23 luglio 2010

Catania: Detenuto suicida, è il 38esimo caso nel 2010

Andrea Corallo, 39 anni, detenuto nel carcere Bicocca di Catania, questa mattina si è tagliato la gola con una lametta da barba ed è morto dissanguato. L’uomo era stato arrestato nell’aprile 2008 a Ragusa, nell’ambito di un’operazione contro la criminalità organizzata dedita alle estorsioni.
Non carcere della Bicocca poco più di un mese fa si era suicidato un altro detenuto, Antonio Di Marco, 43enne. Nel complesso degli istituti penitenziari della Sicilia nel 2010 i detenuti suicidi sono 6, di cui l’ultimo in ordine di tempo (il 18 luglio) è stato Rocco Manfrè, 65enne, che si è impiccato nella Casa Circondariale di Caltanissetta. Da inizio anno salgono così a 38 i detenuti suicidi nelle carceri italiane (32 impiccati, 5 asfissiati col gas e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 105 (negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.703, di cui 594 per suicidio).
Nei primi sette mesi del 2009 (anno che ha fatto registrare il “record storico” di suicidi in carcere, con 72 casi), il numero dei detenuti suicidi era attestato a 31, quindi 7 in meno rispetto a quest’anno. Un trend negativo che, a meno di clamorose inversioni, a fine anno produrrà un numero di decessi in carcere mai visto, né immaginabile fino a pochi anni fa: a titolo di esempio nel 2007 i suicidi furono 45, l’anno successivo 46… ma oggi i numeri sono quasi raddoppiati.
E, come sottolinea oggi il Sindacato Uil-Pa Penitenziari, non sono soltanto i detenuti a “morire di carcere”: da inizio anno già 4 agenti di Polizia penitenziaria si sono tolti la vita e ieri si è ucciso anche il Provveditore alle carceri della Calabria, Paolo Quattrone.
Un estremo malessere affligge il sistema penitenziario (ufficialmente in “stato di emergenza” dallo scorso gennaio) e non se ne intravedono vie di uscita. Un malessere fatto di sovraffollamento e di carichi di lavoro insostenibili, di risorse economiche ed umane sempre più scarse, di fatiche e professionalità poco o nulla riconosciute, di strutture edilizie spesso al limite della vivibilità.
I tanti, troppi, “morti di carcere”, da entrambe le parti, sono la testimonianza più eloquente che alla dichiarazione dello “stato di emergenza” devono seguire interventi sostanziali, per uscire da questa emergenza. Da mettere in atto subito, non chissà quando… e chissà tra quanti altri morti.
fonte: ristretti orizzonti

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