5 luglio 2010

105 anni di carcere per le nuove Br, ma nessuno sa quale reato abbiano commesso

Davide Bortolato è stato condannato a 14 anni e 7 mesi di carcere, e altrettanti ne sono stati inflitti a Claudio Latino. Il sindacalista Vincenzo Sisi di anni ne dovrà scontare 13 e 5 mesi, Massimiliano Toschi 10 e 8 mesi. Poco meno di Bruno Ghirardi (10 anni e 10 mesi) e di Alfredo Davanzo, l’ “ideologo del gruppo”: 11 anni e 4 mesi. Nel complesso, le condanne comminate dalla corte d’appello di Milano al processo contro le cosidette “nuove Brigate rosse” veleggiano intorno ai 105 anni di carcere per 14 imputati. Mica uno scherzo. Sono terroristi, e dunque tutti festeggiano: i giornali della destra come quelli della sinistra forcaiola, e anche quelli della sinistra più radicale, vuoi perché distratti, vuoi perché imbarazzati, vuoi perché troppo impegnati nella loro guerricciola per le intercettazioni, glissano. A nessuno pare strano il fatto che questi “terroristi” di azione terrorista non ne abbiano compiuta neppure una: un ferimento, un sequestro, una rapina. Niente. “Li abbiamo fermati in tempo” spiegano i giudici inquirenti, e tanto ha da bastare.
Gli associati in banda armata, peraltro, non risultano neppure aver dato alla suddetta un nome purchessia, una sigletta di quelle che non si negano a nessuno. Niente di niente anche su questo fronte. Sconteranno anni e anni di galera per aver dato vita a un’associazione inesistente. Le intercettazioni che “li inchiodano” poi, almeno a giudicare da quelle che sono state rese note, se le parole “garanzie” e “diritto” avessero ancora un senso finirebbero tutt’alpiù in una sceneggiatura di film comico-demenziale.
In un paese anche anormale ma minimamente civile, una simile sentenza desterebbe scandalo. Una sinistra anche timida timida, però con ancora uno straccio di senso di sé e della propria missione, punterebbe i riflettori e reclamerebbe spiegazioni. Una stampa che fosse anche solo in minima misura non democratica ma semplicemente seria, a partire dai soliti “Repubblica” e “Fatto”, scandaglierebbe, denuncerebbe, discuterebbe.
Invece zero assoluto e silenzio perfetto. La sinistra è troppo impegnata a idolatrare i giudici, e la destra con lo strapotere dei medesimi se la prende solo quando viene toccata da vicino, altrimenti dei diritti se ne frega alla grande.
Così nessuno osa dire quel che tutti sanno e di cui tutti sono contentissimi. Che in Italia esiste una categoria di reati, quelli che riguardano “il terrorismo”, per cui garanzie e diritti sono stati sospesi “sine die”: si può finire in galera solo per il cognome che si porta, come è successo a Manolo Morlacchi, figlio del brigatista (vero) Pietro Morlacchi; si può essere condannati a pene smisurate senza aver compiuto nessun reato, come in questo caso. E che in Italia esiste una seconda categoria di reati, quelli “di mafia”, per cui la tortura è non solo ammessa ma incentivata, essendo l’art 41bis nient’altro che una forma legalizzata di tortura. L’oscenità di questo paese è questa. Mille e mille volte più che non la legge di Berlusconi contro le intercettazioni o le proteste contro i programmini di Santoro e Travaglio.

Andrea Colombo da Gli Altri

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