30 aprile 2009

Testimonianze: il vero obiettivo dell'ordinanza anti-borsoni a Pisa

Vogliamo ringraziare pubblicamente “Il Tirreno” e il suo giornalista Gian Mario Scanu per la limpidissima operazione verità fatta rispetto all'ordinanza anti – borsoni: un uomo bianco entra indisturbato in Piazza dei Miracoli, prova a vendere abusivamente ai turisti senza che vigili, carabinieri, finanzieri e poliziotti – ai quali è passato letteralmente sotto il naso - sentano il bisogno di fargli rispettare i dettami dello sceriffo Filippeschi. Ecco il vero volto di quell'ordinanza, o quanto meno l'interpretazione che ne danno alcune frange “distratte” delle forze dell'ordine : non c'entra un bel nulla l'abusivismo commerciale, ma siamo di fronte ad una caccia senza quartiere al nero, al miserabile, all'emarginato. Vogliamo scommettere che se il tentativo lo avesse fatto uno di nome Amedh, Mohamedh o Hussein e scuro di pelle si sarebbe visto circondare da stuoli di uomini in divisa? Saranno contenti quei consiglieri comunali del PD, della PDL, dell'IdV e delle altre liste che, senza vergogna, a novembre alzarono la loro manina bianca per votare insieme e appassionatamente il “patto per Pisa” da cui è scaturita l'ordinanza! Speriamo che l'annunciato tavolo di confronto tra il comune e la comunità senegalese arrivi velocemente a positive conclusioni. Per quanto ci riguarda c'è un modo solo di riportare a Pisa un clima di normalità: il ritiro di quell'ordinanza razzista, miope, inutile e, per giunta, inefficace.


Roberto Cini

29 aprile 2009

«Mio figlio non si è suicidato voglio sapere come è morto» Parla la madre di Niki Aprile Gatti trovato impiccato nel carcere di Sollicciano.

Anche ad Avezzano il terremoto ha fatto i suoi danni e portato terrore. «Molta gente dorme ancora nelle macchine. Siamo sempre in stato d'allarme. Soprattutto perché ognuno di noi ha parenti, amici, colleghi che vivono a L'Aquila», racconta Ornella Gemini. Il suo pensiero, come quello di tutti, è per chi è vivo: «il dramma vero è vissuto da coloro che hanno perso tutte quelle cose a cui non si pensa mai, perché le diamo per scontate».La mente di Ornella, però, corre ogni notte a casa di quelle madri che hanno perso un figlio nella Casa dello Studente. Perché sa cosa vi troverebbe: «una mamma seduta in un angolo di divano che non riesce a dormire anche se imbottita di psicofarmaci. Sta lì, raggomitolata su se stessa, piange disperatamente il mondo che aveva tra le mani e il vuoto attuale».Ornella suo figlio lo ha perso il 24 giugno scorso, «"suicidato" nel carcere di Sollicciano, impiccato nel bagno». Niki Aprile Gatti aveva solo ventisei anni. Da un anno e mezzo viveva a San Marino dove lavorava come informatico per un gruppo di aziende oggetto di un'inchiesta per truffa telefonica e frode informatica del magistrato fiorentino Paolo Canessa. Le società incriminate sono la Oscorp Spa, Orange, Ot&T e Tms, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, presidente dell'Arezzo Calcio, più altre società con sede a Londra. «Niki era un genio del computer purtroppo capitato nelle mani di una serie di criminali» spiega Ornella. «Alle 13,25 di quel 24 giugno mi arriva una telefonata sul cellulare - racconta - qualcuno, con tono freddo, mi chiede di parlare con la mamma di Aprile Gatti Niki. Sono io, rispondo». Dal telefono, senza il minimo tatto, le viene allora riferito che dall'altra parte «è in linea il carcere di Sollicciano, una brutta notizia: suo figlio si è suicidato».Il giorno prima del sisma che ha distrutto l'Aquila, Ornella aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano chiedendo giustizia. Perché «mio figlio non si è suicidato. E questo non è l'ultimo appello di una madre disperata ma la realtà, e i fatti lo dimostrano. Per questo motivo qualcuno si sta affrettando perché il caso venga archiviato. Ma io non lo permetterò».La mattina del 19 giugno Niki viene chiamato dalla madre del suo socio che lo avvisa dell'arresto del figlio la sera precedente e lo prega di recarsi a Cattolica presso lo studio dell'avvocato Marcolini, il legale della Oscorp, la ditta per cui entrambi lavorano, per avere notizie.Ma quando esce dal portone dello studio anche Niki viene arrestato. Prima domanda: «Vi sembra il comportamento di una persona che temeva di finire in prigione?».Seconda domanda: «Se davvero avesse fatto qualcosa, perché non è scappato invece di recarsi nella "tana del lupo"?».Ornella viene a sapere dell'arresto del figlio alle 14.30. Cerca di contattare qualcuno a San Marino ma non riceve risposta. «Chiamo anche il miglior amico di Niki per avere i riferimenti dell'avvocato aziendale e raggiungo al telefono l'avvocato Marcolini, il quale mi sconsiglia di recarmi a Rimini, dove era stato portato mio figlio insieme al titolare della Oscopr e ad altre 17 persone, anche loro arrestate lo stesso giorno». «E' inutile che si rechi lì - mi dice - perché si trova in isolamento, e lo sarà per tre giorni, quindi non avrei potuto vederlo». Niki però nel carcere di Rimini non ci ha mai messo piede: «ma di questo vengo a conoscenza solo quando mi hanno riconsegnato, a settembre, la documentazione del carcere».Niki, quindi, è stato l'unico degli arrestati ad essere portato direttamente nel penitenziario di Sollicciano, carcere "duro" di Firenze, e sarà l'unico degli incriminati a non avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai pm. Intanto iniziano strani movimenti. «Gente che da Avezzano inizia a partire per San Marino, continue telefonate che mi "consigliano" di cambiare avvocato. Ma io decido di tenere quello aziendale, convinta che ne sapesse di più di qualunque altro legale sulle attività che mio figlio svolgeva per conto della Oscorp». Alle 20.58 del 20 giugno, però, qualcuno invia un telegramma non firmato a Niki dalla sua stessa abitazione a San Marino: «Devi nominare l'avvocato Umberto Guerini» del foro di Bologna. Niki riceve il telegramma solo il 21 giugno, dopo tre giorni di isolamento, e ovviamente si fida del consiglio. Terza domanda: «chi ha inviato quel telegramma?». Lunedì 23 giugno Ornella e suo marito partono alla volta del tribunale di Firenze, dove hanno appuntamento con l'avvocato Marcolini, ancora inconsapevole di essere stato destituito.«Arriviamo proprio mentre giunge il blindato della polizia penitenziaria - racconta Ornella - e tra le sbarre riesco a intravedere Niki». Intanto arriva l'avvocato Marcolini, in leggero ritardo, e sale verso l'aula. Pochi minuti «ed eccolo tornare indietro. Mi chiama da parte e mi riferisce che Niki stava già parlando con i Pm dell'indagine, ma con un altro legale». Solo in quel momento, direttamente al tribunale di Firenze, Marcolini viene a sapere di essere stato ricusato. Domanda quattro, cinque e sei: «E ora? Chi è questo nuovo avvocato? Che faccio adesso»?Dopo quattro ore di interrogatorio Niki esce: «vedo il blindato che fa manovra per riprenderlo. Gli corro dietro. Voglio, devo vederlo. Voglio solo dirgli che insieme saremo usciti da questo incubo, che ce l'avremo fatta». Gli agenti, però, la allontanano. «Deve stare ad almeno 20 metri di distanza o arrestiamo anche lei», le urlano.Ornella vede uscire il nuovo avvocato, una donna che lavora per lo studio Guerini, «le corro incontro e le chiedo aiuto. Devo vedere Niki, anche in sua presenza, ma lei mi risponde che avrei dovuto attendere le 48 ore successive all'interrogatorio». Ornella torna ad Avezzano. Ma dopo solo 20 ore la telefonata. «E finisce tutto».Suicidio. Dicono. Durante l'ora d'aria, in bagno. E' strano, però, che un ragazzo di 26 anni, incriminato "solo" per truffa informatica, che decide di collaborare con la giustizia, decida di darsi la morte. Certo, per il garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone, Niki «forse si era scoraggiato pensando a una lunga detenzione e poi…aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquietudine» dichiarò a La Repubblica il 25 giugno. «Hanno anche usato il fatto che Niki è stato costretto a cambiare legale per dimostrare la sua debolezza», denuncia Ornella.Intanto suo marito e il cognato partono alla volta di San Marino per chiedere al padrone di casa di Niki un paio di mesi di tempo per svuotare l'appartamento. Ma appena il proprietario di casa apre la porta, regolarmente chiusa, i tre vedono che all'interno non c'è più nulla: nessun vestito, nessun effetto personale e, soprattutto, niente pc. «Neanche una maglietta da abbracciare la notte per sentire l'odore di mio figlio».Domanda sette: «a chi interessava ripulire l'appartamento»? Intanto trascorrono 90 giorni e il Pm che si occupa dell'ipotesi di suicidio di Niki archivia il caso. Allora Ornella parte alla volta di Firenze per ritirare la documentazione del carcere.Nel verbale si legge la testimonianza di un agente secondo cui, lui e Niki alle 10 del 24 giugno stavano parlando del processo. Ma l'autopsia riporta proprio alle 10 del 24 giugno il momento del decesso. Solo questo, di per sé, dovrebbe vietare l'archiviazione del caso. Domanda otto: «dove hanno parlato Niki e l'agente visto che nel verbale non è riportato?».Domanda nove: «a che ora si sarebbe suicidato Niki?».Come non bastasse, nell'autopsia si legge che l'impiccagione è avvenuta con dei lacci e dei jeans tagliati, «evidentemente inidonei a sostenere un corpo del peso di 92 chili». Nel bagno inoltre «non c'è altezza sufficiente tra i jeans appesi e il pavimento».Domanda dieci: «com'è possibile per un detenuto avere con sé in carcere dei lacci?»Ornella ha però trovato il coraggio di guardare anche le foto di suo figlio senza vita e immediatamente ha constatato come Niki fosse «in pigiama, pur avendo con sé due paia di jeans e non solo quelli con cui ha commesso il gesto». Ma la cosa che fa aumentare i dubbi è il fatto che Niki si sia suicidato durante l'ora d'aria «e nessuno esce mai in pigiama all'ora d'aria».Non solo: al momento dell'autopsia il dottor Giuseppe Fortuni, perito di parte degli agenti incriminati nel caso Aldovrandi e in quello Bianzino, nella rappresentazione suicidaria, ha parlato di un segno di circa 6-7 centimetri lasciato dal cavallo dei jeans sul collo ma «il 24 settembre, dalle foto inserite nella documentazione, vedo che non c'è nessuna striscia di quelle dimensioni ma solo il segno di un laccio». Il 17 ottobre arriverà anche la consulenza tecnica medico-legale di questo dottore e… della striscia di 6-7 centimetri, nessuna traccia. «E sì…il dottore si è confuso» mi risponderanno dallo studio dell'avvocato Guerini, «oggi amministratore della SofiSa», società finanziaria sammarinese dove Niki faceva il consulente.

Genova: Strappò la bandiera di Forza Italia, condannato a 5 mesi di carcere

«Non puoi permetterti di parlare così. Io sono una persona perbene, tu sei un coglione». Silvio Berlusconi reagì con questa frase alle invettive che un giovane «disobbediente» gli indirizzava il 21 marzo 2006 in piazza Matteotti durante un blitz genovese del politico all´epoca in campagna elettorale. Le prime indagini vollero come destinatario della reazione di Berlusconi Luca Piazza, 27 anni, un giovane contestatore che poco prima aveva strappato di mano una bandiera di Forza Italia dalle mani di una fan del Cavaliere. Piazza, da tempo impegnato nei Servizi Sociali, contestò le accuse, ammettendo soltanto l´episodio della bandiera. Comunque non avrebbe potuto nemmeno negarlo perché la manifestazione di protesta era stata ripresa dalle telecamere.«Intendevo soltanto calpestarla e imbrattarla», dichiarò agli inquirenti presenti in massa per evitare degenerazioni. In mancanza di prove certe, perché la contestazione, promossa da decine di persone radunate in piazza De Ferrari e strade limitrofe, era stata piuttosto violenta, Piazza fu comunque denunciato per rapina e rinviato a giudizio. Ieri la definizione del processo, davanti al giudice Margherita Bossi. Il difensore, avvocato Massimo Auditore, è riuscito a ottenere la derubricazione del reato contestato in quello meno grave di furto e perciò all´imputato sono stati inflitti cinque mesi di carcere, con i doppi benefici di legge. Questo, dunque, l´epilogo di una vicenda che per cinque ore sconvolse il centro cittadino, mentre Berlusconi teneva un comizio al Carlo Felice. Non mancarono tafferugli e cariche delle forze di polizia. Una ragazza «no global» rimase anche ferita alla testa, fortunatamente senza conseguenze gravi. I disordini proseguirono poi anche in piazza Matteotti e gli scontri ricominciarono.


fonte: La Repubbliva

28 aprile 2009

Albano: aggressione fascista

Nella notte tra il 24 e 25 Aprile, durante una iniziativa di solidarietà in una vineria di Albano, una decina di teste bacate e rasate, dopo aver attacchinato ignobili manifesti innegianti la RSI a firma Militia, ha tentato di dirigersi minacciosamente verso i partecipanti dell'iniziativa. Solo la determinazione di una ventina di compagni ha fatto sì che i baldanzosi "militiani" scappassero con la coda tra le gambe. Ma come al solito alla viltà non c'è mai fine. Così dopo un'ora vengono lanciate un paio di bombe carta in prossimità della vineria provocando due fortissime esplosioni che distruggono anche alcuni vetri delle finestre delle case circostanti. Intervengono così le forze dell'ordine che non hanno meglio da fare che consigliare a tutti di andare a casa e idenificare sei compagni che stavano staccando i manifesti a firma Militia.

LE VOSTRE BOMBE NON CI SPAVENTANO E NON NASCONDONO LA VOSTRA VILTA'
NON UN PASSO INDIETRO CONTRO FASCISMO, RAZZISMO E SESSISMO


aNTIFAcASTELLIrOMANI

27 aprile 2009

Giustizia: il decreto-sicurezza esaminato articolo per articolo

È legge il decreto antistupri. Con il via libera definitivo del Senato al decreto sicurezza arriva l’arresto obbligatorio in flagranza per violenza sessuale e di gruppo e per atti sessuali con minorenni, viene inserito nel codice penale il reato di stalking, arrivano misure di ammonimento e allontanamento dalla vittima per lo stalker. Previsto anche il gratuito patrocinio per le vittime di stupri, a prescindere dal reddito. La violenza sessuale, gli atti sessuali con minorenni e la violenza sessuale di gruppo sono aggravanti speciali del delitto di omicidio, che determinano la previsione dell’ergastolo. Più difficile per chi compie delitti a sfondo sessuale ottenere benefici penitenziari come l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione. Arriva un numero verde in aiuto delle vittime di atti persecutori. Nel provvedimento anche il piano straordinario per la sicurezza che autorizza, fra le altre, i Comuni a impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico per tutelare al sicurezza.
Il voto bipartisan ottenuto dal provvedimento a Palazzo Madama (261 sì, 3 no e un astenuto) è frutto dell’eliminazione alla Camera delle contestate norme sulle ronde e sul prolungamento fino a sei mesi della permanenza degli immigrati clandestini nei Centri di identificazione e espulsione. Ci sono poi alcune norme introdotte nel provvedimento che hanno contenuti diversi rispetto al tema della sicurezza. Viene, per esempio, posticipato il termine a partire dal quale gli operatori di telefonia saranno tenuti a conservare i dati relativi alle chiamate senza risposta (occupato, libero e non risponde, non raggiungibile, occupato non raggiungibile). Poi norme sul reclutamento degli ufficiali dei Carabinieri, norme interpretative sul Fondo unico di giustizia e sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro che riguarda le Forze di polizia e le forze armate. Ecco l’abc delle disposizioni contenute nella legge di conversione del decreto sicurezza.
Aggravanti del delitto di omicidio (articolo 1). Con due modifiche all’articolo 576 del Codice penale si prevede come aggravanti speciali del delitto di omicidio, che determinano la previsione dell’applicazione dell’ergastolo, il fatto che esso sia commesso in occasione della commissione del delitto di violenza sessuale, di atti sessuali con minorenne o di violenza sessuale di gruppo, o da parte dell’autore del delitto di atti persecutori (stalking) nei confronti della stessa persona offesa.
Ammonimento allo stalker (articolo 8). Fra gli strumenti di tutela che, possono intervenire anticipatamente rispetto alla pronuncia di una sentenza, con lo scopo di dissuadere lo stalker dal condurre a ulteriori conseguenze il proprio comportamento persecutorio viene introdotto un ammonimento ante causam demandato all’autorità di pubblica sicurezza su richiesta della vittima. La persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, avanzando al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta dovrà essere trasmessa al questore senza ritardo. Il questore dovrà assumere, se necessario, informazioni dagli organi investigativi e dovrà sentire le persone informate dei fatti. Se l’istanza è fondata, il questore ammonisce oralmente il soggetto, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge. Viene redatto processo verbale, copia del quale è rilasciata al soggetto che ha richiesto l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore deve anche valutare l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. Previsto l’aumento della pena per il reato di atti persecutori nei confronti del soggetto già ammonito. Disposta la procedibilità d’ufficio.
Arresto obbligatorio per violenza sessuale (articolo 2). Sono stati inseriti nella lista dei reati per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza la violenza sessuale, la violenza sessuale di gruppo, gli atti sessuali con minorenni, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti contemplate.
Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, norma interpretativa (articolo 12-bis). Norma interpretativa relativa all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro: si stabilisce che gli articoli 1 (attività protette) e 4 (persone assicurate) del Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Dpr 1124/1965) non si applicano al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, che rimangono disciplinate dai rispettivi ordinamenti, fino al complessivo riordino della materia.
Benefici penitenziari (articolo 3). Più difficile per i condannati per alcuni delitti a sfondo sessuale (induzione e sfruttamento della prostituzione minorile, produzione e commercio di materiale pornografico minorile, violenza sessuale di gruppo) l’accesso ai benefici penitenziari (ossia l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal Capo VI dell’ordinamento penitenziario, esclusa la liberazione anticipata). Paletti anche per atti sessuali con minore di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, cessione di materiale pornografico minorile e turismo sessuale. I benefici penitenziari possono essere concessi solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno ai detenuti o internati per violenza sessuale semplice o aggravata, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo.
Conservazione dati telefonia (articolo 12-ter). Viene posticipato il termine a partire dal quale gli operatori di telefonia saranno obbligati a conservare i dati relativi alle chiamate senza risposta. Si tratta di dati da conservare relativi ai differenti casi di non risposta in "occupato" o "libero non risponde" o "non raggiungibile" o "occupato non raggiungibile" o altre fattispecie. Per quanto riguarda le chiamate originate da rete mobile e terminate su rete mobile o fissa, i dati devono essere resi disponibili dagli operatori di rete mobile a far data dal 31 dicembre 2009. Per quanto riguarda le chiamate originate da rete fissa e terminate su reti fisse o mobili, le informazioni relative alle chiamate senza risposta generate dai clienti collegati alle reti fisse in tecnologia Ip sono rese disponibili dagli operatori di rete fissa gradualmente e compatibilmente con le caratteristiche tecniche delle reti di comunicazione elettronica di nuova generazione degli operatori interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.
Copertura finanziaria (articolo 13). L’articolo quantifica la copertura finanziaria del provvedimento. Viene quantificato in un milione di euro a decorrere dal 2009, l’onere legato all’istituzione del numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori. Da tutte le altre disposizioni del decreto-legge in esame non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Al ministro dell’Economia il monitoraggio delle misure relative al gratuito patrocinio per le vittime di violenza sessuale.
Custodia cautelare in carcere (articolo 2). Viene ampliato il novero dei reati per i quali, in presenza di gravi indizi di colpevolezza (e salvo che non siano acquisiti elementi da cui risulti l’insussistenza di esigenze cautelari), è obbligatorio disporre la misura della custodia cautelare in carcere. Previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per la violenza sessuale (esclusi i casi di minore gravità) e la violenza sessuale di gruppo.
Divieto di avvicinamento dello stalker ai luoghi frequentati dalla persona offesa (articolo 9). Introdotta una nuova, autonoma misura coercitiva personale, che può essere disposta nel corso del procedimento penale: si tratta del divieto di avvicinamento dell’imputato ai luoghi frequentati dalla persona offesa o nell’obbligo di mantenere una determinata distanza da quei luoghi o dalla persona offesa. Il divieto può essere disposto indipendentemente dalla misura dell’allontanamento dalla casa familiare, con l’intento di integrare e completare il quadro cautelare già delineato per i reati consumati in ambito familiare. Il divieto può riguardare anche i luoghi frequentati da prossimi congiunti o da persone conviventi o comunque legate alla persona offesa da una relazione affettiva. Il divieto di avvicinamento può accompagnarsi anche alla prescrizione di non comunicare, attraverso qualsiasi mezzo. Se l’avvicinamento è inevitabile per ragioni lavorative o abitative il giudice detta prescrizioni ad hoc. Ci sono anche specifici obblighi di comunicazione all’autorità di P.S. competente, dei provvedimenti adottati ai fini dell’eventuale adozione di misure preventive in materia di armi e munizioni. I provvedimenti sono anche comunicati alla parte offesa e ai servizi territoriali socio-assistenziali. Novità anche per le ipotesi di reato in relazione alle quali il Pm o l’indagato possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minore degli anni 16, anche al di fuori dei casi previsti ordinariamente. L’incidente probatorio può essere chiesto dal Pm, anche su richiesta della persona offesa, può riguardare la testimonianza di tutti i minori (dunque non solo dei minori infrasedicenni) o della persona offesa maggiorenne. Può riguardare anche i procedimenti per il reato di maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli e gli atti persecutori. Estese, poi, le particolari modalità di assunzione della prova - che nel testo previgente si applicavano solo nel caso in cui vi fosse il coinvolgimento di minori infrasedicenni - a tutti i casi in cui vi sia il coinvolgimenti di minorenni (e dunque anche ai soggetti di età compresa tra i 16 e i 18 anni), nonché al caso di indagini per i reati di atti persecutori. Sostituito anche il riferimento alle "esigenze del minore" con quello alle "esigenze di tutela delle persone", quale parametro della valutazione del giudice in ordine alla decisione di procedere all’incidente probatorio. Si prevede la possibilità che l’udienza si svolga presso l’abitazione "della persona interessata all’assunzione della prova" (piuttosto che, come nel testo previgente, presso l’abitazione del minore). Estese le particolari protezioni per l’esame in dibattimento del minore vittima di reato (uso di un vetro specchio unitamente a un impianto citofonico) anche ai procedimenti per il reato di atti persecutori nonché per l’esame in dibattimento del maggiorenne infermo di mente vittima del reato.
Entrata in vigore (articolo 14). L’articolo disciplina l’entrata in vigore del decreto-legge in esame (giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta).
Esecuzione dell’espulsione (soppresso l’articolo 5). È stato soppresso nel corso dell’esame alla Camera dei deputati l’articolo 5 che prolungava da 60 a 180 giorni il periodo massimo di trattenimento dei clandestini nei Centri di identificazione.
Fondo unico di giustizia (articolo 6, comma 2-bis). Interpretazione dell’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 143/2008 in base alla quale non rientrano tra le risorse destinate al Fondo unico di giustizia le somme di denaro e i proventi derivanti da provvedimenti di sequestro o confisca aventi a oggetto complessi aziendali.
Numero verde per le vittime di atti persecutori (articolo 12). Sarà istituito un numero verde presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, attivo 24 ore su 24. Da questo numero si comunicare prontamente, nei casi d’urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell’ordine gli atti persecutori segnalati e si potrà fornire un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze. Per l’assistenza psicologica e giuridica è autorizzata la spesa annua di un milione di euro a decorrere dall’anno 2009.
Ordini di protezione contro gli abusi familiari (articolo 10). In materia di ordini di protezione contro gli abusi familiari, viene prolungata da 6 mesi a un anno l’efficacia del decreto del giudice con cui si ordinano la cessazione della condotta pregiudizievole, l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima. La durata dell’ordine di protezione, che decorre dal giorno dell’avvenuta esecuzione del decreto. La durata dell’ordine di protezione stabilita dal giudice può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi e per il tempo strettamente necessario. Con lo stesso decreto il giudice determina le modalità di attuazione. In caso di difficoltà o contestazioni in ordine all’esecuzione, lo stesso giudice provvede con decreto a emanare i provvedimenti più opportuni per l’attuazione, compreso l’ausilio della forza pubblica e dell’ufficiale sanitario.
Patrocinio a spese dello Stato (articolo 4). La persona offesa da alcuni reati a sfondo sessuale (violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza di gruppo) ha accesso al patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti.
Piano straordinario di controllo del territorio (articolo 6). Piano straordinario di controllo del territorio. Anticipato al 31 marzo 2009 (rispetto al 30 aprile 2009) il termine per l’adozione del Dpr (adottato su proposta dei ministri della Pubblica amministrazione, dell’Interno e dell’Economia) per la ripartizione tra le varie forze di polizia e i vigili del fuoco delle risorse destinate all’assunzione di personale. Termine scaduto senza che il decreto fosse pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. In attesa del decreto Economia attuativo delle disposizioni del decreto-legge 112/2008 che hanno istituito un Fondo in cui affluiscono le somme di denaro sequestrate e i proventi derivanti dai beni confiscati alla criminalità organizzata, viene disposta la rassegnazione immediata delle somme oggetto di confisca, versate all’entrata del bilancio dello Stato successivamente al 25 giugno 2008, al ministero dell’Interno, nel limite di 100 milioni di euro per il 2009, per le esigenze urgenti di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, e al Fondo nazionale contro la violenza sessuale, nel limite di 3 milioni euro per il 2009, da destinare al sostegno dei progetti di assistenza alle vittime di violenza sessuale e di genere. Interpretazione dell’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 143/2008 in base alla quale non rientrano tra le risorse destinate al Fondo unico di giustizia le somme di denaro e i proventi derivanti da provvedimenti di sequestro o confisca aventi a oggetto complessi aziendali. I Comuni sono autorizzati, ai fini della tutela della sicurezza urbana, a impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. I dati raccolti mediante tali sistemi possono essere conservati fino al settimo giorno successivo alla loro rilevazione, salvo particolari esigenze di ulteriore conservazione.
Reclutamento ufficiali dei Carabinieri (articolo 6-bis). Viene previsto il reclutamento di ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri, per le esigenze connesse alla prevenzione e al contrasto della criminalità e con lo scopo di garantire la funzionalità e l’operatività dei comandi, degli enti e delle unità. In particolare, esso prevede che, nell’anno 2009, i Carabinieri possono procedere all’immissione in servizio permanente, a domanda, degli ufficiali in ferma prefissata (articolo 23, comma 1, del Dlgs 215/2001), che conseguono tre anni di servizio a tempo determinato entro il 31 dicembre 2009. L’immissione dovrà avvenire, previo espletamento di procedure concorsuali, nel limite del contingente di personale previsto all’articolo 66, comma 5, del decreto-legge 112/2008 (che ha ridotto la possibilità per le pubbliche amministrazioni di procedere alla stabilizzazione del rapporto di lavoro del personale a tempo determinato in possesso di specifici requisiti), ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della Finanziaria 2008 (legge 244/2007), con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie. In attesa della conclusione delle procedure di immissione, l’Arma dei carabinieri può continuare ad avvalersi del personale indicato nel limite del contingente stabilito dalla legge di bilancio.
Stalking (articolo 7). Viene introdotto nel codice penale il delitto di "atti persecutori" (nuovo articolo 612-bis) e, conseguentemente, modificato il codice di procedura penale e dettate disposizioni a sostegno delle vittime del reato. Lo stalking è un comportamento reiterato consistente in minacce o molestie. È necessaria la prova dello stato di ansia o di paura o del fondato timore per l’incolumità ovvero dell’alterazione delle abitudini di vita. Previste alcune aggravanti: la pena è aumentata fino a un terzo se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da una relazione affettiva con la persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore o di una donna in stato di gravidanza, con armi o da persona travisata o a danno di una persona con disabilità. La pena è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito dal questore ai sensi dell’articolo 8, comma 3, del provvedimento in esame. In ordine alla procedibilità del delitto si prevede la querela della persona offesa, al fine di non obbligare la vittima a subire un processo penale se non lo desidera. È però prevista la procedibilità d’ufficio se il reato è commesso contro un minore o persona diversamente abile, nei casi in cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d’ufficio o nel caso di fatto commesso da soggetto ammonito dal questore ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del provvedimento in esame. Il termine per la proporre la querela è di sei mesi, invece dei tre mesi fissati in via generale.
Videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico (articolo 6, commi 7 e 8). I Comuni sono autorizzati, ai fini della tutela della sicurezza urbana, a impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. I dati raccolti mediante tali sistemi possono essere conservati fino al settimo giorno successivo alla loro rilevazione, salvo particolari esigenze di ulteriore conservazione.
Vittime del reato di stalking (articolo 11). Le forze dell’ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori hanno alcuni obblighi: fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima; mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta. Sono stati anche accolti due ordini del giorno in aula alla Camera: uno, primo firmatario Vietti, prevede il potenziamento dei centri antiviolenza, indispensabili per un valido supporto psicologico alle vittime, l’altro, prima firmataria Lussana, che impegna il Governo ad assumere tutte le iniziative di propria competenza per superare le difficoltà organizzative perché nelle questure per ricevere le denunce di stalking sia previsto, ove possibile, la presenza di personale qualificato, anche femminile, in possesso delle competenze necessarie per assolvere il difficile compito di fornire alle donne vittime di atti persecutori l’assistenza e il sostegno di cui hanno bisogno.

fonte: Nicoletta Cottone Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2009

ALBENGA (Savona): Incendiata casa di immigrati

Per vendetta, dopo una rissa, un gruppo di italiani ha dato fuoco la notte scorsa nel centro storico di Albenga (Savona) ad una casa abitata da immigrati marocchini. Uno di questi, sorpreso nel sonno, è rimasto gravemente intossicato dal fumo ed è stato salvato dai vigili del fuoco. E' stato ricoverato con riserva di prognosi a Genova. I carabinieri hanno fermato otto persone, coinvolte nella rissa. Quattro, tra italiani e nordafricani, hanno riportato ferite da taglio e sono state medicate in ospedale. Secondo i primi accertamenti, la zuffa è scoppiata intorno all'una di notte dopo che un gruppo di italiani aveva orinato nei vasi di fiori di un palazzo abitato da immigrati. Gli inquilini, tutti marocchini regolari, hanno protestato: è cominciata così una discussione sfociata ben presto in rissa. Quattro, tra italiani e nordafricani, colpiti da fendenti forse sferrati con cocci di bottiglie o coltelli, sono finiti all'ospedale. Poi, secondo quanto ricostruito sinora dai carabinieri della compagnia di Albenga, un gruppo di amici degli italiani sono tornati nel centro storico con una tanica
fonte: la repubblica

26 aprile 2009

OGGI COME IERI: NOI NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI: Martedi 28 processo d'appello a Napoli per la spesa all'Ipercoop di Afragola.

Martedì 28 aprile si terrà l’udienza di appello, per i fatti dell’ipercoop di Afragola.Nel 2004 dinanzi alla difficoltà effettiva di precari, disoccupati, casalinghe e lavoratori di “arrivare alla quarta settimana”, se non addirittura alla “terza”, a causa del caro-prezzi e dei bassi redditi, i movimenti sociali della Campania ed i sindacati di base organizzarono una campagna contro il caro vita e per il diritto al reddito, insieme ad altre reti e movimenti a livello nazionale, dando vita ai “Comitati per la quarta settimana”. Circa 300 persone tra precari, disoccupati, famiglie, studenti, lavoratori, realizzarono un’iniziativa all’Ipercoop di Afragola per denunciare il caro prezzi e rivendicare l’accesso ai beni di prima necessità. Sebbene non se parlasse ancora si iniziavano ad avvertire i primi effetti di una crisi che si cercava di nascondere, proprio attraverso un’impennata dei prezzi che come sempre va a colpire quei settori delle masse popolari e lavoratrici più deboli e subalterne.Dopo una lunga trattativa svoltasi pacificamente e di concerto con la direzione dell’ipermercato, i movimenti ottennero la possibilità di distribuire gratuitamente alle persone presenti alcuni kg. di pasta e di pelati, pari a circa 350 euro. Un’iniziativa, quindi, dimostrativa ma che riuscì a cogliere nel segno se pensiamo che la stessa direzione dell’ipercoop, nei mesi successivi lanciò la “quarta settimana”, cioè una settimana in cui i prezzi dei generi di prima necessità sarebbero stati calmierati.Per qualche magistrato, invece le cose sono andate diversamente.Infatti, 9 tra attivisti, precari, lavoratori e disoccupati sono stati condannati in 1°grado a oltre 3 anni, per reati gravissimi che non hanno commesso, come “l’estorsione” aggravata dal numero di persone criminalizzando e screditando una campagna sociale per far fronte al caro vita e rivendicare il diritto al reddito. Nell’attuale fase in cui la portata degli effetti della crisi sono al culmine, e si assiste al progressivo impoverimento di fasce sempre più ampie di popolazione, il tentativo della controparte è chiaro: reprimere le lotte sociali equiparandole a fenomeni di criminalità economica che in una città come Napoli evocano altri scenari e altri soggetti. È chiaro dunque il tentativo intimidire preventivamente tutti coloro che colpiti pesantemente dalla crisi cercano di autorganizzarsi e dare vita a pratiche di riappropriazione e soddisfazione immediata dei bisogni.Le banche, le multinazionali invece, che sono le vere responsabili di questa crisi, vengono tutt’ora foraggiate dai governi con enormi stanziamenti economici, mentre chi tenta di difendersi e autorganizzarsi per una vita dignitosa, contro la precarietà e per il diritto al reddito, rischia di andare in galera. Per questo facciamo appello a tutti coloro che subiscono gli effetti di questa crisi a esprimere il proprio dissenso contro la criminalizzazione dei conflitti sociali e rilanciare la lotta contro la precarietà, il caro vita e per il diritto al reddito.

PRESIDIO MARTED’ 28 APRILE - DALLE ORE 9.30 AL TRIBUNALE DI NAPOLI PRESSO IL CENTRO DIREZIONALE (p.zza Cenni)


AREA ANTAGONISTA: LAB.OKK. SKA., C.S.O.A. OFFICINA 99, COLLETTIVO OPERATORI SOCIALI, RADIOVOSTOK, BANCHI NUOVI, RED LINK, RETE CAMPANA SALUTE E AMBIENTE, MDA B. BUOZZI Acerra, LAB. OCC. INSURGENCIA, SPAZIO SOCIALE PARCO S. GENNARO,ORIENTALE 2.0 IN ONDA, COORDINAMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO, CENTRO SOCIALE – CARLO GIULIANI, DISOCCUPATI E PRECARI S.L.L., UNIONE DISOCCUPATI ORGANIZZATI, UNIONE DISOCCUPATI NAPOLETANI, COLLETTIVO ANTIRAZZISTA NAPOLI INTERNESCIONAL, EURODISOCCUPATI NAPOLETANI, APOSS, MOVIMENTO DISOCCUPATI PER IL LAVORO, MOVIMENTO IN LOTTA PER IL LAVORO

25 aprile 2009

Cagliari: la polizia carica gli antifascisti

Sono le cinque del pomeriggio quando una cinquantina di compagni raggiunge piazza Gramsci, punto d'arrivo della manifestazione indetta da tutte le sigle della destra cagliaritana e autorizzata dal Prefetto. Ad attendere gli antifascisti circa cento poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. Già in prossimità della piazza scattano i controlli e le identificazioni. Vista l'impossibilità ad assemblarsi nella piazza antistante la via Sonnino, i compagni decidono di spostarsi nella vicina Piazza Costituzione. Da qui, in circa centocinquanta, si dirigono nuovamente verso la Piazza Gramsci, intenzionati a contrastare la lugubre marcia dei fascisti che sfilano per commemorare i caduti della R.s.i e chiedere l'abolizione del 25 Aprile. Sono circa le 18 e i fascisti stanno per muoversi dalla Piazza Garibaldi, distante circa mezzo chilometro dal luogo in cui si trovano i resistenti. In quel momento, dalla piazza Gramsci, una quarantina di poliziotti e diversi blindati avanzano lentamente verso i compagni. Quando questi ultimi sono "a vista" scatta la carica a freddo: negli ultimi trenta metri i poliziotti si scagliano contro i manifestanti che riescono, comunque, a resistere per svariati minuti alla pressione delle forze dell'ordine. Letta la situazione, alcuni cittadini scendono dai palazzi per frapporsi tra la polizia e i manifestanti aggrediti. Intanto i manganelli hanno causato lesioni a cinque, uno di questi ha riportato la frattura del setto nasale. A questo punto i compagni decidono di spostarsi in corteo, non autorizzato ( come non era autorizzato il presidio delle cinque visto che la piazza era già stata 'promessa' ai fascisti ), verso la Piazza del Carmine dove stasera si festeggerà la Liberazione. Un corteo, peraltro, molto ben riuscito sul piano della comunicazione. Quando i resistenti si trovano nella via Roma, i fascisti avanzano per la via Sonnino in direzione del monumento ai martiri delle Foibe, a loro tanto caro, dove di fatto hanno poi deposto un cippo per commemorare i repubblichini. In circa centocinquanta, arrivati da tutta la regione, hanno marciato con i loro tricolori e le loro aquile grazie alla connivenza delle istituzioni locali. Da notare come nessuna sigla specifica sia stata mostrata a favore di uno striscione unitario "Onore ai caduti della RSI". Una tetra e cupa aria di morte e tristezza è scesa su quella zona del centro di Cagliari. Un primo bilancio della situazione porta a dire due cose: innanzitutto c'è stata una forte reazione da parte degli antifascisit* cagliaritani che hanno provato in tutti i modi a contrastare quella che è da considerarsi una vera e propria marcia della vergogna, riuscendo infine a portare la propria voce per le strade della città. In secondo luogo è da sottolineare come, da due anni a questa parte, i fasci del capoluogo sardo non si accontentino più di sventolare i simboli dell’infamia inscenando un presidio statico presso la Basilica di Bonaria come era loro abitudine. E questo è un dato su cui riflettere. Insomma, il 25 Aprile a Cagliari è stato due cose al contempo: una pagina nera e una giornata di resistenza.

L'antifascismo non è una ricorrenza.. ORA E SEMPRE RESISTENZA


Milano: Al San Paolo come alla Diaz, lo stato si autoassolve

Si chiude così il capitolo giudiziario relativo alla notte del 16 marzo 2003, la notte in cui morì Dax, assassinato dalle lame fasciste, mentre ai suoi compagni ed amici accorsi al pronto soccorso del San Paolo toccarono le cariche di polizia e carabinieri. Già in via Brioschi la presenza massiccia dei mezzi delle forze dell’ordine aveva di fatto rallentato l’arrivo dei soccorsi. Dopo che le ambulanze avevano portato via Davide e un altro compagno gravemente feriti, un plotone di poliziotti si presentò in tenuta anti-sommossa per “contenere la disperazione” dei presenti, provocazione culminata poi con cariche e manganellate all’interno dell’ospedale.Prima le risate sprezzanti di fronte al dolore di chi aveva appena appreso la notizia della morte di Dax., poi un’aggressione, premeditata e finalizzata a renderci inermi per impedire qualsiasi tipo di reazione.Hanno approfittato della situazione per compiere una mattanza contro quei “rossi di merda” da sempre detestati, “uno di meno”, “vi ammazziamo tutti”, spingendosi fin dentro i reparti dell’ospedale per rincorrere chi tentava di sottrarsi alla loro furia. Il “caso” ha poi voluto che le telecamere del pronto soccorso in quelle ore non funzionassero e non abbiano così potuto documentare in diretta i pestaggi selvaggi e le urla delle persone arrestate, dopo essere state picchiate a sangue. Un bilancio fatto di volti tumefatti, teste aperte, braccia e denti rotti, sommati alla tragica morte di Davide. Già all’indomani della mattanza era pronta la versione del questore Boncoraglio per giustificare i proprio uomini: “Stavamo solo impedendo che i ragazzi portassero via la salma”. Un grottesco tentativo di legittimare la brutalità, dipingendoci come selvaggi o barbari (cosa avremmo dovuto fare con la salma?!?) che meritavano di essere picchiati in quel modo. Contemporaneamente la stampa da un lato ha cercato di spoliticizzare l’agguato fascista parlando di “rissa tra balordi” in cui “la politica non c’entra”, dall’altro ha avvallato la delirante versione della Questura sugli scontri del S. Paolo.Fin da subito è stato, ed è ancora oggi, necessario riaffermare la verità sui fatti del 16 marzo 2003. Il capitolo giudiziario rappresenta un'altra ferita aperta.Le indagini, infatti, portarono alla sbarra quattro compagni e tre esponenti delle forze dell’ordine.La sentenza d'appello, emessa nel febbraio 2008, ha confermato la condanna di un anno e otto mesi per due compagni e il risarcimento complessivo di oltre 100.000 euro. Ha inoltre portato alla piena assoluzione dei membri delle forze dell'ordine, che in primo grado avevano visto la condanna di un poliziotto a quattro mesi per abuso di ufficio (ripreso da un video amatoriale mentre manganellava una persona a terra) e di un carabiniere a sette mesi per possesso di una mazza da baseball (reato caduto in prescrizione). Nulla hanno contato le testimonianze del personale medico-sanitario che ha assistito alle cariche indiscriminate dentro e fuori il Pronto Soccorso, intervenendo tempestivamente per curare i feriti. Ancora meno hanno pesato le evidenti lesioni riportate dagli amici e dai compagni di Davide, gli unici, invece, ad essere stati condannati.Lo Stato, ancora una volta, si è assolto, tentando di stravolgere la verità nelle aule dei tribunali, aggiungendo alle violenze di quella notte le menzogne della sentenza.La Magistratura si è resa così complice del comportamento, in stile scuola Diaz, delle forze dell'ordine, che ha legittimato a sua volta l’aggressione fascista. Con l’avvicinarsi della chiusura del processo sui fatti del S. Paolo, ribadiamo con ancor più forza la verità su quella notte nera. Sotto processo non ci sono solo i quattro compagni – che in caso di conferma vedrebbero le condanne diventare definitive - ma la memoria e il ricordo di ciò che è accaduto.Stringendoci intorno a tutti coloro che sono colpiti dalla repressione e dalla brutalità poliziesca.
Nessuna giustizia nessuna pace.


Con Dax nel cuore


fonte: Indymedia

23 aprile 2009

G8 Siracura: Fermato dalla polizia pullman dei Giovani Comunisti

Un pulmann di giovani esponenti dei movimenti no-global, tra cui anche i Giovani comunisti, partito da Napoli per recarsi a Siracusa e partecipare alle manifestazioni indette per questi giorni contro il G8 ambientale è stato fermato dalla polizia appena sbarcato a Messina. In un clima teso e preoccupante, ai giovani è stato chiesto di essere identificati e perquisiti, cosa che i giovani hanno naturalmente rifiutato. Ora il pulmann è ripartito ma è già stato minacciato di essere fermato e impedito di arrivare a destinazione. Si tratta di un episodio preoccupante e pericoloso. Un appello al ministro degli Interni Maroni: nell'Italia del 2009 si vuole impedire anche il divieto di circolazione, oltre che quello di manifestazione? La polizia di stato e il ministero dell'Interno non può certo arroggarsi tale incostituzionale atteggiamento. I giovani che stanno andando a Siracusa a manifestare pacificamente devono poterlo fare liberamente.

21 aprile 2009

Bruzzano (MI): esplode la protesta dei rifugiati

Una cinquantina dei rifugiati politici che occupano da venerdì scorso il residence Leonardo Da Vinci a Bruzzano, alla periferia di Milano, hanno occupato i binari delle Ferrovie Nord che corrono accanto all'edificio. L'azione di protesta è stata interrotta dalla polizia, che ha portato via di peso gli immigrati, secondo quanto riferito dalla questura. Altri momenti di tensione si sono poi registrati al passaggio a livello di Bruzzano. I 50 rifugiati hanno tentato di sfondare il cordone di poliziotti schierato davanti alle sbarre del passaggio a livello. Due cingalesi e un poliziotto sono rimasti feriti e sono stati soccorsi dalla Croce rossa. Tra i manifestanti anche alcuni giovani rappresentanti dei centri sociali.Secondo il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhllbauer, invece, gli agenti hanno trascinato gli immigrati, alcuni dei quali hanno avuto bisogno di cure mediche. "Al momento la situazione è di stallo - ha riferito Muhllbauer - Stiamo aspettando notizie dalla delegazione di rifugiati che è in Comune per sentire se ci sono proposte per risolvere la vicenda". La protesta degli immigrati ha provocato ritardi di circa mezz'ora ad alcuni treni sulla linea Milano-Asso, secondo quanto reso noto da un portavoce delle Ferrovie Le Nord.



Fonte: La Repubblica

20 aprile 2009

Milano: processo ai baristi che uccisero Abba

Lo uccisero a sprangate per una scatola di biscotti. Stamane è iniziato il processo contro Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, baristi di Milano accusati di aver ucciso sei mesi fa, Abdoul Guibre, detto Abba, 19 anni, italiano di famiglia originaria del Burkina Faso. Fuori dal palazzo di Giustizia gli amici di Abba hanno gridato contro gli "assassini": "Hanno ammazzato una persona - ha detto il cugino di Abdoul - ma avranno lo sconto di un terzo della pena, e questo è ingiusto". Sono in gran parte di colore i giovani che protestano davanti agli uffici giudiziari, ma con loro ci sono anche alcune ragazze italiane. Non sopportano che il giudice abbia accolto la richiesta degli imputati di essere giudicati con rito abbreviato. Vogliono giustizia e chiedono una pena equilibrata alla brutale aggressione del 14 settembre scorso. Davanti al gup, hanno testimoniato i due medici legali che si sono occupati dell'autopsia. Nei prossimi giorni saranno ascoltati i legali degli imputati. Il pubblico ministero non ha contestato l'aggravante del razzismo. Nelle ore immediatamente successive all'omicidio, i due baristi confessarono. Usarono l'asta di ferro che gli serviva per abbassare la saracinesca per vendicare il furto di due pacchetti di biscotti Ringo. Ammisero pure di aver gridato contro Abba e suoi amici frasi come "Negri di merda", "Dove scappi, cioccolatino". Uno dei ragazzi coinvolti nella rissa raccontò alla polizia che urlarono anche "vi bruciamo vivi". I due baristi hanno precedenti: Fausto Cristofoli ha scontato sette anni di carcere per la rapina a un portavalori di 20 anni fa; il figlio ha una condanna (con pena sospesa) per rapina impropria, "una ragazzata - spiegò il difensore - come quella commessa da Abdoul". Nella versione degli imputati, tutto avvenne in pochi minuti: l'ingresso dei tre ragazzi nel bar vuoto; la loro fuga; l'inseguimento prima a piedi e poi col furgone; le provocazioni; i tre che si armarono con bottiglie e bastoni e accettarono lo scontro accerchiando Fausto Cristofoli. "L'ho visto in difficoltà - dice il figlio Daniele - e sono intervenuto. Ho dato un solo colpo in testa al nero, ma lui è rimasto in piedi". "No, era inciampato - sostenne uno degli amici di Abba - lo hanno colpito alla testa quando era già a terra".
fonte: La Repubblica

19 aprile 2009

Una "leggina" per i super-poliziotti. Tutela legale anche per la prescrizione.

Il caso degli imputati eccellenti della Diaz Il "codicillo" infilato tra i vari articoli interverrà a favore dei vertici della polizia assolti in primo grado ma per i quali l'accusa ha presentato appello. Per il reato di falso la prescrizione scatta nel 2014. Non ne beneficeranno i condannati per Bolzaneto E' il codicillo inserito tra le carte, la virgoletta infilata a mò di leggina ferragostana, quando la soglia di attenzione si liquefa al sole e l'"arrangiamento" può insinuarsi sovrastato dal frastuono balneare. Questa volta il testo emendato, cioé la "novità" dell'ultima ora, compare tra le pieghe della bozza di accordo sottoscritto poche settimane tra il governo e i sindacati delle forze di polizia che spiana la strada al nuovo contratto.Più precisamente la "virgola" rientra tra le cosiddette dichiarazioni di impegno previste a margine del testo, una sorta di promesse scritte e controfirmate, su una serie di questioni riguardanti le categoria. Generali e particolari. Questa, incentrata sul tema della tutela legale a favoredegli appartenenti all'amministrazioe, è a dir poco particolarissima. Ad hoc, per meglio dire.«Il governo - si legge - si impegna a promuovere una modifica normativa delle disposizioni contenute (vengono citati articoli e leggi, ndr) affinché il rimborso delle spese di difesa sostenute nei procedimenti penali sia previsto anche in caso di pronuncia che dichiari l'intervenuta prescrizione, purché non sia stata precedentemente emessa sentenza di condanna per gli stessi fatti». Mai fino a questo momento la questione della prescrizione era stata contemplata nella norma sulla tutela legale dei poliziotti introdotta nel 1975 con la legge Reale. Perché? Difficile pensare solo ad uno scrupolo intervenuto per chiarire e definire un articolo normativo colmando una lacuna. Qui la questione è assai pratica. E la sensazione diffusa rimanda al G8 e agli imputati eccellenti per l'irruzione alla scuola Diaz del 21 luglio 2001 assolti il 13 novembre da ogni accusa. Pesci grossi, come si suol dire.Tra loro ci sono figure di vertice della polizia: Francesco Gratteri, attuale capo del Dac, l'Anticrimine, e Gilberto Caldarozzi, oggi numero uno del Servizio centrale operativo (comanda tutte le Squadre Mobili). E dei Servizi Segreti: Giovanni Luperi, all'epoca dei fatti vice direttore dell'Ucigos e attualmente responsabile del Dipartimento di analisi dell'Aisi (l'ex Sisde). Tra gli altri dirigenti di polizia processati e assolti per il blitz della Diaz compaiono i nomi di Spartaco Mortola, numero due della questura di Torino, di Nando Dominici, dirigente del Compartimento Polfer di Verona e di Filippo Ferri, capo della Squadra Mobile di Firenze.Usciti indenni dal processo di primo grado ora tutti i super-poliziotti saranno giudicati nel secondo visto che sia la Procura ordinaria che, eccezionalmente, la Procura generale hanno presentato appello. Nei confronti di Gratteri, Caldarozzi e Luperi i pm Zucca e Cardona Albini avevano chiesto la condanna a quattro anni e sei mesi per falso, calunnia ed arresto illegale. Ed eccoci al dunque. Nel caso degli imputati per il blitz alla scuola Diaz la prescrizione per il reato di falso scatterà nel 2014.Significa quindi che se nel frattempo il processo di appello non dovesse concludersi il codicillo promesso dal governo cadrà a fagiolo a favore degli alti dirigenti. I quali, così, potranno contare sul rimborso delle spese legali sostenute nel corso dei vari dibattimenti. Non proprio "bruscolini" visto che più l'imputato è eccellente più affermato è il legale che lo assiste nel corso di una vicenda processuale così lunga e da uno "spessore" mediatico-politico non comune.A vederla, un pò malignamente, sembra proprio un favore concepito dal governo, e nella fattispecie del ministro dell'Interno Roberto Maroni, concesso ad un pezzo, significativo, della nomenklatura della polizia di Stato. Anche perché l'ultima frase inclusa nel testo della dichiarazione di impegno contiene una "scoppola" rivolta a tutti gli altri imputati dei vari processi istruiti in relazione ai vari filone del G8.E' scritto infatti che da questa forma di estensione della tutela legale sono esclusi gli appartenenti alle forze di polizia che pur beneficiati dalla prescrizione (nel frattempo intervenuta per la stragrande maggioranza dei reati contestati) sono stati già condannati per effetto di una sentenza emessa precedentemente per gli stessi fatti. E questa è la condizione in cui versano poliziotti di rango decisamente inferiore. Per esempio tutti quelli condannati per il filone delle violenze a Bolzaneto e per i quali è nel frattempo scattata la prescrizione. Della serie: una volta di più, soprattutto tra le forze di polizia, la legge non è uguale per tutti. E come, non troppo infrequentemente accade i sindacati paiono non scandalizzarsi troppo visto che nessuno di loro (e sono tanti) ha denunciato le incongruenze del "codicillo". Anzi: l'ha sottoscritto insieme alla bozza del nuovo contratto di lavoro.

Palermo: Ennesima aggressione fascista

Il fatto avveniva davanti l’ingresso della facoltà di Giurisprudenza dove si stava svolgendo la manifestazione "Palermo IN-visibile". Si tratta di un progetto finanziato dall'Università degli Studi di Palermo ai sensi della legge 429/85. La realizzazione era curata appunto dall'associazione studentesca AREA734 di giurisprudenza e Azione Universitaria.Il bilancio della serata tre compagni contusi e punti in testa, per ferite causate da colpi di cinghie e di tondini di metallo, che i giovani rampolli di destra custodivano all’interno della facoltà!Ci chiediamo come sia possibile che venga data in gestione una facoltà pubblica per una serata di finanziamento a organizzazioni che non per la prima volta si sono macchiati di tali spregevoli azioni.Poi paradossalmente ci domandiamo se non sia il caso che docenti e preside della facoltà di giurisprudenza non diano una ripassata al Diritto Costituzionale: lo Stato italiano nasce con la stesura della Costituzione, che vieta espressamente la ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista! Non è forse quantomeno preoccupante che venga data a questi l’opportunità di usufruire degli spazi e dei fondi pubblici per finanziarsi? Condanniamo ogni azione e aggressione fascista e razzista!Perché le Università e le scuole siano luoghi di libera circolazione di saperi e pensieri, oggi più che mai contro il revisionismo storico, lanciamo un’assemblea antifascista per venerdì 17 aprile ore 16.00 presso la facoltà di scienze politiche di Palermo.Riappropriamoci dei nostri spazi e della nostra libertà di movimento!


Laboratorio Antifascista Palermitano

18 aprile 2009

Parma: Ancora violenze di vigili urbani su migranti

I vigili di Parma ancora sotto i riflettori, ancora per violenze contro un migrante. Dopo il caso Bonsu si è aperto oggi presso il tribunale di Parma un nuovo processo. L'imputato è Lucie Aka Kouame, giornalista della Costa d'Avorio di 38 anni. E' un rifugiato politico, ormai da qualche anno in Italia. E' accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Un'escamotage classico: denunciare per coprire le malefatte. Infatti Kouame è stato fermato - in modi violenti e senza alcun reato - da alcuni vigili, portato nella sede centrale del corpo (che era all'epoca dei fatti, nel novembre del 2006, alla Villetta), è stato prima interrogato e poi pestato a sangue. Dalla sua denuncia né è nata un'inchiesta della procura in cui sono finiti dieci vigili, otto agenti, un commissario capo e un ispettore. Le ipotesi di reato vanno dal sequestro di persona alle percosse aggravate, dalla calunnia alla violazione dei doveri d'ufficio, e poi ingiuria, falso ideologico e materiale. Tre dei vigili accusati sono implicati nel caso Bonsu.


Londra G20: L'autopsia conferma Nessun infarto, è stato picchiato

"Non è morto per un attacco di cuore, ma per un'emorragia interna". L'avvocato di Ian Tomlinson, l'edicolante di 47 anni deceduto durante le proteste al G20 di Londra, svela l'esito dell'autopsia. Contrariamente a quanto aveva detto Scotland Yard subito dopo l'incidente, l'uomo non sarebbe morto per infarto ma presumibilmente per un'aggressione, un colpo ricevuto all'addome. E torna a galla il sospetto che Ian Tomlinson sia stato vittima della feroce repressione delle polizia. I manifestanti di quei giorni l'hanno sempre sostenuto: "Sono stati gli agenti che lo hanno malmenato". Un documento video pubblicato sul sito del Guardian all'indomani dell'incidente del primo aprile, mostra la vittima cadere a terra spinto alle spalle da un poliziotto che lo colpisce con un manganello. Che le accuse dei dimostranti fossero qualcosa di più che un sospetto di parte era già emerso una settimana fa quando la commissione governativa incaricata di supervisionare il comportamento della polizia, la Independent Police Complaints Commission Ipcc, aveva raccolto le testimonianze di quel giorno e sospeso dal servizio l'agente. "Dopo l'esito degli esami autoptici - ha spiegato un portavoce della Ipcc - il poliziotto è indagato per omicidio colposo". In realtà non è la prima autopsia che i medici compiono sul cadavere dell'edicolante, e non sarà l'ultima. La prima aveva indicato come causa della morte un infarto, ma la seconda, più approfondita, ha ribaltato l'esito indicando la causa del decesso in un'emorragia addominale. I legali della famiglia hanno comunque precisato che "il medico ha sì evidenziato un'arteriosclerosi coronarica, ma si è detto convinto che sia improbabile che abbia contribuito alle cause della morte". Secondo alcune fonti citate dalla Bbc servirà un terzo esame per sciogliere ogni dubbio. In quei giorni la City londinese era teatro di una guerriglia urbana. Mentre i venti grandi della terra erano riuniti per decidere il futuro del mondo, per le strade della capitale migliaia di manifestanti incendiavano auto, sfondavano vetrine, imbrattavano i muri dei palazzi occupando le banche simbolo del capitalismo. Ian Tomlinson non partecipava alle violente proteste; aveva un'edicola dalle parti di Birchin Lane e attraversava la strada davanti ad un cordone di agenti armati scudi, caschi e manganelli. La fotoreporter Anna Branthwaite, ascoltata dalla commissione governativa, ha detto che Ian "non era un esagitato o un provocatore, ma la polizia sembrava aver perso il controllo. Un poliziotto in assetto antisommossa lo ha spinto da dietro poco prima che perdesse i sensi". Un'altra testimone, Natalie Langord di 21 anni, riferì di aver visto Ian "barcollare. Pareva disorientato, poi è crollato a terra". E' morto poco dopo all'ospedale senza più riprendere coscienza.


fonte: La Repubblica

10 aprile 2009

Barletta: Preside rinviato a giudizio a giudizio per aver informato correttamente sulle droghe

Fra le tante notizie vomitevoli su questa Italietta allo sfascio, oggi quella che veramente colpisce per la sua insopportabile gravità è quella di un preside che è stato rinviato a giudizio per "istigazione all'uso di sostanze stupefacenti" a causa di alcune opinioni espresse nel corso di un incontro con gli studenti. Che cosa aveva detto di tanto grave? "Non è opinione unanime che la marijuana dia assuefazione". Giusto, è così. Anzi, avrebbe potuto dire che è assolutamente certo che la marijuana non dà assuefazione nel senso scientifico della parola, ma al limite, come la televisione, il sesso o il lavoro, può dare una dipendenza psicologica, che è ben altra cosa. Ma c'è di peggio. Sembra che abbia aggiunto che i suoi effetti non sono soltanto nocivi e per questo "la legge non dovrebbe perseguire chi la assume facendone uso personale". E anche questa frase non fa una piega, perché proprio in questo periodo si è rinfocolata la discussione sull'uso terapeutico dei derivati della cannabis e in particolare sulla loro utilità, ormai ampiamente dimostrata, per la cura di alcune malattie degli occhi. In ogni caso l'opinione per cui non dovrebbe essere punito il consumo è perfettamente legittima e non si vede come possa essere qualificata come un'istigazione al consumo. Semmai è una proposta di rispondere in modo diverso, magari più efficace, a un problema. Non si può? Reato che comunque è già ridicolo di per sé visto che la televisione è piena di pubblicità all'uso di prodotti ben più dannosi, a partire dall'alcool. Ma vediamo come hanno confezionato il tutto i mestieranti della carta stampata. Guardate il titolo del Tirreno: "La marijuana è innocua" Preside di Barletta a giudizio per l'elogio degli spinelli. Ora è chiaro che se una sostanza non dà assuefazione non è detto che sia innocua: per esempio il gasolio non dà assuefazione ma se ne bevete mezzo litro vi accorgerete che non è innocuo. Dove sia poi l'elogio degli spinelli nelle parole del preside non lo abbiamo capito. Perché anche i virgolettati che abbiamo riportato sopra sono tratti da Il Tirreno, e allora ancora una volta siamo di fronte al classico caso in cui l'articolo una cosa e il titolo un'altra. Tanto la gente legge solo il titolo e poi chi se ne frega... Basta che i titoli siano accattivanti e confermino gli schemi di interpretazione della realtà ormai consolidati (in questo caso che la scuola pubblica è un covo di debosciati) e il gioco è fatto. Il punto invece è un altro, e bisognerebbe discuterne seriamente. Negli ultimi anni la verità sulle droghe l'ha riscritta una cricca di politici clericofascisti ispirati da alcuni imbroglioni delle cosiddette "comunità di recupero". A proposito, ma Don Gelmini che fine ha fatto? E' tornato da Santo Domingo? L'accusa di pedofilia è caduta? Fosse stato un rumeno ne avremmo sentito parlare a reti unificate 24 ore su 24 per una trentina d'anni. Torniamo al dunque: L'inasprimento del proibizionismo da un lato è stato il caposaldo di una capillare strategia di controllo sociale sui ceti giovanili, dall'altro ha permesso alle comunità di portare a casa l'affare del secolo (secondo solo a quello delle case di riposo per gli anziani). Le cosiddette "comunità di recupero", spalleggiate dai media, si sono imposte come l'unica soluzione al problema della tossicodipendenza senza peraltro mai fornire dei dati convincenti sull'efficacia dei trattamenti a cui sottopongono i loro ospiti. Naturalmente il presupposto di tutto questo è la diffusione della disinformazione più becera sui reali effetti delle droghe, e il discredito verso gli operatori, soprattutto pubblici, che cercano di affrontare il problema senza il ricorso a istituzioni totali. L'ultimo esempio di questo becerume ignobile è di pochi giorni fa, quando un povero ragazzo è morto durante una gita scolastica per un malore dovuto a una malformazione congenita. I giornali hanno titolato "Muore dopo aver fumato uno spinello". Se per questo sarà morta per infarto anche un sacco di gente dopo aver fatto la comunione o mentre leggeva il giornale, ma non ho mai visto titoli del tipo "Muore dopo aver inghiottito l'ostia" o "Muore dopo aver letto Il Tirreno", con tanto di intervista all'esperto di turno sui possibili effetti negativi della cronaca nera sull'apparato cardiocircolatorio. Nello sfascio culturale di questi ultimi anni può sembrare perfino un lusso riparlare di queste cose, ma se non riusciamo a riprendere il discorso sul rapporto tra corpo e potere, tra personale e politico, allora siamo fritti davvero e il clericofascismo avrà la strada spianata. Intanto, tutta la nostra solidarietà al preside di Barletta.


Siracusa: La questura vuole vietare il controvertice del G8

Oggi i rappresentanti del coordinamento regionale siciliano “CONTRO G8” hanno incontrato il Questore di Siracusa per verificare la disponibilità di strutture d’accoglienza per i manifestanti in arrivo a livello nazionale e internazionale e per discutere le autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle assemblee e delle manifestazioni di contestazione al G8 Ambiente che si terranno a Siracusa dal 22 al 24 Aprile.Le richieste avanzate dal “CONTRO G8” sono state respinte dal Comitato per la sicurezza e l’Ordine pubblico di Siracusa (Prefetto, Questore, Sindaco). Le contro proposte istituzionali mortificano la volontà di dialogo del coordinamento regionale e si configurano in un atteggiamento ostile che, di fatto, sospende il diritto costituzionale di manifestare.Il “CONTRO G8” si era impegnato a garantire la massima intesa sulla gestione delle tre giornate di iniziative e sul regolare svolgimento del corteo di giorno 23 aprile.Qualora da parte delle Istituzioni rimanessero immutate le posizioni di chiusura al dialogo, la responsabilità di eventuali sviluppi degli eventi, da noi non previsti, sarà da attribuire esclusivamente al Comitato per la sicurezza e l’Ordine pubblico di Siracusa (Prefetto, Questore, Sindaco).Per protestare contro questi atteggiamenti autoritari e di superficiale autosufficienza, il Coordinamento regionale siciliano “CONTRO G8” indice presidi davanti alla prefettura di ogni provincia per mercoledì 15 aprile.

Fuga di massa la scorsa notte dal Cie di Gradisca

Ventitré immigrati d’origine nordafricana sono riusciti a scavalcare il muro di cinta della struttura di via Udine: ventuno sono scappati nei campi e hanno fatto perdere le proprie tracce. Due, invece, si sono procurati delle ferite alle gambe nell’impatto con il terreno e sono stati subito ripresi dalle forze dell’ordine.L’azione è iniziata attorno le 3.30 della notte tra martedì e ieri. Secondo la ricostruzione effettuata dalla Questura di Gorizia a tentare la fortuna eludendo il controllo degli operatori dell’ente gestore Connecting People sono stati oltre quaranta stranieri, ma una ventina di persone ha desistito dallo scavalcare il primo dei due muri di contenimento dell’ex caserma Polonio quando ha visto arrivare gli agenti di guardia allertati dal sistema di allarme.I fuggitivi sono soprattutto di nazionalità algerina.Dopo aver ricevuto le prime cure, i due feriti sono stati trasferiti all’ospedale San Giovanni di Dio di Gorizia. Uno di essi ha riportato la frattura di una gamba.Le ricerche degli immigrati da parte di polizia,carabinieri e guardia di finanza sono andate avanti per gran parte della giornata. «La nostra priorità - ha spiegato il portavoce della Questura di Gorizia - è stata quella di intercettare eventuali feriti. Ricordo che nel centro di Gradisca il regime a cui sono sottoposte le persone è di trattenimento e non di detenzione. L’esperienza insegna che chi riesce a scavalcare le recinzioni prende in fretta il largo. chi però si fa male nel tentativo di fuga, per paura di essere preso di nuovo, non va a farsi curare. Ci siamo concentrati su questi soggetti. Non dimentichiamo che stiamo parlando di esseri umani che come tali vanno trattati» La scorsa notte il numero degli ospiti era appena sotto la capienza massima prevista.


fonte: Il Piccolo

9 aprile 2009

Brescia: In ospedale per il mal di denti Espulso un senegalese

Espulso per un mal di denti. E dire che Maccan Ba, senegalese di 32 anni, clandestino, in ospedale non ci voleva proprio andare. Ma dopo 4 giorni senza dormire e mangiare a causa del dolore, non ce l’ha fatta più ed è corso agli Spedali Civili. Ha pagato il ticket e si è messo in coda.Ma Maccan dall’ospedale è finito dritto in Questura, con il suo ascesso che gli faceva vedere le stelle. «Mi hanno prelevato nella sala d’attesa del pronto soccorso odontoiatrico —racconta Maccan che ora vive con il foglio di via in tasca nascondendosi in casa di amici e parenti —. Non saprei dire chi mi ha denunciato, se il medico o la guardia giurata a cui ho chiesto indicazioni per arrivare al pronto soccorso. Sta di fatto che sono stato espulso e d’ora in poi non metterò mai più piede in un ospedale».La direzione degli Spedali Civili respinge qualsiasi accusa e chiosa: «Nei primi tre mesi dell’anno abbiamo assistito 1.006 pazienti extracomunitari. Nessuno di questi è mai stato denunciato perché clandestino. Nel caso specifico è stata una guardia giurata a chiamare la polizia dopo che l’uomo si era rifiutato di lasciare l'ospedale». Oggi davanti all’ospedale ci sarà un sit-in di protesta dell’Associazione «Diritti per tutti».

8 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: Solidarietà attiva

Rifondazione Comunista ha organizzato Brigate di solidarietà attiva con le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.Il campo di accoglienza dei nostri compagni è stato allestito in località Tempera, a pochi chilometri dall'Aquila.La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funziona come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati. Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788Chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare:

Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati)

Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti)

Marco Fars: 334.6976120

Francesco Piobbichi: 334.6883166o

spedire una mail al seguente indirizzo:piobbico@hotmail.com

ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:non partite senza aver prima chiamato i numeri messi a disposizione.Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l'alloggio. Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:


Conto Corrente Bancario

RIFONDAZIONE PER L'ABRUZZO

IBAN: IT32J0312703201CC0340001497o

tramite carta di credito: sottoscrizione online

Londra G20,video shock: aggredito dalla polizia l'edicolante morto

Il Guardian presenta il filmato del 47enne picchiato e strattonato dagli agenti prima di accasciarsi a terra per un infarto.Il video, che appare sul sito del quotidiano, mostra Tomlison che cammina sul marciapiedi con le mani in tasca. Alle sue spalle vi sono agenti in assetto antisommossa, con manganelli e cani al guinzaglio. Uno di loro lo colpisce apparentemente alle gambe con un bastone e poi lo spinge chiaramente con violenza a terra con le due mani. Tomlison cade. Poi si siede e parla con gli agenti, nessuno dei quali lo aiuta ad alzarsi, come fa invece un giovane presente sul posto. Pochi minuti dopo l'edicolante sara' stroncato da un infarto.

Fiumicino: poliziotti corrotti impongono il pizzo

Questa mattina alle otto meno un quarto il mio amico nepalese S.T. è arrivato in aereo a Roma da Bangkok. Per fargli avere il visto turistico - starà in Italia meno di un mese - avevo fatto tutte le pratiche richieste dalle legge: fideiussione bancaria, lettera d’invito e tutto il resto. Ottenuto il regolare visto, dunque, S.T. è arrivato questa mattina a Fiumicino.Alla dogana, ingresso per i non comunitari, i poliziotti di frontiera l’hanno ovviamente fermato e gli hanno chiesto i documenti, tutti perfettamente in regola.Ciononostante gli hanno detto che doveva seguirli in una stanza riservata. Lo hanno fatto aspettare un po’ poi lo hanno fatto entrare in un’altra stanza, dove c’erano sei poliziotti.Gli hanno fatto un sacco di domande (tutto normale, per carità). E poi gli hanno chiesto 200 euro per uscire dall’aeroporto.S.T. ha provato a opporsi, dicendo che aveva tutti i documenti in regola. Loro hanno risposto che non gliene fregava nulla, o sganciava i 200 euro o lo rimandavano a casa.Allora S.T. ha telefonato, con il suo cellulare, al console che a Kathmandu gli aveva dato il visto. Questi gli ha consigliato di non opporsi e di provare a trattare sul pizzo.S.T. allora ha trattato, offrendo venti euro, un decimo della richiesta. I poliziotti hanno riso, ma hanno risposto che siccome sembrava un ragazzo se la sarebbe cavata con un biglietto da cento.S.T. glieli ha dati. Ovviamente, nessuna ricevuta.E così è potuto uscire dall’aeroporto.Io lo aspettavo fuori e quando mi ha raccontato questa storia mi è venuto il sangue caldo nelle vene. Volevo entrare a vedere in faccia gli estorsori in divisa, ma S.T. mi ha pregato di lasciar perdere, con tutta la fatica che aveva fatto a uscire, e poi voleva solo andare a casa a farsi una doccia.Con S.T. nella saletta d’attesa della polizia di frontiera c’erano altre cinque persone, tutte provenienti da Nepal o Bangladesh. Non so se anche a loro hanno imposto il pizzo, ma ritengo improbabile che quello accaduto al mio amico sia stato un caso isolato.Mi chiedo quante migliaia di euro si spartiscano ogni settimana i poliziotti di frontiera di Fiumicino. Adesso, naturalmente, non so cosa fare. Vorrei fare un esposto in procura, ma il mio amico mi prega di lasciar perdere, ha paura che poi se la prendano con lui. Certo, cento euro per un nepalese sono quasi un mese di stipendio, ma tanto lui sa che non li recupererà mai. E poi sarebbe la sua parola contro la loro, quelli negheranno e nella stanza dove è avvenuta l’estorsione non c’erano testimoni neutrali. Senza dire che se mai dovesse partire un’inchiesta, non farebbero neppure in tempo a interrogarlo, visto che lui tra un mese sarà già tornato in Nepal.Così oggi mi si è aperto un altro squarcio sul marciume di questo paese. Uomini che rappresentano lo Stato che estorcono soldi a soggetti deboli - gente che viene da Paese sfigati e che non ha idea dei propri diritti - con l’arroganza di chi sa che non verrà mai denunciato.Chissà se il capo della Polizia Antonio Manganelli ha una vaga idea di come i suoi uomini presentano l’Italia, all’aeroporto di Fiumicino, nell’aprile del 2009

Milano: Senza tetto ucciso a calci da poliziotti

Si chiamava Giuseppe Turrisi, era originario di Agrigento, aveva 58 anni e qualche precedente penale per fatti di poco conto, l'uomo che sarebbe stato ucciso a calci da due giovani agenti della Polfer di Milano. Era un abituale frequentatore della Stazione Centrale e del dormitorio di via Ortles. Dall'autopsia risulta che sarebbe morto per un'emorragia interna provocata dallo spappolamento della milza perforata da una costola. Per il pm, Isidoro Palma, e' la prova che i fatti si sarebbero svolti in modo assai diverso rispetto a quanto raccontato dai due agenti. Nella loro annotazione di servizio, i due riportano che, intorno alle 20 del 6 settembre dell'anno scorso, si erano avvicinati a Turrisi e ad altre persone che stavano discutendo vibratamente davanti alla stazione, dal lato di piazza 4 novembre, vicino a un cestino dei rifiuti dove erano posate diverse bottiglie di vino. La scena e' ripresa dalle telecamere. Poi, il filmato mostra lo scioglimento del gruppetto. Resta solo Turrisi, ubriaco, come dimostreranno gli esami tossicologici sul suo cadavere, che viene portato negli uffici del Commissariato in Stazione Centrale dove gli agenti, questo riportano nelle relazione, vogliono incriminarlo per ubriachezza molesta. Sempre stando al loro racconto, il senzatetto avrebbe tirato fuori un taglierino e i due poliziotti si sarebbero difesi. Turrisi avrebbe poi detto di sentirsi male perche' cardiopatico e gli agenti avrebbero chiamato un'ambulanza sulla quale, di li' a pochi minuti, l'uomo e' morto. Ben diversa la ricostruzione della Procura accolta dal gip Marina Zelante che ha disposto gli arresti con l'accusa di omicidio volontario col dolo eventuale. Il taglierino e' stato effettivamente trovato, ma, è la tesi del pm, non sarebbe stato utilizzato. Sarebbe stato invece un violento pestaggio a suon di calci e pugni a far morire Turrisi a bordo dell'ambulanza, effettivamente chiamata dagli agenti. Nessuna telecamera ha documentato l'aggressione ipotizzata dalla Procura.

6 aprile 2009

Milano: Cariche al centro di detenzione di via Corelli

5 aprile: intorno alle 22,30 di oggi i detenuti del lager di via Corelli a Milano si ribellano e salgono in massa sui tetti dei gabbiotti nei quali sono rinchiusi. Uno si arrampica su un palo. La rivolta è per i motivi di sempre: contro le condizioni di vita, contro la nuova legge dei sei mesi… per la libertà! La polizia interviene decisamente sin da subito e li tira giù dal tetto. Venti minuti dopo, proprio mentre sono in diretta con Radio Blackout, la polizia li carica di nuovo, senza motivo e selvaggiamente. Secondo le prime testimonianze da dentro gli agenti non erano armati solo di manganelli: per menare hanno usato anche “i fucili”, forse gli attrezzi per lanciare i lacrimogeni.
Nel momento in cui scriviamo, la situazione dentro sembra più calma. La polizia è ancora schierata e sta prendendo gli immigrati a gruppetti per portarli nella sala colloqui. Ascoltate le testimonianze da dentro che abbiamo registrato con la radio.
Ascoltatele bene, e poi date retta ai vostri nervi, al vostro cuore e alla vostra voglia di libertà.


Raduno di Forza Nuova a Milano, solo 200 persone. 5000 antifascisti in piazza

Preceduto dalle aspre polemiche dei giorni scorsi, con partiti e movimenti di sinistra, rappresentanti dei centri sociali e dell'Anpi, l'associazione dei partigiani, a chiedere al prefetto di non concedere il permesso, si è tenuto a Milano il raduno di Forza Nuova in concomitanza con un convegno organizzato dal movimento di estrema destra. Nella foto il presidio antifascista di Piazza della Scala

Il video del raduno

C'ERA ANCHE PADRE TAM. Tra i partecipanti c'è anche il discusso padre Giulio Tam, da sempre vicino ai movimenti politici di ultradestra e candidato per Forza Nuova a sindaco di Bologna. Recentemente aveva fatto discutere il suo saluto romano ai militanti di Forza Nuova di Bergamo, lo scorso 28 febbraio, per l'apertura di una sede locale del partito di Roberto Fiore. Pochi minuti prima dell'arrivo dei militanti di estrema destra, in gran parte teste rasate, si è presentato all'ingresso dell' hotel il leader stesso Fiore, accolto dal saluto romano di alcuni camerati.
FIORE: NESSUN SALUTO ROMANO. "Non ho visto alcun saluto romano", ha commentato Fiore a fine convegno. La foto scattata fuori dall'albergo, però, contraddice in maniera inequivocabile il leader di Forza Nuova: il primo da sinistra è proprio lui.
LETIZIA MORATTI. Il sindaco di Milano ha confermato il principio che nei giorni scorsi l'aveva spinta a non chiederne il divieto: la libertà di manifestare è sancita dalla Costituzione. Le forze dell'ordine "hanno garantito una manifestazione che era impossibile non garantire - ha detto il sindaco - perché la libertà di manifestare è sancita dalla Costituzione".


I GIORNALISTI PAGANO. Per accreditarsi al convegno i giornalisti dovevano pagare 30 euro. "Sappiamo che non è nelle norma far pagare anche i giornalisti - ha detto un portavoce di Forza Nuova - ma noi non possiamo farne a meno: contrariamente a quanti credono in tanti, non abbiamo alcun finanziamento pubblico".


LA MILANO ANTIFASCISTA. I centri sociali, le associazioni, l'Anpi e i partiti della sinistra radicale si sono ritrovati in piazza della Scala per un happening culturale che vedrà gli interventi di alcuni artisti e cantanti tra cui Moni Ovadia, Bebo Storti e Renato Sarti. "L'antifascismo chiama, Milano accorre", si legge su uno striscione.


I PARTIGIANI. In mattinata l'Anpi provinciale ha deposto due corone di fiori in ricordo delle vittime del nazifascismo. In circa 200 si sono presentati prima in piazza della Scala e poi alla vicina Loggia dei Mercanti. Profondo lo sdegno espresso dall'associazione dei partigiani per "lo sfregio di un raduno di partiti che si richiamano alle idee razziste e xenofobe del fascismo e del nazismo", ha detto in un breve intervento Tino Casali, presidente nazionale dell'Anpi.

www.repubblica.it

Link: Spedizione notturna al circolo gay prima gli insulti, poi l'aggressione

5 aprile 2009

Napoli: denunce contro studenti ed attivisti dell'onda

Apprendiamo dalla stampa che ci sarebbero 6 DENUNCE CONTRO STUDENTI E ATTIVISTI DEL MOVIMENTO STUDENTESCO per le vicende del 26 marzo all'Università!

Ricostruiamo i fatti: Martedì 24 gennaio, un’assemblea di oltre 300 studenti a giurisprudenza, cui intervengono docenti, ricercatori, movimenti, l’ANPI e la CGIL, evidenzia il clima fascista e xenofobo del paese. Dopo l’assemblea, il Preside di Giurisprudenza vieta un’iniziativa di neofascisti per giovedì 26. In quella giornata, le reti studentesche vanno ad Acerra per la manifestazione contro l’inceneritore, mentre alcuni restano a volantinare sotto la facoltà di giurisprudenza. I neofascisti, malgrado l'iniziativa fosse vietata, si presentano lo stesso. Una trentina, che vanno da piazza Mercato all'Università senza che nessuno dica niente, malgrado abbiano bastoni e caschi. Fra essi sono pochi gli studenti mentre spicca la presenza di diversi picchiatori fascisti degli anni ’70.In seguito a varie provocazioni,nella stazione di P.zza Garibaldi ci sono state tensioni con gli squadristi in cui é intervenuta anche la polizia a loro difesa.Ma la tensione maggiore si è avuta fuori la stazione, quando, un poliziotto, in una dinamica del tutto ingiustificata, ha esploso un colpo di pistola,scatenando la rabbia degli studenti(chi avrebbe il piacere di farsi sparare addosso?)Restano alcuni dubbi inquietanti:Perchè le istituzioni accademiche e cittadine non si preoccupano di evitare l’agibilità di questi pericolosi gruppi i cui principi sono anticostituzionali, facendo propri il negazionismo storico e l’intolleranza verso tutte le forme di diversità?E’ inaudito che diversi mazzieri fascisti che non si vedevano nelle piazze da oltre un decennio possano muoversi armati liberamente nel centro della città!Mentre chi impedisce pubblicamente la presenza di gruppi anticostituzionali viene denunciato!

L'AGIBILITÀ DEMOCRATICA DEGLI SPAZI UNIVERSITARI È DI CHI RICONOSCE I VALORI CHE HANNO FONDATO LA LIBERTÀ IN QUESTO PAESE: ANTIFASCISMO, ANTIRAZZISMO, ANTISESSISMO!

Denunciamo fortemente questa situazione!Ricompare la repressione e il neofascismo. Proprio a Napoli c'è stata un mese fa un aggressione razzista al centro storico, e giorni fa la prima denuncia di un medico nei confronti di una donna clandestina partoriente, ennesimo esempio della spinta securitaria e razzista messa in campo in questo paese!Magari i neofascisti sarebbero andati a complimentarsi con l'Ospedale...!Loro sono,testuali parole, per " l'umano (!!) rimpatrio di tutti gli immigrati presenti in Italia"... Ognuno può valutare da che parte sta la civiltà e da che parte l'autoritarismo, la xenofobia e la barbarie...


LA CRISI AVANZA,IL MOVIMENTO RISPONDE PIU' DETERMINATO!


LUNEDI 6 PRESIDIO CONTRO LA REPRESSIONE

P.ZA SAN DOMENICO MAGGIORE ORE 15


Onda Studentesca Napoletana

Londra: "L'uomo morto al G20 è stato aggredito dalla polizia"

Ci sono voluti cinque giorni, ma la verità sulla morte misteriosa di un uomo durante la "battaglia" di mercoledì scorso nella City tra dimostranti e polizia comincia finalmente ad emergere. La Independent Police Complaints Commission (Ipcc), una commissione governativa indipendente che ha la supervisione del comportamento della polizia, ha ricevuto testimonianze oculari secondo cui la vittima è crollata al suolo dopo essere stata assalita da agenti anti-sommossa armati di manganelli. Come riportato per primo giovedì da Repubblica citando fonti dei manifestanti che dicevano "lo hanno ucciso", Ian Tomlinson, un edicolante di 47 anni che tornava a casa dal lavoro, avrebbe dunque perso la vita a causa delle forze dell'ordine, non per un infarto sofferto per caso mentre si trovava nelle vicinanze degli scontri tra no-global e poliziotti come riportato finora da Scotland Yard. La commissione independente non ha ancora reso noto il suo rapporto sulla vicenda, al termine del quale deciderà se aprire un'indagine giudiziaria ufficiale per individuare i responsabili di una "morte sospetta", ovvero di un possibile omicidio. Ma ieri l'Observer, edizione domenicale del quotidiano Guardian, ha a sua volta pubblicato tre resoconti, forse degli stessi testimoni che hanno deposto davanti alla Ipcc, in cui si afferma che Tomlinson fu attaccato "violentemente" dagli agenti. Uno di questi sostiene che l'uomo è stato colpito pesantemente alla testa con un manganello. Un altro riferisce che è stato spinto alle spalle dai poliziotti con una forza tale da fargli sbattere la testa per terra. E uno di questi testimoni ha dato al giornale anche fotografie scattate sulla scena, in cui si vede l'edicolante a terra, inerme, circondato da poliziotti con caschi, scudi e manganelli: fa un gesto come per protestare o ripararsi. Successivamente al suo fianco c'è un giovane in abiti borghesi che, secondo i resoconti, lo ha aiutato a rialzarsi. Ma i testimoni concordano che dopo aver mosso qualche passo barcollando, Tomlinson si è accasciato di nuovo al suolo: e non ha mai più ripreso conoscenza.
Dice all'Observer Anna Branthwaite, una esperta fotoreporter: "Ricordo bene di averlo visto. Veniva spintonato da dietro da un poliziotto in assetto anti-sommossa, due o tre minuti prima che perdesse i sensi. Non era un esagitato o un provocatore, ma la polizia sembrava aver perso il controllo. Gli agenti avevano chiuso la zona della manifestazione, non lasciavano entrare o uscire nessuno, ma qualche passante riusciva lo stesso a filtrare trai cordoni di poliziotti. Tomlinson era uno di questi". E' una tattica che i dimostranti hanno definito come "chiuderci in gabbia", usata anche in altri paesi in occasione di manifestazioni di protesta: accadde anche al G8 di Genova, e ora fortemente criticata dalla stampa inglese, che accusa la polizia di metodi brutali che hanno fatto salire la tensione e incentivato gli scontri. Un altro testimone oculare, Amiri Howe, 24 anni, ricorda di aver visto un agente picchiare Tomlinson "vicino alla testa" con un manganello: è lui che ha scattato le foto dell'episodio pubblicate dall'Observer. Dice una donna, di cui il giornale non rivela il nome ma che ha testimoniato alla commissione indipendente: "L'ho visto cadere a terra, dopo essere stato violentemente spintonato in avanti. da un poliziotto. Ho notato che cadendo ha sbattuto in modo orrendo la fronte sul marciapiede. Ne sono rimasta fortemente impressionata". E un'altra donna, Natalie Langord, 21 anni, riferisce i suoi ultimi attimi di vita: "Barcollava, pareva disorientato, poi è crollato al suolo. Ho chiesto a un mio amico di soccorrerlo". E' a questo punto che alcuni manifestanti hanno chiamato altri poliziotti, che hanno inviato sul posto due infermieri, i quali hanno inutilmente tentato di rianimare Tomlinson e poi hanno fatto arrivare un ambulanza: ma l'uomo è arrivato morto in ospedale. Era sposato, ma viveva da solo in un ostello nei pressi della City. David Howart, deputato del partito liberal-democratico, afferma che "dovrà esserci una piena inchiesta giudiziaria, è possibile che quest'uomo sia stato ucciso dalla polizia".
fonte: La Repubblica

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