30 aprile 2010

Semitalia: chiusura del sito e arresto

E’ notizia dell’ultim ora che il sito Semitalia.com è stato chiuso (sottoposto a sequestro preventivo) e che i titolari sono stati arrestati, per reiterazione del reato (collegato ad un caso di Art. 82. Istigazione, proselitismo e induzione al reato di persona minore, di tempo fa). Abbiamo appena avuto notizie dall’avv. Zaina che segue il caso, il quale ci ha confermato che la richiesta di fermo è partita dal pm di Bolzano e che i titolari di Semitalia attualmente si trovano nel carcere di Sollicciano (Firenze).
E’ già stata inoltrata al giudice la richiesta di riconsiderare il procedimento quindi di valutare al più presto la scarcerazione, o in alternativa almeno di considerare gli arresti domiciliari. Contemporaneamente è stata inviata una comunicazione al giudice del tribunale della libertà di Trento.
Riteniamo si tratti di un fatto gravissimo e non escludiamo eventuali iniziative a supporto dei ragazzi di Semitalia. Vi terremo naturalmente aggiornati.
Riportiamo di seguito le leggi relative al commercio di semi di cannabis in Italia (alcune parti estrapolate da precedenti sentenze) e vi chiediamo intanto di divulgare questo articolo per dimostrare come sia del tutto INCREDIBILE essere arrestati per un fatto del genere:
I semi di cannabis sono esclusi dalla nozione legale di Cannabis, ciò significa che essi non sono da considerarsi sostanza stupefacente (L. 412 del 1974, art. 1, comma 1, lett. B; Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961 e tabella II del decreto ministeriale 27/7/1992). In Italia la coltivazione di Cannabis è vietata (artt. 28 e 73 del DPR 309/90) se non si è in possesso di apposita autorizzazione (art. 17 DPR 309/90). Pertanto tali semi potranno essere utilizzati esclusivamente per fini collezionistici e per la preservazione genetica. Questi semi sono commercializzati con la riserva che essi non siano usati da terze parti in conflitto con la legge. Chi commercializza tali prodotti si solleva da ogni e qualsiasi responsabilità derivante dall’uso improprio di tali prodotti.
La commercializzazione di semi di cannabis, anche in presenza della commercializzazione di altri elementi o strumenti per la coltivazione in genere (e non necessariamente specificamente per la cannabis) non configura il reato di “istigazione al consumo di sostanze stupefacenti”.
Cannabis e censura. La vendita di semi è legale, ma gli imprenditori continuano a finire in galera e i siti Internet vengono chiusi
di Pietro Yates Moretti (fonte: Notiziario Aduc)
Il vicepresidente del consiglio comunale di Vicchio (Firenze) è finito dietro le sbarre. L’accusa? La vendita legale di semi di canapa, una pratica riconosciuta dal diritto italiano e internazionale. Evidentemente non la pensa cosi’ il Tribunale di Bolzano, che -almeno da quanto si apprende dalla stampa- ha sbattuto in galera il politico e imprenditore 32enne Marco Gasparrini insieme all’altro socio di “Semitalia” anche per istigazione; mentre il loro sito Internet (www.semitalia.it) e’ stato sottoposto a sequestro preventivo.
Ricordiamo che i semi di canapa non possono venir considerati come sostanze stupefacenti, vista la legge n. 412/1974, la Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961 e, da ultimo, la tabella I Decreto Ministero della Salute 11 aprile 2006. Non solo. Lo stesso Tribunale di Bolzano aveva riconosciuto la legittimità della vendita di semi in un pronunciamento di appena due mesi fa ottenuto dall’avv. Carlo Alberto Zaina, consulente legale Aduc.
Purtroppo, se è pacifico che i semi di cannabis siano legali, negli ultimi anni la guerra alla droga è diventata anche guerra alla libertà di espressione. Siccome alcuni soggetti comprano semi per coltivare illegalmente canapa, ecco che il venditore viene a sua volta accusato del reato d’opinione di istigazione a delinquere. La vendita in se’ è legale, ma farlo alla luce del sole -magari via Internet con una società regolarmente registrata con quell’oggetto sociale, come Semitalia- diventa un reato d’opinione. Un’assurdità sia dal punto di vista giuridico che logico. Sarebbe come accusare di istigazione a delinquere un negoziante di casalinghi perche’ vende coltelli, utilizzati a volte per commettere reati.
Ma a questo si è ridotta la fallimentare guerra alla droga: a far tacere, persino col carcere, chi anche indirettamente non condivide la strategia proibizionista e repressiva sulla canapa.



fonte: www.enjoint.com

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