24 febbraio 2010

Carcere, ancora suicidi. Due in un giorno

Altri 2 suicidi in un giorno all’interno di un carcere. E con questi sono ben 10 dall’inizio del 2010. Stavolta teatro del tragico gesto non è stato una grande struttura carceraria di una metropoli ma il carcere di una città di provincia, Fermo. A togliersi la vita impiccandosi è stato ieri un cinquantenne originario del sud Italia ma residente a Porto Sant’Elpidio (Fermo). L’uomo ha approfittato di un momento di distrazione degli altri detenuti e ha messo in atto il suo proposito. Nonostante i soccorsi, non c’è stato nulla da fare. In attesa dell’esame autoptico, la procura della Repubblica del Tribunale di Fermo ha aperto un’inchiesta sull’accaduto. Il secondo suicidio si è verificato invece nella casa di reclusione di Padova. A togliersi la vita stavolta un giovane tunisino di 27 anni, che si è impiccato nella sua cella usando le lenzuola in dotazione. Anche in questo caso a nulla sono valsi i soccorsi prestati da compagni di cella e personale di sorveglianza.
Dunque, la tregua è finita? Sulla vicenda interviene la Uil Pa Penitenziari. “Davvero non c’è troppa voglia di commentare quest’ennesima morte in carcere – dichiara Eugenio Sano, segretario generale dell’organizzazione -. Abbiamo deciso di surrogare l’amministrazione penitenziaria in tema di comunicazione e trasparenza. Non possiamo non rimettere al Capo del Dap, Ionta, ma allo stesso ministro Alfano l’opportunità di ritirare le disposizioni in atto per le quali il personale penitenziario non fornire alcuna notizia o comunicazione se non prima debitamente autorizzata dallo stesso Capo del Dap. Questa politica oscurantista non solo opacizza la dovuta comunicazione ma getta ombre sinistre sul sistema penitenziario alimentando quelle gogne mediatiche di cui paga un prezzo salatissimo tutto il personale“.
Il suicidio di ieri sera rinfocola vecchie polemiche. La Uil, infatti, torna a ribadire che anche a Padova vi siano tante criticità: “Questa morte conferma quanto da noi sostenuto da tempo immemore. Padova non è quell’ Eden penitenziario di cui sui favoleggia. Anche in quella struttura - denuncia Sarno - ci sono evidenti criticità, il più delle volte occultate o sottaciute. Solo un’ abile e massiccia operazione mediatica ha reso possibile che le masse si convincessero che fare panettoni in carcere significasse essere in una oasi felice, che nei fatti non c’è. Questo suicidio è la più spietata delle denunce sulle vere condizioni della Casa di Reclusione di Padova, tra l’altro da noi denunciate attraverso una relazione redatta al termine di una mia visita effettuata il 18 novembre del 2008.
E conclude: “Purtroppo le personalità che visitano gli istituti lo fanno attraverso percorsi individuati dagli amministratori del carcere. Sarebbe il caso, e lo dico soprattutto al sottosegretario Casellati, che si visitassero le strutture in tutta la loro estensione e mettendo il naso in tutti gli ambienti. Nascondere la polvere sotto il tappeto è operazione inutile, anzi dannosa. Una cosa deve essere chiara: i tanto declamati percorsi trattamentali e risocializzanti di Padova non riguardano l’intera popolazione detenuta e sono possibili solo ed esclusivamente penalizzando il personale che è sottoposto ad incredibili carichi di lavoro ed alla quotidiana contrizione dei diritti soggettivi”.
E oggi, nella sede del Dap di Largo Daga, si svolgerà un incontro tra Sebastiano Ardita (Direzione generale dei detenuti e del trattamento) e una rappresentanza delle associazioni di volontariato in carcere, con in agenda l’avvio di un monitoraggio nazionale delle iniziative di prevenzione dei suicidi messe finora in atto dai singoli Istituti di pena.
fonte: Liberazione

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