24 marzo 2009

Taranto: entra nel vivo il processo contro i movimenti.

Si intensificano le udienze del processo di Taranto che vede coinvolti 19 imputati per Associazione Sovversiva. I fatti si ascrivono al periodo immediatamente successivo al G8 di Genova del Luglio 2001. L’udienza sarà in corte d'assise e si svolgerà in data 25/03/2009. Genova è stato un luogo di tentata analisi collettiva, ed è proprio in questa analisi che deve andare a ricollocarsi lo scenario per riposizionare oggi quella che è l'imbastitura del processo di accusa ai protagonisti di quelle lotte.
Le aule dei tribunali servono ovviamente ai governi per “educare” chi ha osato scagliarsi contro lo status quo e per formalizzare in termini di condanna penale ciò che era stato messo in pratica nel pre e nell’immediato post Genova da parte di tutte le componenti del movimento. Il dopo, purtroppo per Noi, è stato abbastanza disastroso dappertutto e oggi ne paghiamo le conseguenze in termini di riappropriazione dell'esistente. Nonostante ciò, resta il fatto che la repressione non si è fermata, e ha portato a centinaia di processi effettuati e condanne. Persino processi che si pensavano terminati (vedi Cosenza) sono tornati a celebrarsi in corte d'appello, nonostante l'assoluzione in I° grado. Il processo di Taranto oggi sta per entrare nel vivo del dibattimento. Nell'inchiesta tarantina vengono contestate iniziative pubbliche svolte nella città sui temi affrontati all'epoca dal movimento come il diritto a un lavoro degno, alla salute per tutt*, il rifiuto della guerra, l’opposizione alle logiche del mercato globalizzato, etc. Provando ad analizzare brevemente i reati contestati, che sull'inchiesta lasciano intendere scenari apocalittici ma che ascritti al loro merito lasciano pochi fraintendimenti, le imputazioni riguardano una ipotetica violenza privata, sequestro di persona( altro non sono che manifestazioni di protesta verso la presenza di esponenti neo fascisti di Forza Nuova), imbrattamento, la rimozione di una celtica che diventa rapina,oltraggio a corpo politico, violenza, resistenza e minaccia a Pubblico Ufficiale. Diciamo solo che dato l’atteggiamento che le forze di “sicurezza” assumono in piazza, diviene difficile “non resistere”. Secondo la “loro” logica, una scritta dai contenuti sociali vergata sui muri diviene deturpamento ed imbrattamento, un murales, tanto migliore delle oscene opere che le amministrazioni ci propinano, diventa danneggiamento della cosa pubblica, il recupero di posti abbandonati dalle istituzioni stesse e da privati diventa occupazione di edifici e terreni. Queste sono le assurde accuse contro i diciannove imputati di questo processo. Alla luce di tutto ciò, affermiamo che parte delle misure contenute nel pacchetto sicurezza sono solo la mutazione in legge delle accuse ascritte agli imputati nel 2002. Infatti il pacchetto non contiene solo norme contro i migranti ma anche disposizioni miranti a reprimere il dissenso, il conflitto sociale, la libertà d’espressione, l'obbligo di dimostrare “l'idoneità alloggiativi” per ottenere l'iscrizione anagrafica, le norme anti-graffito, l’inasprimento delle norme per il reato di danneggiamento. Inoltre, il pacchetto sicurezza arriva a conferire al ministro dell'Interno la facoltà di sciogliere gruppi «eversivi» e di oscurare siti telematici che invitino «a opporsi alle leggi». Oggi, come allora, si mette a tacere il dissenso e il conflitto sociale attraverso la repressione. Oggi più di allora si additano capri espiatori, con l’aiuto dei media, per distogliere l’attenzione pubblica dei ceti più colpiti dalla crisi. La crisi economica attanaglia questa città da molti anni. Taranto, grazie al disastro ambientale perpetrato dalle grandi industrie è primatista europea per diossine, tumori e leucemie, ha un tasso di morti bianche elevatissimo. Oltre a ciò si ha il 25% della popolazione disoccupata e una ben conosciuta collusione della politica con la mafia. A questo si aggiunge la mala-gestione della cosa pubblica e il fallimento del comune. Il dissesto che colpì la città sullo Jonio 3 anni fa non è stato mai sanato, e adesso, grazie alla “crisi”, la situazione che era abbastanza grave per la stragrande maggioranza della popolazione è ulteriormente peggiorata. In questo contesto, il processo di Taranto, come quello di Genova, Cosenza e tantissimi altri negli ultimi otto anni, è momento esemplare dell’attacco da parte dello Stato Italiano a tutte le forme di conflitto sociale. Il nostro appello è rivolto a tutt*, singoli e realtà collettive, perché aderiscano alle iniziative che si proporranno. Costruiamo ovunque momenti d’informazione e solidarietà attiva con gli imputati per rivendicare tutti i percorsi di ribellione: del resto che le masse scese nelle piazze di Napoli e Genova fossero storicamente nel giusto è dimostrato dalla realtà devastata che è sotto gli occhi di tutt* nonché dalle squallide disavventure di un ceto politico dirigenziale, di qualsiasi colore o sfumatura, che chiede l’impunità per sé stesso decretando anni di galera a chi si ribella.


Comitati di Quartiere Taranto
Confederazione Cobas Taranto

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