13 giugno 2010

Milano: tolti con la forza i presìdi alla Mangiarotti.

Sono stati sgombrati con la forza i due presidi alla Mangiarotti Nuclear, dove i lavoratori stanno protestando contro la delocalizzazione "coatta" dell'azienda. Da tre giorni un gruppo di una trentina di lavoratori sostava davanti ai cancelli mentre un altro piccolo gruppetto stava in direzione. Contro l'iniziativa della Prefettura di Milano si è espresso
Luciano Muhlbauer, coordinatore cittadino di Milano del Prc ed ex consigliere regionale, che è stato presente durante l'intervento della polizia in via Pirelli 6«Quanto avvenuto è di una gravità inaudita, poiché, mediante l'uso della forza pubblica, è stato ristabilito il regime di illegalità, costruito e persino rivendicato dalla proprietà di Mangiarotti Nuclear Spa». Tre mesi fa i lavoratori avevano ottenuto una sentenza del Tribunale di Milano che imponeva a Mangiarotti Nuclear di riportare nello stabilimento di viale Sarca le produzioni da lì spostate anche in violazione degli accordi sottoscritti dallo stesso management. Non solo non è stata rispettata la decisione del giudice, ma pochi giorni fa la direzione ha fatto asportare di notte dalla fabbrica gli ultimi due pezzi di una commessa rimasti a Milano, «in piena e palese violazione dell'ordine del giudice». «Eppure, tutte queste illegalità e provocazioni non hanno suscitato alcuna reazione da parte delle istituzioni, né di quelle politiche, né di quelle preposte all'applicazione della legge», continua Muhlbauer. «La Questura ha mandato la Celere e sgomberato gli operai che occupavano come se fossero dei delinquenti. Se nessuno si è fatto male è merito esclusivamente del senso di responsabilità dei lavoratori della Mangiarotti, presenti in una cinquantina al presidio davanti alla sede occupata». Secondo il Prc, c'è stata, nel caso della Mangiarotti, «una tolleranza totale nei confronti delle illegalità del padrone, un accondiscendere continuo rispetto all'arroganza di uno dei proprietari, Tarcisio Testa, che nei suoi comportamenti ricorda sempre di più il tristemente famoso Genta dell'Innse, ma una totale inflessibilità nei confronti degli operai e una completa disattenzione rispetto alla legge e alle ordinanze della magistratura».

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