16 dicembre 2009

Verso l'applicazione del Dasp ai cortei

«Sono in corso approfondimenti di livello tecnico per verificare la possibilità di iniziative legislative per contrastare più efficacemente gli episodi di violenza in caso di manifestazioni pubbliche, sempre in un quadro di compatibilità con l’ordinamento vigente, sulla falsariga di quanto già avviene per combattere la violenza negli stadi». Così il ministro degli Interni, Roberto Maroni, nella sua informativa ieri alla Camera dei deputati.
Con quelle parole, Maroni ha aperto un nuovo capitolo, illuminante sulla strategia di restrizione delle libertà pubbliche e individuale in questo Paese. Un capitolo persino più grave di quello sull’«oscuramento dei siti web» che il ministro ha comunque toccato contestualmente e che in realtà si profila come la nemesi dell’emendamento D’Elia (Udc) scomparso per una pelo dal testo finale del “Pacchetto sicurezza”, laddove si prevedeva l’oscuramento medesimo per siti e blog «incitanti a disobbedire alle leggi o all’odio sociale» e una pena fino ai 4 anni per i responsabili.
E’ una minaccia anche più grave, quella riguardante le «manifestazioni politiche» perché, come spiega lo stesso Maroni poco dopo in Transaltantico, non si tratta nemmeno di limitare il diritto di critica in occasione di comizi istituzionali o elettorali, come pure aveva invocato tonante il collega ministro della Difesa, La Russa, fin da lunedì.Certo, si conferma l’indirizzo di “blindatura” delle iniziative elettorali, dal momento che Maroni si sofferma sulla necessità di «trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica». Ma quando gli è stato chiesto un chiarimento sui «cambiamenti» da apportare a livello di «modello» generale di «ordine pubblico», il ministro leghista ha filosofeggiato: «L’ordine pubblico non è un modello statico definito cinquanta anni fa ma un modello dinamico sempre adeguato alle nuove esigenze e questo è quello che sta accadendo. Ci sono delle regole poi si tiene conto del contesto, se c’è un percorso o un sit-in eccetera, e mi sembra che finora questa linea abbia dimostrato di funzionare».
Per capire di cosa Maroni parli, basta ascoltare un’eco locale, peralto rilevante visto che si tratta della capitale della Repubblica, come quella prodotta ieri dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Il quale a proposito della «tregua natalizia» con la quale d’accordo con questore e prefetto ha imposto il divieto di manifestare per le strade romane, «tregua» un tantino prolungata visto che è proclamata fino al 12 gennaio compreso, ha detto: «Non sarà rotta, ho l’impegno di prefetto e questore che se qualcuno proverà a farlo interverrà la polizia». Prefetto, che - pur essendosi espresso criticamente in precedenza sulle ipotesi di «protocollo» permanente coltivate apertis verbis dal sindaco - risponde al governo; e questore, che risponde direttamente al Viminale.
Ma il punto vero, più allarmante, è in quelle parole pronunciate da Maroni nell’Aula di Montecitorio: «Sulla falsariga di quanto già avviene per combattere la violenza negli stadi». Significa il “Daspo”. Significa la legge 41 del 2007 che ha appesantito il decreto 401 del 1989 e successive modifiche. Significa insomma che chi è anche solo denunciato per «violenze» alle manifestazioni non potrà andare, con un’estensione all’infinito del già famigerato “articolo 1”, un confino diffuso; e che, di più, non vi si potrà accendere neanche un fumogeno, che vi saranno sequestrati gli striscioni giudicati «ingiuriosi». Tutto ciò essendo «urgente», Maroni l’ha già detto ieri, ci piomberà addosso «per decreto». Ricorda qualcosa, forse, nella storia italiana?


Anubi D'Avossa Lussurgiu da Liberazione

2 commenti:

Cartman ha detto...

Questo è un buon articolo ma non facciamo gli ipocriti. Qulcuno è ANNI ( dal decreto Amato con il prc al governo ) che dice che dagli stadi si sarebbe passati alla piazza e molti ( specialmente nel PRC ) hanno sottovalutato e non capito quello che accadeva.
Ora siamo di fronte a questo e voglio vedere quale sarà la risposta... se continueremo a diologare con i governanti ( per di più con chi chiede di mettere fuori legge il PRC ) se la smetteremo di scendere inpiazza con il magistrato Di Pietro o con il popolo viola !!!!!!
Cartman

Anonimo ha detto...

se obbediamo a queste disposizioni da legge marziale allora ce le meritiamo.

Notizie Correlate