22 ottobre 2009

Scuola DI REPRESSIONE. UN PROCESSO «MINORE» PER LE PROVE DI GENOVA.

È alle battute finali il giudizio per le violenze della polizia all'interno della caserma Raniero di Napoli, dove il 17 marzo del 2001 furono portati i manifestanti fermati al Global forum. Proprio mentre a Genova comincia l'appello per le torture a Bolzaneto, quattro mesi più tardi. I pm hanno chiesto 21 condanne, 10 per sequestro di persona«Appena siamo entrati un uomo in borghese, elegante, ci ha detto "Bravi, bravi, siamo noi quelli cattivi che vi abbiamo picchiato...adesso vedrete quello che vi succede!". Gli agenti ci hanno insultato, a me hanno detto: "Ti squaglio viva, puttana!". Poi hanno preso il mio amico e dopo aver insultato anche lui l'hanno portato in bagno per perquisirlo. Si sentivano senza interruzione le sue urla, ed è uscito dal bagno senza maglia, con le lacrime agli occhi, un occhio viola, pestato a sangue in faccia, poi mi ha detto a bassa voce: "Mi hanno picchiato e sfondato la macchina fotografica e il telefonino"» - D., testimonianza numero 51.«Si è avvicinato un secondo agente che mi ha sferrato un pugno in bocca gridando: "Comunista di merda!".... "Frocio, bastardo, me la scopo io la tua donna! Anzi no, sicuramente ha le malattie" e mi ha dato un pugno nell'occhio sinistro. Mi hanno ordinato di spogliarmi, mi hanno fatto mettere a pecora per vedere se nel culo avevo qualcosa. Uno ha preso tutti i miei vestiti e li ha buttati nell'orinatoio» - P.G., testimonianza numero 50«Mi sento stritolare i coglioni e poi la faccia che mi viene schiacciata dentro un lavandino pieno di piscio. "Bevi bastardo, oppure affoga". E poi giù calci e pugni, finché non mi trovo per terra ad urlare. "Cosa fai, zitto!". Una mano sulla bocca ed altri sei/sette calci non me gli toglie nessuno» - N.S., testimonianza 45.Sono passati otto anni e mezzo da quel 17 marzo 2001, quando il corteo contro il Global forum venne chiuso in piazza Municipio e caricato. Gruppi di studenti, uomini anziani, giornalisti, insegnanti, uomini e donne, vennero picchiati senza una ragione da gruppi di poliziotti, che si accanivano anche in 10 contro uno. Ma il peggio doveva ancora venire, in 83 che si recarono al pronto soccorso per farsi medicare vennero prelevati e portati nella caserma Raniero. Qui successe l'impensabile: violentati, picchiati, costretti a restare in ginocchio per ore, i giovani rimasero senza contatti con l'esterno per oltre 8 ore, né alcun giudice fu informato di quanto stava avvenendo. E si può usare la parola "impensabile" solo perché le violenze alla Bolzaneto di Genova sarebbero arrivate 4 mesi più tardi. «Questo fu l'anticipo di quello che sarebbe avvenuto», dicono i protagonisti e le vittime di quella giornata. Ma i presunti colpevoli dopo tanto tempo restano ingiudicati. Venerdì scorso il pm Marco Del Gaudio, coadiuvato da Francesco De Cristofaro, ha definito quei fatti un «vero e proprio momento di follia» e dopo una lunga requisitoria ha chiesto 21 condanne, 10 per sequestro di persona. L'accusa è andata diritto come un treno dunque, nonostante la corte di cassazione nel gennaio del 2002 avesse scartato questa ipotesi di reato ritenendo che il trasferimento non aveva uno scopo di per sé illecito, né punitivo né d'altro genere. All'epoca si trattava di una sentenza per la custodia cautelare ora siamo al primo grado. Del Gaudio così ha messo alle strette i due vicequestori Carlo Solimene e Fabio Ciccimarra, chiedendone la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione senza continuazione. Stessa richiesta, ma con la continuazione, per Raffaele Manna e Damiano Tedesco. Quindi pene leggermente inferiori, 2 anni e 6 mesi, per Pietro Bandiera, Michele Pellegrino, Francesco Incalza, Damiano Avallone, Paolo Chianese, Espedito Avellino. Gli altri devono difendersi per reati meno gravi. Il nocciolo della sua arringa è stato il fatto che «da questa sentenza i cittadini attendono di sapere se è lecito, per il nostro ordinamento, essere prelevati senza titolo dagli ospedali, trasportati in una caserma e rimanere trattenuti lì per ore, inginocchiati, picchiati, insultati». Per l'accusa chiaramente si tratta di un abuso e se i giudici della V sezione collegio C, presieduta dalla dottoressa Donzelli, affermeranno il contrario «succederà un'altra volta, prima o poi». Ma al di là del piatto ben cucinato da un pubblico ministero esperto, la verità è che i reati potrebbero finire prescritti se non ora, in appello. A spiegarlo è l'avvocato Tommaso Pelliccia che difende la signora Maria Fortunato, oggi una signora di mezza età, la cui unica colpa era stata accompagnare una giovanissima nipote alla manifestazione. La donna era stata quindi prelevata e portata alla Raniero. «Noi avvocati dobbiamo ancora concludere - spiega Pelliccia - anche se ci limiteremo a depositare conclusioni scritte poi la parola passerà alla difesa». I tempi sono dunque dilatati, basti pensare che nel gennaio di quest'anno sono andati già in prescrizione reati quali violenza privata, lesioni, e abuso d'ufficio: «Molti ragazzi non riconobbero le firme poste in calice ai verbali di fermo come propri», ricorda l'avvocato Mario D'Alessandro.«Il pericolo di prescrizione esiste - continua Pelliccia - ma la colpa è della procura che ha istruito male questo processo, che ha messo in piedi un carrozzone gigantesco citando centinaia di testimoni di cui molti inutili». Il problema è proprio questo, perché se l'accusa ha chiamato al banco anche chi non era direttamente vittima di violenze la difesa dei poliziotti ha fatto altrettanto. «A Genova, senza entrare nel merito di giudizio sulle pene inferte dai magistrati - conclude Pelliccie - il processo è durato la metà del tempo. Ricordo solo che se l'Appello annulla la sentenza di primo grado si ricomincia punto e a capo». La prossima udienza è fissata il 30 ottobre.



fonte: il manifesto

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