11 luglio 2010

APPELLO: Verità e giustizia per Youness Zarli

I fatti: Youness Zarli arriva dal Marocco in Italia nel 1997 con la sua famiglia, ha 16 anni e un regolare permesso di soggiorno. Conduce una vita simile a quella di tanti suoi coetanei, lo sport, l’incontro con una ragazza, l’amore. Otto anni dopo il suo arrivo gli agenti della Digos lo portano in questura e, dopo quarantotto ore, lo sistemano su un aereo per Casablanca. Sua unica colpa è quella di avere in Marocco un fratello arrestato per “integralismo islamico”. Quest’espulsione avviene nonostante il governo italiano sia perfettamente a conoscenza dei trattamenti inumani e degradanti cui vengono sottoposti in Marocco anche i solo sospettati. L’Italia ha già subito a questo riguardo una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. All’arrivo in Marocco Youness viene immediatamente arrestato dalla polizia marocchina, sottoposto a tortura nel corso degli interrogatori per due settimane e quindi trasferito in un carcere speciale. L’assoluzione arriva a fine 2006, dopo quasi un anno di ingiusta reclusione. Nel marzo del 2007 Youness sposa Jessica presso il consolato italiano di Casablanca. Nonostante il rilascio di un visto per ricongiungimento familiare, i ripetuti tentativi di Youness di rientrare in Italia per stare vicino alla moglie incinta falliscono, sempre a causa del decreto Pisanu con cui era stata ordinata la prima sciagurata espulsione. Nell’aprile di questo 2010 Youness viene arrestato in Marocco, insieme ad una trentina di giovani, nell’ambito di quelle che verranno poi definite“operazioni antiterrorismo”. Per 26 giorni non se ne sa nulla, poi riesce a vedere la moglie a cui racconta di avere subito ogni genere di tortura nella prigione segreta di Temera. Non si conosce l’accusa mossa a Youness, nessun fatto preciso, nessuna prova di un qualunque comportamento criminale. In modo analogo a quanto accaduto per l’arresto del 2005 risoltosi in assoluzione. Youness, esasperato da questa sequenza di violenze e mancanza di chiarezza sull’accusa a suo carico, comincia il 31 maggio uno sciopero della fame per avere giustizia, per sapere di cosa lo si accusa, così da potersi difendere.
Cosa chiediamo
Il ritiro del decreto di espulsione di Youness che ha violato i più elementari diritti umani mettendo Youness nelle mani del governo di un paese in cui a tutt’oggi vige la pena di morte e la tortura
Chiarezza in tempi rapidi sui capi di imputazione di Youness nel rispetto dei diritti umani che devono essere garantiti a ciascuna persona.
La presenza di autorevoli osservatori internazionali durante il processo che ne garantiscano la regolarità.
Dichiariamo
la nostra estraneità e contrapposizione a qualunque forma di oppressione, violenza, terrorismo da qualunque parte provenga.
Ci impegniamo per affermare il valore della solidarietà tra tutti gli esseri umani, ci sembra infatti la strada più bella per migliorare la qualità della vita di tutti e di tutte; per questo siamo vicini a Youness e Jessica.
Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni politiche e sociali impegnate sul terreno dei diritti umani, a tutte le persone che credono nella verità, nella giustizia, nella solidarietà affinché sottoscrivano quest'appello, lo facciano conoscere aiutando così Youness a ricongiungersi con la sua famiglia.
Invitiamo tutti e tutte a un presidio davanti al consolato marocchino di Milano (via Adele Martignoni 10) venerdì 23 luglio alle ore 12
comitato Verità e giustizia per Youness Zarli, Bergamo, 2010.
Promosso da: comitato 4 ottobre, arteasinistra, Jessica Zanchi.

Nessun commento:

Notizie Correlate