11 maggio 2009

Roma: proteste contro "gli omicidi di cie".

Ore 18, via del Porto Fluviale, Roma. Di fronte alla sede della Croce Rossa i carabinieri e i finanzieri se ne vanno, due agenti della polizia municipale gettano segatura sull'asfalto per cancellare una grande macchia rossa. Vernice, non sangue, sparsa per terra per ricordare la morte di Mabruka Mimouni, la donna di 44 anni che 3 giorni fa si è impiccata all'alba, nel bagno del Cie di Ponte Galeria, preferendo la morte al rimpatrio. Ma una manciata di segatura non cancella la rabbia e il dolore che ieri si è respirato nel corteo autoconvocato per protestare contro l'ennesimo "omicidio di Cie". Un appuntamento improvvisato in 24 ore, una breve riunione e poi la scelta di incontrarsi davanti alla fermata metro di "Piramide". Alle 16 già qualche centinaio di migranti, antirazzisti, provenienti dai centri sociali e dalle occupazioni romane, si sono radunati per contrattare un corteo altrimenti non autorizzato. Le richieste erano semplici e nette: libertà di movimento e di circolazione, cittadinanza, permesso di soggiorno, chiusura ora e subito di tutti i Cie. Striscioni in italiano, in memoria di Mabruka, ma anche in arabo e spagnolo, per un corteo finalmente meticcio ed espressione anche se ancora parziale di quello che è ormai diventata l'Italia, un paese in cui vivono, lavorano e crescono cittadini autoctoni e no, che aspirano ad avere gli stessi diritti. Una mobilitazione contro un crimine razzista, contro l'indifferenza in cui questo è avvenuto, fatta in fretta anche per far giungere ai migranti rinchiusi nel centro la voce di un paese diverso da quello che li tiene rinchiusi. A Ponte Galeria intanto arrivano segnali di forte tensione. Sia nel settore maschile che in quello femminile stanno rifiutando il cibo, protestano contro quella che era un suicidio prevedibile e contro la possibilità di veder esteso il trattenimento fino a sei mesi. Alcune testimonianze affermano che prima di riuscire, verso le 4 nel suo tentativo di uccidersi, Mabruka ci avesse già provato, e che non era stata data alcuna importanza alla preoccupazione espressa dalle sue amiche. A star male sono soprattutto le due donne che dormivano con Mabruka, non riescono a dimenticare il corpo penzolante dell'amica. io d'ore meno sola.

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