30 settembre 2009

Milano, vigili a caccia degli immigrati il bus-galera imprigiona i clandestini

Gli stranieri senza documenti vengono fatti salire su un bus con grate sui vetri: è il "bus-galera" usato per gli ultrà, utilizzato per bloccare i presunti clandestini e poi identificarli. A effettuare le operazioni sono i vigili del nucleo Trasporto pubblico, istituito per garantire la sicurezza su tram e bus, ma che di fatto si è specializzato in questi mesi nella caccia ai clandestini in cittàdi Franco VanniAl commissario questo lavoro piace: "Ragazzi, prendetemi anche quello nascosto nell´erba e mi avete fatto felice", dice ai suoi. Quello nascosto nell´erba è nordafricano, ha poco più di 20 anni. Si è liberato dalla presa di un vigile e si è imboscato dietro a un cespuglio. Da lì, è corso chissà dove. Al termine di un´intera mattinata di controlli, sarà l´unico straniero scappato al nucleo Trasporto pubblico dei vigili. La squadra, messa in piedi dal Comune nel 2000 per garantire la sicurezza su tram e bus, dallo scorso anno si è specializzata nel servizio "fermi e identificazioni". In pratica: chiudere in speciali autobus con grate ai finestrini, e poi identificare, gli stranieri trovati senza documenti durante i controlli dei biglietti sui mezzi pubblici.Trentadue agenti divisi in tre turni. Vigili che, mentre gli uomini di Atm multano chi viaggia gratis, fanno quello che devono fare. Un tram dopo l´altro, uno straniero alla volta. Ieri mattina, la prima uscita dall´avvio dei processi ai clandestini, è andata bene: 120 multe staccate e dieci stranieri portati in centrale. Ci si apposta alla fermata, si chiedono i documenti agli stranieri e se non li hanno li si carica sul "bus-galera". È lo stesso tipo di autobus usato per scortare allo stadio i gruppi ultrà. Gli agenti lo chiamano "Stranamore", "perché ricorda il camper su cui Alberto Castagna negli anni Novanta faceva piangere gli innamorati in tivù", ride un agente.Sulla strada del ritorno, a operazione conclusa, Stranamore è accompagnano da quattro auto dei vigili, che con sirene accese bruciano i semafori per portare il carico alla centrale. Quando alla fermata del tram 15 in via De Missaglia scatta la "tonnara" - sempre stando al gergo dei vigili - sono le sette e mezza. Il tram si ferma, gli agenti bloccano le uscite. Per primo tocca a un ragazzo nordafricano. Mostra fotocopie di documenti, gli fanno cenno di salire sul bus blindato, lui esegue senza fare troppe storie. Poi è il turno di uno slavo. Non apre bocca, toglie le mani di tasca solo prima di sedersi dietro al primo fermato. I passeggeri del tram assistono alla scena e commentano. Una donna con caschetto di capelli bianchi chiede agli agenti: "Ma perché fate così? Hannofatto qualcosa?". La risposta: "Sono clandestini, signora".Tre dei dieci fermati, risulterà a sera dopo le verifiche, non lo sono affatto. Per sette scatta invece la denuncia per clandestinità, e uno solo è arrestato: ha già in tasca il decreto di espulsione ma non si è mosso dall´Italia. Dentro al bus, che alle dieci del mattino sta per ripartire con gli uomini a bordo, qualcuno prende a pugni il vetro. Altri nascondono il volto fra le ginocchia. Si ferma un´altra signora, borsetta stretta al petto: "Fate bene - dice agli agenti - questi qua in galera devono stare". Una donna chiede ingenuamente ai vigili dove sia diretto lo strano bus con le reti alle finestre. Fa anche per salire, ma il vigile la ferma: "Signora, aspetti il tram che è meglio".Delle pattuglie anti-clandestini va fiero il vicesindaco Riccardo De Corato: "È un servizio svolto esclusivamente da questa speciale task-force - dice - non sottrae agenti al controllo della viabilità, che è di competenza di altri 2.900 vigili". Nell´e logiare i "puma", De Corato risponde così anche alle accuse fattegli dai sindacati degli stessi vigili, che criticano il Comune "per avere dirottato troppe divise sulle campagne legate alla sicurezza, trascurando i compiti propri dei ghisa milanesi", come la rimozione di auto sui passi carrai.Un´inchiesta di Repubblica Milano ha rivelato come, per soddisfare le iniziative securitarie di Palazzo Marino (come il contrasto ad accattoni e venditori abusivi), il comando dei vigili invii fax ai suoi uffici territoriali chiedendo di "dirottare" su quei servizi le pattuglie destinate a soddisfare i reclami dei cittadini. Nell´ordine è compreso anche l´obbligo di fornire "i numeri relativi agli interventi svolti", con cui poi Palazzo Marino fa comunicati stampa. E se non bastano i vigili dei comandi di zona, si ricorre agli straordinari: in media 13mila ore al mese, per una spesa di oltre 300mila euro. "Se i compiti dei vigili sono cambiati è solo perché lo prevede la legge - dice De Corato - e comunque dei 3.057 vigili di Milano, solo 150 si occupano di sicurezza a tempo pieno".Le rassicurazioni del vicesindaco non bastano a placare l´i nsoddisfazione dei vigili. Alcune sigle sindacali, minacciano di boicottare la tradizionale festa del corpo, in programma per sabato. "Non sappiamo più quale sia il nostro lavoro e nemmeno chi ci comanda", dicono i ghisa in protesta in protesta, dopo che a luglio il comandante Emiliano Bezzon è stato rimosso perché indagato in un´inchiesta giudiziaria su presunti favori a locali notturni.


fonte: La Republica

28 settembre 2009

Torture al Cpt di Lecce Regina Pacis, a rischio il processo a don Lodeserto

Stiamo parlando di una "vecchia" e brutta storia denunciata per la prima volta anche in " Mare nostrum " (un film inchiesta del 2003 che nessuna tivù, neppure la "mia" Rai, ha mai mandato in onda integralmente). I fatti: un Cpt fondato e retto dalla Curia salentina in provincia di Lecce, il "Regina pacis", dove un prete dal nome inquietante (don Cesare Lodeserto) seviziò e torturò insieme ad otto carabinieri e ad un manipolo di aiutanti a libro paga della fondazione ecclesiale leccese, un gruppo di magrebini internati nel Cpt. La loro colpa era quella di chiedere perchè stavano rinchiusi da settimane dentro a quel luogo di pena e violenza e di cercare di scappare. Per questo furono picchiati, umiliati e torturati. Dopo averli pestati, ai nostri migranti musulmani in quel di San Foca, fecero ingoiare con l'aiuto dei manganelli di ordinanza pezzi di carne di maiale crudo in sprezzo alla loro religione. Li lasciarono per ore nudi all'addiaccio passando ogni tanto per regalargli qualche calcio, qualche sputo o altre diavolerie del genere. Così accoglievano i migranti in fuga da guerre e carestie alla "Casa Regina pacis". Da quel Cpt infatti passarono negli anni, tra plausi e applausi e costruendo su quel luogo un " eroico modello di accoglienza" poi esportato nella allora neonata Bossi-Fini. Ma la verità prima o poi viene a galla. E anche in quel caso al verminaio propagandato come "albergo a 5 stelle" fu tolto il coperchio anche grazie alla battaglia degli stessi magrebini torturati, di qualche avvocato e di un gruppo eterogeneo di cittadini leccesi che avevano a cuore il rispetti dei diritti umani e civili degli immigrati. Si aprì un processo, poi due, tre, quattro, anche su altri fatti che andavano dal sequestro di persona alla truffa. Il prete capobastone finì pure in galera per qualche settimana. Ma prima del carcere, per oltre un anno, il Cpt prima di essere chiuso continuò ad "accogliere" e incassare rette e finanziamenti di ogni genere. Quasi nessun giornale e nessuna televisione aveva mai dato spazio prima di allora allo scandalo, già pubblico, e su cui erano state presentate tra Camera e Senato decine e decine di interrogazioni parlamentari. Addirittura, per evitare che altri giornalisti impiccioni potessero scovare altre storiacce simili in altri Cpt italiani, l'allora ministro degli Interni Pisanu impedì ai giornalisti l'accesso in qualsiasi Guantanamo italiana: una vera e propria censura preventiva di governo all'informazione. Anche in questo caso quasi nessuno si lamentò, compreso l'ordine nazionale dei giornalisti. Ma questa è un'altra storia. Quello che ci interessa ora, invece, è l'epilogo del "caso Regina pacis". Dopo circa tre anni arrivò il verdetto di primo grado. E dato che in Italia non esiste il reato di tortura, la condanna sancì "gravi violenze con sevizie e crudeltà " per il prete e gli altri aguzzini di turno. Condanna lieve lieve per la gravità dei reati contestati (un anno e tre mesi), ma comunque condanna. Ora che il don Lodeserto fa "opere di bene" in Moldavia che nessuno controlla e che hanno ancora il sostegno della Curia di Lecce e persino finanziamenti pubblici (nonostante il prete capobastone si sia guadagnato sul campo anche l'interdizione ai pubblici uffici), il processo giace in Corte d' Appello a Lecce. Una ennesima udienza dopo una serie corposa di rinvii sarà il 22 ottobre. Ma a tutto ciò c'è una spiegazione. Se questi continueranno ad essere i tempi della giustizia, in questo caso giustizia non si farà perchè il processo cadrà in prescrizione. Cancellato, come se nulla fosse successo. E allora questo appello va ai cittadini onesti e rispettosi dei diritti umani e della nostra Costituzione, leccesi, pugliesi, italiani. E a quei parlamentari o rappresentanti delle istituzioni, da Russo Spena a Nichi Vendola, da Dalla Chiesa a Beppe Giulietti e tanti altri, che ai tempi si impegnarono per fare chiarezza e ottenere giustizia. Chiediamo a tutti loro, anche in tempi così difficili per la nostra democrazia, la libertà di stampa e soprattutto per il rispetto dei diritti dell'uomo, se possiamo permettere che tutto ciò accada nel silenzio e nell'oblio generale.

Bologna: L'Onda contro Maroni. Cariche della polizia

Inizia con una grande mobilitazione di massa l'autunno dell'Onda bolognese. In città erano anni che non si vedeva il movimento universitario indire manifestazioni già a fine settembre. Dopo gli arresti dell'operazione Rewind in luglio, l'Onda riparte più determinata che mai. In una giornata in cui tutta la città era militarizzata e bloccata, la bravura dell'Onda è stata quella di coinvolgere nella contestazione tutte le forze sociali, che si battono contro le politiche del Ministro Maroni. Riuscendo a portare in piazza Centri Sociali, Sindacati di Base e realtà dell'associazionismo, ed inoltre, riuescendo ad intrecciare la propria protesta con il presidio comunicativo dei gruppi Ultrà.Un corteo non autorizzato e comunicativo, ha saputo portare la propria voce fin sotto l'aula in cui si teneva il convegno sponsorizzato da Sky. "Lo Sport in Tribuna: disciplina e gestione degli impianti sportivi" questo il titolo del convegno, è l'emblema di come le nuove forme della gestione securitaria promossa dal Governo, si intreccino con la riforma universitaria. Le durissime cariche della polizia a difesa del Ministro Maroni, non hanno fermato la capacità dell'Onda di concludere con una grande giornata in cui l'unico respinto, stavolta, è stato il Ministro dell'Interno.

Segui la diretta su InfoAut


Fonte: InfoAut

Roma, insulti razzisti a ragazza nigeriana aveva chiesto di non fumare sul bus

Presa a schiaffi davanti alla sua bambina e insultata con epiteti razzisti da due ragazzine italiane a cui la donna, di origini nigeriane, aveva chiesto di spegnere la sigaretta che le due fumavano tranquillamente a bordo di autobus. E' accaduto a Tor Bella Monaca sulla linea 059 intorno alle 7.40 e a raccontare la vicenda è un'amica della donna e testimone del fatto. "Stavamo sull'autobus per portare a scuola i nostri bambini che frequentano il nostro istituto - ha detto la testimone, Maria Edima Venancio Rocha, di origine brasiliana - la mia amica ha visto queste due quindicenni che avevano acceso una sigaretta all'interno della vettura e ha chiesto loro di spegnerla perché dava fastidio alla sua bambina. Per tutta risposta, le due hanno cominciato a insultarla con frasi come 'Brutta negra, stai zitta, tornatene al paese tuo'. Quando siamo scese alla fermata le due ci hanno seguito e hanno preso a schiaffi la mia amica". In quel momento, continua il racconto, è passato un camper della polizia. Secondo quanto sostiene Venancio Rocha, "la roulotte si è fermata e quello che è accaduto è incredibile. Le due ragazze, che stavano ancora lì sul posto, sono state mandate via dagli agenti senza essere identificate. E' stata, invece, identificata la mia amica a cui hanno comminato pure una multa di 3mila euro, non abbiamo capito perché. Ora andremo a fare immediatamente la denuncia. E' assurdo, la mia amica è una persona per bene, che lavora e queste cose non devono succedere".
fonte: La Repubblica

27 settembre 2009

Bergamo: Ferito perché difendeva una ragazza. Ma è clandestino e viene denunciato.

Un ragazzo marocchino di 14 anni è stato ferito con una coltellata alla schiena, dopo una lite per i troppi complimenti rivolti da un giovane alla ragazzina italiana che passeggiava con lui. E' stato giudicato guaribile in pochi giorni, ma poi dovrà vedersela con la giustizia. I carabinieri lo hanno infatti denunciato in stato di libertà, perchè irregolare sul territorio italiano. L'aggressore, probabilmente un connazionale, è scappato.E' successo a Bergamo la notte scorsa, intorno all'una e mezza, in via Foro Boario, nei pressi di un bar. Il ragazzo marocchino stava passeggiando mano nella mano con una coetanea italiana, quando si è avvicinato un altro giovane, probabilmente già maggiorenne ed extracomunitario, che ha cominciato a rivolgere complimenti sempre più pesanti alla ragazzina. Il quattordicenne lo ha invitato ad andarsene, ma poi è scoppiata una lite. Il ragazzino e la sua compagna hanno cercato di andarsene, ma a quel punto il più grande ha tirato fuori un coltello e ha colpito il quattordicenne alla schiena.
“Le leggi incivili producono comportamenti incivili. E le leggi di questo governo, come quella sulla clandestinità, danno la stura al peggior razzismo" - ha affermato Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc -. "C’è una relazione indiscutibile tra l’episodio di Bergamo, dove un giovane immigrato non solo viene accoltellato per essersi comportato bene in difesa di una giovane ragazza italiana, ma diventa doppiamente vittima in quanto accusato di essere irregolare, e l’impunità di cui invece godono squadracce di giovani razzisti che pensano di poter adottare comportamenti e violenze di ogni tipo. Quelle di questo governo sono leggi che alimentano l’inciviltà umana e giuridica, e questo caso lo dimostra in modo lampante"


25 settembre 2009

Minacce al sacerdote che ha definito "mercenari" i paracadutisti della Folgore

Don Giorgio De Capitani, il prete brianzolo che alcuni giorni fa ha definito `mercenari´ i sei paracadutisti uccisi in Afghanistan, attirandosi per questo minacce e insulti, è stato posto sotto stretta sorveglianza della polizia.La decisione è stata adottata dopo che l´altro ieri un giovane qualificandosi come appartenente alla Folgore, lo ha avvicinato per esprimergli la sua contrarietà, al punto che alcuni testimoni hanno temuto un´aggressione e lo hanno allontanato.Ma nei giorni precedenti il sacerdote, che vive e celebra messa nella piccola frazione di Monte di Rovagnate (Lecco), era stato preso di mira con mail e telefonate. Da quando è scoppiato il caso in molti evitano le sue funzioni, ma ce ne sono altrettanti che arrivano da lontano per assistere alle prediche. Intanto don Giorgio continua ad esternare anche attraverso il suo blog via internet http://www.dongiorgio.it/


Viterbo: Casapound minaccia Ascanio Celestini e il Prc

Alcune strade del centro storico di Viterbo sono state tappezzate di volantini e da scritte sui muri che attaccano l'assessore provinciale alla Formazione professionale Giuseppe Picchiarelli, il consigliere Riccardo Fortuna, entrambi di Rifondazione comunista, e l'attore Ascanio Celestini, che stasera terrà uno spettacolo in città organizzato dalla Provincia in collaborazione con l'Arci. I volantini sono firmati da Casapound e, in fondo, recano la scritta «Stampato in proprio in via Napoleone III, 8, Roma», dove c'è la sede nazionale dell'associazione di estrema destra. Nel primo pomeriggio i volantini sono stati rivendicati dal responsabile di Casapound Viterbo Nicola Zanobi. «Noi - ha detto - siamo gli autori dei volantini. Per quanto riguarda le scritte sui muri può averle fatte qualunque nostro militante. Ma non so chi». Una trentina di volantini con la scritta «Contro la società multirazzista» e «Fermiamo l'immigrazione obbligata e la guerra tra i poveri» sono stati gettati attraverso una finestra aperta nella sede dell'Arci. «Ci sentiamo attaccati - ha detto Marco Trulli dell'Arci - speriamo che intervengono tutte le associazioni per fermare coloro che vorrebbero annullare il nostro modello di società multirazziale». Indaga la Digos di Viterbo.


fonte:ANSA

Brindisi: Aggressione fascista

Dentro al Teatro Verdi, una dozzina di ragazzi ,in assetto da squadrismo, da far invidia ai picchiatori fascisti sono scesi dalle loro moto e hanno aggredito in modo premeditato uno studente noto a Brindisi, per essere un' antifascista, che si è sempre battuto a difesa dei più deboli ..... non c'è stata alcuna provocazione, nè parole, tra i 2 gruppi, niente i giovani aggrediti erano seduti per terra a parlare 4 ragazzi e 2 ragazze sono stati aggrediti prima con lancio di bottiglie, sassi e pezzi di legno...poi successivamente picchiati selvaggiamente 2 ragazzi, dal branco. Increduli i passanti che non sono intervenuti nella rissa, dopo la bravata il branco di aggressori è scappato in sella alle loro moto investendo un passante ...coinvolti i tavolini di un ristorante che affaccia sulla piazza...chiamati immediatamente le forze dell'ordine, successivamente sono riusciti a bloccare il branco di aggressori davanti al BAR il ROSSO E NERO sono volati schiaffi e insulti anche nei confronti di un agente........QUESTO è FASCISMO ....la zona puntualmente è presidiata da forze dell'ordine DIGOS FINANZA, POLIZIA eCARABINIERI ma questa sera dietro al Teatro Verdi non c'erano ......ORA BASTA, basta non vogliamo altri poliziotti, non vogliamo altre guardie che non guardano, ora basta...cosa dobbiamo fare??? Si raccomandano tutti i giovani e meno giovani a girare in gruppo e mai soli,....sono tornati i tempi neri...QUESTO è FASCISMO.....incredibile il fatto che si spendano tanti soldi per fare la caccia all'immigrato senza permesso di soggiorno , non è possibile reprimere e colpire le fasce più deboli e lasciare liberi ed indisturbati squadre di persone che girano armate, in branco con lo scopo di fare violenza su qualsiasi persona debole, da far invidia alle squadre fasciste del ventennio. La redazione di pugliantagonista.it esprime PIENA SOLIDARIETà A V. ragazzo antifascista picchiato questa sera e alle altre 5 persone aggredite premeditatamente da brindisini, non da immigrati ma da brindisini, bulli e fascisti. Nei prossimi giorni presidi antifascisti saranno presenti nella città, mostre fotografiche e volantinaggi. Nell'aggressione coinvolti i ragazzi dell'Unione Degli Studenti che in questi giorni hanno aperto un mercatino del libro usato nella sede dei Comunisti Italiani, coinvolta anche una ragazza di Rifondazione Comunista.

redazione di pugliantagonista.it

23 settembre 2009

Roma: Ancora in carcere i militanti dell' "Otto marzo".

L’inchiesta aperta nei confronti dei militanti dell’occupazione abitativa “otto marzo” prosegue, come proseguono le giornate recluse di chi si è visto portare via dai Carabinieri il giorno 14 settembre. 21 capi di imputazione nei confronti di chi ha messo a disposizione dei senza casa il proprio tempo e le proprie energie. Basti vedere i video sull’incursione all’ex scuola, o ascoltare le voci dei vicini, degli abitanti di Magliana, oppure dei conoscenti degli arrestati per rendersi conto della gravità del teorema costruito sull’intera vicenda. Tutti increduli per la conferma degli arresti, tutti increduli di fronte alla montagna di “verità” ad uso stampa orchestrate ai danni di una comunità umana che ha recuperato e riqualificato uno stabile precedentemente abbandonato e degradato. Luogo di spaccio di eroina, dicono i vicini di casa dell’otto marzo, luogo riconsegnato al quartiere con tanto di teatro aperto e gratuito, campo di calcio, giardino divenuto nuovamente pubblico. Eppure è bastata la denuncia di un uomo eritreo e dei suoi familiari per innescare un marchingegno giudiziario che incredibilmente rischia di far rimanere in carcere ancora per mesi i cinque militanti. Sono trascorsi già diversi anni, da quando un’altra inchiesta si avventurò nell’accusa di associazione a delinquere nei confronti di Action. Teorema, anche in quel caso, ampiamente pubblicizzato dalla stampa. Peccato che, qualche anno dopo, la notizia dell’assoluzione non meritò la stessa attenzione mediatica. Parliamo di teorema, perché l’aspetto giudiziario è solo una parte del ciclone che ha investito le vite dei cinque ragazzi. Occorre aggiungere il movente politico. A Roma, a fronte di una situazione abitativa disperata, con migliaia di persone in emergenza abitativa, le “case popolari” vengono assegnate con il contagocce. Grandi concessioni ai privati per speculazioni edilizie, poco o nulla in quanto a pianificazione e incremento dell’Edilizia Residenziale Pubblica. Questo dato desolante occorre completarlo con un’altra scomoda verità, e cioè che le case popolari recuperate con gli sgomberi vengono subito rioccupate. Insomma, politica abitativa ferma e un piano di offerta alloggiativa che rasenta lo zero. E allora, qualcuno decide di mettersi a disposizione della Politica, per togliere le castagne dal fuoco al Centro-Destra su un tema delicato e potenzialmente esplosivo come quello dell’emergenza abitativa. Lo fa estendendo la criminalizzazione a tutto il movimento di lotta per la casa, reo di porre quotidianamente il tema dell’assenza di politiche sulla casa in città e a livello nazionale. Teorema, quindi, ed è iniziando a dargli il nome giusto, che si può respingere al mittente il castello politico giudiziario che vuole mettere a tacere chi ha il coraggio di fare opposizione in questa città. C’è poi un altro punto delicato sul quale chiamiamo tutti ad un sforzo di attenzione, ma anche di mobilitazione nelle sedi istituzionali opportune. E’ quello che riguarda la situazione medica di uno degli arrestati, Sandro Capuani, recluso nel centro medico del carcere di Regina Coeli. Abbiamo potuto verificare direttamente le sue condizioni. Sandro sta male, molto male. Operato due volte per un tumore all’intestino, è in attesa della terza operazione, che dovrà svolgersi tra pochi giorni. Dall’ospedale San Camillo, dovrebbe ricevere a breve notizie sulla data dell’operazione ma il sequestro del suo cellulare ne rende difficile, se non impossibile, la reperibilità. Le sue condizioni di salute sono palesemente incompatibili con il sistema penitenziario, ciò nonostante l’uomo resta in carcere. Una situazione a dir poco drammatica e urgente che avevamo già avuto premura di segnalare la volta precedente, ma che nessuno ha avuto la briga di prendere in carico. Per questo motivo abbiamo deciso di presentare diverse interrogazioni al Parlamento, in Regione, in Provincia e al Comune di Roma, e di inviare una lettera al Garante dei detenuti e al Ministro della giustizia nonché al responsabile della sanità per il governo, per sollecitare una risposta da parte delle autorità sanitarie in merito all’incompatibilità delle condizioni del detenuto con il sistema carcerario. Altrettante sollecitazioni verranno inviate al Direttore sanitario del San Camillo e della Asl di competenza del Regina Coeli affinché sveltiscano le procedure. Pensiamo che le basi su cui si poggia l’inchiesta sull’Otto marzo siano infondate; c’è bisogno che le voci di chi ne è convinto non rimangano isolate. E’ necessario che quel poco di garantismo rimasto nella cultura politica della Sinistra torni a far sentire con forza la sua voce.


Anna Pizzo
Gianluca Peciola

L'«immigrazione clandestina», un reato irragionevole

Il reato di «immigrazione clandestina» introdotto dal pacchetto «sicurezza», ha spinto molte procure a sollevare dubbi di legittimità presso la Corte costituzionale. Gli ultimi casi, ieri, a Torino e Agrigento. «Da Agrigento a Torino, emergono le contraddizioni di un ‘reato’ allo stesso tempo incostituzionale e irragionevole»: l’avvocato Nazarena Zorzella, membro del direttivo dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione [Asgi], non è sorpresa dai rilievi di legittimità mossi alla Consulta dalle Procure di mezza Italia. «Il nuovo reato di immigrazione illegale – dice Zorzella – non ha giustificazioni: l’ingresso illegale in un paese non è in alcun modo indice di pericolosità sociale, la condizione necessaria per ogni fattispecie penale».Introdotto dall’articolo 10 comma bis della legge sulla «sicurezza» in vigore da agosto, il reato di «immigrazione clandestina» ha spinto molte Procure a sollevare rilievi di legittimità presso la Corte costituzionale. Gli ultimi casi sono di ieri. A Torino la Procura guidata da Gian Carlo Caselli ha scritto che le nuove norme prevedono sanzioni pecuniarie irragionevoli e inapplicabili e puniscono «una mera condizione personale dello straniero».Simili le preoccupazioni della Procura di Agrigento, intervenuta sul procedimento a carico di 21 migranti africani sbarcati nell’isola di Lampedusa. I magistrati siciliani segnalano il mancato rispetto degli obblighi internazionali assunti dall’Italia con il Protocollo Onu di Palermo del 2000 e denunciano l’incriminazione di persone che ci si è impegnati «ad assistere e proteggere».In un documento depositato dal procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, si sottolinea che «il mancato rispetto delle norme sull’ingresso o la permanenza nel territorio dello stato non può essere di per sé indice di pericolosità sociale» e che la norma impugnata «viola i principi costituzionali di ragionevolezza e proporzionalità». Secondo Zorzella, il reato di immigrazione illegale «non ha significato in sé, perché non ha effetti né dissuasivi né punitivi». Il governo, questa la tesi della giurista, si è dotato di «uno strumento» che agevola i provvedimenti di espulsione e il conseguente divieto per i migranti di ritornare nei paesi europei dell’area Schenghen per 10 anni. Al di là degli aspetti prettamente giuridici, l’Asgi sottolinea le incongruenze di una legislazione italiana che da una parte impedisce l’immigrazione regolare e da un’altra criminalizza il «clandestino». «Le quote flussi non rispondono alle esigenze del mercato del lavoro – sottolinea Zorzella – mentre l’obbligo della chiamata nominale presuppone un incontro tra domanda e offerta a distanza, un assurdo di per sé».


Gli immigrati in Italia stanno sempre peggio, ma «sono indispensabili»

Sono quasi 3 milioni e mezzo i migranti stabilmente residenti in Italia, ma nei loro confronti aumentano le discriminazioni e gli sfratti, mentre diminuiscono le assunzioni: lo dice il Rapporto «International Migration Outlook» che il Censis realizza ogni anno per l’Ocse e che è stato presentato oggi al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro [Cnel]. Il rapporto conferma che gli immigrati fanno più figli degli italiani, che in Italia nascono sempre più bambini di origine straniera e che un terzo dei permessi di soggiorno è legato a ricongiungimenti familiari. Però «le imprese italiane – si legge nel rapporto – hanno ridimensionato le previsioni di assunzione di personale immigrato: 92.500 nuove assunzioni per il 2009, contro le 171.900 che erano state previste per il 2008». Il peso della crisi sulle persone immigrate in Italia si coglie anche nell’aumento degli sfratti per morosità a causa del rincaro del canone o della perdita del lavoro [soprattutto al Nord, dove le famiglie immigrate rappresentano il 22 per cento del totale delle famiglie sfrattate]. Altro aspetto, il crollo degli acquisti di una abitazione: il numero degli immobili acquistati dai migranti è sceso del 23 per cento nel 2008, un vero crollo dopo quattro anni di crescita continua.La recessione colpisce anche le rimesse: la cifra in media mandata ai parenti nei paesi di origine è diminuita del 10 per cento in un anno [155 euro pro capite nel 2008 a fronte dei 171 del 2007].Sono aumentati, invece, gli episodi di dicscriminazione e razzismo, il 22,1 per cento dei quali subiti in ambito lavorativo: «il 32,1 per cento delle denunce riguarda la fase di accesso al mercato del lavoro, il 23,2 per cento le condizioni lavorative, il 19,6 per cento di azioni di mobbing», si legge nel Rapporto.Che conferma, comunque, l’aumento del numero di immigrati regolarmente residenti in Italia: più 16,8 per cento nel 2008, ovvero 493.729 individui in più rispetto all’anno precedente, per un totale di 3.432.651 presenze. «Un terzo dei permessi di soggiorno rilasciati nel 2008 [pari a 680.225] è stato motivato da ricongiungimenti familiari. Inoltre ci sono stati 28.932 matrimoni con almeno un coniuge straniero [l’11,6 per cento del totale], numero più che raddoppiato negli ultimi dieci anni [nel 1997 erano stati 13.490].Il cosiddetto «livello di fecondità» delle donne straniere, 2,5 figli per donna, è doppio rispetto a quello delle italiane [1,3 figli per donna]. Gli stranieri residenti nati in Italia sono 457.345 [il 13,3 per cento del totale]. I nati da genitori stranieri sono 64.049 [l’11,4 per cento del totale dei nati in Italia] e 760.733 sono i minori stranieri residenti nel nostro paese [pari a più del 20 per cento del totale degli immigrati e ad oltre il 7 per cento dei minori residenti]. Negli ultimi cinque anni gli alunni stranieri presenti nelle scuole italiane sono cresciuti del 139,4 per cento [per un totale, nell’anno scolastico 2007-2008, di 574.133 alunni stranieri, il 6,4 per cento del totale].Secondo il Censis, inoltre, il 71,6 per cento delle colf e delle badanti, in tutto circa un milione e mezzo, sono di origine immigrata, e sono «divenute ormai indispensabili al nostro sistema di welfare».


fonte: carta

Genova G8: la condanna della Ue apre l´ora degli appelli

«Le inchieste sul G8 non sono state rigorose, né approfondite. Tantomeno imparziali. Non si è fatta chiarezza sulla responsabilità di chi doveva gestire le operazioni di polizia e mantenere l´ordine». La Corte Europea dei Diritti dell´Uomo ha richiamato la giustizia italiana, esprimendo un inequivocabile e imbarazzante giudizio sui fatti del luglio 2001. Perché giustizia non è stata fatta, dicono a Strasburgo. Non ancora. La magistratura non giudica delle scelte politiche, precisa la giuria internazionale. Ma dovrebbe concentrarsi sui doveri di chi - in quei giorni, e su diversi livelli - comandava le truppe. I vertici delle forze dell´ordine, i cosiddetti superpoliziotti: protagonisti neppure sfiorati dalle sentenze di primo grado.Alla vigilia di una nuova stagione giudiziaria per i fatti del G8, la sentenza emessa lo scorso mese a Strasburgo pesa come un macigno. La Corte Europea, riconoscendo che il carabiniere Mario Placanica uccise Carlo Giuliani per legittima difesa, ha fatto una serie di precise affermazioni. Parole in un primo tempo passate in secondo piano, forse perché l´emozione per il giudizio sull´omicidio di piazza Alimonda era troppo forte. Ma che a partire dai prossimi giorni potrebbero giocare un ruolo decisivo nei processi d´appello. I tre maxi-procedimenti del G8 stanno per riprendere.Il 2 ottobre tocca per primo al dibattimento che vede imputati 25 presunti Black Bloc, le Tute Nere italiane accusate di aver devastato e saccheggiato la città di Genova, condannate complessivamente ad oltre un secolo di prigione e con pene singole equivalenti in alcuni casi a quelle che nei nostri tribunali vengono comminate agli assassini (11 anni di reclusione per Marina Cugnaschi, 10 anni e 6 mesi per Vincenzo Vecchi e Francesco Puglisi). Parleranno alcuni difensori, quindi la seconda sezione del tribunale (Maria Rosaria D´Angelo, Paolo Gallizia, Massimo Cappello) si ritirerà in camera di consiglio: la sentenza potrebbe arrivare nella stessa giornata di venerdì, anche se è presumibile che si dovrà attendere la settimana successiva.Sempre il 2 ottobre riprende l´udienza nel procedimento contro Gianni De Gennaro, l´ex capo della polizia ora al vertice del Dipartimento per le Informazioni sulla Sicurezza, accusato di induzione e istigazione alla falsa testimonianza. La procura ha chiesto due anni di reclusione per il superpoliziotto, che avrebbe convinto l´ex questore Francesco Colucci a mentire su alcune fasi del blitz alla scuola Diaz. Un anno e quattro mesi è la richiesta per Spartaco Mortola, già numero uno della Digos. I due hanno chiesto il rito abbreviato a differenza di Colucci, che sarà giudicato con l´ordinaria scansione.Il 20 ottobre comincia l´appello del processo per i soprusi e le violenze nella caserma di Bolzaneto. La sezione del tribunale è la stessa che un paio di settimane prima deciderà dei Black. Gli imputati - tra funzionari di polizia, agenti, carabinieri, generali e guardie, ufficiali dell´Arma, medici - sono 44. Il verdetto del luglio 2008 fu per molti versi sorprendente: 15 condanne per 23 anni e 9 mesi complessivi di reclusione, meno di un terzo di quanto chiesto dai pm. Sul procedimento è calata la coltre nera della prescrizione, resta da vedere chi per primo la tirerà in ballo in aula.Il 28 ottobre è invece il giorno dell´appello per l´arresto illegale e il pestaggio davanti alla questura di un adolescente preso a calci in faccia. Un episodio che al vicequestore Alessandro Perugini è costato una condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione.A breve sarà infine fissata la prima udienza per l´appello relativo all´assalto della scuola Diaz, una delle pagine più nere nella storia della Polizia di Stato. Una pagina che la giustizia italiana, forte di quelle parole provenienti da Strasburgo, potrebbe un giorno riscrivere.
fonte: La Repubblica

Genova G8: Il governo "dimentica" i 141 di Bolzaneto

Il primo risarcimento è stato pagato dal Ministero dell´Interno all´inizio dell´estate, diecimila euro per una giovane italo-svizzera pestata a sangue ed arrestata illegalmente all´interno della scuola Diaz. Ma lo Stato italiano, che come da sentenza di primo grado ha cominciato a riparare i danni alle 93 vittime del famigerato blitz perpetrato nell´ultima notte del G8, si rifiuta di fare altrettanto con le 141 parti civili di un altro procedimento, quello legato alle violenze nella caserma di Bolzaneto. In questo caso a sborsare il denaro - la somma provvisionale è stimata complessivamente in un milione di euro - sono stati chiamati i 13 condannati e i ministeri dell´Interno, della Difesa e della Giustizia.


fonte: La Repubblica

Genova G8: Una sentenza ha condannato il ministero dell´Interno a pagare per le botte degli agenti ad un avvocato che sfilava pacificamente

Dicono che la fine del movimento no-global in Italia coincida con la carica e le manganellate vibrate dalla polizia in corso Italia, sabato pomeriggio 21 luglio 2001. C´erano trecentomila persone in corteo, manifestavano pacificamente contro gli Otto Grandi. C´erano giovani, anziani, e religiosi, e famiglie intere. Furono tutti deliberatamente aggrediti dalle forze dell´ordine, massacrati indiscriminatamente. Le botte subìte, il sangue, il terrore negli occhi di tutti, la drammatica e indimenticabile esperienza, finì con lo spaventare a tal punto i partecipanti da indurne molti a disertare le successive manifestazioni di piazza. Meglio salvare la pelle, che rischiare di morire. Gli uomini in divisa giustificarono il brutale intervento come una risposta alle provocazioni di un gruppo di Black Bloc, infiltratisi tra i manifestanti. Una bugia, come ha confermato indirettamente nei giorni scorsi una sentenza del tribunale genovese. Che risarcendo un avvocato, ferito allora dai colpi degli agenti anti-sommossa, motiva con parole chiarissime la propria decisione: «Non è stato possibile conoscere le ragioni dell´intervento con `carica´ in danno del corteo internazionale autorizzato, che stava seguendo il percorso consentito, ed il lancio di lacrimogeni». I comportamenti dei poliziotti furono «coscienti, volontari e dolosi, e in nessun caso la condotta degli operanti in esame si può ricondurre all´esercizio dei poteri legittimi».La seconda sezione civile ha condannato il ministero dell´Interno al pagamento di poco meno di seimila euro a favore di Stefano Palmisano (assistito dai colleghi Alessandra Ballerini e Mauro Vano), che quel pomeriggio di otto anni fa indossava una maglia con scritto "avvocato-lawyer" e - spaventato per l´improvviso lancio di lacrimogeni, cui era seguita la carica degli agenti - si era pacificamente seduto a ridosso della ringhiera di corso Italia. Arrivarono i poliziotti in tenuta anti-sommossa e con il volto coperto dai caschi. Cominciarono a colpirlo alla testa con i manganelli, spruzzandogli negli occhi del gas urticante e scaraventandolo poi giù da una scalinata. Come lui, quel pomeriggio finirono centinaia di persone inermi.

fonte: La Repubblica

Livorno: sei anni dopo non c'è verità sulla morte di Marcello Lonzi

L'11 settembre c'è stata la fiaccolata per Marcello Lonzi. Da piazza della Repubblica fino alla prefettura. Centinaia di torce accese nella notte per ricordare Marcello Lonzi, quel ragazzo che morì all'interno del carcere delle Sughere l'11 luglio del 2003 in circostanze misteriose. In quell'occasione i manifestanti (volontari, ma anche il Movimento Antagonista Livornese e Rifondazione Comunista assieme ad Heidi Giuliani) hanno consegnato una lettera al prefetto di Livorno Domenico Mannino di cui pubblichiamo alcune parti. "Ci rivolgiamo a Lei perché si faccia interprete presso le sedi competenti per la ricerca della verità sul caso di Marcello Lonzi, sia ai fini di rendere giustizia alla madre sia per ridare trasparenza alle istituzioni carcerarie nel nostro paese. Marcello ha 29 anni quando viene trovato morto nel Carcere delle Sughere n Livorno, dove scontava una breve condanna. Qui il giorno 11 luglio 2003, Il decesso sì è verificato tra le 19.45 e le 19.50. Il corpo di Marcello è riverso sul pavimento tra la cella n.21. Sezione Sesta, padiglione "D" e il corridoio. La sua testa ostruisce la chiusura della porta. Tutto intorno sangue, sotto il cadavere e anche fuori dalla porta. In gocce o in strisciate circolari dai contorni netti. Eppure "Marcellino" stava bene. L'ultima volta che qualcuno vede il giovane Lonzi in vita e "in buone condizioni di salute" (deposizione di un agente di custodia davanti al Pm Roberto Pennisi - 12 luglio 2004) l'orologio segna le 19.40. A parlare è un detenuto lavorante che stava rientrando dalla doccia al quale Marcello offre un caffè dalle sbarre della porta delta cella, nella quale, oltre a Marcello, c'era un altro detenuto che dormiva (deposizione dell'agente al Pm).
Da subito emergono inquietanti discrepanze tra il referto del medico legale che esegue l'autopsia in cui si parla di morte per cause naturali (arresto cardiaco per aritmia cardiaca , che procurerà al giovane una fulminea perdita di conoscenza con successiva caduta contro lo stipite della porta della cella e ferita lacerocontusa in sede frontale sinistra che si approfondì sino al piano osseo con fuoriuscita continua e abbondante di sangue) e le testimonianze che propongono altri scenari. Tanti minuti di incertezza per una morte così immediata da non aver lasciato a Marcello Lonzi - si legge nell'autopsia - neppure il tempo "di mettere in atto alcun meccanismo di difesa prima di cadere a terra". L'avvocato Vittorio Trupiano dice: "In quelle foto ci sono i segni di vere e proprie vergate, striature viola sulla pelle gonfia e rialzata... ecchimosi che possono essere state fatte solo con un bastone, un manganello. Certo, non sono i segni di una caduta". Grazie al costante impegno della madre di Marcello, degli amici, dei conoscenti e di tutti coloro che hanno a cuore la verità e la giustizia, il 28 agosto 2006 viene riaperto il caso della morte di Marcello Lonzi. Il corpo viene riesumato e sottoposto a una nuova perizia medico-legale da cui si evince che nessuna ferita è compatibile con la versione ufficiale della sua morte : l'arresto cardiaco non è avvenuto per cause naturali. Da allora Maria Ciuffi continua a chiedere giustizia: "Voglio sapere la verità su come è morto mio figlio". La sua è una legittimo richiesta e appartiene anche a tutti noi che la sosteniamo". Ed è per questo che adesso Maria Ciuffi si è rivolta al prefetto, attendendo una risposta scritta. Certa che arriverà in tempi brevi.


fonte: Corriere di Livorno

22 settembre 2009

Napoli: Disabili in piazza, tensioni con la polizia Sette feriti tra agenti e manifestanti

Quattro manifestanti feriti, tre agenti che si sono fatti medicare in ospedale e sei persone identificate e poi rilasciate: è il bilancio, non ufficiale, degli scontri verificatisi tra manifestanti e polizia durante la protesta degli operatori dei centri di riabilitazione che rischiano la chiusura. Protesta durante la quale sono scesi in campo decine di disabili in carrozzella, toccati dalla «serrata» del privato-convenzionato.
GLI OPERATORI DEI CENTRI - A dare notizia dei quattro manifestanti feriti sono proprio gli operatori dei centri, che riferiscono di una donna finita in ospedale con una gamba fratturata e di un'altra che ha perso i sensi ed è stata soccorsa da un'ambulanza. I centri stanno attuando la chiusura ad oltranza per non aver ricevuto oltre 35 mensilità dall'Asl Na 1, e la loro protesta questa mattina ha paralizzato il traffico in via Santa Lucia e via Partenope. Accanto a loro, in piazza, appunto decine di disabili, «utenti» dei centri di riabilitazione e fisioterapia.
SCONTRI E TENSIONI - Gli scontri sono avvenuti mentre i rappresentanti dei centri e dei lavoratori erano in riunione con l'assessore regionale alla Sanità, Mario Santangelo, il commissario dell'Asl Na 1, Maria Grazia Falciatore, e il capo della segreteria del presidente, Guglielmo Allodi. Spiega Maurizio Volpicelli, presidente dell'associazione lavoratori della Sanità Privata: «Purtroppo il primo tavolo è stato infruttuoso. La Regione non ha soldi e l'intero comparto andrà ridimensionato». Domani la protesta si sposterà nel Centro Direzionale a partire dalle 9.

19 settembre 2009

Una perquisizione anale a venti operai della Segafredo di Rastignano

Cercavano droga i Carabinieri di Pianoro, una decina giovedì mattina sono entrati in azienda, ma non hanno trovato nulla.Umiliazione e rabbia invece per i lavoratori del reparto confezionamento, tutti maschi che hanno dai 30 fino ai 56 anni. A fine giornata ognuno di loro si è trovato in mano un verbale dove si formalizza che la perquisizione è avvenuta per possesso di droga. Per qualcuno l’esito è stato positivo. I lavoratori, operai e impiegati, hanno subito bloccato la produzione per riunirsi in un’assemblea che è durata per almeno quattro ore. Nessuna mobilitazione per il momento è stata concordata. La Flai Cgil si è riservata di agire sul piano legale e di fare tutte le indagini. L’Arma dei Carabinieri smentisce alcune pratiche “invasive”. La perquisizione, dice, è avvenuta con i lavoratori a ginocchia piegate, senza jeans e mutande. L’irruzione è scattata, fanno sapere sempre i Carabinieri, dopo una denuncia contro ignoti fatta dall’azienda per spaccio e consumo di cannabinoidi e cocaina all’interno di quel settore di produzione. Segafredo, sostiene il sindacato, ha raccontato invece di non sapere nulla, ma fino ad oggi non ha rilasciato dichiarazioni. Un mese e mezzo fa però diversi operai sono stati sottoposti ad esami specifici delle urine, proprio per riscontrare sostanze stupefacenti. L’esito nuovamente negativo. Anche qui c’è una relazione, ha chiesto la Flai-Cgil all’azienda? No, è stata la risposta.“Neanche con le Br si sono fatte perquisizioni di questo tipo, nè a Bologna nè in Italia” ha attaccato Vito Rorro, segretario provinciale della Flai - Cgil.

Feltre: Raid Fascista allo Skaserà ·

La "Skasera", uno spazio di socialità autogestito nel feltrino, ha subito un attacco vandalico da parte di una banda di neofascisti. Per esprimere solidarietà ai ragazzi del posto e condannare lo squadrismo di chi spacca mobili, impianto audio e oggetti di un luogo non suo e lascia scritte inneggianti al "Dux", è indetto un presidio che si terrà sabato prossimo, 26 settembre, alle 17.00.Si può aderire ed esprimere solidarietà scrivendo a skaserautogestita@gmail.it
Qui sotto il comunicato che spiega come si sono svolti i fatti. Sabato 26 settembre dalle ore 17.00, organizziamo un presidio anti-fascista presso la "Skasera" per mettere in risalto un gravissimo fatto svoltosi qualche settimana fa nel nostro punto di ritrovo.La "Skasera" si trova vicino a Feltre, lungo la strada che collega Tomo a Porcen.La "skasera" è stata infatti oggetto di un "assalto fascista".Un vile attacco fatto di notte che ha causato diversi danni. Sono stati danneggiati vari oggetti: Il nostro impianto audio in cui nelle 2 casse rotte con un cacciavite abbiamo trovato la scritta "DUX" fatta con unabomboletta, il televisore che usavamo spesso per proporre dei film durante alcune serate che abbiamoorganizzato è stato lanciato dal poggiolo, su un pannello di legno abbiamo trovato la scritta "W IL DUCE" e sono stati fatti altri danni e sfregi a cose e allo stabile.Questo grave fatto ci ha molto colpito e ferito in quanto la "Skasera" è un luogo che abbiamo costruito e fatto vivere con molto impegno e sacrificio. Un luogo in cui non trovano dimora discriminazioni di alcun tipo e aperto a chiunque.Con il presente comunicato vi invitiamo al nostro presidio e chiediamo il vostro appoggio in modo da inserirvi in un eventuale volantino che verrà fatto circolare.
Per aderire all'iniziativa, mandare messaggi di solidarietà, e avere ulteriori informazioni: skaserautogestita@gmail.it

Lampedusa, giallo su un'altra strage. "Quindici morti durante un soccorso"

Lettera anonima accusa la Guardia costiera: sbagliò manovraLa vicenda, giugno 2008, segnalata alle Iene e alla procura di Messina

Nel mare tra l'Africa e l'Italia ci sarebbero altri 15 morti di cui non si era mai saputo nulla. L'ultima strage, mai conosciuta e anzi nascosta, è stata denunciata da una lettera anonima spedita probabilmente dal marinaio di una motovedetta della Guardia costiera alla procura di Messina ed alle "Iene" di Italia 1. Nella lettera si raccontano tutti i particolari di un terribile giorno, il 28 giugno del 2008, quando secondo l'estensore 15 extracomunitari, somali ed eritrei, annegarono mentre un equipaggio della Guardia tentava di soccorrerli. Un errore nell'abbordaggio avrebbe causato la strage. La denuncia del marinaio-pentito è stata confermata dai superstiti del naufragio, che si trovano ancora chiusi nei centri dell'isola di Malta, dove furono trasferiti subito dopo la tragedia. "I sopravvissuti - afferma Daniel Pace, portavoce del ministero dell'interno maltese - hanno raccontato soltanto adesso quel che accadde. Quando arrivarono con la motovedetta italiana che li aveva soccorsi, ci dissero che c'erano stati dei morti, annegati, ma non il come né il perché". All'inviato delle Iene Luigi Pelazza i naufraghi hanno detto che quel 28 giugno, dopo alcuni giorni che vagavano in mare, furono soccorsi dalla motovedetta. Durante le operazioni di soccorso il comandante fece calare in mare la "scaletta di banda" lungo la murata. La scala però sarebbe finita addosso agli extracomunitari. Alcuni caddero in mare e la barca si ribaltò. Parecchi morirono. Il marinaio pentito che ha scritto la lettera ha allegato le fotografie: secondo le sue accuse la responsabilità della manovra fu del comandante della motovedetta, che poi, colto dal panico, si chiuse in cabina.. Alcuni extracomunitari sarebbero stati risucchiati dalle eliche del motore. I superstiti sostengono che seppero della morte dei connazionali solo dopo l'arrivo a Malta: "Ci avevano detto che si trovavano sottocoperta per essere curati".
L'inviato delle Iene ha raggiunto a Taranto il comandante - lì traferito - della motovedetta italiana. Intercettato dal giornalista e dall'operatore, si è rifiutato di rispondere alle domande. L'inchiesta sulla denuncia anonima è alla Procura di Messina. I magistrati dovranno stabilire la competenza territoriale, ricostruendo dalle carte di bordo il punto esatto dove sarebbe avvenuta la tragedia e decidere chi dovrà continuare l'indagine.



Abba vive! Corteo antirazzista a Milano

"Ad un anno dal maledetto 14 settembre 2008, ad un anno dall'omicidio di Abba: contro un presente di leggi razziste e risposte autoritarie alla crisi, contro ronde e razzisti e un passato che non ha futuro, per il ritiro immediato del pacchetto sicurezza, per una globalizzazione dei diritti per tutte e tutti, costruiamo un mese di mobilitazioni antirazziste!" questo l'incipit del mese antirazzista organizzato ad un anno dall'omicidio razzista di Milano. Oggi alle 15, a Milano, con partenza da Porta Venezia, ci sarà il corteo in ricordo di Abba e contro il razzismo. Una manifestazione che vedrà l'importante e cospicua presenza anche del mondo della scuola e dell'università. Infatti, oltre alla partecipazione dei giovani dell'Onda Anomala milanese, saranno presenti anche i precari in lotta contro i tagli della Gelmini, i comitati dei genitori e dei docenti delle scuole inferiori. Mobilitazione antirazzista che ben va ad intersecarsi e legarsi con la battaglia per un'altra formazione: "E' evidente come la battaglia in difesa della scuola non può che intrecciarsi a quella di chi combatte ogni forma di xenofobia. Tagliare alla scuola e alla formazione significa lasciare spazio all'ignoranza, bieca e razzista: diventa allora facile proporre classi ghetto, lasciare senza lavoro migliaia di precari, magari proprio i mediatori culturali, il cui lavoro è base per combattere ogni tipo di intolleranza. Abba è stato ucciso proprio per colpa di un'ignoranza dilagante, gestita a colpi di tagli alla cultura e pacchetti sicurezza, provvedimenti razzisti e ronde securitarie" dichiarano gli studenti e le studentesse dell'Onda.

Roma, le Ronde Nere sono arrivate: saluti stile Ss in piazza della Repubblica

Un saluto nostalgico doc: braccio destro alzato con tre dita aperte, come le Ss impegnate nel giuramento sulla bandiera ai tempi di un certo Adolf Hitler. Poi, tanto per non farsi notare, camicia color ocra, pantaloni neri stemma tricolore e un'aquila con la sigla Spqr appuntata al petto. Si sono presentati così a piazza della Repubblica gli improbabili volontari della Guardia Nazionale, peggio noti come "Ronde nere" dell'Msi-Dn. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva annunciato che le Ronde nere a Roma non avrebbero avuto spazio.In sei si sono radunati davanti all'Hotel Exedra: quattro uomini e due donne, per poi fare «un giro in via Nazionale». Sono partiti da piazza dei Cinquecento «per un'azione dimostrativa», spiega la presidente dell'Msi-Dn Maria Antonietta Cannizzaro che aggiunge: «Non abbiamo mai avuto camicie nere». «Faremo ronde anche in periferia, ma aspettiamo disposizioni da parte dei sindaci, anche da Alemanno, per sapere dove farle» ha concluso. Con lei anche uno dei promotori delle ronde, il presidente del Partito Nazionalista Italiano Gaetano Saia. Le ronde nere erano già state presentate a Milano. Le procure di Milano e Torino avevano avviato indagini, mentre il ministro Maroni il 15 giugno le aveva definite impossibili e il sindaco Alemanno aveva parlato di «cosa indecorosa e vergognosa».«Non andremo in centro ma in periferia, dove regna il degrado. Alemanno ci dica dove», ha detto il presidente dell'Msi-Movimento Destra Nazionale, Maria Antonietta Cannizzaro, durante lo show in via Nazionale. «Alemanno disse che noi non dovevamo venire a Roma e invece ci siamo, siamo a piazza della Repubblica e nei prossimi mesi saremo in tutte le periferie romane a portare la sicurezza», spiega Cannizzaro che ha riferito: «a breve il presidente della Guardia Nazionale Maurizio Correnti si metterà d'accordo con tutti i sindaci e quindi anche con Alemanno sui posti dove dovremo andare. Ovviamente non sarà in centro dove ci sono tante forze dell'ordine a garantire la sicurezza ma nelle periferie, dove regna il degrado, la paura e gli stupri. Faremo turni di tre persone al massimo - aggiunge Cannizzaro - perché la legge non ci consente di essere di più, ma già da ora siamo tantissimi e scenderemo in campo probabilmente ad ottobre».Gianluca Peciola, coordinatore della Sinistra alla Provincia, ha organizzato una «carnevalata per accogliere le ronde nere». Così ha lanciato coriandoli e stelle filanti al gruppo in maschera durante il loro giro da piazza della Repubblica a via Nazionale. Il consigliere ha seguito gli aspiranti organizzatori delle ronde romane, irridendoli durante parte del tragitto e poi ha spiegato: «Ho chiamato la polizia chiedendo di far cessare questa pagliacciata. Questi signori vanno accolti come meritano, con sarcasmo e azioni carnevalesche da parte dei cittadini romani ma l'intento politico è pericoloso. Chiedo al sindaco di negare ogni permesso ad iniziative come questa, che sono il frutto avvelenato del 'pacchetto sicurezzà e in cui intravedo gli estremi del reato di ricostituzione del partito fascista». I volontari dela Guardia Nazionale hanno interrotto dopo breve la loro prima uscita pubblica e si sono dispersi a metà strada di via Nazionale lanciando un ultimo appuntamento: «Questa e stata solo una piccola uscita dimostrativa ma le prossime iniziative saranno molto più grandi».Morassut: Alemanno dia un segnale, rimuova Andrini. «Ora basta! Non va sottovalutata l'iniziativa delle cosiddette Ronde Nere - ha detto Roberto Morassut, segretario del Pd Lazio - Il Sindaco deve dare un segnale netto e inequivocabile nei confronti di queste degenerazioni di destra estrema rompendo ogni equivoco che possa far sentire certi gruppi tollerati o addirittura protetti. Cominci dalla sostituzione di Andrini e dica un chiaro no alla richiesta di finanziamento a Casa Pound avanzata da La Destra di Storace».«Chiedo ufficialmente al Prefetto e al Questore di intervenire immediatamente per evitare che la nostra città venga segnata dalle vergognosa pagliacciata delle ronde nere - dice in una nota il sindaco Gianni Alemanno - Esiste un ben preciso regolamento emanato dal Ministero degli Interni che proibisce le strumentalizzazioni politiche dell'istituto degli Osservatori volontari per la sicurezza, introdotto dal pacchetto sicurezza del Governo. Inoltre questa attività può essere avviata in città solo su specifica richiesta del Sindaco, richiesta che io ancora non ho avanzato al Prefetto di Roma. Per questi motivi, è evidente che il gruppetto di provocatori che ha dato vita alla sceneggiata coordinata da Gaetano Saia stia operando chiaramente fuori dalla legge e deve essere perseguito. Ci deve essere una reazione immediata per evitare provocazioni e strumentalizzazioni da ogni parte politica contro il pacchetto sicurezza proposto dal ministro Maroni e approvato dal Parlamento».Udc: insufficiente la presa di distanza di Alemanno. Secondo il capogruppo Udc in Campidoglio, Alessandro Onorato, «la sfilata dimostrativa della Guardia Nazionale è l'ennesimo campanello d'allarme sul tema delle ronde. La divisa color ocra, lo stemma tricolore, l'aquila con la sigla Spqr e i saluti del legionario rendono inequivocabili i riferimenti ideologici dei sedicenti componenti della ronda nera. Non è dunque stato sufficiente che il sindaco Alemanno abbia preso le distanze dalla Guardia Nazionale per far desistere tali esaltati dall'intenzione di voler svolgere un ruolo di polizia parallela. Vorrei far riflettere il primo cittadino di Roma sul problema delle ronde e sul fatto che generano anche questo tipo di fenomeni. Mi auguro che, laddove previsto dalla legge, il Comune di Roma intraprenda le dovute iniziative legali verso chi si arroga il diritto di presentarsi con una divisa nella quale è ben visibile il logo Spqr, ledendo il tal modo l'immagine della città, un'immagine fatta di pace, integrazione e cultura. Chiedo infine al ministro dell'Interno, al Prefetto e alle forze dell'ordine di intervenire affinché simili pagliacciate, che gettano un'onta sulla città di Roma, non si ripetano più».


16 settembre 2009

Abusi nei Cie e protezione negata ai profughi

Pubblichiamo la lettera aperta inviata dal Gruppo EveryOne all’Unhcr per denunciare la situazione dei migranti detenuti nei Centri di identificazione e di espulsione.

All’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati
Al Comitato per la Prevenzione della Tortura e dei Trattamenti Degradanti
Alle organizzazioni per i Diritti Umani

1) Riceviamo da attivisti della rete antirazzista, assolutamente degni di fede, la seguente testimonianza:«I crocerossini erano insensibili quando, la settimana passata, un recluso di via Corelli ha tentato il suicidio prima impiccandosi e poi tagliandosi alla gola. La sua storia la sapete già, ve la abbiamo già raccontata. Quello che non sapete ancora è che è stato trasportato all’ospedale ammanettato e scortato, con il fiato della polizia addosso anche mentre, al Pronto Soccorso, il dottore gli ricuciva la ferita. Ora è di nuovo al Centro, e si sposta solo trasportato di peso dai suoi compagni, che provvedono pure a trovargli qualche cosa di liquido da ingurgitare ogni giorno, perché non può ancora masticare.Noi diciamo Cie. I reclusi oramai dicono Guantanamo, dicono Abu Ghraib, si sentono come gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale:‘mancano solo i forni, mancano solo le camere a gas’».
2) Ci auguriamo che siate al corrente di questa e di decine di altre vicende di abuso grave nei Cie. Le grida di aiuto giungono a fatica nel «mondo libero», perché gli internati sono sotto controllo e minacciati di ritorsione: è impossibile, spesso, con l’attuale sistema dei Cie, fornire nomi e cognomi delle vittime. Vi è una cortina che nasconde gli eventi subiti dai prigionieri. E’ sufficiente, però, incontrare i detenuti senza che vi sia la presenza di agenti o personale penitenziario. La paura di punizioni è alta. Ma attraverso incontri individuali e protetti, sarebbe facile conoscere leviolazioni, per le organizzazioni che hanno libero accesso nei Centri. Inoltre, moltissimi internati avrebbero tutti i requisiti per ottenereprotezione umanitaria e asilo politico, provenendo da paesi in condizioni umanitarie tragiche. In attesa di affrontare questo argomento a livello internazionale con uno studio approfondito e precise istanze, chiediamo a chi di dovere di prestare maggiore attenzione ai requisiti atti alta concessione di protezione umanitaria e asilo in Italia. Deportare esseri umani a rischio persecuzione o tragedia umanitaria è un errore imperdonabile, in ogni singolo caso.Non è nata per essere aggirata, la Convenzione di Ginevra, ma per proteggere i profughi. Noi di EveryOne siamo disponibili a ricevere i dossier degli internati attualmente nei Cie, in attesa di deportazione, raggruppati per nazionalità, e fornire spiegazioni sull’esistenza di tali requisiti nei diversi Paesi: insieme, potremmo salvare molte vite umane ed evitare gravi ingiustizie. Ci vuole solo onestà e coraggio
Gruppo EveryOne

Aggressione razzista a Venezia nei giorni della festa leghista

L’Assemblea Permanente NoMose e l’Associazione Ambiente Venezia esprimono piena solidarietà al cittadino albanese aggredito ieri da un gruppetto di razzisti, colpevole solo di non essere italiano e di lavorare onestamente, mentre torme di pseudogiannizzeri di verde ammantati invadevano disordinatamente la città di Venezia, storico simbolo di civiltà e convivenza interetnica, inneggiando a presunti «popoli padani», indipendenze e simili corbellerie, ammorbando col loro verbo di odio l’aria libera e tollerante della nostra città.
Riteniamo che non sia casuale che l’aggressione di chiaro stampo razzista sia avvenuta ieri, quando i «paroni a casa nostra» provenenti da tutto il Nord facevano i «paroni» a Venezia, che casa loro non è e mai lo sarà! Stigmatizziamo inoltre le frasi della presidente della provincia Zaccariotto, che aveva affermato che, grazie alla presenza leghista a Venezia, la città era più sicura… il risultato lo sconta sulla sua pelle la vittima dell’infame aggressione!
Siamo stufi, come veneziani, di vedere usato lo storico simbolo della nostra cittdi Venezia come copertura propagandistica di politiche reazionarie e antidemocratiche, e che la nostra gloriosa città sia invasa ogni anno da migliaia di individui che vedono nell’intolleranza verso lo straniero, il diverso, il meridionale, l’unica ragione di esistere! Chi semina il vento del razzismo e dell’intolleranza crea la tempesta delle aggressioni morali, verbali e fisiche che stanno avvelenando la vita a centinaia di migliaia di persone che lavorano in Italia, grazie al cui sfruttamento l’economia italiana resiste alla crisi internazionale… altro che parassiti!
Invitiamo tutti i democratici a vigilare affinché Venezia non debba subire l’escalation di intimidazioni, minacce, aggressioni che imperversano in altre città italiane ai danni di altri cittadini colpevoli soli di avere una origine etnica, un orientamento sessuale, e idee politiche non gradite ai portatori di razzismo, intolleranza e omofobia!

Assemblea Permanente NoMose
Associazione AmbienteVenezia


fonte: clandestino.carta.org

Milano, sgomberato il liceo serale Gandhi

La polizia ha sgomberato il liceo serale Gandhi di Milano. Scuola che gli studenti e le studentesse avevano occupato ieri "contro l'intenzione del Comune di chiudere in maniera pressoché totale i quattro indirizzi della scuola, fatta eccezione per due classi". Trenta persone erano dunque rimaste a passare la notte nell'istituto, occupando l'atrio.L'iniziativa decisa ieri, con la riapertura delle scuole, non è stata la sola messa in campo dagli studenti del liceo di piazza XXV aprile: dallo scorso 7 settembre erano in presidio permanente all'ingresso dell'istituto, in più occasioni hanno manifestato dinnanzi alla sede dell'assesorato all'istruzione del Comune di Milano. Ieri, prima giornata di scuola milanese caratterizzata da picchetti e volanginaggi no Gelmini in molti istituti scolastici, al liceo Gandhi, dopo un blocco del traffico effettuato insieme ai professori, si è deciso di occupare. Quest'oggi lo sgombero della polizia.Il Comune replica che questo tipo di scuole costano troppo, da qui la decisione di tagliare. Politica dei tagli che è conforme in tutti i livelli che riguardano il terreno della formazione, dalle scuole all'università, implementata dal governo, forgiata dalle istituzioni locali.


fonte: InfoAut

14 settembre 2009

ll Governo potrà imporre le centrali nucleari con la forza pubblica

E così le centrali nucleari si faranno col “metodo Chiaiano”: il Governo potrà imporle usando la forza pubblica. Il riassetto nucleare dell’Italia è in discussione in questi giorni in Parlamento con il disegno di legge 1441-ter,”Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, un gran minestrone che contiene di tutto, e segnatamente il nucleare. Nel ddl 1441-ter è previsto fra l’altro lo scioglimento dell’Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente) e la sua sostituzione con l’Enes. Non risponderà più al ministero dell’Ambiente ma a quello per lo Sviluppo economico.L’Enes viene definito “un ente di diritto pubblico finalizzato alla ricerca e alla innovazione tecnologica nonché alla prestazione di servizi avanzati nei settori dell’energia, con particolare riguardo al settore nucleare, e dello sviluppo economico sostenibile”. Capito? Energia nucleare e sviluppo sostenibile vengono presentati come parenti stretti. Anche se si tratta di due concetti diametralmente opposti. Però le novità peggiori sono altre. Delega al Governo per stabilire entro giugno le normative relative al nucleare. Gestione delle scorie nucleari affidate a società private: basta che lo Stato le partecipi almeno per il 20%. Soprattutto, in caso di mancata intesa con le autorità locali a proposito della realizzazione delle centrali nucleari, il Governo potrà far ricorso alla forza pubblica.

Roma: I carabinieri all'ex scuola 8 marzo, 5 arresti

Momenti di tensione stamani davanti all'ex scuola occupata 8 Marzo in zona Magliana, a Roma, tra forze dell'ordine e attivisti dei movimenti di lotta per la casa. Gli occupanti dello stabile, complessivamente un centinaio, in seguito all'intervento dei carabinieri hanno resistito alla carica delle forze dell'ordine. Il motivo dell'intervento delle forze dell'ordine, secondo quanto riferiscono alcuni abitanti dell'ex scuola occupata (che non è stata sgomberata) sarebbero delle perquisizioni e dei mandati di arresto per sei degli occupanti. "Da stamattina alle quattro e mezza - racconta D. - hanno iniziato a perquisire le abitazioni dei genitori di alcuni occupanti dell'8 Marzo, poi sono venuti qui e li hanno arrestati per associazione a delinquere ai fini di invasione di stabile pubblico, violenza privata ed estorsione. Il più giovane di loro ha circa trent'anni".Nello stabile sono intervenuti oltre a numerosi mezzi e camionette dei carabinieri anche i vigili del fuoco.
"Gli arresti di cinque occupanti dell'ex scuola "Otto Marzo", arresti effettuati stanotte da parte dei carabinieri, sono assurdi e illogici - afferma Paolo Ferrero segretario nazionale del PRC -. I ragazzi fermati vanno immediatamente rilasciati anche perché vittime di accuse montate ad arte dalla stampa romana. Gli attivisti del movimento della casa romano sono mossi dal desiderio e dalla volontà, oltre che dalla stretta necessità di abitare e di convivere, desideri, volontà e necessità che, in questi due anni di occupazione, hanno offerto alla cittadinanza e recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado, riaprendolo a tutto il quartiere e godendo della solidiarietà degli abitanti. Nell'ex scuola "Otto marzo" vivono intere famiglie di sfrattati, precari, disoccupati, oggi rifugiatisi sul tetto, pronti a difendere il loro spazio di convivenza e di socialità. Proseguono cosi' il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl che usano l'arma della diffamazione mezzo stampa per colpire al cuore un movimento che fa paura a una classe politica, quella dell'amministrazione capitolina, incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà, il reddito e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate. Lotte che il mio partito, - conclude Ferrero - attivando tutti i suoi organi e militanti, centrali e periferici, aiuterà a portare avanti fino alla soddisfazione di un sacrosanto e legittimo diritto, quello alla casa.
Non abbiamo nulla da nascondere Noi non paghiamo il pizzo, noi lottiamo! Non abbiamo nulla da nascondere. Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti che qui non sono mai venuti a fare un'inchiesta, non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta perchè questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e dal desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non sopravvivere. Per questo abbiamo in questi due anni di occupazione recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado, riaprendolo a tutto il quartiere. E' così che ci siamo guadagnati la solidarietà degli abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono guadagnati anni fa con la lotta la loro casa. Con false accuse infamanti oggi 5 compagni di lotta dell'8Marzo occupato sono stati prelevati dai carabinieri in modo coatto alle ore 4.40. Si sono introdotti con la forza nell'edificio della ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari, disoccupati; ci hanno costretto a rifuggiarci sul tetto pronti a difendere il nostro spazio. Ci dicono che è solo una perquisizione ma il modo di agire è quello di uno sgombero ben organizzato. Sfondano porte per fare paura a bambini che dormono aspettando il primo giorno di scuola, ma vista la nostra resistenza non riescono a buttarci fuori. Cinque compagni vengono portati via dopo che tutti siamo stati identificati. Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca Gramazio, Augusto Santori, Luca Malcotti, che usano l'arma della diffamazione mezzo stampa, per colpire al fianco un movimento che fa paura a questa classe politica incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà, il reddito e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate. Noi non paghiamo il pizzo, noi lottiamo!
Roma, Magliana 14 settembre 2009
l'8Marzo resiste

Venezia: "Botte dai leghisti perché albanesi" Aggrediti due camerieri

Aggrediti e malmenati da un gruppo di persone vestite di verde. E' la denuncia di due camerieri albanesi di un ristorante dietro Piazza San Marco, a Venezia. L'episodio, avvenuto ieri e confermato dalla questura di Venezia, è stato reso noto dal consigliere comunale dei Verdi, Beppe Caccia, per il quale si è trattato di una aggressione a sfondo razzista messa in atto da "squadristi militanti della Lega". I due camerieri, che hanno riportato lesioni guaribili in trenta e sette giorni e ora si riservano di presentare una denuncia insieme al titolare del ristorante, hanno raccontato di avere avuto un diverbio con uno dei quattro aggressori poco prima della colluttazione. A quanto si apprende, ieri le 11,40 alla Briccola in Calle degli Specchieri, è entrato un giovane sui trent'anni, visibilmente ubriaco e con un amaglietta con slogan leghisti. Che, all'improvviso, ha iniziato a battere con il pugno contro la vetrina del ristorante. A quel punto uno dei camerieri, di nazionalità albanese, è uscito per allontanarlo. Per tutta risposta sono partiti gli insulti: "Che cazzo vuoi, fammi vedere il permesso di soggiorno". A quel punto la situazione è degenerata. "Sono entrati in sette-otto, tutti leghisti, ed è successo l'inferno - raccontano i lavoratori - Hanno buttato a terra una lattina di birra, poi hanno rovesciato tavoli e sedie, sfasciando mezzo locale. Avevamo davvero paura". L'aggressione è continuata con le botte al cameriere albanese. Poi gli aggressori soo scappati e si sono mischiati con i manifestanti della Lega radunati nei pressi.
fonte: La Repubblica

Livorno: Fiaccolata per chiedere giustizia per Marcello Lonzi

Un centinaio di persone si sono radunate ieri sera in piazza della Repubblica per la fiaccolata organizzata da Maria Ciuffi, la madre dio Marcello Lonzi, per chiedere verità e giustizia per la morte del proprio figlio avvenuta l'11 luglio del 2003 nel carcere delle Sughere di Livorno. Una fiaccolata organizzata in pochi giorni dopo aver ricevuto la notizia dell'ennesimo rinvio della chiusura delle indagini. Il Pm e il procuratore De Leo avevano infatti dichiarato che le indagini si sarebbero chiuse a settembre invece la chiusura è rinviata ad ottobre.
Per questo Maria Ciuffi ha sentito l'esigenza di rendersi visibile e fare pressione affinchè si facciano gli ultim iinterrogatori e si vada al processo: "Manca solo un interogatorio, lo facciano e poi chiudano le indagini. Si sa già che ci sono indagati fra le guardie carcerarie e che uno è anche recidivo. Arrivare al processo è sempre stato il nostro primo obiettivo e spero che ci riusciremo. Però bisogna chiudere, ho paura che si vada in prescrizione. Perchè non chiudono? c'è qualcuno che fa pressioni? Dopo 6 anni voglio una risposta." Questo è l'amaro sfogo(ma anche ricco di speranza) della madre, accompagnata per l'occasione in corteo da Haidi e Giuliano Giuliani, i genitori di Carlo Giuliani ucciso durante il G8 di Genova dal carabiniere Placanica.
La fiaccolata, a cui hanno partecipato Rifondazione Comunista e il Movimento Antagonista Livornese, si è conclusa in prefettura dove è stata consegnata una lettera al Prefetto per rendere partecipi le istituzioni delle preoccupazioni della madre e dello svolgimento delle indagini. Il corteo si è anche fermato davanti al presidio dei cassaintegrati Ex Delphi e Giolfo&Calcagno in piazza del Municipio dove la ex senatrice Heidi Giuliani ha salutato gli operai e le operaie in lotta.
Adesso non resta che aspettare la chiusura delle indagini e tenere le luci puntate su questa terribile vicenda avvenuta in uno dei peggiori carceri d'Italia dove morire è una probabilità più che casuale...


Di carcere si continua a morire

Un tunisino da oltre un mese in sciopero della fame. Accusato di violenza sessuale, s'era sempre dichiarato innocente!

E' morto la notte del 7 settembre dopo un lungo sciopero della fame, iniziato oltre un mese fa nel carcere di Torre del Gallo a Pavia. L'uomo aveva intrapreso la protesta dopo aver saputo di una nuova condanna emessa contro di lui per un'accusa di violenza sessuale: una sentenza che il recluso aveva contestato duramente, senza però trovare ascolto. Da qui l'estrema protesta, sfociata prima nel ricovero in ospedale e poi nel decesso. Per protestare contro la morte annunciata del loro compagno, oggi i detenuti di Pavia hanno rifiutato il pranzo, lamentandosi per il sovraffollamento della struttura che contiene 450 persone contro le 300 autorizzate. L'8 settembre la deputata radicale Rita Bernardini ha presentato un'interrogazione al ministro della giustizia Alfano affinchè si faccia luce sul caso specifico e anche sulle altre 53 morti (di cui 33 suicidi) che nel solo 2009 hanno funestato le carceri italiane. Oltre 4mila, invece, gli atti di autolesionismo segnalati dietro le sbarre in questi primi otto mesi dell'anno.

No Dal Molin occupano ponte di Rialto di Venezia. Tensione con la polizia, 10 fermati

Mentre si avvia verso la conclusione il festival No Dal Molin, quest'oggi in un centinaio si sono spostati da Vicenza a Venezia, sfruttando la vetrina della "festa dei popoli padani" per continuare ad opporsi alla costruzione di una nuova base di guerra americana ma anche per decostruire e contestare il discorso aleatorio e deviato della Lega Nord per quanto concerne indipendenza e autonomia dei territori."Cosa significa autogoverno se la gente non può decidere del proprio territorio? L'indipendenza sbandierata dalla Lega è una finta indipendenza, viene qui a parlare di autodeterminazione mentre sta nei palazzi di Roma. Indipendenza e autogoverno significa poter decidere del proprio territorio e determinare il proprio futuro", sostengono i No Dal Molin. Opposizione dialettica alla Lega e rivendicazione d'indipendenza dalle basi di guerra.Intorno alle 10 i No Dal Molin hanno quindi occupato simbolicamente il ponte di Rialto di Venezia, calando bandiere e striscioni, il più grande riporta: "Indipendenza dalle basi di guerra, No Dal Molin". Dopo poco è arrivata la celere, che ha cercato di strappare di mano agli attivisti gli striscioni, di impedire la conferenza stampa già convocata, spingendo nervosamente con gli scudi. L'iniziativa si è poi spostata e conclusa davanti la questura, dove sono state portate una decina di persone fermate prima dell'azione sul ponte.


fonte: InfoAut

Bologna: spray urticanti e manganelli ai vigili urbani

Spray urticanti e manganelli in dotazione alla polizia municipale: anche questa amministrazione è d'accordo.L'amministrazione Delbono riconferma la decisione presa da Cofferati nell'aprile scorso di dotare i vigili urbani di spray urticanti e manganelli, o meglio "bastoni distanziatori", come preferiscono definirli.A darne comunicazione è il vicesindaco Merighi, durante il question time di stamattina, ribadendo così la sostanziale continuità tra questa giunta e la precedente, per lo meno per quanto riguarda la cosiddetta "sicurezza".In provincia gli spray urticanti sono già utilizzati dalla polizia municipale di San Lazzaro, ma il comune di Bologna sta aspettando dal Ministero degli interni le precise indicazioni sulle tipologie di equipaggiamento utilizzabili.Nessuno strappo quindi con lo sceriffo: per quanto riguarda la militarizzazione della città Delbono non sembra voler rimanere indietro.

fonte: InfoAut

12 settembre 2009

Firenze: aggressione a un Gay da parte di due Italiani

Ancora un gay aggredito. Questa volta e' successo a Firenze, in piazza Salvemini, dove la notte tra il 9 e il 10 settembre, un ragazzo di 26 anni, poche ore dopo il presidio-fiaccolata unitario sui ponti fiorentini contro l'omo/transfobia, e' stato pestato a sangue da due italiani. Il ragazzo stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa in un locale gay fiorentino". A rendere noto l'episodio e' l'Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa", in contatto diretto con il ragazzo e la famiglia. "Siamo vicinissimi al ragazzo e alla sua famiglia, e siamo scossi dal fatto che anche la citta' di Firenze sia protagonista di un episodio di inaudita violenza ai danni di una persona omosessuale, proprio a poche ore dalla grossa mobilitazione contro la violenza omofobica che aveva visto una straordinaria partecipazione della cittadinanza. Il ragazzo - prosegue l'associazione - era stato avvicinato e minacciato da due uomini nel corso della serata di mercoledi' all'interno di un locale gay del centro. I due erano stati allontanati dai gestori. Intorno alle 3 del mattino, il giovane sarebbe uscito dal locale e si sarebbe diretto a piedi verso Piazza Salvemini, dove i due uomini, di circa 35 e 40 anni, lo avrebbero aspettato e gli si sarebbero scagliati contro a mani nude. Il ventiseienne e' stato trovato in un bagno di sangue da alcuni amici e accompagnato a casa in auto intorno alle 5". Ieri mattina il ragazzo e' stato portato al Pronto Soccorso e successivamente ricoverato d'urgenza. Gli sono state diagnosticate, oltre che contusioni e tumefazioni, molteplici fratture: agli zigomi, alla mandibola e al naso. "Questo pomeriggio - fa sapere Il Giglio Rosa - sara' operato. Al momento il giovane gay e' ancora sotto choc. Chiediamo pero' la collaborazione di tutte e tutti affinche' possano essere individuati dagli inquirenti i due aggressori. Nel frattempo, oltre a fornire alla famiglia un primo aiuto psicologico, abbiamo dato mandato ai legali della nostra associazione, avvocati Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi, di raccogliere la denuncia del ragazzo. Invitiamo autorita' e istituzioni a non considerarlo come un episodio isolato e chiediamo agli inquirenti di indagare accuratamente affinche' gli aggressori possano essere identificati e fermati quanto prima. Chiediamo a tutta la comunita' lgbt di non avere paura, ma soprattutto di rimanere compatta e continuare con coraggio e determinazione il percorso di sensibilizzazione e isolamento delle frange violente in citta'. Valuteremo assieme alle altre sigle e associazioni fiorentine e nazionali quale risposta dare all'ennesimo episodio di violenza ai danni della comunita' lgbt che coinvolge il nostro paese.


fonte Agi

10 settembre 2009

Roma, sgomberata altra occupazione abitativa

A Roma, non si ferma la politica dell'intolleranza contro le occupazioni a scopo abitativo, prosegue dunque l'affronto dell'emergenza casa a suon di sgomberi da parte del sindaco Alemanno. A poco più di una settimana dallo sgombero dell'occupazione del Regina Elena, che ha interessato 360 persone tra cui tantissimi bambini, è arrivata questa mattina, per manu militari, "il ritorno al nulla" per l'occupazione abitativa dello Spazio Area Ingovernabile, già sede dell'ex Ente nazionale cellulosa e carta, recuperato dall'abbandono e dal degrado con l'occupazione di più di 400 persone lo scorso anno, quando italiani e migranti si presero lo spazio per trovare (autonomamente) una soluzione alla mancanza di un tetto sotto il quale vivere. Tutte vittime della situazione immonda in cui versa Roma per ciò che riguarda la casa, speculazione e affitti proibitivi: molte famiglie arrivavano da sfratti, tante altre un tetto non se l'erano mai riusciti a permettere. Problema che oggi si ripresenta per tutt*.La struttura è stata sgomberata con un larghissimo dispiegamento di forze dell'ordine, mentre gli ex-occupanti hanno risposto all'azione repressiva effettuando un blocco lungo via Salaria, una delle arterie principali della capitale. Continua la guerra alle occupazioni annunciata dopo lo sgombero del Regina Elena da parte del prefetto Pecoraro.Prende quindi ancora più rilievo il corteo che è stato lanciato per venerdi 11 settembre a Roma, con partenza da piazza Esquilino, contro sgomberi e sfratti, lanciato con lo slogan "Roma non si chiude". Venerdi sarà una giornata importante, alla luce delle iniziative di Torino e Roma (nel capoluogo piemontese lo sgombero dell'occupazione di corso Peschiera), che vedranno tanti migranti protagonisti, perchè in entrambe le città la maggior parte dei migranti occupanti sono richiedenti asilo che fin dal loro arrivo in Italia hanno trovato il silenzio, il muro omertoso della politica e delle istituzioni, decidendo quindi di far da sè!


fonte InfoAut

Rivolta nel Cie di Lamezia

Ancora un’evasione da un Centro di identificazione ed espulsione italiano. Ieri sera sei reclusi sono riusciti a scappare dal Cie di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Pare si tratti di cinque marocchini e un tunisino. I sei sono riusciti a scavalcare l’alta rete di recinzione esterna del Centro. Gli agenti in servizio di vigilanza, per evitare che anche altri potessero seguirli, hanno lanciato alcuni lacrimogeni. L’evasione è avvenuta nel corso di una rivolta: i sei hanno approfittato per evadere. Sul posto sono poi intervenute diverse pattuglie di polizia e carabinieri che poco dopo hanno bloccato tre dei sei fuggitivi mentre cercavano di allontanarsi nelle campagne del lametino. Degli altri tre, invece, non si hanno notizie. Uno di loro era già riuscito a fuggire dal centro in un’altra occasione.
Risulta che anche ad agosto scorso c’erano state delle rivolte al Cie di Lamezia, in congtemporanea a quelle scoppiate nei centri di Milano e Torino. Il centro di detenzione per migranti di Lamezia Terme ha una storia emblematica. Per di più, quel Centro ha una storia strana, e la cooperativa sociale che lo gestisce ha un nome beffardo: «Malgrado tutto». Nata per creare una comunità di recupero per tossicodipendenti e diventata guardiana di un centro di permanenza temporanea, la storia della cooperativa di Lamezia Terme, città in provincia di Catanzaro la cui amministrazione comunale amministrata a fatica dal sindaco Gianni Speranza [Sinistra e libertà], che è stato eletto nonostante i partiti che lo sostengono non abbiano la maggioranza in consiglio comunale, dopo che l’amministrazione precedente di centrodestra era stata mandata a casa per infilitrazioni mafiose.La storia del Cie di Lamezia è uno spaccato della storia delle «emergenze» nel nostro paese.Tutto inizia nel dicembre del 1997. Sulle coste ioniche calabresi sbarcano centinaia di kurdi in fuga dall’esercito turco, e la risposta della società civile e delle istituzioni locali è semplice è straordinaria. Ai kurdi vengono aperte le porte delle case lasciate vuote dagli emigranti. Il centro storico del paese di Badolato, abbandonato da decenni, si riempie di nuovo. Ma in quei giorni accade anche altro. Raffaello Conte, presidente del centro di recupero per tossicodipendenti «Malgrado tutto», intuisce le nuove possibilità, avvia un rapporto con la Protezione civile e trasforma la «comunità di recupero» in «centro di prima accoglienza». Il passo verso il vero e proprio Centro di detenzione è breve. La convenzione arriva nel 1999. È bastato allungare le sbarre fino a sei metri di altezza e far presidiare il posto dalle forze dell’ordine ventiquattro ore su ventiquattro. Si raddoppia il giro d’affari: con un centro di accoglienza si incassavano meno di 20 euro al giorno a persona «ospitata», per la gestione del Cpt, una retta giornaliera pro capite di 46 euro. L’importo medio annuo che lo stato versava fino a qualche anno fa nelle casse di «Malgrado tutto»è di oltre un milione e 250 mila euro. Poi, sempre nel 1999, un’altra “emergenza umanitaria”, che prenderà il nome di «Missione Arcobaleno», riempie i giornali. Raffaello e i suoi si mobilitano di nuovo per organizzare l’accoglienza dei profughi kosovari nell’ex base Nato di Comiso, in Sicilia. Dopo poco più di un anno, il benefattore fu arrestato per «distrazioni di materiale di vario genere» proprio nei giorni dell’accoglimento dei profughi kosovari, insieme al responsabile dei magazzini e al titolare di una ditta di autotrasporti comisano. Fra i reati ipotizzati: falso, sottrazione di documenti, truffa e ricettazione.Nonostante questo, il Cpt cambia nome in Cie resta aperto fino a oggi e grazie alle norme approvate dalla destra nel pacchetto sicurezza può limitare la libertà dei migranti fino a 18 mesi. La struttura si trova, isolata, su una collina, circondata dagli ulivi. Un complesso a due piani con un cortile interno per le attività ricreative. Al pianterreno si trovano i servizi, al primo piano le stanze e una piccola moschea. L¹intera area è recintata, l’accesso è controllato da un passo carrabile con sbarra e un gabbiotto di controllo. Più giù, una palazzina ospita gli agenti addetti alla sorveglianza. Sei poliziotti e sei carabinieri si alternano in turni di sei ore. La presenza media di «ospiti», migranti senza status giuridico, nemmeno quello di detenuti, è di circa 75 persone.Formalmente, la sorveglianza è solamente esterna, ma la cosa è controversa: le forze dell’ordine non potrebbero entrare all’interno delle gabbie e dentro le stanze degli «ospiti». Tutto lascia pensare che nei momenti di particolare tensione, per altro numerosi viste le condizioni di vita, questo invece avvenga. Basti pensare che nella gran parte delle stanze la porta è sostituita da una coperta, perché le porte vengono periodicamente divelte. Tutte circostanze che erano state già denunciate anche dalla commissione ispettiva sui Cpt istituita da Giuliano Amato nel 2006 e diretta dal segretario Onu Staffen De Mistura.


Giuliano Santoro - clandestino.carta.org

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