3 novembre 2009

Bologna: Un altro presidio itinerante verso il Cie di via Mattei: noi non siamo complici!

Mercoledì 4 novembre, un altro presidio itinerante si snoderà dal centro di Bologna verso il Cie di via Mattei come già il 13 ottobre scorso quando, in occasione della sentenza per la rivolta nel Cie milanese di via Corelli, abbiamo urlato forte­, come femministe e lesbiche, la nostra non complicità con il razzismo istituzionale e le sue leggi, che legittimano, permettono e strumentalizzano la violenza contro le donne. Sappiamo dalla nostra pratica che questa non avviene soltanto all'interno delle cosiddette "pareti domestiche" ma anche tra altre "quattro mura", come i luoghi di lavoro, le canoniche, gli ospedali, le questure ed anche i cosiddetti Cie ­ - Centri di identificazione ed espulsione -, ­ nuovo nome per i Cpt, creati nel 1998 con la legge Turco Napolitano e oggi disseminati su tutto il territorio nazionale. Da tempo le migranti e i migranti detenute/i denunciano le spaventose condizioni di vita all'interno dei Cie, le continue violenze e umiliazioni, i pestaggi, le malattie non curate, le morti sospette e i tentativi di stupro. Hanno provato a raccontarci che i Cie sono stati istituiti per la nostra "sicurezza": lì vengono rinchiusi i "clandestini", perché gli uomini stranieri sarebbero tutti, secondo la retorica del razzismo istituzionale, criminali e potenziali stupratori. Ma noi sappiamo che questo è solo un modo per legittimare pratiche e leggi razziste in nome della "difesa delle donne", tentando di far passare sotto silenzio il fatto che nei Centri di identificazione ed espulsione oltre agli uomini migranti, vengono rinchiuse anche tantissime donne senza che abbiano commesso alcun tipo di reato, come Salmata, la giovane donna originaria della Costa D'Avorio arrestata qualche settimana fa in questura ­ dove si era recata per ultimare le pratiche di regolarizzazione ­ e condotta su due piedi nel Cie di via Mattei. E qui, nei Cie, luoghi istituiti in nome della "sicurezza" di "noi donne", le donne migranti subiscono continue umiliazioni, molestie, torture e stupri daparte dei loro guardiani. Umiliazioni, violenze, stupri che le donne migranti non hanno mai smesso di denunciare. Come Raya, una delle recluse nel Cie di via Mattei a Bologna, che ai primi di maggio di quest'anno denuncia di essere stata picchiata da un poliziotto in abiti civili e poi lasciata svenuta sul pavimento sotto gli occhi indifferenti degli operatori della Misericordia, il misericordioso ente che gestisce il Centro. O come le donne migranti che nel Cie di Lampedusa hanno intrapreso, all'inizio dell'anno, una lunga rivolta culminata in uno sciopero della fame. O come la protesta delle compagne di Mabruka, la donna di origini tunisine che si è impiccata nel Cie di Ponte Galeria a Roma ad aprile, protesta che si è poi estesa alle camerate degli uomini. O come Joy, una donna africana imprigionata e processata a Milano per essersi ribellata ad un tentativo di stupro e alle condizioni disumane in cui, con altre donne e uomini, era costretta a vivere nel Cie di via Corelli. e che per le sue dichiarazioni subirà un processo per calunnia, perché nell' Italia del terzo millennio i Cie non si possono mettere in discussione, e quello che accade lì dentro deve restare omertosamente nascosto. Proprio come la violenza sessista che altre donne subiscono quotidianamente fuori dai Cie. Ma noi sappiamo e abbiamo scelto di non tacere. Come già il 13 ottobre, saremo ancora una volta davanti al Cie di via Mattei per esprimere alle donne rinchiuse lì la nostra vicinanza solidale, ma anche e soprattutto per denunciare all' esterno quello che accade dentro questi lager del terzo millennio. Invitiamo tutte a partecipare al presidio. L'appuntamento è per mercoledì 4 novembre alle ore 16.00 (puntuali) alla fermata del 14A in via Rizzoli, o, per chi non può, direttamente sotto il Cie di via Mattei dalle 17.00.



fonte: marginalia

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