30 giugno 2009

Genova G8: VOCI E TONI DI UNA POLIZIA CHE NON PIACE

PERCHÉ è importante ascoltare le intercettazioni telefoniche di questa inchiesta e non limitarsi alla lettura di trascrizioni già circolate in passato? Oggi sul sito http://www.ilsecoloxix.it/ e su Radio19, nella trasmissione “Due ore del Se­ colo” in onda dalle7 alle9, sarà pos­sibile sentire i momenti più impor­tanti dei dialoghi tra i poliziotti ac­cusati dalla procura di aver “tra­mato” per addomesticare le proprie versioni sul blitz alla scuola Diaz e, in ultima sostanza, per di­fendere l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. È importante ascoltarle perché unacosa è leggere la fredda e impersonale trascri­zione di un colloquio. Tutt’altra cosa è sentire i sospiri, le inflessioni, le incertezze, le interiezioni che ac­compagnano un dialogo. Un giornale non è un’aula di tri­bunale. È difficile (e nessuno lo vuole fare) capire se, sulla scorta di queste intercettazioni, sarà davvero possibile dimostrare che è stato compiuto un reato, se sia stato davvero realizzato “un complotto contro i magistrati”, se qualcuno sarà condannato. Il toto­sentenza non è un esercizio che interessa, in questo momento. Importante è, invece, ascoltare il tono di queste conversazioni per­ ché da questo si evince quale sia stato, in molti inquisiti delle vi­cende G8, l’atteggiamento sprezzante nei confronti dei pm; la sicu­mera che sarebbe bastato offrire una qualsiasi versione di comodo per “addomesticare” gli inquirenti e cavarsi dagli impicci; la certezza che piccole camarille di bassissima lega avrebbero potuto salvare “il capo” e ottenere la sua gratitudine. Il tutto immerso in un contesto in cui emerge una verità inoppu­gnabile. La polizia dell’epoca G8 non era la Spectre. Era un’accolita scalcagnata e approssimativa. Il questore di Genova che nei giorni del G8 avrebbe dovuto essere, in città, la massima autorità di pub­blica sicurezza, farfuglia dimo­strando di non sapere nemmeno quel che è accaduto. I consigliori si affannano a complimentarsi a vi­cenda e a offrirsi reciproca solida­rietà. Funzionari che non hanno nemmeno un’autonoma rete di in­formazioni, ma passano la giornata al computer consultando le notizie di agenzie, aggiornano via via i col­leghi sugli sviluppi giudiziari e con­ cordano le contromosse. Comun­que la si pensi sui fatti del G8,anche chi ripone la sua fiducia nelle forze dell’ordine non può non convin­cersi. Questa è la polizia che nes­suno vuole. E che si spera, dopo otto anni, sia profondamente cambiata.


fonte: MARCO MENDUNI menduni@ilsecoloxix.it

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