28 febbraio 2009

Milano, 15mila in corteo contro le logiche securitarie e per gli spazi sociali. Blocchi in solidarietà con Bergamo.

Concluso il corteo, i manifestanti sono quindi tornati in piazza XXIV maggio, luogo di partenza, sciogliendo la manifestazione dopo un pomeriggio all'insegna della spinta e della ricchezza delle realtà sociali che vi hanno partecipato. La manifestazione ha mandato in tilt la circolazione sulla circonvallazione esterna della città. I manifestanti, durante il corteo hanno lungo attesi notizie sui "compagni" fermati durante alcuni scontri a Bergamo. Gli organizzatori del corteo dichiarano che in piazza ci sono più di 15 mila persone. Dal carro di testa, i promotori hanno espresso al megafono "solidarietà per i compagni che sono andati a Bergamo per evitare l'apertura di una sede di Forza Nuova". La manifestazione è stata pacifica, scandita da cori e sfottò ad esponenti del comune di Milano e del governo e da un paio di petardi. Alcuni ragazzi si sono arrampicati sulle impalcature che coprono Porta Romana in piazzale Medaglie d'Oro a Milano per fissare due grandi striscioni, coprendo in parte le pubblicità che tappezzano la struttura. 'Milano belongs to the people. Moratti e De Corato city rapists' e 'Nessuna speculazione sui nostri corpi', sono i due striscioni issati, mentre alla base delle impalcature un altro gruppo di ragazzi ha scritto con vernice spray 'Dax vive nella rabbia', in ricordo di un giovane esponente dei centri sociali ucciso in dai fascisti a Milano. .

Bergamo: Mobilitazione antifascista 40 persone fermate

Mobilitazione antifascista quest'oggi a Bergamo, contro l'intenzione dell'organizzazione di estrema destra Forza Nuova di aprire una sede in città. Una volontà bloccata dalla mobilitazione dello scorso 7 febbraio delle realtà sociali bergamasche ma che si vuole riproporre quest'oggi, anche tramite la chiamata della peggiore feccia nera di altre zone del paese.Provocazione intollerabile per la quale gli antifascisti e le antifasciste bergamasche hanno indetto una nuova mobilitazione in città, per tornare a ribadire come per l'estrema destra non vi sia alcuno spazio e agibilità. Alle 14 ha preso vita il presidio antifascista (non autorizzato) in via Quarenghi, che vede al momento la partecipazione di circa 500 compagni e compagne di Bergamo come di altre località. Sono presenti delegazioni provenienti da Torino, Cremona, Milano, Brescia e anche dalla Svizzera. La polizia blocca la via antistante, dove dovrebbero passare i fascisti in corteo.La giornata antifascista è poi proseguita nel pomeriggio anche con un corteo non autorizzato per le vie del centro cittadino, circa 1000 antifascisti hanno ribadito l'opposizione al fascismo e la natura antifascista di Bergamo, chiarendo come spazi per l'estrema destra non possano essere tollerati. Fascisti corpo estraneo della città, senza alcun radicamento, che hanno trovato riparo solo sotto la protezione di un ingente schieramento di polizia posto a loro protezione.
Dopo aver percorso le vie del centro comunicando alla cittadinanza i valori dell'antifascismo, il corteo è tornato al concentramento dove è stato caricato dalla polizia. Nel centro cittadino si è scatenata una vera e propria caccia all'uomo e una quarantina di compagni sono stati posti in stato di fermo. «Il corteo era finito da un’ora - racconta un manifestante - addirittura il questore, Dario Rotondi, si era congratulato con alcuni organizzatori per la gestione della piazza quando i poliziotti sono scattati. Gli prudevano le mani».A Bergamo si terrano le elezioni comunali e provinciali, e una giornata gestita con il pugno duro dalla polizia contro manifestanti di sinistra con scontri per le strade, cade a pennello per la Lega del ministro degli Interni Bobo Maroni. Resistenza aggravata e corteo non autorizzato queste le accuse per cinque dei quaranta compagni fermati nel pomeriggio a Bergamo, al termine di una manifestazione antifascista, e con queste accuse i cinque saranno processati domani per direttissima. Intanto dieci dei fermati sono stati rilasciati mentre non si hanno notizie precise sugli altri. Molte persone hanno tentato di avvicinarsi alla Questura per mettere in atto un presidio che chiedesse la liberazione dei fermati, ma le polizia ha caricato ogni accenno di assembramento nei pressi della Questura.

Milano, oggi corteo nazionale per il Cox 18. Il vice sindaco De Corato minaccia.

Oggi a Milano manifestazione nazionale indetta dopo lo sgombero del Cox 18, poi rioccupato dal movimento antagonista. Vigilia polemica: «Il Comune è pronto a portare in Tribunale chi farà danni» ha minacciato il vice sindaco e assessore alla sicurezza De Corato. E mentre i ragazzi si preparano con varie iniziative per la città, a De Corato risponde Alfio Nicotra, segretario regionale del Prc: «Le minacciose dichiarazioni confermano le ragioni della manifestazione che dovrà essere grande, partecipata e pacifica».

27 febbraio 2009

Omicidio Aldrovandi: Notificati altri tre avvisi di garanzia a funzionari questura di Ferrara

Novità dalle indagini su numerose incongruenze e probabili depistaggi nei primi mesi successivi alla morte di Federico Aldrovandi, in relazione ai quali sono già da tempo indagati tre funzionari della questura ferrarese. Tre nuovi avvisi di garanzia, per favoreggiamento e omissioni in atti di ufficio, hanno raggiunto l'ex capo delle Volanti Paolo Marino, l'ex centralinista Marcello Bulgarelli (entrambi già sotto indagine), e Luca Casoni, capoturno delle Volanti. Si apprende inoltre che, a causa di impegni del prof. Gaetano Thiene, consulente di parte civile, l'udienza del processo contro quattro poliziotti prevista per il 2 marzo è rimandata al 16.

Milano: vetri sfondati e locali a soqquadro al circolo Prc Dimitrov

Il circolo Prc Dimitrov e l'adiacente circolo del Pdci, in via Solari 40 all'interno del quartiere Umanitaria, sono stati oggetto di un gravissimo gesto vandalico: la porta a vetri e' stata sfondata e entrambi i locali sono stati messi completamente a soqquadro. Lo comunica il coordinatore cittadino del Prc, Diego Weisz."Questo gesto segue l'attentato di due anni fa al circolo Prc tentato sempre di notte con l'accensione di una tanica di benzina davanti alla porta e ad un ulteriore episodio l'anno scorso con l'improvvisa apparizione di svastiche sulla bacheca del Circolo. E' chiara la matrice politica violentemente antidemocratica di episodi di questo tipo cosi' come e' chiaro -afferma Weisz- che gruppi neofascisti cerchino oggi visibilita' nel clima di securitarismo fai-da-te che i recenti provvedimenti del Governo stanno determinando"."Riteniamo che tenere viva la mobilitazione democratica e antifascista che ha preso il via dalla manifestazione indetta dalla Cgil il 21 febbraio, sia la migliore rispotta anche ai gravissimi atti che oggi stiamo denunciando."

26 febbraio 2009

Testimonianze: Poliziotti drogati e spacciatori figli di un sistema degenerato.

A Genova una dozzina di poliziotti tra i 22 e i 30 anni facevano uso di cocaina. Due di loro spacciavano. Sono stati scoperti tramite le intercettazioni, accusati e arrestati. La procura di Genova teme di avere tolto il coperchio ad una pentola a pressione per la connessione accertata tra agenti di polizia e gestori di discoteche o altri locali affini, tanto che l´ordinanza di custodia cautelare parla di «stile di vita delinquenziale». Bisogna aspettare la conclusione delle indagini e dell´eventuale rinvio a giudizio, in rispetto alla presunzione d´innocenza.
Ciò detto, ritorna il problema su cui ho invitato a riflette nell´opinione di domenica 8 febbraio, parlando della responsabilità degli adulti nella educazione dei giovani. Gli agenti di polizia non sono persone private che possono fare quello che vogliono: sono «pubblici ufficiali» che esercitano la loro funzione in rappresentanza dello Stato nel cui nome agiscono, limitando libertà e movimento di cittadini, giuridicamente sovrani. Noi accettiamo la limitazione della nostra sovranità, dando mandato allo Stato di regolare la convivenza civile; lo Stato affida a uomini e donne di fiducia appartenenti ad un «corpo» giuridicamente rilevante (polizia) il compito delicato di garantire la democrazia nella nostra città. Non alla ronde che uccidono il Diritto.
L´arresto di uomini della polizia di Stato è una cartina di tornasole che svela la degenerazione che ci distrugge. Di fronte agli efferati delitti di stupro e violenza contro le persone, governo e maggioranza gridano alla severità della legge e alla certezza della pena: «basta con la giustizia facile». Queste grida avrebbero valore se a cominciare dal capo del governo, passando per la maggioranza, attraversando l´opposizione e le amministrazioni locali di qualsiasi città, vi fosse una sincera sottomissione alla supremazia della Legge e se loro, per primi, dessero l´esempio di stare al di sotto della Legge. Da anni assistiamo alla demolizione sistematica della Magistratura, allo stravolgimento delle Leggi, ormai manipolate alla luce del sole secondo le convenienze del capo e dei suoi gregari. A chi guarda dall´esterno sembra che il governo voglia favorire chi delinque (falso in bilancio, Class Action, delitti contro il patrimonio, frode fiscale, ecc.) tanto che manager e boiardi di Stato, parlamentari compresi, inquisiti (vedi Parmalat e Alitalia) resteranno impuniti dei loro delitti.
I poliziotti di Genova sono l´ultima ruota del carro: hanno emulato l´esempio dei loro superiori diretti che sono stati assolti nonostante l´evidenza dei fatti del G8 di Genova: massacri, sospensione temporanea della democrazia, delitti contro le persone in diretta tv, davanti agli occhi di tutti e abbiamo dovuto sopportare l´onta di vedere i protagonisti dello scempio dello Stato di diritto promossi a nuove e più travolgenti carriere.
Per la moschea, a Genova si mobilitano ministri che fomentano la piazza, disattendendo vincoli sanciti da quella Costituzione alla quale hanno giurato fedeltà. Non si può pretendere dai giovani o dagli immigrati il rispetto della Legge e delle norme di convivenza civile, se coloro che devono essere di esempio, al di sopra di ogni sospetto, al contrario, si dichiarano sciolti da ogni Legge e dovere. È stato condannato l´avvocato inglese, Mills, che ha preso soldi da Berlusconi per giurare il falso in tribunale in sua difesa, ma lui si è fatto la legge che lo rende «impunito». Come può pretendere per i disgraziati «la pena certa»? Eppure gli italiani lo gradiscono.
Quei poliziotti di Genova sono figli e vittime di un sistema degenerato e, a loro volta, generano stili delinquenziali perché il pesce puzza dalla testa: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete» (Mt 7,16). Vale anche per i preti.

DON PAOLO FARINELLA

Osnago: Fascisti distruggono sede Arci

La notte del 25 febbraio 2009, una spedizione fascista ha reso completamente inagibile il circolo ARCI La Locomotiva a Osnago.Con picconi è stata divelta la porta blindata di ingresso compreso l'intelaiatura e sfondato il muro.E' stato distrutto il banco bar con gli arredi e la machina del caffè.Non è stato asportato nulla, non manca nessuna bottiglia.Si è voluto semplicemente rendere inagibile un luogo pubblico in cui si parla ancora di antifascimo, Resistenza, laicità.L'aria clericalfascista che si respira diventa spesso non solo aria ma fatto concreto, l'esercizio della violenza non nasce dal nulla.Esprimiamo la nostra concreta solidarietà a tutti i soci del circolo ARCI ed anche a tutti quei pendolari che potevano alleviare i ritardi e i disagi dei treni con un caffè caldo.
Associazione culturale Banlieue e la sezione ANPI Brianza Lecchese

25 febbraio 2009

Testimonianze: Le rondedi An a Pietrasanta

Caro "Osservatorio", a Pietrasanta (in provincia di Lucca) i responsabili di An (ma non si apprestavano a fondersi nel Pdl?) chiedono all'amministrazione comunale d'istituire le ronde per la tutela della sicurezza dei cittadini e a tal proposito si fa particolare riferimento a "giovani turbolenti" in piazza Duomo. Il vicesindaco Giovannetti e l'assessore Bartoli, anch'essi di An, si dicono interessati e disponibili a prendere in considerazione questa proposta (in quel partito si parlano tramite la stampa?). Non entro nel merito della questione perché concordo con quanto denunciato da importanti esponenti politici di sinistra e del mondo ecclesiastico che definiscono questa proposta innanzitutto come il fallimento delle Stato e di tutte le istituzioni, oltre che naturalmente ritenere le ronde l'ennesimo espediente della destra per fare propaganda (dopo il poliziotto di quartiere e l'esercito nelle città) senza risolvere problemi anzi aggravandoli creando pericolosi moti razzisti. In piazza Duomo, purtroppo, le ronde ci sono già, basta guardate un video su youtube (www.youtube.com/watch?v=BSdMY3uGj80&hl=it) e avrete delle belle sorprese; dopo anni in cui a Pietrasanta si è fatto di tutto per dare visibilità e spazio al periodo nazifascista oggi raccogliamo.
Marco Bonuccelli coordinatore circolo Prc Pietrasanta (Lu)

La strada e la città come spazio privato

Il buon Franceschini ha dichiarato che Berlusconi è contro la costituzione. Forse l'ha fatto per dare un po' di colore al suo pallidissimo partito e togliere un po' di terreno sotto i piedi a Di Pietro. In ogni caso, evviva. Tuttavia, è solo la metà della storia. Berlusconi è l'attore supremo e il simbolo della trasformazione autoritaria in Italia. Ma c'è una parte entusiasta del paese che lo segue ed è questo che inquieta davvero.Diamo un'occhiata alla mappa delle ronde pubblicata ieri da Repubblica. Pressoché assenti nel sud, tranne che a Napoli, dove peraltro i City Angels pattugliano saggiamente la zona bene di Chiaia, le ronde si infittiscono verso nord, fino a punteggiare la Padania da Cuneo a Trieste. Si tratta di iniziative composite e molteplici. Ci sono quelle della Lega, i City Angels, i Blue Berets, gli ex poliziotti o carabinieri, le pattuglie antiabusivi (Venezia), con cane e pettorina (Torino), i nonni-vigili (Genova) e così via. Si va da una certa truculenza della Lega e della destra all'amabilità dei volontari nei parchi, sino, crediamo di capire, a istanze come «riappropriamoci del territorio». Chi sono gli obiettivi di questa montante volontà di controllare? Pedofili, potenziali stupratori, ladruncoli e scippatori, fastidiosi marginali, ambulanti, lavavetri, clandestini, nomadi, barboni. Dunque, per lo più, quei margini o scarti sociali a cui si attribuisce, nonostante la diminuzione costante dei reati, l'allarme generalizzato sulla sicurezza.E chi sono i rondisti? I cittadini risoluti, i difensori del territorio, le vedette lombarde. Secondo me, qui c'è proprio il punto chiave dell'intera faccenda. Al di là del fatto che magari possono anche non essere esplicitamente di destra, i rondisti dimostrano che il messaggio della Lega ha fatto breccia nell'immaginario locale. Il territorio con al centro la casa. La via come prosecuzione della quiete domestica (una quiete del tutto fantastica, visto che la stragrande maggioranza delle violenze sulla persona e degli abusi sessuali ha luogo in casa). La strada come estensione della fabbrichetta. Dunque, la privatizzazione dello spazio pubblico. Come è noto, in uno spazio privatizzato non si danno conflitti. Per il momento, se qualcuno si oppone pubblicamente alle ronde, interviene la polizia. Ma giorno verrà in cui saranno i difensori del territorio a stabilire chi ha diritto di manifestare in pubblico.Apparentemente, la cautela del governo verso le ronde, che per il momento non sono armate e vanno autorizzate, è all'insegna della protezione della legalità e contro gli abusi. A me sembra soprattutto la costituzione di cinghia di trasmissione tra poteri e soggetti. La costituzione di un autogoverno senza contenuti.I cittadini, non più divisi dal conflitto sociale e tacitati sugli interessi, si coalizzano contro il buio. Una grande famiglia felice, che sbarra porte e finestre al tramonto.Ma la crisi economica risveglierà il conflitto, si potrebbe obiettare. E se invece il razzismo democratico, la bagarre perpetua contro i clandestini, la xenofobia di stato, la mobilitazione locale delle ronde non fossero esattamente la strategia per governare il conflitto che incombe, e cioè il fondamento di un regime autoritario e consensuale?


Alessandro Dal Lago

Trieste: ronde intitolate allo squadrista fascista Muti

La speranza è che sia frutto di un malinteso o di un errore giornalistico. Visti i tempi che corrono, invece, è più probabile che si tratti della cruda verità. Si parla di ronde. Quelle che il governo pochi giorni fa, con l’approvazione di un decreto sulla sicurezza, ha reso legali. A Trieste il Movimento Fiamma Tricolore ha deciso di mettere a disposizione dell'intero territorio provinciale un corpo di 100 volontari. “Tutti cittadini italiani”, beninteso, “molti dei quali esperti di arti marziali o ex appartenenti alle forze armate o a corpi di polizia per i servizi di sicurezza del territorio”, si legge in una nota. “I volontari saranno dotati unicamente di telefono cellulare, torce per la vigilanza notturna e spray anti aggressione, il cui utilizzo è divenuto ormai legale”. E avranno anche un nome. Un po’ particolare. Si chiameranno “Squadre Ettore Muti”. Chi era Ettore Muti? Secondo Stefano Salmé, segretario regionale della Fiamma Tricolore, è “un eroe della militare della prima, come della seconda guerra mondiale”. Definizione che non risponde a verità. Non del tutto quanto meno. Ettore Muti era uno squadrista, un fascista della prima ora. E’ stato gerarca fascista fin dagli esordi, segretario del Partito Nazionale Fascista, e nel suo curriculum può vantare diversi assalti squadristi, e per l'occupazione della prefettura di Ravenna durante le operazioni della marcia su Roma. Muti è stato ucciso a Fregene durante il suo arresto da parte dei carabinieri il 24 agosto del 1943. Chissà cosa ne penseranno i triestini di questa simpatica iniziativa e soprattutto se si sentiranno più sicuri se nella città gireranno civili armati di spray con nostalgie per il Ventennio che fu. E chissà, poi, che cosa ne penserà il ministro dell’Interno Roberto Maroni, fautore della norma e che ha sempre detto che le ronde non dovevano essere politicizzate. «L’ipotesi di istituire le ronde è profondamente sbagliata – ha detto Sergio Cofferati sindaco di Bologna - perché introduce nell’ordinamento il principio che lo Stato delega ad altri l’esercizio di funzioni importanti e delicate come sono quelle rivolte a garantire la sicurezza dei cittadini». Secondo Cofferati, inoltre, «ad un'idea sbagliata poi si aggiunge l’aggravante di un'interpretazione che prefigura addirittura un ruolo dei partiti nella costituzione e nell' attività delle ronde stesse». Insomma, per il sindaco sceriffo, il ruolo svolto dalle ronde «dovrebbe essere svolto dalle polizie di Stato», mentre «sono altra cosa le esperienze degli assistenti civici, che hanno funzioni non sostitutive delle polizie». La loro, ha concluso Cofferati, «è un'attività sussidiaria e nulla più: ben diverso da quello che si propone per le ronde». Specie a Trieste.

24 febbraio 2009

Testimonianze: I volontari della sicurezza di maroni...e quelli di mussolini

Leggo sui giornali di che la Destra-Fiamma tricolore e anche Alleanza nazionale «si organizzano per mettere il proprio marchio sulle associazioni di volontari della sicurezza».Poi leggo che il ministro Maroni ha detto di «non chiamarle ronde, ma volontari per la sicurezza». Mi è venuto in mente che le Camicie nere si chiamavano "milizia volontaria per la sicurezza nazionale".
Ho sentito più di un un brivido lungo la schiena.
Grazie per l'attenzione.
Alessandra Kersevan
via mail

Milano: Vernice e bossoli sulla lapide del partigiano Eugenio Curiel

Atto vandalico alla vigilia dell'anniversario della sua uccisione da parte dei Strisce di vernice rossa e 30 bossoli calibro 30: è quanto hanno trovato i Carabinieri sulla lapide in ricordo di Eugenio Curiel, partigiano Medaglia d'Oro al Valor Militare, ucciso dai repubblichini nel 1945, che si trova in piazza Conciliazione a Milano. Proprio martedì cade l'anniversario della sua uccisione ed è in programma la consueta cerimonia dell'Anpi con la deposizione di una corona e un ricordo di Curiel, nato a Trieste nel 1912 e poi comandante del Fronte della Gioventù, la più importante organizzazione giovanile partigiana. «Sono esterrefatto - ha commentato Antonio Pizzinato, presidente lombardo dell'Anpi - è un fatto gravissimo ed è la prima voltache ci troviamo a commentare la presenza di bossoli. Credo sia un atto nei confronti del ruolo che hanno avuto i partigiani e la cerimonia in onore di Curiel assumerà un significato ancora più importante»

La strumentalizzazione degli stupri: parlano i Rom

“Il popolo Rom considera lo stupro come un crimine terribile, grave quanto l’omicidio. La dignità della donna è alla base della nostra comunità e quello che è successo a quella ragazzina ci ha indignati, perché abbiamo pensato che sarebbe potuto accadere a una nostra figlia o a una nostra sorella”. A parlare al Gruppo EveryOne è Victor Lacatus, Rom romeno stanziato a Livorno e portavoce della comunità “nomade” locale, padre della piccola Lenuca Carolea, uno dei bambini morti tragicamente nel rogo di Livorno dell’agosto 2007. “Noi Rom che viviamo a Livorno” prosegue Victor, che con sua moglie Elena e i due bambini sopravvive tra mille stenti in una baracca, “siamo orgogliosi di aver aiutato le forze dell’ordine a catturare uno di quei due criminali”. Victor si riferisce all’arresto dei due romeni accusati dello stupro ai danni di una ragazzina di 14 anni avvenuto a Roma, nel parco della Caffarella, lo scorso 14 febbraio. “Come affermiamo da tempo in ogni sede italiana e internazionale,” dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau “gli aggressori, ancora una volta, non sono Rom. I Rom stanziati nel territorio italiano, specie nei pochi insediamenti cosiddetti ‘abusivi’ rimasti, sono espressione di un popolo estremamente pacifico, e vivono in condizioni di igiene e povertà tragiche: senza acqua corrente, vestiti di stracci e soprattutto in estrema povertà, visto che la questua – perseguita ormai come un reato dai regolamenti di polizia urbana di diverse città – non consente loro di procurarsi il pane sufficiente a sopravvivere”. EveryOne fa però notare che “come per Romulus Mailat, romeno-tedesco di etnia bunjas e i presunti stupratori di Guidonia, romeni e non Rom, politici e autorità conducono spesso una campagna fortemente denigratoria verso i Rom che non ha alcun fondamento e che sta generando ogni genere di vessazioni, discriminazioni e aggressioni in tutto il territorio italiano di forte stampo xenofobo e razzista”. “A Roma,” prosegue EveryOne “nella stessa sera successiva allo stupro della Caffarella, almeno otto Rom, fra cui una giovane mamma e la sua bambina, sono stati pestati da ronde neonazista: due ragazzi si trovano ancora all’ospedale in condizioni serie. A Milano, Sassari e Pisa si sono verificati veri e propri linciaggi. E’ un sollievo anche per noi Rom” aggiunge Nicusor Grancea, attivista Rom romeno, “sapere che quei due criminali non sono più in circolazione: lo stupro è un delitto gravissimo e spesso anche le nostre ragazze e le nostre donne, che vivono senza una casa, ne sono colpite. Siamo tutti vicini alla giovane vittima,” aggiunge Grancea “ma siamo molto amareggiati dall’ondata di razzismo e violenza che ha colpito i Rom a Roma e in tutta l’Italia dopo la notizia dello stupro. Sarebbe ora” conclude l’attivista “che i politici e i media smettessero di accusarci di tutto ciò che di male avviene in Italia, perché siamo un popolo pacifico, che odia la violenza e non ha mai e poi mai partecipato a una guerra”. Il Gruppo EveryOne fa sapere infine di stare vagliando un’azione giudiziaria a livello internazionale e in collaborazione con altri organismi europei per contrastare i numerosi episodi di incitazione all’odio razziale e di propaganda razzista che avvengono, ormai impunemente, in Italia, e che spesso vedono quali istigatori alcuni politici, giornalisti e Autorità. “Secondo l’ultimo rapporto Istat,” proseguono i leader di EveryOne “solo il 10% degli stupri, in Italia, è opera di stranieri, ma i politici e le autorità puntano il dito in direzione di questi ultimi, seminando odio etnico e razziale. In particolare, dopo ogni stupro, vi sono amministrazioni locali che approfittano del clima di razzismo per sgomberare e perseguitare famiglie Rom, che non c’entrano niente con tali crimini, ma sono il capro espiatorio più facile da colpire. Lo stesso giorno in cui è avvenuto lo stupro di Roma, altre nove donne denunciavano violenze sessuali commesse da italiani: crimini ‘invisibili’, ignorati dai media perché sembra ormai che la notizia di uno stupro debba servire quale strumento dell’intolleranza”. Il Gruppo EveryOne ha recentemente incontrato a Budapest una task-force antirazzista che lavora a contatto con la Commissione europea per combattere l’antiziganismo e mettere a punto nuovi strumenti a tutela del popolo Rom. “Nell’Unione europea vi è grande preoccupazione per l’affermarsi di ideologie razziste e il rafforzarsi di movimenti xenofobi e neonazisti in Italia,” concludono gli esponenti del Gruppo “ma politici e autorità proseguono irresponsabilmente le loro politiche intolleranti, che pongono il Paese nella riprovazione generale e ritardano i processi europei di inclusione delle minoranze. Non a caso, qualche giorno fa il Parlamento di Navarra ha emanato un documento ufficiale, ratificato dal governo di Spagna, che condanna la persecuzione condotta dalle Istituzioni italiane contro l’etnia Rom”.

"Bruciamo tutti i rom nella stufa"Su Internet esplode la rabbia razzista. Facebook: 176 mila inviti all'odio

«Dopo la spazzatura di Napoli bruciamo gli extracomunitari fuori legge». «Se li trasformiamo in pellets per la stufa ke puzza in casa! Cacciamo tutti questi zingari». «Ai perbenisti: andatevene a quel paese! Vi pare che dobbiamo farci delle remore?». Benvenuti nel gruppo di Facebook «Trasformiamo gli zingari in pellets», 12.451 associati. Interessi comuni: salute e benessere. Tema discusso: risparmio energetico. Basta voltare pagina e si trova un altro «gruppo di amici», 9631 per l’esattezza, che si scambiano altri messaggi: «Accendi anche tu un fiammifero per dare fuoco a un campo rom». Di community anti-zingari, fra gli indirizzi italiani del più celebre social network del pianeta, ce ne sono centinaia: «Molotov sui campi rom», «Più rhum, meno rom», «Liberiamo Brescia dagli zingari». Everyone, una ong per i diritti umani che si è presa la briga di contarle, si è arresa pochi giorni fa a quota 176 mila utenti iscritti.«Aumentano ora dopo ora - confermano Roberto Malini e Dario Picciau, responsabili della ricerca -. Su Facebook siamo abituati a trovare di tutto, anche chi inneggia alla mafia. Ma c’è spazzatura e spazzatura: dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza sembra che i gruppi intolleranti facciano reclutamento online». Ma non aspettatevi che dietro al monitor ci siano i soliti estremisti naziskin. Le facce pulite di chi se la prende con zingari ed extracomunitari raccontano altro: padri di famiglia, universitari, ragazze, mamme preoccupate e persino un poliziotto. «Qualunque magistrato potrebbe indagare per incitamento all’odio razziale - spiega l'avvocato Mariella Console dell'Asgi, un'associazione di legali che si occupa dei diritti dei migranti. In realtà si muove poco o niente. E molti marciano sull’impunità».«Con la scusa della libertà d'espressione si diffonde una cultura molto pericolosa - confermano gli avvocati fiorentini Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi -. Oscurare i siti è un'operazione lunga e complessa». Tanto, se non si trovano su Facebook, si incontrano allo stadio tra svastiche e insulti ai calciatori di colore. Altrimenti si vedono ai concerti. Il tam tam è in Rete. Il genere si chiama Nazirock. I Gesta Bellica di Verona hanno scritto la canzone «Il capitano», come Erich Priebke, ufficiale delle SS alle Fosse Ardeatine. Il filone nostalgico tira sempre. Se il saluto romano è pericoloso - ci sono pur sempre la legge Mancino e la Costituzione - basta uno stemma sul giubbotto. Basta il doppio numero «88», chi vuol capire capisce. H è l’ottava lettera dell’alfabeto. «88» fa HH, che tradotto vuol dire Heil Hitler. Poi ci sono i testi sui problemi di oggi e i nemici di sempre. Sempre i Gesta Bellica se la cantano: «Tu rosso compagno di negri e immigrati, vigliacco senza onore». I «Cuore nero» inneggiano alla «legittima offesa». Ma alla fine tornano sempre lì, allo stadio: «La curva frana sulla polizia italiana, quei figli di puttana». La polizia italiana li tiene d’occhio. I dati sono frammentari perchè non si capisce mai dove finisca la noia di vivere e dove cominci il razzismo.Nel 2006 in Italia sono state registrate 97 aggressioni a sfondo xenofobo. Nel 2005 erano state 61. I processi e le retate per fatti specifici o per la legge Mancino non si contano. Forza Nuova, 108 mila preferenze alle ultime elezioni politiche, è il volto presentabile. Il Veneto Fronte Skinhead si muove solo nel Nord-Est. Il gruppo Orion lo conosce nessuno. Sul sito ieri si ricordava il genetliaco di Hans F.K. Guenther «cattedra di antropologia a Jena, nazionalsocialista dichiarato, vittima delle “persecuzioni democratiche dei vincitori” dopo il ‘45». Citazione raffinata. Che fa a pugni con quelli che a sentire la parola Hobbit pensano al gruppo rock, mica a J.R.R. Tolkien. Citato almeno quanto Ezra Pound, che ha dato il nome a Casa Pound a Roma, il primo centro sociale della destra radicale in Italia, area Fiamma tricolore. Seguito a Milano da Cuore Nero, che promuove decine di incontri. Dove i libri sul revisionismo vanno forte. Dove si ascolta Radio Bandiera Nera. E se no ci si incontra in Rete.


fonte: La Stampa

23 febbraio 2009

Bologna: Aggressione fascista all’iniziativa "Chiudere Casapound!"persone assalite con cinghie e catene

Un centinaio di persone si sono ritrovate questa mattina alle ore dieci presso il centro sociale Atlantide di Porta Santo Stefano a Bologna per dare vita ad un volantinaggio di massa all’interno della campagna "Chiudere Casapound Ora!" lanciata e promossa da diversi gruppi del territorio bolognese: il centro sociale Tpo, l’ Assemblea Antifascista Permanente e Antagonismo Gay.Le persone si dividono in diversi gruppi che percorrono le vie del quartiere entrando nei bar, nei supermercati, nei negozi, fermando le persone per strada. L’obiettivo è parlare, chiedere, raccontare. Raccontare un movimento eversivo di destra, in crescita in Italia, che si autodefinisce "fascista del terzo millennio", che produce una politica concreta di aggressioni contro migranti, soggettività non conformi, studenti di sinistra, centri sociali e sedi politiche. L’obiettivo è promuovere, senza ambiguità, la chiusura della loro sede in città e più in generale la riduzione a zero dell’agibilità politica e culturale delle organizzazioni di estrema destra.La considerazione di base da cui nasce la campagna è che queste organizzazioni siano molto pericolose. E le prove sono innumerevoli documenti di inchiesta e documentazione raccolti dalle realtà promotrici. In Piazza Castiglione 5 c’è un’organizzazione politico- militare organizzata su base nazionale. Capace di intervenire, colpire, crescere. Questo è Casa Pound.Il tentativo di "italianizzare" territori considerati usurpati dall’immigrazione è palese e rivendicato.Durante il volantinaggio, nei pressi di via Orfeo, un gruppo di aderenti a Casapound sbarra la strada a chi stava volantinando. Prima partono le minacce: "Questo è il nostro quartiere" e poi l’aggressione con catene e cinghie. Spuntano anche due coltelli, ma, fortunatamente, servono solo per minacciare e non vengono usati. Questa non è un eccezione. Questa è la loro pratica politica, se non fosse chiaro a chi ancora crede di avere a che fare con un gruppo innocuo, embrionale, un ologramma del passato.Il tutto viene raccontato ai giornalisti poco dopo, dentro i giardini Margherita, durante una conferenza stampa che ricorda anche l’importante iniziativa di domani, organizzata dall’Assemblea Antifascista Permanente contro il presidio di Forza Nuova, e lancia un appuntamento per Lunedì alle 12 con i giornalisti. Sarà un week end intenso: c’è da capire chi ha aggredito con frasi razziste tre ragazzi davanti ad un circolo Arci, venerdì notte. Uno dei tre, un ventunenne abruzzese, e’ stato anche colpito con una manganellata in testa e si e’ dovuto fare medicare, all’ ospedale Maggiore, una ferita, guaribile in sette giorni, c’è l’aggressione di oggi durante il volantinaggio, ci sono i cortei xenofobi lanciati da Forza Nuova per difendere "le loro donne" dagli "stupri etnici". E chi ci "difende" dai loro raid squadristi?E poi c’è un’altro episodio ancora da chiarire: il fermo di Emiliano, un attivista del Tpo, da parte delle forze dell’Ordine, al termine dell’iniziativa in Santo Stefano. E’ un ragazzo giovane ed incensurato, arbitrariamente fermato e portato in Questura con la scusa di essere identificato, rilasciato proprio mentre si concludeva la conferenza stampa ai giardini.

fonte: Global project

Luca Rossi... uno di noi

Siamo sul finire di febbraio, il 23 febbraio dell’anno 1986, in piazzale Lugano nella Bovisa a Milano. E' sera, Luca e Dario, giovani militanti e studenti universitari militanti di Dp, ventenni, stanno correndo per prendere la filovia in Piazzale Lugano. Hanno l’ennesimo appuntamento, stavolta con un amico, e insieme tante cose da intraprendere, da dire, da realizzare nella città.La passione e la vita, la dolcezza e la lotta glielo consentono. In comune hanno anche lo stesso desiderio: capire come va questo maledetto mondo, quindi osservarlo, studiarlo, frequentarlo e non da ultimo cambiarlo alla radice affinché smetta di essere minaccioso e ingiusto e diventi un luogo ospitale e accogliente per tutti gli esseri viventi, umani inclusi.L’ideale dei vent’anni è generoso, testardo, senza paura; è il sogno più bello che vorrebbe occupare le strade, l’affermazione entusiasta del possibile, la corrente calda che attraversa la città di ghiaccio e non dimentica gli impegni presi.E il reale? Il reale non sogna mai, se ci prova genera incubi.Poco distante, in un altro punto della stessa piazza, alcune persone discutono animatamente, scoppia una rissa. S.P., 27 anni, in forza alla Digos, fuori servizio, estratta la sua pistola d’ordinanza e piegate leggermente le ginocchia in posizione di tiro punta e spara. Due colpi lacerano l’aria: una traiettoria dall’esito micidiale collega il reale all’ideale. Improvvisamente Luca è a terra ferito a morte.Uno dei proiettili lo ha raggiunto al fianco di rimbalzo.La sua vita è straziata: morirà durante la notte, in ospedale

20 febbraio 2009

ROMA: FERRERO, GRAVE AGGRESSIONE NEOFASCISTA A IMPIEGATO DIREZIONE PRC

Una ''gravissima aggressione'' e' stata subita poche ore fa da un militante di Rifondazione che lavora alla sede della Direzione nazionale del Prc a Roma''.
A denunciarlo e', in una nota, lo stesso segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero che parla di una aggressione ''brutale ad opera di un gruppo di militanti di estrema destra che stazionava a pochi passi dalla sede nazionale del Prc con la scusa di attaccare manifesti proprio sotto la sede''.
''Il ragazzo che lavora al Prc e che e' stato pesantemente aggredito si trova in questo momento al Pronto soccorso dell'ospedale Policlinico di Roma e sporgera' denuncia contro ignoti'', ha aggiunto Ferrero che ha definito ''inaccettabile che a meno di 20 metri dalla sede nazionale del Prc sia permesso a militanti dell'estrema destra di agire indisturbati, di propagandare le loro idee politiche fasciste e antisemite e di aggredire a freddo chi qui pacificamente vi lavora''.


Fonte: Asca

Roma: Brutale aggressione fascista presso la direzione nazionale del Prc

Intorno alle 15 una squadraccia fascista ha aggredito i compagni che in qual momento si trovavano all'ingresso della sede nazionale di Rifondazione Comunista in viale del Policlinico. Un compagno che lavora presso la direzione è ferito è si trova tuttora ricoverato in ospedale per accertamenti.

Testimonianze: VALERIO VERBANO , UNO DI NOI

Il 22 febbraio 1980 a Roma , il giovane autonomo Valerio Verbano veniva trucidato davanti agli occhi impotenti e allucinati degli anziani genitori , già sequestrati con un sotterfugio dai killer che attendevano il rientro di Valerio, la cui reazione alla sorpresa di trovarsi i fascisti in casa venne presto soffocata nel sangue.
Sono trascorsi quasi 30 anni da quel barbaro crimine. I vigliacchi assassini di Valerio ,i fascisti dei Nar, rimangono anonimi ; aldilà di tante congetture ed inchieste, dell’instancabile impegno di mamma Carla , tacciono soprattutto per la vergogna di passare alla storia dei peggiori infami di tutti i tempi : a quel punto la loro vita non varrebbe un centesimo !
Nel conflitto irriducibile che divide gli antifascisti dai fascisti, voglio ricordare un’altra pagina criminale di 37 anni fa, ai più sconosciuta. Quando a Napoli, all’alba del 25 gennaio 1972, il compagno universitario Vincenzo De Waure di 21 anni, al culmine di numerose aggressioni subite dai fascisti venne colpito a morte e bruciato ancora vivo : anche in questo caso, vale il ragionamento fatto per Valerio ,sui criminali autori rimasti anche per De Waure impuniti .
Necessario ricordare, necessario inorridire ! Le storie oggi sono peggiorate. Peggiorate a causa del degrado morale e materiale del ceto politico della 2° repubblica, che ha fatto del superamento delle ideologie e del revisionismo , la chiave di volta per dedicarsi esclusivamente al carrierismo e all’affarismo.
Non fa piacere, fa ribrezzo, udire le bocche istituzionali di Fini e Alemanno dichiarare “ essere antifascisti” , sapendo quanta ipocrisia e calcolo c’è in questo atteggiarsi revisionista ; mentre nei fatti continuano a dimostrarsi fascisti con i Rom e i centri sociali, con chi aggredisce migranti,diversi e studenti. C’è sempre una buona scusante , un’esimente, per il truce comportamento dei vari clan nazifascismi, C’è il placet alle scorrerie, ai pogrom, alle ronde, all’uso diffuso dell’esercito.
Aggiungiamoci lo scenario di fondo . Del clima generale di smobilitazione dei valori della Resistenza che hanno determinato l’atto fondativo della Repubblica democratica.. Del decadimento dei partiti e delle istituzioni che hanno tradito la Costituzione . Della negazione o selezione clientelare dei diritti sanciti dalla Carta Costituzionale, ovvero del rifiuto e criminalizzazione del diritto ad un lavoro-reddito dignitosi, del diritto alla casa e servizi, alla salute, ai saperi, alla cultura , all’ambiente salubre e pulito, del diritto di asilo , del ripudio della guerra.
In questo scenario di abbandono è tornato prevalente il “ fai da te, tanto sono tutti uguali “ , incarnato soprattutto dal popolo minuto spinto e tenuto ai margini del sistema e dall’enorme massa di precari e malpagati che spesso vivono alla giornata. Un divenire cinici e disillusi(“qualunquisti”)
stante le pessime condizioni economiche e sociali , ben prima di cominciare a lottare per invertire un destino baro e segnato.
Saltando così la tradizione alla lotta, che fu di tante borgate,ghetti e quartieri dormitori romani – sostenuta , fino a diventare un modello di vita dedicato alla Rivoluzione Sociale, dalla generazione degli anni ’70 , che suscita in permanenza attenzione e confronto per i vantaggi acquisiti – ci si ritrova nel vuoto, nella passività dell’esistente o peggio nel rifugio o esaltazione della propria condizione, dove si sviluppa la mentalità da branco !
In questa degradante condizione, prende corpo il disprezzo dell’altro - del diverso quartiere,
squadra sportiva, atteggiamento politico, abbigliamento, fino a sconfinare nel colore della pelle - e di una nemicità che assume i connotati dell’annientamento nell’agire in branco.
Ecco così che rispunta prepotente l’addestramento ad offendere, a colpire, ad uccidere .
Le lame, soprattutto i famigerati coltelli a serramanico portati-branditi-usati , sono divenuti la triste e torva divisa del “moderno-contemporaneo”fascista ; della mentalità e dell’agire fascistoide che alligna e a cui si modellano i membri del branco, la coatteria di molte curve e rioni degradati.
In questo mutato orizzonte si inquadrano le centinaia di coltellate già esercitate “contro i nemici” in gran parte d’Italia. Scatenate in apparenza da motivi banali - uno sguardo di troppo, la sigaretta negata, l’occhiata alla donna, un sorpasso maldestro - se non deliberatamente contro comunisti e “ zecche”, ma tutte riconducibili a quella mentalità devastata - a cultura-zero - prossima se non fascista!
Questa mentalità bacata, deviata,invasata, fascista , ha armato le mano che hanno assassinato compagni come Dax, Renato,Nicola , vari giovani, donne, rom e migranti.

MAI PIU’ ! Intanto, perché siamo contro la pena di morte. Poi, perché odiamo la violenza come sistema , il sadismo, la vigliaccheria contro gli ultimi,i deboli, i diversi, gli isolati ; perché , predichiamo che nello scontro politico sia garantito il valore dell’umanità, il sollievo ai feriti,il rifiuto della tortura, la tutela del prigioniero,il rispetto dei morti.
Ma attenzione , non attrezzarsi a praticare la legittima difesa in una situazione già compromessa è una colpevole mancanza di autotutela , oltre che un suicidio politico annunciato .
L’antifascismo, è il riconoscere che il pericolo fascista è presente nella società. Che persiste ,in quanto la società in cui viviamo- dal dopoguerra alle attuali mutazioni, non ha voluto fare fino in fondo i conti con la propria storia, fino a cancellare alla radice l’impronta del ventennio e dello stato autoritario; permangono come iperboli ed abissi : il Codice Rocco e il Tulps, norme razziste, leggi corporative, Ordini professionali , caste,gerarchie,Concordato, scuola selettiva , residui coloniali, le stele e i monumenti fascisti, i tombini con i fasci littori.
Se il pericolo c’è , l’antifascismo non può essere solo “ la ragion dell’anima” , ma va praticato, reso militante, a significare il tratto distintivo di una formazione della personalità tesa ad acquisire e a respirare “ uguaglianza, fraternità, solidarietà” , contrari ed opposti a “ egoismo,sopraffazione, esclusività”.
Non è stato né sarà “ un pranzo di gala” : il contrasto dello Stragismo di Stato insegna !
E’ una sfida al sistema di potere , tesa a realizzare la nuova società attraverso la riappropriazione dei bisogni negati e dei diritti universali, la liberazione dai rapporti di produzione, dai vincoli proprietari, dai ruoli .
Il sacrificio del giovane autonomo Valerio Verbano è inscritto in questa vicissitudine.
Non si può capire la profondità del suo arguto impegno se non si inquadrano i terribili avvenimenti che caratterizzarono il paese dal ’68,durante la lunga stagione stragista iniziata con la Strage di P.za Fontana , passando per i moti del ’77 e la resistenza contro lo Stato e le bande armate fasciste.
Quando, a quella generazione insorgente che voleva rivoluzionre l’Italia e il mondo, già nel ‘69 si contrappose lo Stragismo di Stato e la manovalanza fascista, con bombe mortali nelle banche-piazze-treni-stazioni , con assassinii di compagni ( Pinelli,Varalli,Zibecchi, Serantini,Lupo,…..), con torture e prigionia ( Valpreda e centinaia di antifascisti). Successivamente , dal ’77 all’81 le leggi emergenziali e le bande armate di Kossiga ( Gladio compresa) , quelle della nuova destra, misero in atto disegni criminosi ai danni del moto popolare che ebbe come protagonisti il Movimento ’77 e l’autonomia operaia.
L’antifascismo militante e il prezioso lavoro di controinformazione realizzato da giovani come Valerio, ebbe la meglio e mise a tacere il nuovo squadrismo ( si arresero).
In questa resistenziale impresa persero la vita numerosi compagni a cui perennemente rendiamo memoria e tributo : Walter Rossi,Roberto Scialabba,Benedetto Petrone , Ivo Zini, Valerio Verbano,………….
Lo smascheramento dello stragismo dei NAR , le loro relazioni con la grande criminalità ( banda della Magliana, Loggia P2 , mafia), le protezioni di cui godevano in ambienti borghesi, nei partiti, nella magistratura e apparati dello stato, fu un lavorone di Valerio e compagni .
Il Dossier che i Nar ( e non solo) cercavano da Valerio ,era tanto prezioso da causarne la morte !
Copia del Dossier ( sequestrato dalla Digos il 20/4/79 nella perquisizione- arresto : Valerio, si fece 7 mesi di carcere per detenzione di una pistola) , la pistola che lo uccise, il passamontagna e un guinzaglio lasciati dai Killer, il “ faldone portante” ( uno dei 2 dell’Istruttoria) , sono presto spariti dall’Ufficio Corpi di Reato e dall’Archivio del Tribunale, a testimonianza degli intrighi intorno alla verità su Valerio, gli stessi di cui abbiamo parlato sulle Stragi di Stato.
Il popolo italiano sovrano non deve sapere come in verità sono andate le cose dal ’68 ad oggi.
Al tempo dell’assassinio di Valerio , il giudice romano Mario Amato era giunto a buon punto nelle indagini incrociate su quegli intrighi ( utilizzando anche il Dossier), tanto da rendere necessaria la sua eliminazione , che puntualmente avvenne per mano Nar il 23/6/1980.
Aldilà della scontata rivendicazione Nar dell’assassinio di Valerio, rimangono introvabili esecutori e mandanti,per il solo fatto che quando ci sono di mezzo anche i servizi e la malavita, “ diventa impossibile “ risolvere i casi. Cadrebbero presto le argomentazioni sul presunto “ spontaneismo armato “ dei Nar e di altre bande fasciste: rivelerebbe ancora una volta le trame imbastite dallo “stato parallelo” ( con l’utilizzo dei fascisti in chiave anticomunista) ai danni della sinistra e della trasformazione della società.
La verità storica e popolare ha già condannato per le Stragi, fascisti-DC-apparati dello Stato.
Così come ha attribuito l’assassinio materiale di Valerio ai Nar, aldilà di altri possibili mandanti.
Per tutte le generazioni presenti e a venire , Valerio rimane il simbolo amatissimo dell’antifascismo militante, di quei nuovi partigiani che dal ’68 in poi sacrificarono la loro gioventù ed anche la vita per sconfiggere lo stragismo e per impedire che possa riprodursi in forme più subdole e atroci.
Per la riconoscenza e l’amore grande verso quel giovane di 19 anni che si è sacrificato per valori universali , da quel tempo e ancora in futuro, migliaia di nascituri in Italia e nel mondo si chiameranno Valerio e Valeria.


Vincenzo Miliucci

Il Governo vara il decreto anti stupri: sì alle ronde, ma sotto controllo dei prefetti

A Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri vara il decreto legge che contiene “misure urgenti in materia di sicurezza e contrasto alla violenza sessuale”. Il disegno di legge è stato fatto per il clamore che le violenze hanno suscitato, ma gli stupri nel 2008 sono diminuiti del 10. Lo rende noto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, illustrando il dl anti-stupri approvato dal Cdm. Berlusconi afferma che questa diminuzione del 10 vale anche per la citta’ di Roma. Tra le misure approvate dal Consiglio dei ministri, anche una norma che consente ai sindaci di avvalersi di associazioni dicittadini non armati, in coordinamento con i prefetti. Il decreto anti-stupri è stato approvato dal Consiglio dei ministri dopo un lungo dibattito al termine del quale sono state accolte le proposte della delegazione di Alleanza nazionale. Lo ha riferito il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, lasciando Palazzo Chigi. “Il decreto è stato approvato all’unanimità – ha detto il reggente di An – abbiamo proposto alcune modifiche. La principale è quella che prevede che a fare le cosiddette ‘ronde’ siano prevalentemente associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato”. Inoltre, ha aggiunto La Russa, “ci sarà un coinvolgimento rafforzato del comitato provinciale sulla sicurezza”.
Per Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, il tema della sicurezza è, un tema vero e serio, ma si affronta lavorando per ricostruire i legami sociali che, nella nostra società, si sono rotti e reprimendo i delinquenti. In uno Stato che ha oltre mezzo milione di addetti alla sicurezza, continua Ferrero si tratta di far funzionare e dotare queste ultime di mezzi adeguati, ma l'idea di ricorrere alle "ronde" di cittadini per reprimere il crimine, come deciso oggi dal governo, è una misura soltanto propagandistica, che aumenterà il razzismo già presente in modo fortenella nostra società e che farà solo danni, innanzitutto a quei legamisociali che sarebbe necessario ricostruire

Il Prefetto di Bologna si allinea alle direttive di Maroni. Gravi limitazioni al diritto di manifestare.

Il giro di vite annunciato e voluto dal Ministro Maroni arriva anche a Bologna. A partire dai prossimi giorni saranno vietate le manifestazioni politiche nel centro storico sia nelle giornate di sabato che di domenica. Nella giornata di ieri la Prefettura di Bologna ha recepito le direttive del Ministro Maroni sulle limitazioni imposte alle manifestazioni pubbliche. Limitazioni sia per quanto riguarda i giorni che le zone. A partire dalla prossima settimana, infatti, saranno vietate le manifestazioni in centro nei fine settimana, da sabato pomeriggio a tutta la giornata di domenica. In particolare le zone inaccessibili saranno quelle che storicamente sono attraversate da cortei e manifestazioni, Piazza Maggiore, con annesso Nettuno e Re Enzo, la famosa "T" (Rizzoli, Ugo Bassi, Indipendenza) e Piazza S. Stefano. Ovviamente tutto ciò riguarda solo le manifestazioni politiche e non certo quelle religiose o culturali, giusto per non lasciare dubbi sull'obiettivo del decreto. In ogni caso la Questura si riserva di valutare caso per caso, sulla base di presunte garanzie che gli organizzatori dovrebbero offrire, la possibilità di restringere ancor di più i divieti. Infine, ciliegina sulla torta, il prefetto si è affrettato a chiarire che nel periodo elettorale verrà applicata una disciplina apposita che non lederà la possibilità per partiti e candidati di svolgere la campagna elettorale, sancendo così, di fatto, una disparità tra i partiti della politica istituzionale da una parte, ed i movimenti e le forme politiche autorganizzate dall'altra.


Caso Lonzi: incontro tra medico legale e Pm

"Marcello Lonzi è stato colpito con un corpo contundente. A seguito di questo il suo cuore si è fermato". E' questa la perizia medico legale di parte del dottor Marco Salvi che da tempo ha preso in mano l'incarico direttamente dalla madre di Marcello Lonzi, Maria Ciuffi. Ieri mattina tre ore di contraddittorio nella stanza del sostituto procuratore che aveva convocato per l'occasione un medico legale da Siena. I due dottori e il sostituto procuratore hanno rivissuto, da un punto di vista medico-giuridico, quel drammatico giorno dell'11 luglio del 2003, data in cui Marcello Lonzi fu trovato morto all'interno della sua cella del carcere delle Sughere. In via Falcone e Borsellino immancabile la presenza di Maria Ciuffi che dopo cinque anni e mezzo continua a non darsi per vinta e a cercare la verità. "E' passato tanto tempo da quel terribile giorno", ha commentato Maria Ciuffi fuori dai locali della procura della Repubblica, "ma in questi anni nessuno mi ha ancora saputo dire perché è morto Marcellino. Il come, adesso, me lo sono sempre di più chiarito. Ma il perché non mi è dato di saperlo. E a distanza di cinque anni e mezzo penso che sia un mio diritto saperlo". Gli indagati attualmente rimangono tre sul registro del pm Antonio Giaconi, l'ex compagno di cella e due guardie penitenzierie.


fonte: Il Corriere di Livorno

19 febbraio 2009

Parma:Sgombero del Mariano Lupo è iniziato il processo a carico dei compagni.

Si è aperto ieri mattina il processo agli occupanti del Mariano Lupo, il centro sociale sgomberato nel 2005 da polizia e carabinieri dopo un tentativo, andato male, eseguito dalla polizia municipale. Lo sgombero dei vigili urbani fu bloccato dai militanti che oggi devono difendersi dalle accuse di occupazione e resistenza. Tra i dieci alla sbarra uno è imputato anche per lesioni, accusa che i diretti interessati rispediscono al mittente: "Siamo noi le vittime, non i vigili urbani".
Per testimoniare la loro verità i sostenitori del collettivo nei giorni scorsi sono scesi in piazza e armati di volantini hanno criticato la politica sulla sicurezza del Comune di Parma. "Il nucleo speciale dei vigili urbani coinvolto nel fermo di Emmanuel Bonsu - hanno detto dal loro banchetto di piazza Garibaldi - è lo stesso che fu coinvolto nel tentato sgombero del centro sociale, quello per cui oggi siamo sotto processo. Uno dei vigili agli arresti domiciliari, uno dei sospesi e la stessa Emma Monguidi erano presenti. Crediamo di poter dimostrare la loro inattendibilità, o almeno ci proveremo". Cominciando da un particolare, i manganelli. I vigili urbani negarono sempre di avere avuto in dotazione degli sfollagente. Lo fecero in quell'occasione e anche nei giorni successivi al fermo di Emmanuel Bonsu. "Eppure allo sgombero del Mariano Lupo avevano dei manganelli di ferro, molto diversi da quelli di ordinanza della polizia, più pericolosi. Li avevano e li hanno usati". I militanti hanno organizzato un presidio di solidarietà nei confronti degli imputati: battaglia politica fuori dal tribunale e legale in aula.


fonte: La Repubblica

Torino: 1 anno di condanna agli studenti antifascisti

Il Tribunale di Torino ha condannato oggi 3 studenti antifascisti dell'Università cittadina a 1 anno (per 2 studenti, 11 mesi per il terzo) per "resistenza, lesioni e minacce a pubblico ufficiale". Nei fatti sono stati ritenuti rei di aver partecipato ad un presidio di contestazione contro la presenza di esponenti del Fuan all'interno dell'università nella primavera del 2007. Il presidio si concluse con 2 violenti cariche della Polizia fino al primo piano dell'ateneo, ferendo uno studente (3 punti di sutura e un trauma cranico) e non lesinando generose "attenzioni" anche a altri studenti che attraversavano l'atrio, così come nei confronti di un lavoratore dell'università.Fatto non secondario, neofascisti, Digos e Polizia entrarono nell'ateneo mezz'ora prima dell'orario d'apertura dell'università senza alcuna autorizzazione da parte del Rettore.Una condanna politicaLa gravità della sentenza sta tutta nella sproporzione tra quanto realmente commesso e quanto viene comminato agli studenti (1 anno di reclusione), studenti che furono selvaggiamente caricati e che cercarono di difendersi facendosi scudo di quanto presente nell'atrio (bacheche mobili e bidoni della spazzatura). Fatto ancora più grave, le ragioni addotte dal Pm Tatangelo (una carriera costruita sulla persecuzione dei movimenti) per giustificare la sentenza. Il Pm chiedeva di condannare gli imputati non per quanto da loro realmente commesso ma per la loro identità politica e per la loro biografia militante: un altro esempio di interramento dell'habeas corpus. Da ricordare che la detenzione domiciliare cautelativa di 20 giorni inflitta ai tre studenti fu sospesa dal Tribunale del Riesame per evidenti discrepanze tra la ricostruzione soggettiva dei Digos e quanto ripreso i video dalle copiose telecamere delle forze dell'ordine.Il giudice ha però deciso di accettare le ragioni del Pm... Dopo gli arresti cautelativi ci fu un'importante mobilitazione nell'università cittadina e numerosissimi attestati di solidarietà da collettivi universitari di tutto il paese. Gli studenti del collettivo universitario autonomo hanno oggi ribadito in una conferenza stampa le ragioni dell'antifascismo e la volontà di continuare a mobilitarsi su ogni livello possibile di lotta: saperi, diritti, antirazzismo,antifascismo!
fonte: Infoaut

Andare oltre la repressione. Un appello degli operatori di Trieste

Dal 12 al 14 marzo si terrà a Trieste la Conferenza Nazionale sulle droghe, organizzata dal governo. Verrà sigillata la linea repressiva e di esteso controllo sociale che in tanti anni ha prodotto i risultati che si conoscono: maggiore repressione e maggiori consumi. Le modalità con cui è stata preparata [con tempi ridottissimi, con numerosissime sessioni pensate come brevi spot, con interventi preordinati e «blindati», senza il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei servizi pubblici e del privato sociale, degli operatori, dei consumatori, dei cittadini] sono una conferma che questa Conferenza: non sarà il luogo di un confronto approfondito, partecipato, libero e democratico non sarà il luogo dove verranno laborate politiche condivise non sarà il luogo dove si potrà esprimere liberamente posizioni critiche e proposte. non sarà il luogo delle decisioni erchè tutto è già deciso dalla politica ideologica del governo. (continua)

Testimonianza: Le prime ronde a Torino

Ieri a torino la prima ronda fascista di Stato, 30 camerati di Azione giovani con pettolina gialla catarifrangente e basco bordeaux (con tanto di cane che fa tanto sbirro!) hanno passeggiato indisturbati nei quartieri con l'aggravante di essere scortati da ben 3 camionette della polizia. Solo pochi i passanti e i compagni che hanno seguito il triste corteo urlando che erano Ronde fasciste antidemocratiche e indecenti.
Torino medaglia d'oro della resistenza continua a resistere.
Come si fa a filmarli e a denunciarli ora che sn legali e spalleggiati dalle forze dell'ordine??
Sono arrivati gente! Sono tornati !
Fuoriusciti dalle fogne, appoggiati e legittimati dallo Stato
Alessandra C
via mail

Latina e Pisa: ancora molotov e raid razzisti contro i rumeni

Continuano gli attentati e i raid razzisti a danno di alcuni cittadini rumeni. Ieri un attentato intimidatorio si è verificato vicino Latina, tra alcuni abitanti che vivono in rifugi di fortuna ai margini di via Pionieri, nella zona del Canale delle Acque Medie. La Questura parla di ignoti che a bordo di un ciclomotore hanno lanciato due molotov verso le baracche dove in quel momento dormivano gli stranieri.Fortunatamente le bottiglie si sono infrante sul prato e non c'è stato alcun ferito. A Pisa un incendio forse di origine accidentale si è sviluppato coinvolgendo dieci baracche abusive a Ponte della Cittadella, in pieno centro storico della città toscana. I vigili hanno subito spento l'incendio e allontanato i presenti. Anche qui fortunatamente non ci sono persone coinvolte.

Una battuta da ignorante non si scherza su questi drammi.

Marco Bechis, regista di "Hijos" e "Garage Olimpo", film che raccontano le torture e i delitti "Una battuta da ignorante non si scherza su questi drammi" Mi fa quasi tenerezza, parla delle tragedie di un Paese come se parlasse di calcio o di uno show serale.

«A volte Berlusconi mi fa quasi tenerezza, è così ignorante dei drammi della nostra storia recente che mette tutto sullo stesso piano, parla dei desaparecidos come se parlasse di calcio o di uno show del sabato sera. È inevitabile che ferisca la suscettibilità di altri paesi, di altre vicende, che conosce per sentito dire e che finiscono nel frullatore delle sue barzellette semplicemente perché non gli interessano».Marco Bechis, il regista che ha raccontato in "Garage Olimpo" gli orrori della dittatura argentina, non è sorpreso dalla gaffe di Berlusconi. «Me l´aspettavo prima o poi...». Andrebbe ignorato?«No niente affatto. Bisogna sempre sottolineare quando ci sono questo tipo di superficialità. Il premier di un paese non può parlare con leggerezza di una tragedia come la strage di migliaia di argentini (e italo-argentini), purtroppo però con Berlusconi ormai ci siamo abituati a questo genere di battute. Per lui è una battuta come tante. Piuttosto mi colpisce un´altra cosa e se mi permette critico i giornali. Ho come l´impressione che alcune cose vengano fatte diventare importanti ad arte. Come per parlare d´altro e questo fa parte anche della strategia comunicativa di Berlusconi. Dico: s´è appena dimesso Veltroni da segretario del maggior partito d´opposizione, sta arrivando una crisi economica che potrebbe avere effetti spaventosi, e sembra che parliamo di questa gaffe quasi per parlare d´altro».L´Argentina ha convocato l´ambasciatore italiano, i parenti delle vittime protestano, forse servirebbero delle scuse...«Dico di più, rischiando anche di fare un po´ di fantapolitica. In Italia ci sono alcuni magistrati che stanno cercando di ottenere l´estradizione di Emilio Massera per processarlo. L´ammiraglio Massera è un massone piduista come lo è stato Berlusconi, era nella giunta insieme a Videla ed era uno dei massimi responsabili del lager dell´Esma, la Scuola di Meccanica della Marina argentina a Buenos Aires, dove iniziarono "i voli della morte" e dove migliaia di persone vennero torturate e uccise. Il governo argentino è sostanzialmente favorevole all´estradizione e al processo a Roma contro Massera per gli italo-argentini uccisi dai militari. Non vorrei che adesso tutta questa procedura si fermasse per questa crisi diplomatica tra i due paesi. E non vorrei, ma qui probabilmente esagero, che Berlusconi abbia voluto quella gaffe per creare l´incidente. Per mesi Massera si è sottratto ai magistrati italiani raccontando di vari malanni dovuti all´età ma, proprio in questi giorni, una commissione medica ha stabilito che può essere sottoposto a processo».

fonte: La Repubblica

18 febbraio 2009

Lampedusa:scontri tra migranti e forze dell'ordine,il cie in fiamme

La situazione di tensione che covava da alcuni giorni nel Cie di di Lampedusa è sfociata questa mattina in alcuni scontri tra i migranti e le forze dell'ordine, che hanno chiamato rinforzi. Secondo le prime informazioni alcune persone sarebbero rimaste ferite.I tafferugli sono scoppiati dopo che ieri un gruppo di circa 300 tunisini aveva cominciato lo sciopero della fame per protesta contro il trasferimento di 107 loro connazionali a Roma, in vista del rimpatrio coatto. Nella struttura, trasformata nelle settimane scorse dal Viminale da Centro di Prima Accoglienza e Soccorso a Centro di identificazione ed Espulsione, si trovano in questo momento 863 immigrati, in gran parte tunisini.Un incendio è divampato nel Cie di Lampedusa dopo l'uso da parte della polizia di lacrimogeni inseguito al tentativo dei migranti di forzare il cancello del lager. Una nuvola di fumo si leva alta dai capannoni di Contrada Imbriacola , dove ha sede il centro, ed è visibile anche dal paese. La struttura in questo momento è presidiata da polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Ed è ancora in corso l'incendio che ha gia' interamente distrutto una palazzina del Centro. Le operazione di spegnimento del rogo sono rese difficili, oltre che dal forte vento, anche dai pochi mezzi a disposizione. L'unico presidio dei vigili del fuoco e' infatti all'interno dell'aeroporto.
HANNO TENTATO LA FUGA - Il Cie è presidiato da polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Secondo la polizia ad appiccare l'incendio sono stati gli stessi immigrati. Un centinaio di tunisini hanno prima cercato senza riuscirci di sfondare dall'interno i cancelli della struttura e poi hanno ammassato materassi, cuscini e carta straccia per darli alle fiamme. Una palazzina del centro è distrutta. «Abbiamo verificato se qualcuno degli extracomunitari che ha tentato di forzare il cancello del centro d'accoglienza sia riuscito a scappare, ma nell'intero perimetro esterno della struttura non sono stati rintracciati fuggitivi - ha detto il questore di Agrigento Girolamo Fazio -. La rivolta è ancora in corso e soltanto nelle prossime ore potremo sapere a quanto ammontano i danni provocati nel centro e quante sono le persone, eventualmente, rimaste ferite».
SINDACO: «COLPA DEL GOVERNO CHE HA CREATO UN LAGER» - «Gli immigrati hanno dato fuoco al centro di accoglienza. Le fiamme sono arrivate a 10 metri di altezza - ha confermato il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis - e c'è una nube di fumo che minaccia anche il centro abitato e potrebbe essere tossica. In mattinata ci sono stati scontri fra forze dell'ordine e immigrati. Poi gli immigrati hanno appiccato il fuoco nella palazzina centrale e le fiamme hanno attaccato le palazzine vicine. Ci sono stati feriti». Martedì De Rubeis è stato sentito dai magistrati della Procura di Agrigento come persona informata sui fatti: «Mi hanno chiesto informazioni sui centri di accoglienza e su quello di Capo Ponente, il Cie, ma anche sul trattenimento di tunisini nel centro senza provvedimento del giudice». «La colpa è del governo che ha trasformato il centro in un lager - ha anche concluso il sindaco».
L’europarlamentare di Rifondazione Giusto Catania aveva visitato il Cie di Imbriacola solo due giorni fa. Al ritorno aveva detto: «La visita è stata scioccante. Mille persone sono accatastate in condizioni disumane e degradanti. Persone di categorie vulnerabili, rinchiuse lì solo per il fatto di essere tunisini: minori, potenziali richiedenti asilo, persone che hanno la possibilità di accedere al ricongiungimento familiare. Le condizioni di questo luogo non garantiscono assistenza sanitaria né legale». Anche Vittorio Agnoletto faceva parte della stessa delegazione dell’Unione europea, e aveva denunciato l’impossibilità per i richiedenti asilo, e anche per i non richiedenti, di fare ricorso contro il rimpatrio coatto. Solo dieci giorni fa, la notte tra il 6 e il 7 febbraio, dieci migranti avevano tentato il suicidio. Preferivano morire invece di essere rimandati in patria. Alcuni di loro avevano ingoiato lamette e bulloni, altri avevano cercato di impiccarsi con i propri indumenti.

Tre attivisti arrestati a Monfalcone

All'alba di martedi 17 febbraio, come chi ha qualcosa da nascondere o chi si vergogna di quello che fa, così si sono mossi questa mattina gli agenti della Polizia e dei Carabinieri per arrestare tre persone. Tre attivisti politici, conosciuti da tutti come persone che hanno rivendicato il diritto alla casa e libertà di movimento per i migranti, si sono battuti contro l’abominio dei CPT e hanno preso parte alle rivendicazioni sindacali messe in atto negli ultimi anni nei nostri territori. Hanno perquisito Officina Sociale prima di arrestarli, sequestrando ben trenta mozziconi di sigaretta (presunto corpo del reato), uno spazio sociale che proprio nella serata di sabato scorso aveva iniziato con la prima iniziativa pubblica di avvicinamento alla Conferenza Nazionale sulle Tossicodipendenze di Giovanardi, prevista a Trieste il 12, 13, 14 marzo prossimo, e forse questo è il modo di preparare il “confronto” e la “discussione”.Ma è qualcosa che parte da lontano; da anni tutto l’isontino subisce un controllo sociale esasperante, fatto di controlli dei ragazzini alla ricerca della canna assassina, di perquisizioni, corporali e delle abitazioni, fermi e minacce a parlare a far nomi….Maxi inchieste del nulla, che in molti anni hanno portato a indagare centinaia di persone trovando solamente pochi grammi di hashish e marijuana, quantità che mediamente vengono fumate da un questurino medio in una settimana. Fumo negli occhi, forse per coprire nomi non ancora usciti dal processo Lorito, l’ex vice Questore di Gorizia, sotto processo per consumo e traffico di cocaina.Ma allora perché questi arresti? Probabilmente il tutto risale alla precedente perquisizione del Bassa Soglia del Comune di Monfalcone all’interno di Officina Sociale a maggio dello scorso anno, perquisizione che non aveva portato al sequestro di niente, ma aveva fatto iscrivere diversi militanti nel registro degli indagati. Ma ora c’è fretta, e come i peggiori giocatori d’azzardo sanno, quando si perde bisogna rilanciare, anche se questo rilancio può portare a ulteriori perdite.Tutto probabilmente dettato da un urgenza: a fine mese il PM titolare dell’inchiesta se ne va da Gorizia e con gli scarsi elementi in mano c’è il rischio concreto che il prossimo non avvalli inchieste vuote e politicamente mirate.La provocazione è grave, gli arresti sono abnormi, l’inchiesta politicamente mirata; viviamo la realtà di questi territori e ci ostiniamo a non considerare ineluttabile l’imbarbarimento politico e sociale a cui stiamo assistendo, il peggioramento della qualità della vita, del tessuto di relazioni e socialità. Viviamo quell’incoscienza che ci fa dire che non abbiamo paura, non ci fate paura, quell’ottimismo della volontà nel cambiare lo stato di cose presenti e le vostre provocazioni le prendiamo come stimolo a non tacere, ad andare avanti. Potete solo arrestarci tutti, gli stessi “crimini” li abbiamo commessi assieme, ma non arresterete il ridicolo di cui vi state coprendo. Ci sarebbe da ridere, se non fosse drammatico: la drammaticità di persone in galera, di corpi reclusi, di tentativi di intimidire. Ma noi siamo qui, con la nostra rabbia, la nostra indignazione, la nostra voglia di esserci.Vi aspettiamo liberi, ma non vi aspetteremo con le mani in mano.

Spazi Sociali della Venezia Giulia

17 febbraio 2009

Raid contro i romeni nel Sassarese

Un raid contro i romeni perché "rubano il lavoro alla gente del paese": è successo ad Alà dei Sardi, in provincia di Sassari. Un gruppo di otto persone ha fatto irruzione nell'appartamento dove vivono tre cittadini romeni, due uomini e una donna. Ha minacciato lei con un coltello alla gola, picchiato uno degli uomini e devastato la casa. Il "commando" ha agito nella notte tra sabato e domenica. Le vittime, forse per paura di ritorsioni, non hanno sporto denuncia. Sono stati alcuni vicini ad avvisare i carabinieri. Gli inquirenti stanno cercando di individuare i responsabili. Sono molti i romeni che hanno trovato lavoro nelle cave di Alà dei Sardi e questo ha creato malcontento in paese. Questo non è il primo episodio razzista: poco tempo fa, sempre nel centro del Sassarese, erano stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco contro l'abitazione di un cittadino romeno.
fonte: La Repubblica

Lampedusa. Lo sciopero della fame di 300 migranti

Da questa mattina scioperano trecento migranti rinchiusi del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa. La decisione è stata presa per lanciare l’allarme sul trasferimento di 68 di loro, prima trasferiti a Roma e poi rimpatriati.«Duecento di noi ieri sera sono stati trasferiti a Roma e da qui 68 sono stati già rimpatriati. E presto gli altri faranno la stessa fine», hanno detto al telefonino alcuni di loro agli avvocati che sono stati al seguito nei giorni scorsi della delegazione di europarlamentari guidata dall’esponente di Rifondazione comunista, Giusto Catania.Nonostante lo sciopero della fame questa mattina sono stati trasferiti altri 107 cittadini tunisini già identificati che, a partire da oggi, saranno rimpatriati in Tunisia, dopo uno «scalo tecnico a Roma». Ieri mattina invece nove migranti sono riusciti a fuggire dal Centro. Due di loro si sono imbarcarsi, senza essere visti da nessuno, sul traghetto di linea per Porto Empedocle. Sette sono stati subito ritrovati in giro per le vie dell’isola da polizia e carabinieri. Le due persone di nazionalità tunisina si trovano, al momento, negli uffici immigrazione della questura di Agrigento dove gli agenti stanno cercando di capire se erano stati già muniti di decreto di rimpatrio coatto.


fonte: Carta

Lampedusa: scambiato per clandestino e picchiato dalla polizia

Mentre il disegno di legge 733 sulla sicurezza inciampa a più riprese nel corso del suo iter parlamentare, si moltiplicano i provvedimenti delle autorità locali contro gli immigrati ed i senza fissa dimora. Dopo l'esito dei processi per i fatti di Genova, più che in passato, dilaga tra le forze di polizia la "libertà di manganello". I casi denunciati sono sempre più numerosi in tutta Italia, ma spesso anche la denuncia è impedita dalla minaccia di ritorsioni.. Come riferisce il giornale La Sicilia, a Lampedusa un cittadino italiano, mentre stava telefonando in una cabina vicino all'aeroporto, è stato scambiato per "clandestino"e bastonato senza preavviso dalle forze dell'ordine. Come se fosse normale colpire alle spalle una persona, sulla base di un sospetto di clandestinità, prima di accertare la sua effettiva identità. L'uomo è stato trasferito da Lampedusa all'ospedale di Palermo per accertare la gravità delle lussazioni alle spalle. Il clima che si respira a Lampedusa è sempre più pesante ed una vicenda come questa rischia di avere pesanti conseguenze sull'immagine dell'isola e sulle sue prospettive economiche basate sul turismo.Quando la magistratura si limita ad applicare la legge senza farsi condizionare dai diktat dell'esecutivo, si sollecita un ritorno al controllo gerarchico dei giudici, se non ad un vero e proprio "tribunale eletto dal popolo". Insomma siamo alle giurisdizioni speciali, e talvolta qualche giudice opera in modo veramente "speciale", ad esempio quando si devono convalidare provvedimenti che limitano la libertà personale dei migranti, come se i principi costituzionali, a partire dagli articoli 13 e 24 della nostra Costituzione, fossero già abrogati.Per mascherare i fallimenti delle politiche economiche e delle politiche migratorie, gli esponenti di governo lanciano ogni giorno nuovi allarmi, dal traffico di organi alla diffusione dello sfruttamento della prostituzione straniera, mentre si negano i diritti fondamentali dei minori stranieri non accompagnati e per le donne prostituite l'accesso alla protezione sociale, prevista dall'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, rimane un miraggio. Gli allarmi poi vengono smentiti, o si rilevano infondati, oppure riguardano fenomeni che si verificano ormai da anni proprio per effetto di quelle scelte politiche di chi aveva promesso maggiore sicurezza.Mentre si sprangano le porte della Fortezza Europa si trasforma l'intera isola di Lampedusa in un campo di concentramento, a cielo aperto, concludendo accordi con i regimi dittatoriali del nord africa, senza alcuna garanzia effettiva per il diritto di asilo e per gli altri diritti fondamentali della persona. Non si riconosce che l'aumento esponenziale degli arrivi di migranti nelle isole Pelagie (passati da 13.000 circa nel 2007, ad oltre 33.000 nel 2008, con un incremento assai sensibile proprio nella seconda metà dell'anno), si ricollega alle politiche di chiusura poste in essere, o solo annunciate, dal governo Berlusconi.Si diffonde a tutti i livelli la "cattiveria" dichiarata da Maroni contro gli immigrati irregolari, oltre 900.000 oggi in Italia, e non solo da parte di agenti istituzionali. Non si contano più gli atti di razzismo e le aggressioni gratuite nei confronti di tutti gli immigrati, regolari o irregolari che siano. A Lampedusa questa "cattiveria" sta consentendo di detenere i migranti per settimane senza provvedimenti regolari e in condizioni igienico-sanitarie di gravissimo disagio fisico e psicologico. Un caso vero e proprio di "trattamento disumano e degradante" vietato dall'art. 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo.A cosa servirà questa "cattiveria"? Quando si faranno i bilanci del 2009, non adesso in pieno inverno, ma dopo un estate e un autunno che si preannunciano assai caldi sul fronte degli sbarchi, malgrado le missioni di Maroni in Tunisia ed in Libia, il numero dei cd. "clandestini" presenti in Italia sarà ancora più elevato, per la pervicace volontà del governo italiano di ridurre ulteriormente i canali di ingresso legale, costituiti dai decreti flussi di ingresso.Tutte le risorse prima destinate all'integrazione, finiscono intanto nei fondi per i rimpatri forzati o per finanziare la moltiplicazione dei centri di detenzione. Per "produrre" ancora altri clandestini, mentre i paesi di provenienza e di transito rimangono assai restii ad accettare la riammissione dei loro cittadini che sono emigrati spinti dalla fame. Sembrerebbe che la Tunisia abbia riammesso finora appena un centinaio dei mille ed oltre migranti bloccati a Lampedusa. E i governanti di quei paesi, grandi amici di Berlusconi e dei suoi ministri, sono interessati soprattutto a riprendersi gli oppositori politici, che hanno rivendicato democrazia e giustizia sociale, per finire poi, dopo il rimpatrio da parte delle autorità italiane, nelle prigioni del loro paese, in qualche caso anche sotto tortura.

Fulvio Vassallo Paleologo - Università di Palermo

Pianura: tredici richieste di condanne dagli 8 ai 2 anni per i manifestanti antidiscarica

Tredici richieste di condanna a pene varianti dagli 8 ai 2 anni di reclusione, sono state avanzate dal pm della Dda Antonello Ardituro nei confronti degli imputati del processo, che si svolge con rito abbreviato davanti al gup Vincenzo Alabiso, per gli incidenti avvenuti nel gennaio dello scorso anno contro la riapertura della discarica di Pianura e per le aggressioni nelle aree di servizio delle autostrade che videro protagonisti gruppi ultrà del tifo azzurro, come le Teste Matte e Niss. Le accuse principali contestate dal magistrato vanno dall'associazione per delinquere alla devastazione. Il pm Ardituro ha diviso la requisitoria in due parti: le aggressioni da parte degli ultrà del Napoli nei confronti di tifosi di squadre avversarie e gli incidenti a Pianura.

16 febbraio 2009

Ronde e castrazione: la ricetta della Lega

Ennesimo weekend di violenza sulle donne. La Lega rilancia le ronde e la castrazione chimica. E parte la caccia al «clandestino».

È una gara incontrollata a chi la «spara» più grossa quella che si è aperta dopo l’ennesimo weekend punteggiato di violenze contro le donne. Giovani donne. Tre ragazze, tra i 14 e i 15 anni, stuprate l’una in un parco di Bologna, l’altra in quello della Caffarella a Roma e l’ultima davanti ad una discoteca a Milano. Per la verità sabato è uscita anche la notizia di un’altra quattordicenne violentata e tenuta in stato di totale soggezione per una anno intero dal padre, ma di lei non si è parlato gran che, probabilmente perché il suo violentatore è italiano e su di lei vanta la patria potestà. Negli altri due casi, invece, pare si tratti di uomini non italiani, probabilmente famigerati «clandestini», in un caso addirittura rumeni quindi i toni si sono alzati parecchio. Dopo gli sgomberi di baracche «abusive» nella pineta di Castelfusano – ormai un «must» della politica capitolina, e ben prima dell’insediamento di Alemanno – i due cardini del dibattito sono la legalizzazione delle ronde di leghista memoria e la castrazione chimica per gli stupratori, anche questa una proposta lanciata dalla Lega, che la ha – peraltro – già «superata» [«Magari senza arrivare alla pena di morte, ma certe volte mi viene il dubbio che pure la castrazione chimica sia insufficiente», ha detto l’ineffabile Calderoli, non a caso ministro per la Semplificazione]. La proposta di fermare la violenza contro le donne con la castrazione chimica non ha destato critiche dall’«opposizione», ma non ha neppure raccolto l’entusiasmo del governo. Il sottosegretario agli interni Mantovano [An] ha liquidato la proposta leghista come una «provocazione», mentre la ministra per le pari opportunità Mara Carfagna si lascia tentare, ma spiega – prudente – che «ci vorrebbe una risposta da parte della comunità scientifica sul fatto che serva veramente». La Lega, però, insiste e minaccia di scendere in piazza con banchetti per raccogliere le firme. L’idea delle ronde, invece, stuzzica vari esponenti del governo e non è escluso che sia inserita nel decreto legge «sugli stupri» che sarà esaminato dal prossimo consiglio dei ministri e dovrebbe contenere anche l’obbligo di carcerazione nei casi di violenza sessuale [contro gli arresti domiciliari nel corso dell’istruttoria], il gratuito patrocinio per le vittime e – forse – una banca dati contenente il dna degli uomini condannati per stupro. Sì alle ronde, dice per esempio Giulia Buongiorno, presidente della commissione giustizia alla Camera «purché non si trasformi in una caccia al clandestino, purché non si parta da un identikit per aggredire questo o quello, purché le ronde non diventino spedizioni punitive contro qualcuno». Il linciaggio di 4 uomini di origine rumena compiuto ieri a Roma da una ventina di persone col viso coperto e armate di spranghe nei pressi del luogo dello stupro di sabato – dove si stava tenendo un presidio di Forza Nuova – ha destato, però, qualche «imbarazzo». «C’è chi vuole speculare sulla paura della gente, sulla voglia di riscatto e sulla rabbia. Noi dobbiamo dire con chiarezza che non è pensabile di farsi giustizia con le mani proprie», ha detto il sindaco Alemanno dopo il linciaggio, cercando di «disincentivare» altri raid, ma di fatto legittimando il fatto che si sia trattato di un gesto di «giustizia» [etnica?] seppure «fai da te». L’idea delle ronde non piace all’opposizione, che però – naturalmente – non mette in discussione che «l’emergenza sicurezza c’è e ha il suo epicentro nella violenza contro le donne» come ha detto il ministro ombra degli interni Marco Minniti [Pd]. Fa eco Silvana Mura, deputata dell’Italia dei Valori, la quale «denuncia» il governo che taglia i soldi alle forze dell’ordine e non fa riparare le volanti.In tutto questo il Garante della privacy invita i media ad una «maggior sobrietà» e ad evitare di «pubblicare dettagli che rendono identificabili le vittime di violenza sessuale e le rendano vittime due volte. Tanto più quando si tratta di un minore».
fonte: Carta

Roma: Manifestazione No Vat. Attivista indagata per «vilipendio a capo di stato straniero»

Sabato, al termine del corteo «No Vat», un’attivista del gruppo Mega [Movimento emergente giovani anticlericali] è stata fermata, portata in questura e indagata per «vilipendio a capo di stato estero» a causa di uno striscione che recava la scritta «Razi-nazi» e un cartello con l’immagine del papa con tanto di svastica e baffetti alla Hitler. Riportiamo di seguito il comunicato del coordinamento Facciamo breccia.
Dalla sua prima apparizione, nel 2006, la manifestazione No Vat si è rivelata un ottimo analizzatore del livello di egemonia vaticana in questo paese. L’egemonia vaticana si manifesta non solo nelle aule parlamentari, ma anche attraverso il silenzio dei media mainstream sul corteo No Vat e soprattutto sulla funzione, attribuita alla forze dell’ordine, di ‘contenere e reprimere’ le espressioni critiche nei confronti del dio-in-terra Ratzinger. Ricordiamo, l’11 febbraio 2006, al concentramento del primo corteo NO VAT, il sequestro da parte dei solerti Digos dello striscione delle compagne Cobas con la scritta ‘Ratzinger-Ruini pericolosi impiccioni’. Atto di forza a cui l’intero corteo rispose moltiplicando con cartelli e slogan quella stessa scritta. Il 14 febbraio 2009 la Digos ci riprova e si impunta, già alla partenza del corteo, contro uno striscione del gruppo M.E.G.A. (Movimento emergente giovani anticlericali) su cui era scritto ‘Ratzi-nazi’, accompagnato da un cartellone che rappresenta Ratzinger con i baffetti alla Hitler e la svastica sullo sfondo. Striscione e cartellone, però, riescono a sfilare per tutto il percorso, la voce della minaccia si sparge e le/i attiviste/i di M.E.G.A. ricevono la solidarietà e la protezione dell’intero corteo. Ma i soliti solerti aspettavano dietro l’angolo e, alla fine della manifestazione, mentre quelle/i di MEGA stanno allontanandosi da Campo de’ Fiori, vengono fermati da circa dieci agenti della Digos che, dopo l’identificazione, portano in questura un’attivista per procedere con il sequestro del cartellone e dello striscione ‘incriminati’. L’attivista viene indagata per ‘vilipendio a Capo di Stato estero’. Il fatto si aggiunge al fermo delle/i 13 attiviste/i di Facciamo Breccia per l’occupazione simbolica di piazza San Pietro lo scorso anno – occupazione con cui si voleva protestare contro il divieto che il Pride arrivasse in piazza S. Giovanni. Il testo d’indizione del No Vat 2009, a 80 anni dai Patti lateranensi, recitava: “Stipulati per la difesa dei reciproci privilegi, i Patti lateranensi e la loro versione aggiornata nel Concordato dell´84 sono potenti strumenti di controllo. In loro nome la religione cattolica e i suoi simboli continuano ad imperversare, alimentando la logica dello "scontro di civiltà” e un clima in cui autodeterminazione, laicità, ateismo e libertà di pensiero sono stigmatizzati e spesso puniti come atti di terrorismo culturale". Dunque non avevamo nessun bisogno della solerzia delle ‘guardie italiane’ (ma non bastano quelle svizzere?) per avere conferma del totale asservimento delle istituzioni nella difesa dei privilegi e dello strapotere vaticani. Ratzinger può stigmatizzare e criminalizzare chiunque voglia autodeterminarsi, ma non è permesso esprimere alcuna critica alle sue parole. Non è nemmeno concesso di ricordare i suoi trascorsi nazisti né di proferire parola sulla riabilitazione di vescovi negazionisti, sulla santificazione dei torturatori delle dittature latinoamericani, sulla beatificazione di centinaia di franchisti. Lo abbiamo detto in corteo e lo ribadiamo di nuovo: lo stato sta mettendo in atto, col pretesto della sicurezza, una ‘pulizia etnica’ contro tutte le individualità, soggettività ed espressioni che non corrispondono ad una ‘norma’ imposta in maniera sempre più autoritaria e integralista. Ai solerti guardiani di questa norma/lità fatta di sfruttamento e barbarie rispondiamo che il vero e unico vilipendio che riconosciamo è quello alla laicità e all’autodeterminazione e che non intendiamo fare alcun passo indietro. Non abbiamo paura di fare paura. Tutta la solidarietà e l’appoggio di Facciamo Breccia a Mega ed in particolare all’attivista indagata.


Coordinamento Facciamo Breccia

Sosteniamo Simone

Doppio appuntamento domani per sostenere Simone, il giovane romano di 17 anni, finito a Catanzaro in un centro di recupero per minori a causa di due canne. Primo appuntamento alle 10 al Tribunale dei minori via dei Bresciani 32, angolo Lungotevere dei Sangallo In attesa del pronunciamento del Tribunale del riesame. A partire dalle 21, cena e dibattito con l’avvocato Francesco Romeo che darà gli ultimi aggiornamenti sulle vicende processuali di Simone. La serata è a sostegno delle spese legali e si svolgerà al Laboratorio Sociale Tana libera tutti, dove Simone portava avanti attività socio culturali, in via Giorgio Pitacco n°44, a Centocelle.

15 febbraio 2009

Roma: Raid razzisti contro rumeni

Bande aramte di bastoni hanno compiuto due raid razzisti nella Capitale. Nel primo quattro cittadini romeni sono stati feriti, due in modo più serio, all'interno di un locale dove alcuni giovani a volto coperto sono entrati armati di mazze di legno. Un altro immigrato, invece, è stato aggredito e pestato in via Tuscolana. Il locale assaltato, che si trova nella zona di Porta Furba, sulla via Appia, dista poche centinaia di metri dal luogo dove ieri sera sono stati aggrediti i due fidanzati di 14 e 16 anni e lei è stata stuprata da due uomini dell'Est Europa. Secondo quanto si è appreso, il locale, un kebab turco di via Tarrocceto, è solitamente frequentato da romeni e anche questa sera all'interno vi erano una decina di connazionali dei quattro feriti. Gli aggressori con il volto coperto da cappellini e passamontagna hanno infranto alcune vetrine sempre usando le stesse mazze di legno. Un raid durato alcuni istanti e poi degli aggressori nessuna traccia. Due dei romeni feriti sono stati medicati dal 118 direttamente sul posto mentre altri due sono stati trasportati all'ospedale San Giovanni per lievi contusioni. I carabinieri hanno avviato accertamenti: nella stessa zona poco prima si era svolta per le vie del quartiere una manifestazione di Forza Nuova per protestare contro lo stupro avvenuto nel parco della Caffarella. Poco più tardi in una zona vicina a quella del primo raid un altro rumeno è rimasto ferito e anche lui ha riferito ai soccorritori di essere stato aggredito da 20 persone con passamontagna e armati di mazze mentre passeggiava in strada. L'uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato in codice verde al policlinico Casilino per contusioni alle gambe e ai piedi.
fonte: La Repubblica

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