Osnato (guarda caso dirigente Aler, a proposito di sedi date all'estrema destra), svolge le funzioni di vice coordinatore cittadino. Dietro di loro Fare occidente e Destrafuturo, le due correnti entro cui sono confluiti i militanti provenienti dall'estrema destra.
Attorno al Pdl, sponda Comunione e liberazione, ormai ruota anche gran parte della destra cattolica oscurantista, in primis Alleanza cattolica. La Lega, a sua volta, tramite la componente di Borghezio, svolge un ruolo di copertura e sostegno dei gruppi neofascisti. Casa Pound Milano, in attesa di una sistemazione migliore (sembrerebbe ci stia pensando l'assessore regionale alle politiche giovanili Massimo Buscemi), è ospitata nella sede dei Volontari verdi di via Bassano del Grappa, a tutti gli effetti ormai una sede fascista. Sarà proprio lì, infatti, che l'11 dicembre, si terrà il prossimo "raduno" dell'Associazione degli ex combattenti della X Flottiglia Mas, presente Mario Bordogna, uno dei più stretti collaboratori di Junio Valerio Borghese.
Nel capoluogo lombardo si voterà in primavera per il nuovo Sindaco. Intanto Letizia Moratti, il 21 novembre, ha fatto visita a un convegno de La Destra, suo prossimo alleato nella corsa alla riconferma, presenti Adriano Tilgher, condannato per ricostituzione del partito fascista, e Francesco Cappuccio, l'ex capo di Cuore nero, mentre Forza nuova in un suo comunicato nazionale ha annunciato che il 18 dicembre «si impossesserà per un giorno intero del centro cittadino» con l'apertura di una nuova sede in Corso Buenos Aires, messa loro a disposizione dal Comune. A Milano, è vero, il fascismo sta tornando di moda.

Saverio Ferrari

G8 Genova: Tortura di Stato, prescrizione incostituzionale

La prescrizione del reato di tortura è incostituzionale, se a compierla sono funzionari pubblici. La Corte costituzionale deve intervenire cambiando le leggi dello stato italiano per adeguarle ai principi della Corte europea dei diritti umani. La procura generale di Genova ha deciso di puntare su questa richiesta l’appello alla corte di cassazione presentato nei giorni scorsi dopo la sentenza che lo scorso 18 maggio aveva condannato a 98 anni di carcere agenti e dirigenti della polizia per l’assalto al dormitorio allestito nella scuola Diaz (durante le manifestazioni contro il G8 del 2001) durante il quale erano stati picchiati e feriti donne e uomini.
“La giurisprudenza della Corte europea dei Diritti umani ha da tempo e costantemente espresso un principio - scrivono i sostituti Enrico Zucca e Franco Castaldi nel documento firmato anche dal procuratore generale Luciano Di Noto - “Ogni qualvolta un rappresentante dello stato è stato incriminato per fatti di tortura o maltrattamento è di estrema importanza che i procedimenti penali e i giudizi non siano soggetti a prescrizione e che non sia possibile concedere amnistia o condono”. Dunque, l’articolo 157 del codice penale - quello che regola la prescrizione e i cui tempi furono tagliati nel 2005 per volere del secondo governo Berlusconi - è in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione, cioè con l’obbligo di adeguarsi all’ordinamento comunitario.
Perché anche se in Italia il reato di tortura non esiste, i comportamenti contestati agli imputati sono assimilabili a quelli citati dalla Corte europea come “causa di una sofferenza molto grave e crudele” e “anche nelle modalità meno gravi e non assimilabili alla nozione di tortura sono da considerarsi inumani e degradanti”, tanto più che l’Italia non si è mai adeguata neppure al principio Ue per cui “il rappresentante dello stato posto sotto processo deve essere sospeso e se condannato rimosso”.
L’eccezione di legittimità costituzionale vale solo per l’allora comandante del VII reparto mobile Vincenzo Canterini, il vicequestore Michelangelo Fournier e gli agenti del reparto mobile accusati di lesioni personali “semplici”. Quelli responsabili di lesioni gravi rischiano di veder confermata la condanna anche in cassazione, visto che il reato si prescrive nel 2012. E la eventuale pronuncia della corte costituzionale non interverrebbe comunque sulla prescrizione che ha salvato dirigenti importanti della polizia di stato come Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, condannati per falso e calunnia. Ma un intervento della Corte costituzionale potrebbe cambiare radicalmente il modo di giudicare fatti come quelli di Genova.
 
Marina Della Croce da il manifesto

26 novembre 2010

Carcere: il 41-bis è una tortura, ma tutti tacciono per paura di apparire collusi con la mafia

Il principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge, continuamente sbandierato come limite e come garanzia fondamentale su cui si regge il nostro ordinamento sembra talmente ovvio che se taluno lo definisse una banalità non si sottrarrebbe ad una censura di blasfemia. Solo coloro che la legge l’applicano (o la subiscono) tutti i giorni sanno che la legge prima ancora di essere applicata va interpretata.
Non c’è quindi da stupirsi se si ritenga compatibile con l’anzidetto principio di uguaglianza la disposizione di legge che disciplina il “carcere duro” per i più pericolosi criminali: le disuguaglianze infatti non derivano solo dalla riserva di trattamenti differenti, ma anche dall’applicazione di trattamenti uguali a coloro che si trovano in situazioni diverse.
Quindi con buona pace di Cesare Beccaria che aveva tessuto le lodi della pena detentiva, non soltanto per la sua perfetta frazionabilità, ma soprattutto per l’uguaglianza del trattamento che veniva riservato a tutti i rei che venivano privati allo stesso modo del medesimo bene, ossia della libertà personale, ancora oggi la nostra legislazione non riesce a liberarsi del famigerato art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, ossia di quell’istituto noto con il termine di carcere duro che, introdotto come rimedio eccezionale e temporaneo nel 1992 dopo la strage di Capaci e di Palermo, è diventato ormai definitivamente acquisito nell’ordinamento e che nessuno si azzarderebbe più ad abrogare o soltanto a modificare per non essere additato come amico delle più famigerate organizzazioni criminali.
Si tratta di una disposizione normativa che rende la vita carceraria nel nostro paese non dissimile da quella che veniva riservata ai detenuti in epoca medioevale.
Nella culla del diritto dove anche l’esecuzione della pena è giurisdizionalizzata, ossia affidata al controllo della magistratura di sorveglianza, nel trattamento previsto dall’art. 41 bis è limitata la possibilità di controllo giurisdizionale. Tutto ciò che ad altri è consentito, ai detenuti in regime di 41 bis è vietato. A loro è consentito un colloquio al mese attraverso i vetri con l’obbligo di controllo auditivo e di videoregistrazione.
Sono limitati i colloqui anche con i difensori. L’aria non può essere fruita in gruppi superiori a 4 persone e non può protrarsi più di due ore al giorno. Il regime carcerario in parola è stato definito un’autentica tortura. Ma più che la necessità di adeguare qualsiasi trattamento penitenziario al livello di civiltà raggiunto dal nostro paese, prevalgono gli interessi elettorali, politici e di potere. L’etica penale viene così piegata dinanzi al consenso populista, mediatico e politico.
Ci sono persone sottoposte al regime del 41 bis dal 1992. Centinaia di persone condannate a vivere come gli animali in un bioparco: vengono alimentati, se necessario curati, ma privati di qualsiasi altro diritto in genere riconosciuto agli uomini, anche se condannati per crimini efferati. Trascorrono ventidue ore su ventiquattro nell’inattività più totale, in pochi metri e in sostanziale isolamento. Non possono abbracciare figli, padri, madri, nipoti, talvolta anche per il resto dei loro giorni. Un giorno di carcere trascorso in tali condizioni equivale esattamente ad un giorno trascorso nelle carceri normali o ad un giorno trascorso dai più fortunati in regime di arresti domiciliari o addirittura di semilibertà. Ma la legge è uguale per tutti. E tutti tacciono, per paura di apparire collusi con la mafia.

Adriano Francesco Verde - Agenzia Fuoritutto

25 novembre 2010

Proteste studentesche: Cariche, feriti e fermi a Torino e Milano

Dopo le violente cariche di ieri a Roma e Padova e oggi a Bologna e Firenze, questa mattina le forze dell'ordine caricano anche gli studenti a Milano e Torino.
A Milano gli studenti sono stati caricati una prima volta  in piazza Leonardo Da Vinci e in seguito all'entrata della metropolitana di Loreto (video), all'angolo tra viale Gran Sasso e viale Abruzzi. Le cariche con l'uso di manganelli sono scattate sulla scala della stazione e lungo i binari del tram. Due giovani sono rimasti contusi. Due studenti sono stati fermati dalla polizia.
A Torino (foto) tre studenti sono rimasti feriti feriti dalle cariche forze dell'ordine davanti alla sede della Regione Piemonte in piazza Castello. I ragazzi, tutti universitari di Palazzo Nuovo, sono stati portati con l'ambulanza all'ospedale Mauriziano. Uno dei tre, Niccolò Barbera, è svenuto poco prima di essere caricato sull'ambulanza, gli agenti nel tentativo di portarlo su una camionetta lo hanno strattonato e colpito con i manganelli.  Le cariche davanti alla sede della Regione sono partite immediatamente all'arrivo del corteo dagli agenti schierati in tenuta antisommossa.

Tornano liberi studenti arrestati ieri a Roma

Tornano in libertà Mario Caracciolo e Daniele D'Antuomo, i due studenti universitari arrestati ieri a Roma dopo gli scontri avvenuti nella zona di Palazzo Madama. Questa mattina il giudice monocratico del tribunale capitolino ha convalidato gli arresti, rimettendo in libertà i due. I reati ipotizzati nei loro confronti sono di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Il processo per i due ragazzi, difesi dagli avvocati Serena Ricci e Simonetta Crisci, è stato fissato per il 16 dicembre

Cariche della polizia a Roma: oggi il processo ai due studenti arrestati

Sono accusati di violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, i due studenti arrestati ieri a seguito delle cariche delle forze dell'ordine durante la manifestazione a Roma contro i tagli all'Istruzione. I due giovani, hanno fatto sapere alcuni studenti, saranno processati oggi per direttissima e sono incensurati. Davanti a piazzale Clodio un gruppo di amici e universitari aspettano l'esito del processo. ''Siamo in contatto con i nostri legali per avere notizie sull'esito dell'udienza'', hanno spiegato alcuni studenti.

Protesta studentesca: Cariche della polizia a Firenze e Bologna

Scontri tra studenti e polizia all'università di Firenze. Piu' di 200 studenti (video) si sono opposti a mani alzate contro le forze dell'ordine schierate in tenuta antisommossa che te ntavano di entrare nella sede occupata di Scienze Sociali. dove è in programma una tavola rotonda sull'immigrazione con il sottosegretario Daniela Santanché. Senza alcuna provocazione sono partite tre cariche della polizia, diversi ragazzi sono stati feriti dai manganelli e da calci. La polizia ha fatto irruzione nella facoltà occupata dietro autorizzazione del preside Gli studenti che ora stanno urlando ''Vergogna, vergogna'' verso la polizia. Tre gli studenti rimasti contusi, uno dei quali, 19 anni, successivamente si è presentato al pronto soccorso dell'Ospedale di Careggi dove è stato medicato per una ferita allo zigomo destro . Una trentina i giovani fiorentini che sono stati denunciati per vari reati, dalla resistenza a pubblici ufficiali a getto pericoloso di cose; da manifestazione non autorizzata a interruzione di pubblico servizio. Sono tutti giovani aderenti ai collettivi studenteschi e ad altre realtà antagoniste individuati dagli agenti della Digos tra i manifestanti.  mentre sarebbero A Bologna, il corteo degli studenti che sta sfilando ha tentato pochi minuti fa di irrompere all'interno della stazione ferroviaria, presidiata da cordoni di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa. Quando manifestanti e forze dell'ordine sono arrivati a contatto, gli agenti hanno risposto manganellando gli studenti delle prime file (quasi tutti a volto scoperto e senza protezioni) (foto e video). Dopo alcuni minuti di fronteggiamento è partita una seconda carica di alleggerimento. Ci sono 5-6 ragazzi feriti" (foto), gridano alcuni studenti: uno ha le mani insanguinate, un altro ha preso una manganellata in testa, la giovane che reggeva lo striscione di apertura la preso colpi sulle mani, ma nessuno è grave. "E' assurdo manganellare dei 14enni", "Non si può caricare chi sta lottando per il suo futuro", sono le prime reazioni dei giovani. Che ora minacciano di mette a soqquadro la città: "Ora siamo pronti a bloccare tutto", gridando contro la violenza di Stato la nostra rabbia".

24 novembre 2010

Protesta studentesca: cariche della polizia a Roma e Padova. 2 studenti arrestati e 27 denunciati

Prosegue la protesta di studenti e insegnanti contro la riforma dell'Università. Scontri con la polizia a Roma, cariche mentre il corteo prova ad arrivare alla sede del pdl. Gli studenti forzano i Cordoni poi nuove cariche. 
Due arresti e ventisette studenti denunciati. Tra i denunciati otto hanno partecipato all'irruzione nell'atrio di Palazzo Madama. Sono in corso indagini da parte della Digos per identificare eventuali altri studenti.
A Padova gli agenti in assetto anti-sommossa hanno violentemente caricato  gli studenti   che stavano tentando di raggiungere dal cavalcavia Chiesanuova i binari della linea ferroviaria Padova-Bologna e la tangenziale ovest di Padova.

22 novembre 2010

Ilaria Cucchi; mio fratello è stato condannato a morte

"Riascoltare la sua voce, le sue ultime parole è stato un dolore terribile. Mio fratello era soltanto un  tossicodipendente e invece è stato condannato a morte. Adesso vorrei sapere: il giudice e il pm che hanno detto di non averlo guardato in faccia, come spiegano il fatto di aver ignorato la sofferenza nella sua voce?".
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, commenta così l'audio dell'ultimo interrogatorio del fratello. Lui che ai carabinieri, il 16 ottobre scorso, diceva: "Sono nato nel 1978" e poi, con un timbro flebile, stentato e affaticato dai sospiri aggiungeva: "Scusate non riesco a parlare bene". Lei, che adesso ribatte: "Mio fratello soffriva ed era solo. Non hanno voluto vedere. Non sono stati capaci di andare oltre al pregiudizio".
Stefano era stato fermato per spaccio. Morirà il 22 ottobre, sei giorni dopo quelle parole stanche. Durante l'interrogatorio si era dichiarato tossicodipendente ma non spacciatore, aveva chiesto di essere assistito da un legale di fiducia. Richiesta non accolta e convalida del fermo. Il giovane morirà in carcere, nel reparto detentivo dell'ospedale Pertini, pieno di lividi in circostanze ancora da chiarire.
Un calvario che rivive adesso con le sue parole, registrate. E che, secondo la sorella non può essere messo a tacere. "Mio fratello è stato condannato a morte fin dall'inizio. Sono tante le persone che adesso metterei sul banco degli imputati - afferma - a partire dal giudice e dal pm. E poi, tutti coloro che facevano finta di non accorgersi di quello che accadeva. Per tutti era solo un tossicodipendente e non meritava quindi rispetto e tutela dei diritti".
Per la sua morte la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per dodici persone. Una sfilza di reati contestati tra cui lesioni aggravate, abuso di autorità nei confronti di un arrestato, abbandono di persona incapace. Decaduta, invece, l'accusa di omicidio preterintenzionale a carico degli agenti penitenziari. Ma la famiglia Cucchi non ci sta. È convinta che ci sia un nesso causale tra la morte del giovane e le percosse subite. Ne è convinta ancora di più adesso, dopo aver sentito l'ultimo interrogatorio. Per questo nella prossima udienza chiederà una perizia definitiva.

fonte: Dire

Palmi (RC): Detenuto s'impicca con i lacci delle scarpe

Domenico Gaetano, di 45 anni, ristretto all'interno della sezione detentiva di alta sicurezza del carcere di Palmi si e' tolto la vita impiccandosi alle sbarre della finestra della cella con i lacci delle scarpe. Lo riferisce il vicesegretario regionale dell'Osapp (sindacato di poliziapenitenziaria) Maurizio Policaro.
Salgono così a 60 le persone detenute che si sono tolte la vita dall'inizio del 2010. 50 si sono impiccati, 6 asfissiati con il gas della bomboletta da camping, 3 avvelenati da mix di farmaci e 1 dissanguato dopo essersi tagliato la gola.

Treviso: La polizia scheda e fotografa i musulmani fuori dalle moschee

«I musulmani che frequentano alcune moschee della provincia di Treviso denunciano di aver subito nelle scorse settimane una vera e propria schedatura di massa, con agenti delle forze dell’ordine che all’uscita dai luoghi di culto, dopo la preghiera, hanno chiesto loro i documenti. Ritengo che questi episodi siano di una gravità inaudita».
A denunciarlo è Hamza Piccardo dell’Unione delle Comunità islamiche in Italia [Ucoii], all’agenzia di stampa Adnkronos. «La prima segnalazione mi è giunta venerdì scorso, quando un nostro fratello che partecipava alla preghiera del venerdì della nuova moschea di Montebelluna, in provincia di Treviso, ha trovato fuori dalla moschea agenti della polizia che gli avrebbero chiesto di esibire i documenti e che avrebbero fotografato ogni fedele che con lui aveva pregato nel luogo di culto islamico», dice Piccardo che valuta l’episodio come un «atto di intimidazione di gravità inaudita».
Altre segnalazioni di episodi analoghi sono giunte all’Ucoii nei giorni successivi sempre con riguardo a luoghi di culto situati nella provincia di Treviso. Piccardo lancia quindi un appello ai fedeli che frequentano le moschee venete e a quelli che hanno assistito ad altri episodi simili, affinché denuncino quanto accaduto.


Milano: Cariche contro i lavoratori della coop CLO

I "soci"-lavoratori della Coop. Lavoratori Ortomercato (CLO), che effettuano movimentazione merci ai magazzini di Lacchiarella (MI) del supermercato BILLA (Rewe Group), sono in lotta contro i turni massacranti, la scarsa prevenzione antinfortunistica, il sottoinquadramento rispetto alle mansioni, salari inferiori a quanto previsto, i soprusi dei capetti, le minacce e le umiliazioni inflitti a chi rivendica i propri diritti. Molti di questi "soci"-lavoratori sono immigrati e, quindi, devono subire queste condizioni di supersfruttamento, per paura di perdere il permesso di soggiorno.
All'iniziativa sindacale dei lavoratori la CLO ha risposto con 2 licenziamenti di rappresaglia, trasferimenti in altre sedi dei "soci"-lavoratori più attivi, provvedimenti disciplinari pretestuosi a raffica.
La BILLA intanto "tace", perchè ha tutto l'interesse a che i "soci"-lavoratori della CLO siano supersfruttati: così riesce ad ottenere appalti a prezzi più convenienti!
Sabato 20/11, alle 3 di mattina, l'ennesima iniziativa di lotta dei "soci"-lavoratori della CLO e dei lavoratori, precari e studenti che li appoggiano, è stata duramente caricata da polizia e carabinieri, che hanno attaccato il blocco sulla strada che porta ai magazzini. Come sempre polizia e carabinieri servono a perpetuare lo sfruttamento dei lavoratori, a contrastare le lotte e il diffondersi della protesta, a cercare di impedire l'unificazione e la solidarietà tra i lavoratori, a reprimere le forme di lotta che possono incidere sulle tasche padronali.
Governo e padroni, per "superare" la fase di crisi e rilanciare i loro profitti, stanno attaccando a tutto campo le nostre condizioni di lavoro e i nostri diritti.
Il DDL "collegato sul lavoro" appena approvato e il progetto di controriforma dello statuto dei lavoratori (in corso di presentazione), sono l'applicazione legislativa a tutti i lavoratori del piano Marchionne per la Fiat di Pomigliano: decontrattualizzare, precarizzare, cancellare i diritti.
Di questo disegno sono parte integrante la "sanatoria truffa" e la legislazione anti immigrati. Il ricatto del permesso di soggiorno, che condanna una quota crescente di lavoratori immigrati a subire supersfruttamento e lavoro nero, contribuisce a ridurre i salari e i diritti di tutti i proletari.

LE LOTTE CONTRO LO SFRUTTAMENTO E LA PRECARIZZARIONE, LE MOBILITAZIONI CONTRO LA "SANATORIA TRUFFA" E PER I DIRITTI DEGLI IMMIGRATI, DEVONO DIVENTARE UN'UNICA MOBILITAZIONE. MIGLIORI CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO, IL RISPETTO E LA GARANZIA DEI DIRITTI PER TUTTI, POSSONO ESSERE OTTENUTI SOLO CON L'UNIONE E CON LA SOLIDARIETA' DI CLASSE, CONTRO OGNI FORMA DI SFRUTTAMENTO, CONTRO OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE!

La lotta alla coop CLO e al polo Billa di Lacchiarella prosegue!
Non solo scioperi dei lavoratori, ma anche una campagna contro la Billa.

DA LUNEDI' 22 h.18,00 INIZIATIVE AI SUPERMERCATI BILLA

BOICOTTA CHI SFRUTTA I LAVORATORI DELLE COOPERATIVE

I lavoratori licenziati devono essere reintegrati al posto di lavoro. I due della CLO, come pure quelli della Coop Papavero che, senza lavoro dai primi di settembre, stanno ancora aspettando le sentenze delle cause "urgenti" contro il loro licenziamento illegittimo, fatto per rappresaglia contro le lotte alla GLS Italy di Cerro al Lambro.

Coordinamento di sostegno alle lotte delle cooperative

fonte: articolionline.net

Lettera dal carcere: "In cella come bestie Manca pure l'acqua"

Carceri affollate, sale la protesta dei detenuti dell’istituto penitenziario di Massa, che mettono nero su bianco tutte le problematiche del carcere in una lettera firmata e sottoscritta da 142 carcerati. Una lettera che nell’obiettivo dei detenuti serve anche «a difendere i nostri diritti». Perché il sovraffollamento nel penitenziario ha raggiunto livelli critici. «In particolare nella sezione “C” — si legge nella missiva — dove la capienza massima è di 90 detenuti, contro un numero effettivo di 160. Questo significa che in una cella di 9 metri quadrati, oltre a letti, tavolo, armadietti e sgabelli, siamo in 4 persone, circa 1 metro quadrato a persona. Se poi le brande sono messe una sopra l’altra arrivano a tre metri di altezza, con il rischio di cadere e farsi male».
Oltre allo spazio insufficiente, a minacciare le condizioni di “sopravvivenza” dei detenuti ci sono altri fattori. «Manca l’acqua — è l’accusa che fanno i carcerati — perché l’impianto di di adduzione è dimensionato per 90 persone e possiamo fare una doccia a turno ogni 4 giorni circa, o addirittura con secchio e pentolino al piano superire perché manca la pressione». Mancanza di spazio che potrebbe essere ovviata «dalla nuova struttura realizzata da 2 anni di 150 posti di capienza — dicono i detenuti — chiusa a causa dei problemi avuti dal precedente direttore». Oltre a questi due fattori più gravi, i 142 firmatari della lettera denunciano anche un vitto scarso, la mancanza di una sala d’attesa per i familiari «costretti a stare 3 o 4 ore al freddo o sotto la pioggia, perché manca una sala d’attesa», e una sala colloqui da al massimo 50 familiari, «contro un’effetiva esigenza di una sala colloqui per 260 detenuti e relativi familiari». In più tanti altri piccoli problemi e carenze più o meno gravi, «la mancanza di lavoro, mentre il carcere dovrebbe essere una struttura rieducativa», «la mancanza completa di servizi igienici», «un quasi totale stato di abbandono dei rapporti con educatori, psicologi e assistenti sociali. Veniamo convocati in media 1 o 2 volte in sei mesi».
Infine la sporcizia attorno alla struttra carceraria: «Il carcere è circondato, specialmente nelle ore notturne da un esercito di topi che, viste le dimensioni, chiamiamo canguri, ben nutriti grazie alle montagne di spazzatura accumulate nel perimetro della struttura che emanano anche un odore nauseante». La richiesta dei carcerati è semplice: «Essere presi in considerazione. Ci sembra che tutto questo sia dovuto a una strategia politica di cui siamo noi a farne le spese, noi che stiamo perdendo ogni dignità umana e ogni diritto di cui dovrebbe godere ogni uomo».


fonte: La Nazione

L'Aquila - 11 condanne per istigazione a delinquere dopo corteo del 2007 contro 41bis

Condanne a 2 anni di detenzione grazie al reato di istigazione a delinquere per slogan contro carcere e repressione durante un corteo...


Martedì 16 novembre il tribunale di L’aquila condanna 11 compagni tra Padova, Mestre, Verona e Genova ad una pena di 2 anni, attraverso l’art 414 cpp comma 3, per alcuni slogans lanciati durante la manifestazione contro il 41 bis del 3 giugno 2007 nella medesima città, corteo terminato sotto al carcere per esprimere solidarietà ai prigionieri e alla militante rivoluzionaria Nadia Lioce ivi sottoposta al regime di carcere duro!
Il Pubblico Ministero aveva fatto una richiesta di ben 5 anni!
Questa sentenza dimostra chiaramente la natura politica di questo processo, che mira ad attaccare la solidarietà di classe verso i rivoluzionari prigionieri e a dividere i compagni su un terreno di lotta in cui convergono molte realtà anche diverse tra loro. Infatti sono attualmente in corso due procedimenti processuali distinti a seconda dei capi d’accusa, per un totale complessivo di 24 denunce.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni condannati.
La solidarietà di classe non si processa!
No al 41 bis!
Solidarietà a tutti i rivoluzionari prigionieri detenuti nelle carceri imperialiste!

compagne/i per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia


19 novembre 2010

Foggia: detenuto di 41 anni con problemi psichici si impicca usando i pantaloni come cappio

Raffaele Ferrantino, 41 anni, si è impiccato questa notte nella sua cella utilizzando un rudimentale cappio fabbricato con i pantaloni che indossava. L’uomo, che manifestava un serio disagio psichico, già ieri aveva tentato di uccidersi incendiando la che lo ospitava. Il pronto intervento della polizia penitenziaria aveva evitato conseguenze più gravi, mettendo il detenuto al riparo e spostandolo in un'altra cella priva di qualunque suppellettile o altro, proprio al fine di evitare che potesse farsi male.
Ferrantino era stato arrestato lunedì scorso dai Carabinieri di Foggia, mentre stava colpendo con calci e pugni la porta d’ingresso dell’abitazione di un parente. I militari avevano ricevuto una chiamata da una persona residente in corso Roma, che lamentava che un uomo stava distruggendo la porta d’ingresso del suo appartamento. Una volta giunta sul posto la pattuglia ha trovato Ferrantino che stava prendendo a calci e pugni la porta. Alla vista degli uomini in divisa l’uomo, in evidente stato di alterazione, si è diretto contro i carabinieri tentando di colpire i militari.
Con quest’ultimo caso salgono a 6 i detenuti suicidi nelle carceri pugliesi nel 2010 (2 a Foggia, 2 a Lecce, 1 a Brindisi e 1 ad Altamura, mentre a livello nazionale da inizio anno 59 detenuti si sono tolti la vita: 49 si sono impiccati, 6 asfissiati con il gas della bomboletta da camping, 3 avvelenati da mix di farmaci e 1 dissanguato dopo essersi tagliato la gola.

fonte: Ristretti Orizzonti

18 novembre 2010

Bari: Vigili urbani aggrediscono la segretaria dell'unione inquilini

Oggi all'entrata del centro sociale Mercato Occupato due vigili urbani hanno aggredito e ferito la segretaria dell'Unione Inquilini di Bari, Annalinda Lupis si tratta di un gesto inqualificabile ed una azione repressiva che non trova alcuna giustificazione.
Nell'esprimere la nostra solidarietà a Annalinda Lupis, condanniamo con fermezza tale atto che non rappresenta un fatto isolato.
Il centro sociale Mercato Occupato interviene in una realtà degradata ed affronta con atti di solidarietà concreti la necessità di non sottostare alle condizioni di vita nelle periferie di Bari, in particolare nel centro sociale si sviluppano iniziative di sostegno alle lotte per il diritto alla casa e di contrasto agli sfratti.
Chiediamo al Sindaco Emiliano di far cessare le azioni repressive nei confronti degli esponenti e dei partecipanti alle iniziative del centro sociale e di aprire un dialogo costruttivo e positivo con chi quotidianamente si impegna a contrastare l'emarginazione attraverso il protagonismo sociale.
Chiediamo inoltre al Sindaco Emiliano quali iniziative intenda intraprendere nei confronti dei vigili urbani protagonisti dell'aggressione.


UNIONE INQUILINI

17 novembre 2010

Massa: Cariche delle forze dell'ordine contro i lavoratori della Eaton

I lavoratori della Eaton di Massa, da due anni in cassa integrazione, hanno occupato il casello autostradale di Massa, sulla A/12,  agenti di polizia e carabinieri in tenuta anti-sommossa  hanno effettuato una  violenta carica contro i lavoratori, ferendo due sindacalisti: Giovacchino Pitanti, rsu aziendale, è finito a terra dopo essere stato colpito e poi portato in ospedale, mentre Alessio Castelli, segretario locale della Fiom ha dichiarato di aver preso una manganellata sul petto e non riuscire più a respirare bene.
Mentre i lavoratori - oltre 200 quelli che stanno protestando stasera - hanno dato luogo ad un sit in, al casello si è recato il prefetto di Massa Carrara, Giuseppe Merendino, che ha iniziato subito a parlare con loro, rassicurandoli sulle condizioni di salute di Pitanti. L'operaio è in buone condizioni, ha detto. Oltre a Castelli però, altri addetti della Eaton sarebbero rimasti contusi nello scontro. Il transito dei veicoli dal casello è stato bloccato.
In un comunicato congiunto, la segreteria regionale di Rifondazione e il gruppo di Federazione della sinistra e Verdi in Regione giudicano "gravissimo quanto avvenuto oggi presso il casello autostradale di Massa. La carica delle forze dell’ordine ha il segno di voler colpire la sacrosanta protesta dei lavoratori dell’azienda massese, intenti ad una occupazione simbolica e temporanea (e con modalità pacifiche) del casello autostradale al fine di rivendicare il proprio diritto al lavoro".

Stefano Cucchi, l'ultima registrazione "Scusate, non riesco a parlare bene"

Ah...buongiorno, sono Cucchi Stefano, nato a Roma il primo ottobre 1978...mi scusi, non riesco a parla' tanto bene...". E' un sospiro, la voce di Stefano Cucchi, quella che si ascolta per un minuto al Tg3 delle 19 (versione integrale sul sito A Buon Diritto ). Un minuto che basta per capire come il calvario del 31enne ragioniere romano, morto il 22 ottobre del 2009 nel reparto detentivo dell'ospedale Pertini, fosse iniziato subito dopo l'arresto per spaccio, avvenuto il 15 ottobre.

La registrazione risale infatti al 16 ottobre, udienza di convalida del fermo. La voce di Stefano è flebile, spezzata dai sospiri. Elencando i suoi dati anagrafici, Stefano è lento, come anestetizzato. Ad ogni imprecisione si scusa. Nelle pause, è perfettamente percepibile il suo arrancare col respiro. E' evidente che sta male, sebbene sia stato arrestato solo il giorno prima.
"Mi dichiaro tossicodipendente...". "Ha la facoltà di non rispondere...Intende rispondere?" "Sì, mi dichiaro innocente per l'accusa di spaccio, colpevole per quella di detenzione". "Compro il metadone, ma non vado al Sert, ho avuto discussioni con quelli là...lo compro in piazza". "Non ci vado più al Sert, ero segnato fino all'anno scorso...Ho ancora l'esenzione della tossicodipendenza e dell'epilessia...poi ho altre cose...l'anemia...".
Come detto, Stefano Cucchi spira sei giorni dopo aver pronunciato quelle parole.
Per la sua morte, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 persone: sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria. C'è poi Claudio Marchiandi, funzionario del Prap, il provveditorato regionale amministrazione penitenziaria, che aveva chiesto il rito abbreviato: per lui l'accusa ha chiesto due anni. Lesioni aggravate, abuso di autorità nei confronti di un arrestato, falso ideologico, abuso d'ufficio, abbandono di persona incapace, rifiuti di atto d'ufficio, favoreggiamento e omissione di referto. Sono questi i reati contestati, a seconda della posizione processuale.
Decaduta, invece, l'accusa di omicidio preterintenzionale a carico degli agenti penitenziari: come ha spiegato durante la requisitoria il pm Maria Francesca Loy, la consulenza dei medici legali "ha dimostrato che non vi sia alcun nesso causale tra la morte del giovane e le lesioni subìte. Non è necessaria altra perizia: gli aspetti della morte sono stati esaminati con chiarezza, senza lasciare dubbi".
Dubbi che invece restano alla famiglia di Stefano , per la quale il giovane è stato pestato nei sotterranei del Tribunale e questo audio ne sarebbe prova ulteriore. Botte che diedero inizio alla corsa di Stefano verso la morte, conclusasi in un letto della corsia-carcere del Pertini, "dove Stefano era finito complice il tentativo di copertura di quel pestaggio, assicurato dal dirigente del provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria, che ora ha chiesto il rito abbreviato".
Per questo, la famiglia Cucchi insiste sull'intenzione di chiedere una perizia definitiva. Lo ricorda Giovanni Cucchi, papà di Stefano, che ha dichiarato: "Il lavoro fatto dai pubblici ministeri noi lo apprezziamo. Certo è che presenteremo alla prima udienza del processo la richiesta affinché venga effettuata una perizia definitiva per accertare le cause della morte di Stefano".

fonte: La Repubblica

16 novembre 2010

Il pacchetto sicurezza fa i conti con la crisi

Decreto sicurezza al test della crisi politica. Il provvedimento d’urgenza, approvato oltre una settimana fa da Palazzo Chigi, è entrato in vigore sabato scorso, ma è atteso ora da un cammino parlamentare che si annuncia quanto meno complesso. Nei prossimi due mesi, infatti, il dl 187 dovrà essere convertito in legge e potrebbe trovarsi a fare i conti, nella spola tra Camera e Senato, con le ripercussioni della battaglia politica. Come potrebbe essere “sacrificato” il disegno di legge che accompagna il decreto 187, nel quale sono state convogliate le misure sull’immigrazione (con la previsione dell’espulsione del cittadino comunitario per motivi di ordine pubblico) e quelle sul wi-fi (con l’obiettivo di superare le norme restrittive del decreto legge anti-terrorismo volute dall’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu). All’interno del decreto legge 187, invece, spiccano gli interventi sulla tracciabilità dei pagamenti negli appalti pubblici e quelle relative al rafforzamento delle ordinanze dei sindaci in materia di sicurezza.
Nella versione definitiva del provvedimento è stata inserita una disposizione che obbliga ispettori di Asl e del ministero del Lavoro a decretare la confisca obbligatoria per gli impianti e i prodotti realizzati da aziende responsabili di gravi o reiterate violazioni in materia di “tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro”. Una sanzione amministrativa che può essere irrogata senza dover attendere l’ordinanza-ingiunzione di pagamento, ma che potrebbe necessitare di modifiche in sede di conversione del dl 187 per le incertezze interpretative e applicative che sta già generando presso gli operatori.
Confermato poi gli interventi contro il tifo violento (con la reintroduzione dell’arresto in flagranza differita ripristinato fino al 30 giugno 2013 e l’aumento di poteri e tutele per gli steward all’interno degli stadi, in materia anti-mafia (con la facoltà concessa alla neonata Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata di “autofinanziarsi”) e l’istituzione del nuovo Comitato per la programmazione strategica per la cooperazione internazionale di polizia (Copscip).

Alleanza sindaci-prefetti per gestire l’ordine pubblico sul territorio
I poteri di ordinanza affidati al sindaco dalla legge sulle autonomie (267/2000) ottengono, grazie al decreto legge n. 187, il concorso delle Forze di polizia attraverso l’intervento del Prefetto. Le ordinanze previste per i casi di urgenza nelle materie di polizia locale, igiene ed edilizia, nel 2008 con il decreto legge 92 hanno visto ampliate le loro finalità, fino a comprendere rimedi ai pericoli per la sicurezza urbana e l’incolumità pubblica. Il Prefetto, nella legge del 2008, aveva solo compiti ispettivi e le ordinanze dovevano essergli comunicate per garantire il suo potere di annullamento. Lo Stato ha mantenuto infatti il potere di indirizzo, espresso in tema di sicurezza urbana dalla direttiva del ministero dell’Interno 5 agosto 2008. La sicurezza urbana è stata poi meglio definita attraverso numerosi interventi della giustizia amministrativa, volti ad evitare eccessi nel concetto di difesa del territorio. Si segnalano esempi in materia in tema di mendicità “invasiva” (Consiglio di Stato, 13 gennaio 2010 n. 127), di orari di pubblici esercizi, di schiamazzi, uso di videogiochi in periodo scolastico (Tar Veneto 20 settembre 2001), di colazioni a sacco ed uso di bottiglie di vetro, fino alle discussioni sul passaggio “inquinante” di greggi su strade, vietato con ordinanza ma riaperto dal Tar Lecce (ordinanza 771/2010). E ci sono anche stati interventi che per imporre agli esercenti di bar e pub di predisporre personale che dissuadesse da rumori eccessivi o di mettere a disposizione dei turisti i propri locali igienici (Tar Toscana 702/2010).
Ampliando i poteri di intervento dei sindaci, sono sorti problemi relativi alla dimensione territoriale, poiché ogni sindaco governa nei propri confini, con l’aggiunta poi di problemi per il personale dipendente, in particolare per i piccoli comuni. Utilizzare il vigile urbano per sgomberare nomadi, ad esempio, pone problemi anche perché l’accompagnamento può avvenire fino al confine del territorio comunale. Problemi analoghi sorgevano per le attività di identificazione e per le segnalazioni di eventuali reati: ora le Forze di polizia concorrono nelle operazioni che scaturiscono dall’iniziativa dei sindaci, senza necessità di specifiche consultazioni volta per volta, con il Prefetto. Quest’ultimo potrà varare idonee misure organizzative, come del resto già è avvenuto quando, con il Dm5 agosto del 2008, si è chiarito il concetto di “sicurezza urbana”.
Assicurando il concorso delle Forze di pubblica sicurezza, le ordinanze sindacali sono in un certo senso promosse di qualità, e da provvedimenti locali in tema di sicurezza urbana diventano tasselli di un mosaico di “ordine pubblico” (riservato allo Stato dall’articolo 117 della Costituzione). Le Forze di Polizia comprendono sia la Polizia di Stato che l’Arma dei Carabinieri, il Corpo forestale dello Stato, la Guardia di Finanza, la Polizia penitenziaria, ma è evidente che la norma si riferisca soprattutto ai primi due corpi, agevolando interventi anche per l’esecuzione di ordinanze di Comuni il cui territorio non ospiti le strutture (sedi, caserme) e che quindi in precedenza avevano problemi di coordinamento.

Si scrive sindaco si legge sceriffo
Poliziotti a caccia di infradito e minigonne selvagge. Carabinieri arruolati nella battaglia contro gli schiamazzi notturni. Guardia di Finanza impiegata per frenare l’abuso di colazioni al sacco. La Forestale sulle strade per impedire il passaggio “inquinante” delle greggi. Scenari di quotidiana inflessibilità che il decreto legge sicurezza (n. 187), operativo da sabato scorso, potrebbe rendere presto realistici. Il provvedimento, infatti, coinvolge in pianta stabile prefetti e forze di Polizia nell’attuazione delle ordinanze dei sindaci. Quelle ordinanze nate per consentire ai primi cittadini d’intervenire nei casi d’urgenza (dalla polizia locale all’igiene, dall’edilizia alla sicurezza urbana e all’incolumità pubblica) e che negli ultimi armi hanno assunto le finalità più disparate, con grande sfoggio di fantasia. Tanto da suscitare in molte circostanze le decisioni riparatrici dei Tar. Schierare a presidio delle ordinanze dei sindaci gli apparati di polizia pone però problemi rilevanti che meriterebbero più lucida valutazione. Sia perché si rischia di distrarre dalla difesa dell’ordine pubblico risorse già sotto pressione, sia perché si potrebbe incrinare l’equilibrio fra istituzioni, sovrapponendo ruoli e funzioni.


fonte: Il Sole 24 Ore, 16 novembre 2010

14 novembre 2010

Napoli: Ruba pacchetto di wafer da 1,29€ condannato a 3 anni

Aveva rubato un pacco di wafer da 1,29 euro in un discount ed è stato condannato a tre anni di reclusione. Salvatore Scognamiglio, 40 anni, non ha potuto beneficiare dell'attenuante del danno lieve per gli effetti della legge Cirielli che ha introdotto un giro di vite per i recidivi.
La sentenza è stata emessa il 4 novembre dal giudice monocratico di Marano, sezione distaccata del Tribunale di Napoli, al termine di un breve dibattimento che era stato chiesto dal pm nelle forme del giudizio immediato. Assistito da un difensore di ufficio, l'imputato - che per questa accusa si trova agli arresti domiciliari - non ha chiesto l'adozione di riti alternativi come patteggiamento o rito abbreviato che avrebbero determinato una pena più lieve.
Scognamiglio è stato riconosciuto responsabile di rapina impropria. Nei giorni scorsi all'interno di un discount di Melito, in provincia di Napoli, fu bloccato da due addetti alla sicurezza che lo avevano notato mentre si impossessava di un pacco di biscotti. Invitato a consegnare la refurtiva - come emerso oggi al processo - tentò di divincolarsi, ma fu presto immobilizzato e consegnato ai carabinieri. "Mi vergogno, avevo fame...", si è giustificato Scognamiglio, che è tossicodipendente e che in passato ha già riportato condanne per piccoli furti.
Il giudice, in base alle norme sulla recidiva della Cirielli, che non consente in questi casi di concedere le attenuanti (generiche e danno lieve) prevalenti, gli ha inflitto tre anni di reclusione, il minimo consentito dalla legge.

11 novembre 2010

Livorno: Lotte studentesche e repressione

Oggi, 11 novembre, si è tenuta presso la sala sindacale del comune di livorno una conferenza stampa convocata dal Coordinamento Studentesco Livornese e dal Collettivo Studentesco Universitario Livornese durante la quale è stato presentato un documento unitario contro la crescente criminalizzazione del movimento studentesco a Livorno.
La conferenza ha visto intervenire, in una sala piena, numerosi studenti e membri dei soggetti che hanno firmato il documento. Quest'ampia partecipazione ed i numerosi interventi dei presenti hanno permesso di chiarire come la repressione non tocchi solo il movimento studentesco ma colpisca tutti, nelle forme più diverse che l'autoritarismo e la criminalizzazione possano assumere.
L'attacco agli studenti è un attacco alle lotte, è un attacco ad un movimento radicato, riconosciuto e vivo.
Nella conferenza stampa inoltre il Coordinamento Studentesco Livornese ha annunciato le prossime scadenze di lotta: 17 novembre partecipazione in mattinata al corteo a Pisa contro la riforma Gelmini e nel pomeriggio presidio itinerante nel centro di Livorno, mentre per il 25 novembre un nuovo corteo studentesco cittadino.

fonte: SenzaSoste



DOCUMENTO CONTRO LA REPRESSIONE

In seguito a quanto avvenuto negli ultimi mesi, riteniamo necessario denunciare la repressione che, anche nella nostra città, colpisce coloro che sul lavoro, nella scuola e nelle piazze lottano e decidono di non chinare la testa di fronte a delle condizioni di sempre maggiore sfruttamento ed oppressione, di fronte ad una crescente riduzione dei diritti e degli spazi di espressione, di fronte a tagli alla scuola e al sociale.
In particolare sempre più dura è la linea della questura nei confronti del movimento studentesco cittadino. Il Coordinamento Studentesco Livornese, luogo di discussione e di autonoma organizzazione degli studenti medi, è ormai da anni un organismo di massa vitale e riconosciuto, radicato nelle scuole ed in città, che negli ultimi anni ha saputo dar vita ad un ampio movimento contro i tagli all'istruzione e contro quelle riforme che porteranno ad una scuola sempre più classista, autoritaria ed asservita agli interessi della confindustria.
E' ormai da un anno che con provocazioni, intimidazioni, identificazioni, denunce ed altri provvedimenti la Questura tenta di criminalizzare gli studenti.
Il Coordinamento Studentesco Livornese ed il Collettivo Studentesco Universitario Livornese, hanno denunciato più volte negli ultimi tempi questa situazione, ricevendo spesso la solidarietà di organizzazioni politiche e sindacali.
Nell'autunno 2009 due denunce a studenti minorenni e decine di identificazioni a studenti dell'Istituto Nautico, per aver tentato l'occupazione della propria scuola. Tentativo pacifico che si concluse con una trattativa che portò alla convocazione in quella scuola di un'assemblea permanente contro la politica scolastica del Governo. A questo si aggiungono altri provvedimenti, e continue provocazioni della Questura.
Sempre più forte la militarizzazione delle manifestazioni studentesche, una linea di condotta che cerca chiaramente di spezzare il fronte di una mobilitazione divenuta evidentemente troppo scomoda in una città come la nostra.
Già a febbraio, alla manifestazione contro le denunce agli studenti del Nautico, per la prima volta in dieci anni si sono viste camionette e cordoni antisommossa ad un corteo studentesco.
Con la ripresa dell'anno scolastico ed il rilancio delle lotte studentesche, il clima si è fatto più pesante.
L'8 ottobre scorso, sono scesi in piazza oltre 3000 studenti da tutta la provincia contro i tagli alla scuola e contro la riforma Gelmini. Un corteo vivo e partecipato, organizzato in una giornata di mobilitazione nazionale della scuola, al quale era presente anche una consistente delegazione di sindacati e di lavoratori della scuola in sciopero, è stato blindato senza alcun motivo sotto la prefettura da un ingente schieramento di camionette ed agenti. Ancora più grave è quanto accaduto giovedì 21 ottobre sotto il palazzo del Comune quando decine di agenti, con due camionette, hanno impedito agli studenti in corteo notturno di appendere sulle scale del comune uno striscione, limitando la libertà di manifestazione.
Questo ultimo episodio non può che confermare la natura esclusivamente strumentale della “apertura” del sindaco Cosimi e del PD nei confronti delle mobilitazioni studentesche. Si cerca visibilità da passerella andando nelle scuole e promuovendo incontri istituzionali, mentre al passaggio dei cortei si blinda il palazzo del comune, sprangando le porte come l'8 ottobre o schierando la polizia come il 21 ottobre.
E' in tale contesto che vengono recapitati in queste settimane, a quattro ragazzi, quattro Decreti Penali di Condanna per “accensione pericolosa” di “lamperogeni” e “petardi” durante il corteo studentesco notturno del 6 novembre 2009.
Questi provvedimenti giungono ad un anno di distanza dai fatti contestati, nel pieno delle mobilitazioni studentesche e vicino ad importanti scadenze di lotta. Il decreto penale di condanna, regolato dagli articoli 459-464 del Codice di Procedura Penale, è una vera e propria condanna in primo grado, già pronta, che viene recapitata a casa senza che neanche il condannato venga a sapere di essere indagato. Si tratta di un procedimento speciale rispetto al rito ordinario, che prevede, saltando l'indagine preliminare ed il dibattimento, l'immediata condanna ed esecuzione della pena pecuniaria, disponendo solo 15 giorni per ricorrere.
Con la sola prova della testimonianza di alcuni agenti della DIGOS, quattro compagni sono stati condannati in base all'articolo 703 del Codice Penale, che riguarda l'uso di armi da fuoco, l'accensione di fuochi pirotecnici che necessitano di licenza, ed altre accensioni o esplosioni pericolose. Se anche avessero commesso il fatto, resta paradossale una condanna del genere nei confronti di chi ha acceso un lamperogeno o un petardo che possono essere acquistati in libera vendita.
Siamo convinti che in realtà queste condanne siano completamente slegate dai fatti contestati, tra l'altro consueti in un qualsiasi corteo. L'intenzione della Questura è quella di colpire queste quattro persone, i fatti contestati non sono che un pretesto, tanto più che i provvedimenti sono recapitati adesso, in un periodo denso di importanti scadenze di lotta.
A nostro avviso è importante chiarire il più possibile la natura pubblica e politica non solo della vicenda relativa a queste quattro condanne, ma dell'intero attacco repressivo che da un anno colpisce Livorno ed in particolare gli studenti.
E' infatti ormai evidente che non ci troviamo di fronte a provvedimenti casuali o episodici, ma ad una chiara volontà di criminalizzare il movimento, attraverso degli strumenti repressivi che colpiscono tutti, i compagni più attivi come chi inizia ad avvicinarsi al movimento.
Questo attacco avviene certamente anche a livello mediatico. Ormai da tempo infatti la stampa locale minimizza la protesta studentesca, facendola apparire come episodica, frammentata e priva di contenuti politici. Un esempio evidente di questa cattiva informazione lo abbiamo avuto riguardo al corteo dell'otto ottobre, quando tutti i quotidiani locali hanno dato grande spazio ad una rissa per futili motivi avvenuta a margine del corteo. Ancora più rischioso dal punto di vista della criminalizzazione del movimento studentesco è il velo moralistico attraverso il quale viene filtrata ogni notizia riguardante le mobilitazioni degli studenti. Un'informazione che contrappone l”autogestione intelligente” di certi istituti ad altre mobilitazioni o che confronta gli studenti che puliscono il giardino per protesta a quelli che scendono in piazza in corteo, è un'informazione che distingue tra “buoni” e “cattivi” riducendo il peso delle mobilitazioni e favorendo la criminalizzazione del movimento.
Dopotutto non è una scoperta il ruolo dei media nel criminalizzare le proteste, basta tornare indietro di poco più di un mese alle contestazioni da parte degli operai alle sedi di Confindustria e della CISL. Fatti che sui quotidiani locali vennero duramente criminalizzati e condannati come atti di violenza, anziché essere letti come una decisa contestazione nei confronti di chi vuole per gli operai condizioni di lavoro sempre peggiori e salari sempre più bassi.
La repressione in ogni sua forma, che venga dalle questure o dai media ufficiali, ha sempre lo stesso scopo, quello della criminalizzazione del dissenso e dell'isolamento di chi non china la testa.
Come già detto la repressione a Livorno non colpisce solo gli studenti.
Dall'estate del 2009 decine di denunce, 4 arresti, varie condanne.
Questa è la situazione a Livorno.
Denunce a chi spontaneamente contestava la presenza dei fascisti di Forza Nuova alla processione dei cattolici tradizionalisti a Montenero. Una montatura, con un processo ancora in corso e 4 persone agli arresti per diversi mesi, per chi partecipava a Pistoia ad un' assemblea sull'incostituzionalità delle ronde. Denunce a chi prova ad occupare la propria scuola. Condanne a chi ha partecipato ad un corteo notturno.
Per reagire alla stretta autoritaria e repressiva che a Livorno, come in tutta Italia, colpisce chi lotta e chi non china la testa, invitiamo tutte le associazioni, i collettivi, le organizzazioni politiche e sindacali, i partiti, a vigilare sulla situazione in città, a sostenere gli studenti e tutti coloro che subiscono la repressione, ad esprimere solidarietà ai singoli ed alle organizzazioni colpite.
Nel rivolgere questo invito a chi ha sostenuto in questi anni le mobilitazioni studentesche, ricordiamo ancora che questa stretta repressiva colpisce tutti.
Indipendentemente da chi viene coinvolto più direttamente, la repressione punta a colpire tutte le lotte: viene colpito il movimento studentesco, i lavoratori, i percorsi unitari come quello che ha portato all'importante manifestazione cittadina del 23 ottobre. Per questo la risposta migliore alla criminalizzazione ed alla repressione è rilanciare le lotte, praticare la solidarietà, difendere la libertà di espressione e manifestazione, difendere gli spazi di agibilità politica.

Adesioni fin ora giunte:

Coordinamento Studentesco Livornese, Collettivo Studentesco Universitario Livornese, Unicobas Livorno, Cobas Livorno, USB Livorno, C.S.A. Godzilla, Federazione Anarchica Livornese, Collettivo Anarchico Libertario, Teatro Officina Refugio, Centro Politico 1921, Federazione della Sinistra (Pdci-Prc), Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori sezione provinciale di Livorno, Rete docenti precari di Livorno,
Rete "Vertenza Livorno", Sinistra Ecologia e Libertà

Modena: Sgomberato lo Spazio Antagonista Occupato Guernica

Questa mattina la questura di Modena ha sgomberato lo Spazio Antagonista Occupato Guernica.
Nel momento dello sgombero non era presente nessun compagno, compagni che sono poi arrivati formando un presidio davanti allo spazio.
Con l'operazione di questa mattina, non hanno sgomberato solo un edificio, ma un progetto radicato in città, un progetto che l'amministrazione comunale di Modena non ha mai voluto prendere in considerazione a differenza della gente della città di Modena.
Con questo sgombero sono stati interrotti laboratori (fotografia, Hip hop, elettronica), progetti culturali, la palestra popolare che a breve avrebbe avuto vita e quel progetto di socialità che ha visto migliaia di persone attraversare lo spazio.

Pubblichiamo un breve comunicato del Guernica:

Forse le iniziative politiche dello Spazio Guernica, non piacciano alla classe politica modenese e alla questura di Modena, ma se vogliono il Guernica per le strade, per le strade troveranno il Guernica, pronto a rivendicare il progetto e l'ideale che porta avanti tutti i giorni.
Non cancelleremo le iniziative, ma saranno solo sospese, in attesa di trovare un altro posto per poterle portare avanti, consapevoli che presto il Guernica rinascerà sempre più forte e sempre compatto a sostegno di questo progetto che ha ridato vita alla città di Modena.

Il Guernica sarà in piazza mercoledì 17 a sostegno delle lotte studentesche

Sostieni il Guernica, lotta insieme a noi per un nuovo Guernica

10 novembre 2010

Bologna: Suona in piazza Verdi senza permesso, 400 euro di multa

Una multa di 400 euro per aver improvvisare uno spettacolo, cantando e suonando uno strumento in un luogo pubblico. E’ successo ieri sera in piazza Verdi ad un ragazzo israeliano di 23 anni, a cui la Polizia municipale ha contestato di aver messo in piedi uno spettacolo in luogo pubblico senza avere l’autorizzazione del Comune (come prevederebbe l’articolo 68 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). E’ solo una delle sanzioni scattate durante un controllo effettuato ieri sera in piazza Verdi dai vigili urbani e dalla Polizia intorno a mezzanotte. Un giovane salernitano di 19 anni, anche lui alle prese con uno strumento musicale, ha reagito al controllo ed e’ stato denunciato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e disturbo della quiete pubblica.
Oggi, intanto, arriva l’ennesimo giro di vite sui locali di via Petroni e dintorni. Il commissario Anna Maria Cancellieri annuncia infatti che ridurra’ gli orari di apertura di alcuni esercizi: “Su situazioni delicate tipo via Petroni, ma non solo, stiamo lavorando. Spero per la fine della settimana di fare qualche cosa per dare risposte molto concrete. La riduzione degli orari sicuramente”. Misure che riguarderanno “via Petroni, qualche locale particolare. Sospensioni delle licenze? Non credo che ci siano situazioni tali da portare a questo- aggiunge il commissario- ma siccome abbiamo dato la deroga, eventualmente interverremo sulla deroga” portando cosi’ la chiusura dalla tre all’una del mattino.

fonte: zic.it


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