5 novembre 2009

Teramo: Non si dimette l'agente del "massacro"

Ha ammesso di essere la voce del nastro sotto inchiesta, quello che contiene l'agghiacciante conversazione tra guardie carcerarie dopo un presunto pestaggio ad un detenuto nel carcere di Teramo. Ma il commissario Giuseppe Luzi ha deciso di non dimettersi e di rimanere al suo posto, o quasi. Da ieri Luzi - che andrà in pensione tra pochi mesi - non è infatti più al comando degli agenti della casa circondariale, ha deciso di congedarsi dopo aver presentato un certificato medico che sancisce i suoi problemi di salute. E la notizia ha voluto darla lui stesso ai colleghi, durante un incontro convocato con tutto il personale della polizia penitenziaria, durante il quale avrebbe confermato anche la sua intenzione di voler comunque restare in carica fino al pensionamento. Ma prima di andare ha ammesso ancora una volta di aver pronunciato le frasi-choc incise su un cd e arrivate ai giornali locali ("Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra di sotto"). L'ha fatto, oltre che davanti alla parlamentare radicale Rita Bernardini in visita lunedì nel carcere teramano, anche di fronte agli ispettori inviati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Anche a loro avrebbe confermato di aver pronunciato quelle parole ma di non essersi riferito a nessun atto di violenza, semplicemente di aver rimproverato un agente per il rimbrotto fatto ad un recluso dopo che questo l'aveva aggredito. Ma nel frattempo del presunto pestaggio sarebbe spuntata fuori anche la data: tutto sarebbe successo lo scorso 22 settembre. La circostanza è emersa durante l'ispezione degli uomini di Alfano, che hanno sentito il detenuto al centro della vicenda - un italiano - e visionato la sua cartella medica. Dopo la presunta violenza è stato infatti visitato nell'infermeria della struttura e dimesso senza nessuna prognosi. Per quell'aggressione invece l'agente coinvolto e aggedito è ancora in malattia. Continuano nel frattempo le inchieste aperte sul caso. Da una parte c'è quella aperta dal ministro Alfano: sul tavolo del Guardasigilli è già arrivata la relazione dei due ispettori che per tutta la giornata di lunedì a Teramo hanno raccolto nella casa circondariale testimonianze e documenti utili a chiarire il quadro della vicenda. Non è escluso che nei prossimi giorni dall'analisi di queste carte potrebbero essere decisi trasferimenti o rimozioni del personale carcerario. Continua anche l'inchiesta aperta dalla Procura di Teramo e disposta dal pm Gabriele ferretti e dal sostituto David Mancini, ma per il momento non ci sono indagati e tantomeno ipotesi di reato. Sdegno e preoccupazione per la vicenda è stato espresso ieri dagli esponenti di Rifondazione di Teramo, Sandro Santacroce e Filippo Torretta: «La decisione di Luzi di non dimettersi - hanno spiegato - è sintomo dell'incapacità di comprendere la gravità di quanto accaduto. Si tratta di violentismo statale».



fonte: Liberazione

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