6 maggio 2010

Pieve di Cento (Fe): Pestaggio in caserma

Per gli agenti della Polizia municipale di Reno Galliera è un automobilista che ha reagito con le botte ad un controllo, per lui invece solo loro gli aguzzini: i vigili urbani. «Mi hanno portato in caserma e mi hanno pestato», è scritto nella querela consegnata al pm.
Così quella che avrebbe dovuto essere una denuncia per resistenza e rifiuto di sottoporsi ad accertamenti sullo stato psicofisico del conducente dell’auto si è trasformata negli ultimi giorni in un nuovo possibile caso di abusi ad opera di pubblici funzionari cui è stato affidato il compito di far rispettare leggi e regolamenti. La storia è approdata in procura (il magistrato competente è Barbara Cavallo) un paio di giorni fa e deve ancora, quindi, essere valutata dagli inquirenti. La cautela è d’obbligo e i fatti al centro delle indagini sono al momento posizionati in segmenti diversi del loro percorso giudiziario.
La denuncia contro A.C., 32 anni, nato a Cento, comune nel quale ha anche lavorato, ma residente a Pieve, ha già passato il vaglio delle indagini preliminari ed è giunta ad un passaggio cruciale: la notifica dell’atto con cui il pm informa le parti dell’avvenuta conclusione dell’inchiesta. Le accuse di A.C. rivolte ad alcuni agenti della polizia municipale di Reno Galliera, che accorpa il servizio di alcuni Comuni del Bolognese tra cui Pieve di Cento, sono contenute in una memoria-querela con la quale la difesa dell’i ndagato, rappresentata dall’avvocato Massimo Bissi, chiede al pm di svolgere accertamenti e di indagare su specifici fatti. Un input, al momento, nulla di più. La vicenda risale al pomeriggio del 24 marzo scorso, mentre A.C. stava percorrendo via Ponte Nuovo, a Pieve, provenendo da Cento. Giunto all’altezza di via Iº maggio l’u omo ha svoltato poco prima di incrociare una pattuglia della polizia municipale di Reno Galliera. A.C. sarebbe stato quindi inseguito dalla pattuglia, lampeggianti accesi, e fermato. I vigili eseguono il controllo, ma secondo la loro versione l’uomo si sarebbe opposto innescando una sorta di colluttazione. Nello scontro due agenti restano contusi: uno al polso, l’altro al polso e alle spalle. Si tratta di ferite lievi, guaribili in tre giorni. Ma sono sufficienti per contestare al conducente del veicolo la resistenza a pubblico ufficiale e le lesioni. Il trentaduenne di Pieve deve anche rispondere di guida sotto l’effetto di stupefacenti: non avrebbe accordato infatti il consenso al test previsto da una norma del codice della strada, il che comporta comunque una denuncia.
Il verbale dei vigili urbani innesca un’inchiesta che segue lo stesso corso di altre indagini dello stesso tipo. Il pm chiude le indagini e invia il 415 bis all’indagato, il quale nel frattempo ha compiuto i suoi passi e si è affidato all’avvocato Bissi. Ha interpellato un medico legale, Antonio Vanzi, di Ferrara, e gli ha chiesto una consulenza su alcune contusioni, una in particolare molto evidente (al fianco), che ha sul corpo. Poi, assieme al legale, mette nero su bianco la sua ricostruzione e la trasmette alla procura. L’accusa è pesante ed espone ulteriormente A.C. sul fronte giudiziario: se la sua denuncia fosse inventata o distorta potrebbe essere a sua volta accusato di calunnia. Il suo racconto è corredato di fotografie e fornisce una versione dei fatti molto diversa da quella resa dagli agentoi. Uno dei componenti della pattuglia avrebbe puntato una pistola contro il volto di A.C. subito dopo essersi fermato. Poi l’avrebbe insultato e strattonato, minacciandolo: «Se non fai quello che ti dico ti buco». Ad A.C. viene chiesto di consegnare il cellulare, lui si rifiuta, poi chiama il padre. Quando quest’ultimo arriva A.C. viene caricato in auto e portato alla caserma di S. Giorgio di Piano. Il padre resta indietro. In caserma l’indagato sarebbe stato denudato e perquisito, portato nel bagno, insultato e pestato: colpito «con calci e pugni», sottolinea l’avvocato Bissi. «E’ stato subito trattato come un terrorista, senza nessun motivo - prosegue il legale - nessuno l’ha informato dei suoi diritti, è stato sottoposto a perquisizione personale e dell’auto senza poter chiamare un avvocato e senza che gli venisse rilasciato un verbale, è stato picchiato a mani nude e il medico legale ha confermato la compatibilità delle lesioni (lividi al collo, braccia e a un fianco) con il suo racconto».


fonte: La Nuova Ferrara

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