31 luglio 2009

Omicidio Aldrovandi: conclusa l’inchiesta bis sulle presunte coperture

“Si tratta di una seconda fase del processo principale che per noi è un completamento dell’intera vicenda. Abbiamo sempre chiesto giustizia per Federico e credo che senza certe stranezze le indagini sarebbero state molto più rapide. E forse non avremmo dovuto attendere quattro anni prima di ottenere una sentenza”. Commenta così Patrizia Moretti la notizia della chiusura delle indagini sulla cosiddetta inchiesta “Aldrovandi bis”, volta ad accertare presunte irregolarità avvenute durante lo svolgimento delle indagini sulla morte del 18enne Federico, avvenuta il 25 settembre 2005 e per la quale sono già stati condannati in primo grado 4 poliziotti per omicidio colposo. Il pm Nicola Proto ha depositato l’avviso di chiusura indagini e in queste ore stanno arrivando le notifiche ex art. 415 bis del codice penale ad altri quattro poliziotti indagati per quanto successe, o non successe, dopo il 25 settembre. “Penso che qualcuno abbia un debito verso l’intera città – continua la madre di Federico -. Oltre a noi come famiglia, è stata ingannata tutta Ferrara”. L’inizio delle vicenda risale al maggio 2007, quando vennero segnalate dalla squadra mobile presunte manomissioni nei brogliacci della questura attinenti agli interventi delle volanti la notte del 25 settembre. Il foglio originale relativo all’intervento in via Ippodromo, con numero di serie 686, riportava come orario le 5.45. Dopo una correzione a penna le 5.45 sono diventate le 5.50 (la prima chiamata al 113 risale proprio alle 5.45). Il foglio successivo in ordine temporale però, il 687, riporta un altro intervento effettuato dalla polizia quella notte, dove l’orario indica le 5.45. Due interventi inconciliabili dal punto di vista cronologico. A questo punto il 686 viene cancellato con segni trasversali, sempre a penna. Il registro riporta quindi al 688 l’intervento di via Ippodromo, questa volta con l’orario “ufficiale” delle 5.50. Solo il foglio 688 sarebbe stato trasmesso alla polizia giudiziaria. Da quelle incongruenze partì la seconda inchiesta, che vide indagati tre poliziotti: Paolo Marino, all’epoca dei fatti dirigente dell’ufficio Volanti, Marco Pirani, ispettore della polizia incaricato il 16 gennaio 2006 dal procuratore capo Severino Messina di affiancare il pm Guerra nelle indagini, Marcello Bulgarelli, che il giorno della tragedia era responsabile della centrale operativa 113. A loro, nel marzo 2009, si aggiunge Luca Casoni, quella notte capoturno delle volanti. I reati ipotizzati dalla procura estense sarebbero di natura dolosa. Ora si dovranno attendere i 20 giorni di rito (che, con la pausa estiva, fanno slittare i termini a inizio ottobre) per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio. Dopodiché verrà fissata l’udienza preliminare davanti al gip che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio accogliendola o decretando l’archiviazione.



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