1 settembre 2009

Famiglia di rom sgomberata da un terreno di sua proprietà

Un raccontino di ordinario razzismo di stato, in diretta. Questa mattina a Ballò, una frazione di Mirano, in aperta compagna i carabinieri hanno eseguito lo sloggio di una famiglia di rom [due adulti maschi, cinque o sei donne, tra cui una non-vedente e un’altra anziana disabile, cinque bambini regolarmente iscritti a scuola e altri due più piccoli] da un fazzoletto di terra di loro proprietà. Ripeto: un fazzoletto di terra che anni fa hanno regolarmente comprato, recintato con tanto di cancello e perfettamente manotenuto. Chi passa lungo la strada che va alla stazione di Dolo non distingue questa residenza dalle altre ville e case contadine che distano qualche centinaio di metri. Non è una famiglia di «nomadi», il loro desiderio è stabilirsi da qualche parte e farsi una casa. Ma il comune di Mirano, il cui vicesindaco è lo stesso che ha aperto un sito su Facebook dove si afferma che torturare gli immigrati irregolari è un diritto, ha deciso di passare ai fatti e ha aperto una causa giudiziaria contro la famiglia in questione per abuso edilizio. La solerte magistratura di Venezia, sostituto procuratore dottor Gava, non solo ha constatato l’abuso edilizio [una dignitosissoma baracca in legno] ma ha anche disposto il sequestro di tutta l’area, anche dello scoperto, e impartito l’ordine di sgombero. Una enormità mai vista prima per un reato amministrativo [risolvibile con una ammenda o al massimo con la demolizione] che se dovesse essere replicata in tutti i casi di abuso edilizio causerebbe nel Veneto un vero e proprio esodo biblico!E poi: sgombero per andare dove, signor magistrato? Si deve sapere che il vero «abusivo» è il comune di Mirano, che – come molti altri – non ha mai adempiuto ad una antica legge regionale che impone ai comuni di predisporre aree di sosta per rom e sinti, e tantomeno sembra intenzionato a fornire loro aree per insediamenti stabili. La determinazione cieca con cui amministrazioni comunali, magistratura, forze dell’ordine si accaniscono contro gli «irregolari» fa paura. E’ quello stesso odio per i diversi e per i poveri che ha portato a epurazioni e a genocidi.Chiamati da alcuni amici dell’Opera nomadi, in un gruppetto siamo andati di mattina presto ad assistere la famiglia malcapitata. Per fortuna, oltre a due consiglieri regionali [Pettenò e Michieletto] c’era anche Paolo Ferrero che, grazie ai suoi trascorsi di ministro alla sicurezza sociale, è riuscito a mettersi in contatto con il prefetto. Dopo lunghe ore di trattative l’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è l’autorizzazione a sistemare le roulotte della famiglia in un’altra area di proprietà del comune di Mirano. Un’area senza luce, senza acqua, senza servizi igienici.
Un ben misero risultato. Figuriamoci cosa succede quando nessuno viene a saperlo.

Paolo Cacciari

2 commenti:

Marco B. ha detto...

Ma i motivi per essere cacciati di casa propria sono davvero così tanti? E far ricorso? Siamo sicuri che sia solo la baracca il problema, o non è tutta la casa? Impossibile espropriare a uno la casa di proprietà per un mero abuso edilizio, il sindaco di Mirano non è un re medievale, dunque non avrebbe mai avuto materialmente gli strumenti per fare un'enormità simile da solo per una semplice questione di sensibilità personale, ci dev'essere qualcos'altro di non detto nella questione

Anonimo ha detto...

vengono cacciati di casa persone che stanno in mezzo ad una strada e poi ci sono persone che abitano in case popolari e hanno appartamenti e ville in altri posti, intestati a figli e mogli separati (solo per fregare il fisco) e le case sono vuote o vengano affittate a studenti per 500 euro a letto. Questo succede a Roma

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