21 ottobre 2010

Processo Cucchi: No alla perizia che volevano i familiari

Niente super perizia per i familiari di Stefano Cucchi. La richiesta del loro legale, all'apertura dell'udienza preliminare, è stata bocciata ieri dal gup. Eppure doveva servire a determinare in maniera definitiva le cause della morte del geometra trentunenne ucciso da un cocktail micidiale di contatti ravvicinati del terzo tipo con diverse amministrazioni dello Stato. Proprio venerdì sarà un anno dalla sua morte, avvenuta nel padiglione penitenziario dell' ospedale Sandro Pertini di Roma in fondo a sei giorni di vero e proprio calvario. Era stato ricoverato dopo essere stato arrestato per droga, pochi grammi di hashish, in un parco di Cinecittà. Dopo una notte nella guardina dei carabinieri era giunto in tribunale per l'udienza di convalida, con gli occhi pesti, camminando malamente e con le carte ufficiali che lo presentavano più vecchio, albanese e senza fissa dimora.
A respingere la richiesta è stato il gup Rosalba Liso che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di 13 persone tra guardie carcerarie, medici, infermieri e del direttore dell'ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria - i carabinieri, dopo un brusco dictat di La Russa sono stati ignorati dalle indagini - accusati di una serie di reati che vanno dalle lesioni aggravate all'abuso di autorità nei confronti di un arrestato, al falso ideologico all'abuso di ufficio, all'abbandono di persona incapace, all'omissione di referto e ad altro. La richiesta dei familiari di Cucchi tendeva a dimostrare che per le tre guardie carcerarie imputate non si doveva ipotizzare l'accusa di lesioni gravissime bensì quella di concorso in omicidio preterintenzionale. La giudice ha respinto la richiesta sostenendo che proceduralmente la parte civile non poteva chiedere l'approfondimento delle indagini. Avrebbe potuto farlo o attraverso il pubblico ministero o durante la discussione. «In parole semplici, non è una cosa che non si può fare, è un atto che è possibile fare dopo», spiega Fabio Anselmo, legale dei Cucchi. Altrimenti sarà un processo che si concentrerà sul trattamento a un paziente evitando di chiedersi chi e quando gli abbia spezzato la schiena.
I pm Barba e Loy hanno anche chiesto al gup di rendere pubblica l'udienza, autorizzando l'accesso alle telecamere. La Procura, infatti, non avrebbe gradito le rivelazioni di Ilaria, sorella di Stefano, in tv quando ha detto di «un pm che diceva ai nostri avvocati di non santificare la mia famiglia». «Ci spiace veramente di aver dato così fastidio al pm tanto da costringerlo a lamentarsene davanti al giudice - ha commentato Ilaria Cucchi - si parla della morte di una persona della nostra famiglia ma questo evidentemente non conta. In fin dei conti la morte di Stefano sta diventando soltanto un problema nostro».
Il gup si è riservato di decidere e si pronuncerà sul punto la prossima udienza prevista per il 26 ottobre, quando inizierà la discussione e prenderanno la parola i pm.

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