20 maggio 2010

Piano carceri: poteri straordinari al capo del Dap

Chi sarà stato quel genio che ha pensato di organizzare la cerimonia di festeggiamento per i 193 anni di esistenza della Polizia penitenziaria, denominazione assunta soltanto nel 1990 con la smilitarizzazione del corpo, sotto le vestigia imperiali dell'Arco di Costantino? Le cifre ufficiali della catastrofe carceraria in corso, fornite dal Dap e aggiornate al 14 maggio, proprio in occasione della festa, non suggeriscono nessuna immagine di vittoria tale da giustificare la gloria di un arco imperiale: 67.593 detenuti sugli appena 44 mila posti disponibili. Più dei trionfi forse il responsabile del cerimoniale voleva evocare ben altre immagini: la calca e la bolgia di un luogo come il Colosseo che ricorda tanto la situazione delle carceri attuali. Non a caso la cerimonia, che ha visto la presenza del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, oltre a quella del responsabile del Dap, Franco Ionta, si è tenuta in un clima di contestazione da parte delle organizzazioni sindacali. Il Sappe, la sigla più rappresentativa della penitenziaria, aveva deciso di disertare l'appuntamento perché, a detta del suo segretario, Donato Capece: «non c'è proprio nulla da festeggiare. Le carceri scoppiano e la classe politica assiste inerte all'implosione del sistema penitenziario». Critiche condivise anche dalle altre sigle sindacali che denunciano le solite carenze di organico e un clima d'invivibilità e tensione che si ripercuote anche sul personale di custodia. Negli ultimi tempi, infatti, sono i sindacati della Polizia penitenziaria, attraverso i loro uffici stampa, che diramano quotidianamente le cifre del sovraffollamento e spesso rendono noti i casi di suicidio. In un messaggio inviato al capo del Dap, il presidente della repubblica ha auspicato che il parlamento intervenga per superare «le molte criticità ormai manifeste», raggiungendo «al più presto risultati concreti». Il Guardasigilli nel suo discorso ha ricordato l'ordinanza con la quale il governo ha conferito i poteri straordinari al capo del Dap, delegato all'esecuzione del "piano carceri". Poteri eccezionali che alla luce delle vicende di cronaca giudiziaria emerse nelle ultime settimane, hanno sollevato ulteriori perplessità. Le procedure straordinarie che avevano consentito l'attribuzione all'imprenditore della "cricca", Diego Anemone, d'importanti cantieri per i lavori di manutenzione del carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma, e per la costruzione del carcere di Sassari e del successivo padiglione 41 bis, hanno dimostrato i rischi d'illeciti, corruzione e casse nere, insiti nella scelta delle procedure d'appalto per designazione diretta in deroga alle norme vigenti. Nelle parole di Alfano non è mancato anche un richiamo molto sfumato al caso di Stefano Cucchi, quando ha ricordato che «la Costituzione chiama ad operare tenendo sempre a riferimento il senso di umanità delle detenzione». In un altro passaggio, il responsabile del ministero di via Arenula ha sottolineato come negli ultimi mesi si sia registrato un calo del flusso degli ingressi in carcere. Il trend di crescita, secondo il ministro, si sarebbe ridotto del 17% nel 2009, e addirittura del 62% nel 2010. Nell'ultimo anno il numero dei detenuti sarebbe cresciuto solo di 4 mila unità, l'anno precedente invece di 8.797, l'anno prim'ancora di oltre 10 mila. Evidentemente procure e polizia, causa sovraffollamento, incarcerano con maggiore attenzione, come chiede la "circolare Borraccetti", procuratore capo a Venezia. Nelle stesse ore in cui si teneva la cerimonia, la commissione Giustizia della Camera terminava l'esame del ddl sulla detenzione domiciliare per l'ultimo anno di pena. Oltre a non contemplare più l'automaticità della concessione, la nuova legge avrà una durata limitata fino al 31 dicembre 2013. Data entro la quale dovrebbe essere in corso l'attuazione del cosiddetto "piano carceri", per il quale sono stati concessi i poteri straordinari al capo del Dap. Su richiesta dei parlamentari del Pd è stato aggiunto anche l'impegno a predisporre per quella data una riforma della disciplina complessiva delle norme sulle misure alternative. Quest'ultimo ritocco bipartizan consentirà all'assemblea di decidere la prossima settimana se la nuova legge dovrà essere approvata direttamente in commissione. Anche su questa ipotesi è stata raggiunta un'intesa di massima tra tutti i gruppi, fatta eccezione per l'Idv. Secondo le cifre rese note dall'amministrazione penitenziaria, 11.460 sono i detenuti che devono scontare ancora una pena residua fino a un anno. Non tutti però rientreranno nelle categorie che avranno diritto all'applicazione della nuova norma. Tra esclusioni oggettive (reati ritenuti di particolare gravità) e soggettive, legate alla natura premiale e non più automatica della nuova legge (la valutazione della personalità e i requisiti di domicilio), oltre ai tempi burocratici necessari per fissare e discutere le udienze da parte degli uffici di sorveglianza, saranno molto pochi i detenuti che usufruiranno realmente dei domiciliari anche perché una buona parte di questi sono stranieri. Come denunciato da tutti gli operatori del settore, una norma del genere così congeniata non servirà a nulla.

Paolo Persichetti

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