31 agosto 2009

Torino, svastiche e minacce al campo rom: «Via o vi bruciamo»

Non sarebbe un gruppo di balordi ma una vera e propria gang organizzata di naziskin quella che nella tarda serata di mercoledì ha affisso in strada dell’Aeroporto un lenzuolo-striscione di minacce xenofobe. “Adesso basta. Un’altra spaccata e vi bruciamo il campo”, una scritta condita da una serie inequivocabile di simboli: svastiche naziste. Ora, sulla vicenda sta indagando la Digos che, a quanto trapela, non sottovaluterebbe l’azione dimostrativa. Verosimilmente, si pensa che lo striscione se da un lato rappresenta un violento avvertimento, dall’altro è l’inequivocabile segno di una presenza eversiva che già in passato aveva dato i primi segni di preoccupante vivacità.Dunque, sembra da escludere che l’azione dimostrativa sia opera di residenti o commercianti della zona esasperati dalla presenza ingombrante degli zingari. Ma l’opera, piuttosto, un piccolo gruppo di fanatici che cerca in ogni modo di cavalcare la protesta per ottenere consenso e magari arruolare qualche nuovo adepto. Difficile dire chi siano i naziskin, se la gang sia radicata nel quartiere o meno. Certo è che la loro presenza e le loro azioni minacciose altro non fanno che rendere ancor più incandescente la situazione.«Se la sono andata a cercare, ma noi non c’entriamo niente» dicono oggi i commercianti di Barriera di Milano, in attesa di riunirsi per decidere quali iniziative attivare per proteggere bar e negozi dalle spaccate. Qualcuno, commentando l’ultima settimana di razzie, aveva timidamente citato un precedente abbastanza noto. Quello dell’assalto e del rogo al campo Rom di Ponticelli, Napoli, del maggio 2008: i residenti del quartiere sospettavano che dietro il rapimento di un bambino ci fosse una giovane nomade dell’accampamento, incendiato poche notti dopo.«Potrebbe succedere tranquillamente anche qui - dicevano pochi giorni fa i commercianti di Barriera di Milano -. Prima o poi, se non faranno qualcosa le forze dell’ordine, ci penseranno i cittadini».Che la rivolta di Ponticelli possa avere ispirato qualche testa calda non è solo un’ipotesi. «C’è chi non ha usato mezzi termini per rabbia o per esasperazione - dicono ancora dalle parti di via Mercadante -, non è una cosa da poco essere continuamente presi di mira per poche centinaia o migliaia di euro ogni volta. Siamo tutti a rischio chiusura, se continuano questi furti. Tra assicurazioni, danni che dobbiamo riparare in proprio e risarcimenti ci stanno mettendo sul lastrico».

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